il cammino di Maria

agosto 14th, 2017 No comments

Martedì 15 agosto 2017
Assunzione di MariaAssunta 2017 (colored)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
(dal Vangelo di Luca 1,39-56)

Il cammino di Maria verso il cielo, là dove la tradizione e il dogma cristiano la vuole in anima e corpo per dono speciale di Dio, è iniziato non tra le nuvole ma proprio con i piedi sulle polverose strade della terra di Israele.
È un cammino impegnativo ma bello quello della vergine di Nazareth, che dalla Galilea sale verso i monti della Giudea, in una città di cui non conosciamo il nome ma sappiamo chi vi abita: la cugina Elisabetta.
Maria percorre in fretta quella strada lunga e in salita, spinta dal desiderio di fare esperienza concreta di Dio. La fede per davvero spinge e rende tenace il cammino di Maria, che anche in questo diventa modello di fede concreta per ogni credente e per la chiesa intera.
È difficile percorrere le strade della vita, specialmente quando sono lunghe e in salita, quando mettono alla prova la nostra pazienza, le nostre relazioni, le nostre sicurezze. Non è facile stare per strada accanto ad altri che fanno la loro strada e magari incrociano la nostra.
Eppure meglio muoversi e andare, piuttosto che rimanere fermi e chiusi nelle proprie sicurezze che diventano delle gabbie dorate ma pur sempre gabbie.
Maria diventa modello di coraggio nell’uscire e camminare, sapendo che il nostro stare per le strade della vita ha una motivazione forte e una meta sicura. La motivazione di Maria è quella delle parole dell’Angelo che la ha detto nell’Annunciazione che “nulla è impossibile a Dio” e che non deve temere nulla. La meta di Maria è la cugina Elisabetta, prova vivente (quindi non teoria) di cosa è capace Dio nella vita delle persone. Infatti alla fine del cammino c’è la gioia dell’incontro e il canto del “magnificat”
In questa festa dell’Assunzione di Maria al cielo, tappa finale del lungo cammino di Maria, anche noi possiamo ricordare cosa ci spinge a metterci nella strada della vita e riavviare il cammino di fede, spesso bloccato ai primi passi se non ancora ai blocchi di partenza.
Mettiamoci per strada anche concretamente per incontrare Dio nelle persone come noi lungo il cammino. E anche per noi la meta punto di riferimento è la presenza di Dio, il suo amore che sperimentiamo in chi ci vuole bene e in coloro che possiamo amare e servire.
La giovanissima comunità religiosa dei “Pellegrini dell’amore misericordioso”, che si ispira a San Francesco e a Madre Teresa di Calcutta, ha una bellissima preghiera a Maria. Ogni mattina e ogni sera i frati di questa comunità recitano questa invocazione mariana quando compiono le missioni di strada, cioè quando escono nelle strade delle grandi città per incontrare i poveri e stare con loro.
La loro preghiera può diventare anche nostra, per il nostro cammino che tocca la terra con i piedi e ha come meta del cuore il cielo.

“Maria, Vergine del mattino (della sera)
Nel tuo sguardo apro (chiudo) la mia giornata
densa di imprevisti, piena di Provvidenza.
Donami il coraggio di passi fermi e decisi
sulla strada che è Gesù,
senza soste, senza sospiri, con te accanto.
Riempi i miei occhi di stupore
per tutto ciò che mi accadrà di bene o di male,
di gioia o di sofferenza,
per cogliere in tutto i doni e i passi di Dio,
e che mai il peccato venga a togliermi la pace.
Amen”

Gesù è luce ogni giorno

agosto 5th, 2017 1 comment

trasfigurazione estiva (colored)DOMENICA 6 agosto 2017

TRASFIGURAZIONE del SIGNORE

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

(dal Vangelo di Matteo 17,1-9)

Gesù al centro

È questa l’immagine che appare luminosa ai discepoli portati in disparte da Gesù stesso. Pietro Giacomo e Giovanni sono lì anche a nome dell’intero gruppo dei discepoli per fare una esperienza di luce che è arrivata fino a noi. Quello che loro hanno visto anche noi siamo chiamati a vederlo, attraverso la loro testimonianza.

Gesù al centro, luminosamente al centro di tutto il sistema religioso che aveva nella Legge (Mosè) e i Profeti (Elia) i due fondamentali punti di riferimento. Gesù, il maestro delle Beatitudini, l’amico che li ha chiamati, lui che guarisce toccando i malati, colui che si sta mettendo nei guai proprio con le autorità religiose, ecco, proprio lui è al centro come sintesi dei fondamenti della fede.

La voce divina che proviene dalla nube luminosa non fa altro che ricordare agli orecchi e soprattutto al cuore dei discepoli un po’ disorientati che è Gesù che va ascoltato prima di tutto!

Dio ama Gesù come figlio, perché in questo figlio riconosce sé stesso. Chi ascolta Gesù ascolta Dio. Chi guarda Gesù vede Dio.

Posso anche io vedere Dio? Che volto ha? Qual è la sua voce?

La liturgia nei secoli, con tutte le sue trasformazioni e particolarità, ha sempre cercato in tutti i modi di far fare quella esperienza di Dio. Specialmente quando siamo schiacciati dal peso della nostra vita, dei problemi, delle tristezze, avremmo voglia di sentire Dio che ci soleva, ci ridona gioia e luce nel cuore. La preghiera, sia quella personale che quella comunitaria, così ricca di riti e segni, ha questo compito di elevare il nostro spirito e almeno per un attimo farci fare l’esperienza del monte della trasfigurazione, dove ai tre discepoli è apparso tutto chiaro, hanno persino sentito Dio e hanno visto la luce di Gesù.

Ci sono dei gruppi, chiamati di evangelizzazione di strada, che da anni specialmente in estate si recano dove la gente passa le vacanze e dove si trova spiritualmente e fisicamente lontanissima da ogni esperienza religiosa, e la invita a fare una esperienza di preghiera. A volte montano delle tende in spiaggia e propongono di lasciare per un po’ l’occupazione vacanziera per fare un po’ di adorazione eucaristica. L’idea di fondo mi sembra che sia quella di fra comprendere che in ogni momento, in ogni luogo, noi abbiamo bisogno di Dio e non lo troviamo solo tra le pareti di una chiesa e nei soliti orari della messa.

Tutto questo penso sia davvero molto bello ma penso che il messaggio della Trasfigurazione sia ancora più ampio.

Gesù tocca i suoi amici impauriti da quella esperienza fuori dal comune e fuori da ogni loro abitudine religiosa e li invita a non temere. Gesù si mostra nella sua veste normale, feriale, senza luci e senza gli “effetti speciali” di poco prima. È il “solito” umanissimo Gesù. Ed è soprattutto qui che vale quello che la Voce dalla nube ha detto: “Ascoltatelo!”

Il bello del Vangelo è che proprio nella vita umana, là dove si trovano segni di umanità bella, aperta all’amore, nella vita di tutti i giorni vissuta con lo stile di Gesù, proprio li possiamo dire di vedere Dio!

La preghiera della domenica, quando ci raduniamo a vivere la liturgia della comunità in modo speciale, ci rilancia a tutti gli altri giorni della settimana a riscoprire la presenza luminosa di Gesù che ci tocca, ci guarisce, ci risolleva e ci coinvolge nel suo piano di salvezza.

Quell’ora settimanale passata tra le pareti della chiesa, con i suoi riti antichi, ci dona una visione particolare di Gesù, ma poi ci invita a sperimentare Gesù e Dio Padre in tutte le altre ore e giorni vissuti in ogni posto dove siamo e viviamo.

Gesù si trasfigura, si mostra in modo sempre nuovo in ogni istante della nostra vita. Gesù è luce, pace, forza, consolazione ogni giorno, ovunque siamo con chiunque siamo.

Giovanni don

 

 

 

Speranza e pazienza

luglio 23rd, 2017 No comments

zizzania e grano (colored)

DOMENICA 23 luglio 2017

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».

(Dal Vangelo di Matteo 13,24-30)

Ogni qual volta che scoppia uno scandalo nella Chiesa (come quello recentissimo del Coro di Ratisbona dove dalle indagini sembra che ci siano stati nel corso degli anni abusi gravissimi sui giovani alunni …) mi sembra si scateni la solita battaglia su due fronti opposti: da una parte chi trova nelle notizie di cronaca la conferma che nella Chiesa tutto è marcio, e dall’altra chi vede un ulteriore complotto di coloro che vogliono solamente distruggere la credibilità della Chiesa, architettando finte notizie e finti scandali.

Ma da dentro la Chiesa, come cristiani, a volte anche noi abbiamo la tentazione (perché di tentazione vera si tratta) di leggere la realtà fuori dal nostro contesto ecclesiale come abitata solo da male, da complotti, da nemici che vogliono distruggere la Chiesa. Se poi ci penso bene, io stesso sono molto spesso tentato di dividere la realtà e le persone attorno a me come amiche e nemiche, buoni e cattivi, tutto giusto da una parte e tutto sbagliato dall’altra.

Ed ecco allora ancora una volta la saggezza amica di Gesù viene a scardinare questo modo di vedere che abita dentro di me e che mi fa vedere le cose in modo distorto, non certo con lo sguardo di Dio.

Anche la prima comunità cristiana e gli stessi apostoli attorno a Gesù erano fortemente tentati di dividere il mondo in modo netto tra amici e nemici, buoni e cattivi, giusto e sbagliato, pensando che solo loro erano i puri.

Gesù insegna loro che la perfezione è solo di Dio e che la realtà è abitata da grano buono mescolato a zizzania. Ogni realtà umana, sia dentro che fuori la Chiesa, sia dentro e fuori anche me stesso, è un miscuglio di bene e male, di parti buone e parti cattive.
L’importante è credere che il bene c’è sempre, e che Dio non ha mai spesso di seminare il suo bene in ogni realtà e persona. Come cristiano quindi, proprio perché continuamente discepolo del Maestro Gesù, sono capace di avere pazienza e di non operare giudizi (tagli) affrettati che rischiano di non vedere il bene che sempre c’è in ogni realtà, sia fuori che dentro di me.

Questa parabola è quindi prima di tutto in invito alla speranza nel bene che quando c’è rimane, e porta frutto La parabola è anche un invito alla pazienza che aiuta a coltivare il bene anche quando non si vede, e a non essere affrettati in un giudizio che spesso è cieco e non è come quello di Dio

Speranza e pazienza sono i due atteggiamenti da testimoniare come cristiani proprio nel nostro mondo così affrettato in giudizi che non portano a nulla e rischiano di strappare via tutto.
Speranza e pazienza con me stesso, anche quando vedo che non sono come vorrei essere, anche quando di fronte a qualche fallimento sono tentato di pensare che sono tutto sbagliato. Dio invece ha seminato del buon seme, il suo amore che anche se qualche volta sembra soffocato dalla zizzania del male, rimane e non va sradicato!

Speranza e pazienza anche come cristiani nel nostro modo di leggere il mondo attorno a noi e fuori dalla Chiesa, perché tutto il mondo, e non solo la comunità dei battezzati, è il “campo di Dio” dove è seminato il suo amore.

Giovanni don

Un legame che libera

luglio 23rd, 2017 No comments

Dio è Padre (colored)

DOMENICA 9 luglio 2017

In quel tempo Gesù disse: 
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

(dal Vangelo di Matteo 11,25-30)

La libertà insieme all’amore è la realtà più ricercata dagli uomini.

Essere liberi è in fondo il desiderio di tutti, mentre la privazione della libertà è la condanna peggiore per ogni uomo.

Libertà di essere sé stessi, libertà di dire quello che pensiamo, libertà di muoversi e di decidere della propria vita, libertà di amare…

Mi ha colpito la testimonianza di un giovane sposo che ha voluto introdurre la celebrazione delle nozze con una lettera indirizzata a tutti gli invitati, con la quale spiegava il significato del suo essere li e cosa lo portava a sposarsi con la sua fidanzata.

La sua lettera inizia così: “Libero…Quel giorno, come tutti quelli di quel periodo, non desideravo nient’altro che essere libero. Facevo tutto in funzione di quello, avevo persino comprato la vespa dal mio amico. Da cosa volessi liberarmi non lo sapevo nemmeno io…” e poi prosegue raccontando il giorno in cui accompagnato da quella ragazza appena conosciuta attraverso amici, compie in moto un giro del lago. Voleva solo essere una giornata spensierata con una nuova amica, ma chilometro dopo chilometro si accorge che qualcosa lo lega alla sua passeggera che gli sta dietro sul sellino della vespa. Il viaggio prosegue più lungo del previsto e il legame provvisorio con lei da quel giorno cresce e si trasforma in fidanzamento e poi matrimonio, per sempre.

La lettera si conclude con queste parole: “…entusiasta di progettare una vita, di vivere emozioni, di viaggiare, di avere una famiglia, di fare qualsiasi cosa se al mio fianco ho lei. Io oggi sono felice, Io oggi sono libero…”

Gesù ai suoi amici, e a tutti gli uomini di ogni tempo propone un legame forte che nella parola usata che troviamo sul Vangelo sembra tutt’altro che positivo. Infatti Gesù dice: “Prendete il mio giogo sopra di voi…”, e non posso non pensare agli animali da tiro che sono costretti a tirare faticosamente aratri e carri con un legame che non ha niente di felice e libero.

Gesù però propone un legame dolce e leggero, e propone se stesso come modello, lui che ha scelto di legarsi agli uomini in maniera così profonda da rinunciare anche all’essere come Dio, sicuro e onnipotente in cielo. Gesù è umile e mite, cioè completamente votato all’amore per gli uomini a tal punto da farsi uomo e morire per amore.

Ma Gesù si propone proprio in questo modo come l’uomo totalmente libero: libero di amare fino in fondo, libero da una idea di Dio che opprime l’uomo, libero da tutte quelle regole (anche religiose) che rendono l’uomo piccolo e incapace spesso di amare.

Gesù è libero veramente anche sulla croce, pur se inchiodato come un condannato, perché proprio da lì ama fino in fondo e si mette dalla parte degli uomini più piccoli e dimenticati. Gesù è libero e propone la libertà nella fede, propone una strada che ci libera anche da quei egoismi che spesso ci bloccano nell’essere quello che veramente possiamo essere, cioè capaci di amare.

La parola religione indica proprio nel suo significato “legare, osservare scrupolosamente…” e spesso nella storia tutto questo non ha fatto del bene all’uomo e anche alla fede cristiana stessa.
La nostra fede è una religione sì, ma nel significato di questo vangelo di oggi, cioè di un legame che libera e non opprime, che ci porta a realizzare il desiderio di essere liberi proprio nel legarsi con amore all’amore di Dio.

Sarebbe bello che ogni volta che ripensiamo alla nostra fede e a quello che Gesù ci insegna di vivere, anche quando ci costa e ci impegna a cambiare, possiamo alla fine dire come quello sposo nel giorno del suo matrimonio “io oggi sono felice, io oggi sono libero”, con Gesù.

Giovanni don