non cade foglia che Dio…

giugno 24th, 2017 No comments

caldo in paradiso (colored)

DOMENICA 25 giugno 2017

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: 
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

(dal Vangelo di Matteo 10,26-33)

“Non cade foglia che Dio non voglia”
è forse il proverbio meno cristiano che esista, eppure sembra quasi alla base di ogni nostro credo e della nostra relazione con Dio.

Io che faccio vignette e quindi “gioco” un poco sul fare la “caricatura” alle persone, alle situazioni di vita e persino alla nostra religione e a Dio, sono cosciente che se disegno Dio anche in maniera buffa, lo faccio per gioco, sapendo che Lui è infinitamente meglio e non è come lo “riduco” io in una vignetta.

Ma questa idea di Dio che esce dal proverbio, che ha il quadro dei bottoni della storia e di ogni singola creatura, uomini compresi, e che li schiaccia secondo un volere misterioso e spesso incomprensibile, davvero non mi piace. E non lo trovo nemmeno vero secondo la rivelazione che Gesù ci ha dato di Dio.

E sembra che siano proprio le parole di Gesù ad avvalorare questo proverbio su Dio: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro”

Come accade anche con le persone, se prendiamo una frase e la isoliamo dal suo contesto rischiamo non solo di non capire bene, ma di capire il contrario della verità.

Gesù sta invitando i suoi discepoli a non aver paura perchè Dio è un Padre che guarda anche la parte più piccola e insignificante della realtà. I passeri nella bibbia solo gli animali più inutili e di scarso valore…. Dio guarda i passeri! Contare i capelli è una cosa stupida, soprattutto per chi come noi anche oggi pensiamo sia più utile contare i soldi, i voti ricevuti, i torti subiti, i beni accumulati… Dio conta i capelli, anche quelli pochi rimasti sulla mia testa.

Questo è Dio Padre! Questo è Dio che conta i nostri pensieri, si prende cura delle nostre piccolezze e povertà.

Non dobbiamo temere Dio, ma piuttosto dobbiamo temere tutto quello che ci fa dimenticare chi è Lui e ci porta ad accogliere la sua “caricatura” che lo fa diventare un despota celeste che schiaccia l’uomo con leggi, imposizioni, paure, castighi. Dobbiamo avere paura di chi spegne in noi la speranza e la gioia di vivere, facendoci pensare che solo contando tanti soldi in tasca e tanto potere nelle mani noi valiamo, in caso contrario non valiamo e contiamo nulla.

Questo è quello di cui avere paura: dimenticare il vero volto di Dio come Padre, arrivando a non riconoscere più Gesù negli uomini. Questo ci allontana da Dio.

Se non riesco più a vedere l’uomo Gesù nell’umanità delle persone che ho davanti (chiunque esse siano… non solo i cristiani e gli amici, ma tutti) allora non sono più in grado di riconoscere Dio in modo vero. E allora sì che c’è da temere…

Chi è in fondo Gesù? È Dio che si è totalmente coinvolto nell’umanità. Dove c’è un essere umano, piccolo, anziano, povero, emarginato, lontano… lì c’è Gesù, lì c’è Dio.

Mi viene da correggere “evangelicamente” il proverbio: “non cade foglia che Dio non sia li… a cadere con lei, per prenderla in mano, e darle miracolosamente nuova vita”
Lo so, il proverbio non fa più la rima… ma è molto più evangelico!

Giovanni don

Trinità così astratta così concreta

giugno 9th, 2017 1 comment

trinità 2017 (colored)

DOMENICA 11 giugno 2017

SANTA TRINITA’

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: 
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

(dal Vangelo di Giovanni 3,16-18)

Il nostro Credo cristiano ci insegna che Dio è Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Cosa significa?

E’ una super domanda di cultura religiosa che magari lascia i più indifferenti perchè sembra una complicazione inutile. Non basta dire che Dio esiste e che è amore?

È davvero difficile spiegare in che modo Dio è Uno e Trino, un solo Dio (perché noi non apparteniamo a una religione di quelle pagane che credono in tante divinità differenti) in tre Persone distinte.

Se cerco la formula esatta che mi spiega cosa è la Dio-Trinità manco il Vangelo mi aiuta. Infatti non è la raccolta di riflessioni teologiche su Dio (cosa che forse si trova di più nelle lettere degli apostoli) ma è il racconto di una storia, quella concreta di Gesù, vissuto, morto e risorto.

Ma forse in una storia, più che in una formula teologica, posso trovare la risposta a cosa è la Trinità e anche il perché non posso non credere che Dio sia Uno e Trino.

Come nel brano di Vangelo che la Chiesa ha scelto per questa festa della Trinità, tutta la storia di Gesù ci fa conoscere questa relazione particolare e unica tra l’uomo Gesù (il Maestro nato in Betlemme e vissuto in Galilea, che fa grandi discorsi e opera gesti miracolosi) e Dio che lui continua a chiamare in modo ostinato Padre e di cui si sente Figlio.

Dio è colui che ama, da sempre e per sempre, tutto quello che è suo e che viene dalla sua opera creatrice. Dio è quindi Padre che ama il mondo e quindi anche noi. E questo amore non rimane qualcosa di iniziale e astratto, ma si concretizza in una storia, quella di Gesù. Gesù è Dio che ama a tu per tu, guardando negli occhi la persona concreta: il povero, il pescatore, la donna adultera, le folle affamate, i suoi nemici.

Dio Padre ha mandato Dio Figlio con una missione di amore che non è cessata con la morte e resurrezione ma continua anche oggi nella vita concreta della Chiesa e ovunque c’è un essere umano che anche se in modo parziale vive questo amore. È Dio Spirito Santo che continua a rendere presente questo amore. I primi cristiani si sentivano continuamente investiti da questa presenza unica dello Spirito di Dio.

Credere è proprio questo: amare come il Figlio, mandato dal Padre con la forza dello Spirito Santo.

Il rischio è di ricadere ancora nella formula astratta, nella teoria che non scalda il cuore ma appaga solamente per qualche istante la mente.

Il modo migliore per capire Dio, Comunità di Amore, è quindi molto semplicemente amare, amare il più possibile, in modo concreto e pratico. Amare perdonando, amare sostenendo, amare consolando, amare impegnandosi nella vita della comunità, amare costruendo amicizie, amare facendo famiglia, amare generando vita, amare accogliendo…

Chi ama conosce Dio, non più come Ente supremo e astratto, ma come storia d’amore. Coloro che amano veramente quando leggono il Vangelo e conoscono la storia di Gesù riconoscono se stessi e comprendono sempre di più Dio, pur essendo sempre più grande della nostra comprensione.

A volte anche l’arte con la sua concretezza e immediatezza può aiutare a entrare nel mistero della Trinità.

Ci sono diverse opere d’arte famose che rappresentano la Trinità, suggerendo qualcosa alla mente e nello stesso tempo insegnando le conseguenze per la nostra vita e la Chiesa.

Q20160121_213328uella che mi ha colpito però è una piccola opera artigianale in legno che non è stata nemmeno concepita come immagine Trinitaria, ma che secondo me è molto efficace.

L’ho vista in casa di una famiglia che l’ha portata con sé dal Togo e rappresenta un gruppo di 5 figure in cerchio fortemente legate tra loro. Apparentemente sembrano 5 diversi pezzi di legno incastrati in modo sapiente tra loro. Ma guardando da vicino non si vede alcun punto di congiunzione. Le 5 figure sono distinte e si muovono ma provengono da un unico pezzo di legno. Sono libere e inseparabili allo stesso tempo. L’artista è stato infatti molto bravo a scolpire e separare le parti senza rompere il legno. Nelle intenzioni dovrebbe rappresentare la comunità, dove ognuno è unico ma parte di un tutto e con un’unica origine. Può ben raccontare anche la Trinità di Dio, unico Amore in tre Persone.

Ecco allora che la Trinità, che sembra così astratta, diventa invece un modello di come vivere nel mondo e nella Chiesa. È difficile da capire e anche da vivere, ma è essenziale e non ne possiamo fare a meno.

Giovanni don

La geometria della Chiesa

giugno 2nd, 2017 3 comments

Pentecoste pericolosa 2017 (colored)

DOMENICA 4 giugno 2017

PENTECOSTE

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

(dal Vangelo di Giovanni 20,19-23)

“Venne Gesù, stette in mezzo…”

Cerco di immaginare la scena descritta dall’evangelista Giovanni, che nelle parole non lascia niente al caso. Gesù si mette in mezzo agli undici e non accanto ad uno solo, magari Pietro o lo stesso Giovanni. Si mette in mezzo, ad una distanza uguale da ciascuno, così che nessuno possa dire o pensare “è più vicino a me e più distante da quell’altro…”

Non è un dettaglio marginale, ma in questo modo Gesù “disegna” la forma della prima comunità cristiana, e della Chiesa di ogni tempo.

Mi ricordo benissimo la domanda di geometria che mi venne fatta all’esame di terza media. Me la ricordo proprio perché non fui in grado di rispondere correttamente e mi venne il panico di venir bocciato. “Cosa è il cerchio?”. Proprio non mi veniva in mente la risposta giusta… E allora con un sorriso mi venne in aiuto la stessa insegnante di matematica che mi disse: “è l’insieme di punti sul piano equidistanti da un punto detto centro”. Di tutte le domande che mi hanno fatto in quell’esame, di più di 36 anni fa, questa mi si è fissata in mente. Ho imparato bene la lezione!
Forse nel corso dei secoli la Chiesa ha dimenticato questo gesto di Gesù di apparire in mezzo, e ha “disegnato” una geometria diversa al suo interno.

Sembra che qualcuno sia più vicino al centro che è Gesù rispetto ad altri che rimangono lontani e in una specie di subordine. E allora dal cerchio si è arrivati a pensare la comunità come una specie di piramide al cui vertice ci sta Gesù e via via sotto tutti gli altri, in una distanza progressiva fatta di santità, onori, potere che diminuiscono pian piano che ci si allontana dal vertice e da Gesù…

Gesù quando appare e dona la sua pace, appare in mezzo e ci rimane per sempre. È dal centro che dona il suo Spirito Santo a tutti in modi diversi ma in ugual misura. A tutti dona il compito di essere segno di riconciliazione. Il “perdono dei peccati” non è un potere dato a pochi, ma è una responsabilità data a tutti. Essere segno di perdono, di misericordia, è un compito che la Chiesa intera deve portare avanti nel mondo che sembra, allora come adesso, privo di misericordia, affamato di amore e pieno di ingiustizie. È un dono di tutti e della Chiesa intera come suo insieme. Tutti contribuiscono a questo, anche se in modalità diverse a seconda della vocazione. Quindi non solo il presbitero che lo amministra sacramentalmente e lo annuncia dal pulpito, ma tutti i battezzati sono chiamati ad amare in modo misericordioso così che nessuno si senta lontano da Dio.

Giovanni don

Il cielo in una vita

maggio 25th, 2017 2 comments

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DOMENICA 28 maggio 2017

ASCENSIONE del Signore

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

(Atti 1,1-11)

Davvero difficile parlare di cielo e guardare in alto in questi giorni nei quali la violenza del terrorismo colpisce in modo così crudele dei giovanissimi ragazzi ad un concerto della loro cantante preferita. E nello stesso tempo altri giovani e giovanissimi muoiono in mare nell’ennesimo naufragio. E morte e orrore non si fermano contro i più piccoli in altre parti del mondo ad opera di guerre e terrorismo.

Se alziamo lo sguardo al cielo, verso il luogo dove da sempre colloca Dio che governa il mondo, ci viene da domandare “ma quando sarà il tempo in cui finalmente ci sarà pace nel mondo? Quando, o Dio nei cieli, farai smettere la violenza e non saremo più oppressi dai tanti pericoli che ci fanno paura e che ci rendono schiavi?”

Questa domanda un po’ assomiglia alla domanda che fanno gli apostoli a Gesù risorto proprio dopo quaranta giorni di apparizioni. Con queste apparizioni Gesù voleva dare conferma della sua vittoria sulla morte e la conferma che tutto quello che ha detto e fatto prima della croce ha un valore divino. Gli apostoli domandano: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?”

Viene da sorridere in modo amaro nel sentire gli apostoli chiedere ancora la liberazione di Israele. Sembra proprio che non hanno capito niente del messaggio universale di Gesù e della profonda novità della sua storia.

Lui non è venuto per liberare un singolo popolo da una dominazione straniera, quella romana, e quindi ridare gloria a questa nazione sopra le altre!

Gli apostoli hanno davvero bisogno di Dio stesso per capire e agire nell’ottica giusta. Hanno bisogno di essere guidati dallo Spirito Santo, che è la potenza stessa di Dio, ed è il suo Amore.

E’ lo Spirito Santo che fa comprendere loro che Gesù non è il capo di una nazione che conquista le altre, ma è il primo che donando la sua vita per amore, traccia la strada della pace e diventa modello di una nuova umanità. Gesù diventa modello di un nuovo modo di stare tra gli uomini, un nuovo modello di relazione tra singoli e popoli.

Andando in cielo, lo apre e lo rende visibile dalla terra, dalla nostra prospettiva piccola e limitata.

Non si nasconde lasciando soli gli apostoli, ma si mostra visibile in un modo più grande e definitivo.

Lo Spirito Santo è quell’amore che rende gli apostoli capaci di essere come Gesù e di sperimentare la grandezza di Dio anche sulla terra.

Con la resurrezione di Gesù e il dono interiore dello Spirito, Dio non è più lontano nei cieli inaccessibili, ma è disponibile anche sulla terra, anche nei vicoli più oscuri e nascosti in cui spesso l’uomo si trova.

Dio lo possiamo trovare nei piccoli gesti di solidarietà di chi soccorre coloro che sono colpiti dalla violenza di un attentato, lo troviamo negli sforzi di risollevarsi e di stare uniti contro chi vuole spaventare e dividere.

Dio e il cielo li possiamo trovare nelle mani tese di chi soccorre in mare i migranti, e cerca anche soluzioni e non muri per le migrazioni dovute a fame e guerre. Il cielo di Dio lo troviamo in chi ricerca la giustizia e la legalità nelle nostre strade e città anche a costo della vita. Dio infinitamente grande lo troviamo anche nei nostri piccoli gesti di amore in famiglia, nella capacità di volerci bene e perdonarci.

E’ lo Spirito Santo che ci rende quindi testimoni di Gesù, cioè ci fa testimoniare che Lui è vivente nel mondo per sempre in ogni luogo e situazione di vita, anche la più difficile e drammatica.

Se è difficile alzare lo sguardo al cielo e trovare speranza e ottimismo di vita, allora invochiamo per noi e soprattutto per chi soffre il dono dello Spirito Santo. Gli apostoli ci dicono che con quel dono non si sono più sentiti abbandonati da Gesù, ma al contrario lo hanno sentito in loro sempre, sino ai confini del mondo.

“Il cielo in una stanza”, cantava Gino Paoli in una famosa canzone. Penso che sia l’espressione giusta per capire il dono dello Spirito Santo. L’amore di Dio ci fa sentire tutta l’immensità di Dio vicina a noi, nel piccolo della nostra stanza di vita, anche quando è colpita, lesionata e oscura. Così per sentire Dio non alziamo gli occhi, come hanno fatto istintivamente gli Apostoli il giorno dell’Ascensione di Gesù Risorto, ma alziamo il cuore.

Giovanni don