seminatore instancabile di vita

luglio 11th, 2020 No comments

DOMENICA 12 luglio 2020

XV domenica anno A

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

(dal Vangelo di Matteo 13,1-9)

A quale domanda principale risponde il Vangelo? Non è certo la domanda se Dio esiste o meno, perché nel contesto in cui è nato e vissuto Gesù e la prima comunità cristiana l’esistenza di Dio non era messa in discussione. La domanda non se Dio c’è, ma chi è Dio! Gesù ha dato la vita per mostrare il vero volto di Dio, come Dio agisce nella storia umana e cosa centra con la nostra storia umana.

Chi è Dio? Noi cristiani pensiamo di conoscerlo ma non è detto che lo conosciamo veramente, e spesso abbiamo una idea sbagliata di Dio che ci porta ad una vita religiosa sbagliata o addirittura a rifiutare Dio.

Mi capita di sentir dire “Dio non esiste” oppure “Non ci credo a quello che la Chiesa dice di Dio…”, che porta come conseguenza l’abbandono della vita di fede e della vita comunitaria nella Chiesa.

Poi ascolto profondamente il mio cuore e domanda a me stesso: “Dico di credere in Dio… ma conosco davvero Dio?”

Se guardiamo alla nostra vita religiosa spesso riveliamo di avere più una “caricatura” di Dio che una vera conoscenza secondo il Vangelo. Se la nostra preoccupazione principale come credenti è osservare le leggi morali pensando che Dio ha una specie di schedario in cui segna buone e cattive azioni, in vista di una promozione o bocciatura nell’aldilà, forse forse non abbiamo di Dio le idee chiare.

Le parole di Gesù nel Vangelo di questa domenica sono una specie di boccata di ossigeno per la nostra fede. Usando una immagine molto concreta della vita agricola Gesù vuole entrare nel profondo del cuore di chi lo ascolta e indirizzarlo verso una corretta visione di Dio.

“Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde…”

E’ davvero stupenda questa immagine di Dio come di un seminatore che a piene mani getta vita nei solchi della storia del mondo e anche nei solchi della nostra storia. Dio seminatore e non Dio giudice o legislatore! Potremmo obiettare che Dio semina con grande spreco, vedendo come finisce male parte del suo seme, anzi i tre quarti del seme…

Ma Dio semina senza paura e senza calcolo, perché è così quando si ama davvero. Gesù ha amato senza calcolo tutti, senza star li a verificare ritorno e contraccambio, ma sapendo che l’amore anche se a volte è rifiutato, quando è accolto fa miracoli. Dio è così secondo il Vangelo, secondo la “buona notizia” che mi rasserena. Dio semina il suo amore in me anche se talvolta sono duro come una strada e quindi non accolgo quell’amore e non lo faccio nemmeno attecchire dentro di me. Dio semina il suo amore attraverso la sua Parola, nella preghiera, attraverso le persone che incontro. Ma posso essere come un terreno sassoso e quindi superficiale nel vivere il suo amore e la sua Parola. E così basta poco che mi dimentico quello che ho ricevuto e vivo come se non avessi Dio, anche se lo proclamo con la bocca e dico di essere credente. Ma Dio semina e semina senza stancare in me anche se sono talvolta così chiuso e preso da tante cose da fare, preoccupazioni, paure e vizi, che soffocano la sua presenza, ridotta solo allo spazio della messa domenicale o dentro l’angusto spazio di qualche rapida preghiera. Ma Gesù ci tiene a farmi sapere che Dio è il seminatore instancabile di vita, e che a forza di seminare alla fine quel poco accolto diventerà tutto. Il Vangelo mi rassicura che se in modo sincero accolgo la presenza e la Parola di Dio succede qualcosa di davvero straordinario e divento anche io produttore di seme per altri. Così vengo anche io trasformato in seminatore sull’esempio di Gesù, e come lui devo dispensare l’amore ricevuto senza calcolo e senza stancarmi, senza giudizio ma con generosità. Anche io con la vita di Dio nel cuore, nella mente e nelle mie azioni, posso comunicarla ad altri, con la fiducia che anche poco, se viene da Dio, è capace di miracoli.

Ecco chi è Dio veramente, ecco perché è importante sapere quale è veramente Dio nel quale sono chiamato ad affidare la mia vita. Da questo Dio seminatore instancabile di vita, capisco meglio chi sono anch’io, capisco le mie potenzialità o e quale è il mio posto nel mondo.

Giovanni don

giogo a due posti

DOMENICA 5 luglio 2020

XIV anno A

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

(dal Vangelo di Matteo 11,25-30)

Ristoro e giogo… sono due parole che in questo Vangelo mi colpiscono, perché sembrano quasi fuori contesto in un discorso di fede oggi. Addirittura combinate insieme generano un ossimoro: Gesù propone un giogo che dà ristoro. Come è possibile che uno strumento che lega gli animali e pesa sulle loro spalle per fare un lavoro di fatica possa essere addirittura un ristoro per chi è affaticato, oppresso e desideroso di essere libero?

Ma è proprio questo che rende straordinario il Vangelo, cioè scardinare continuamente le nostre idee e abitudini, e offrirci punti di vista inaspettati e strade nuove là dove pensavamo non ci fosse scampo.

In questo periodo tutti ci sentiamo stanchi e oppressi da quello che succede nel mondo, partendo dalla pandemia che ci limita sia nella vita e che pesa anche economicamente per molte famiglie, fino ad arrivare alle situazioni personali di oppressione che possono essere insuccessi, malattie, scontri personali.

Se prendiamo anche la situazione stessa di Gesù uomo, anche lui ha molti motivi per sentirsi stanco e oppresso, perché sperimenta quanto sia difficile annunciare Dio e cambiare le abitudini di fede e di vita delle persone. Gesù nonostante tutto quel che fa, in parole e gesti miracolosi, sperimenta l’opposizione proprio da parte di coloro che dovrebbero essere i primi a capirlo e accoglierlo, i teologi e i capi religiosi. L’evangelista nella parte del vangelo poco prima del brano di questa domenica ci racconta come Gesù si lamenta perché non viene accolto e rifiutato anche dalle città in cui si reca. Persino Giovanni Battista in prigione manifesta dubbi su di lui!

Eppure improvvisamente l’evangelista ci riporta questa preghiera di Gesù che si rivolge a Dio come Padre, e gli rende lode! È come una esplosione improvvisa di serenità profonda che nei fatti non avrebbe motivo, ma c’è nel cuore e nelle parole della sua preghiera. Gesù capisce che gli insuccessi che sperimenta nascondono un segreto e una direzione: sono e saranno sempre i piccoli a capire Dio. Saranno sempre le persone povere e semplici, di qualsiasi età, condizione sociale e cultura, a capire la sua parola e alla fine capire Dio stesso. Coloro che sono chiusi, autosufficienti dal punto di vista morale e umano a non riuscire a comprendere il Vangelo. Coloro che Gesù chiama dotti e sapienti e che lo rifiutano, sono coloro che sentono di non aver più bisogno di imparare nulla dalla vita e dagli altri, sono coloro che anche nella fede sono più giudici che discepoli, hanno il dito puntato su altri e mai su se stessi. Ecco chi non riesce a comprendere Gesù e lo rifiuta…

Gesù trova finalmente ristoro proprio mettendosi sotto Dio Padre e abbandonandosi alla sua volontà con la fiducia che è una volontà che lega per amore e non pesa sulla vita, ma la fa volare.

Questo legame che fa fiorire la vita, il Vangelo lo propone a tutti, anche a me con le mie stanchezze e oppressioni. Unire la mia vita a Gesù come con un giogo, significa accettare di legarmi a lui, e farmi guidare da lui che porta con me lo stesso giogo che lo lega a me. Il giogo del Vangelo ha infatti due posti, uno per me e uno per Gesù stesso, e ci lega insieme. Il giogo di Gesù diventa un ristoro profondo perché mi ridona (e qui davvero è straordinario) la libertà. Il giogo che solitamente è immagine di schiavitù e di pesantezza, con Gesù diventa immagine di liberazione e di slancio di vita. Il giogo che mi lega a Gesù dona ristoro alla mia vita stanca di fallimenti e oppressa dai problemi della vita e dai miei limiti.

Per questo lo accetto volentieri e lo propongo ad altri… e anche io come Gesù, rendo lode a Dio Padre.

Giovanni don

amore esagerato

giugno 26th, 2020 No comments

DOMENICA 28 giugno 2020

XIII anno A

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

(dal Vangelo di Matteo 10,37-42)

Gesù stavolta sembra davvero esagerare! Quello che dice ai suoi discepoli è al limite dell’inaccettabile umanamente e forse anche religiosamente.

Come può chiedere di amare Lui più degli affetti più cari e persino della propria vita?

Essere discepoli di Gesù significa amarlo più della propria vita, più di chi ti ha dato la vita (i genitori) e anche del frutto della tua vita (i propri figli). Vorrei girare la domanda al mio caro amico Lorenzo che sta attendendo in questi giorni la nascita della prima figlia dalla amata moglie Carla che ha sposato l’anno scorso. Che risponderebbe a queste affermazioni di Gesù?

Ma voglio fidarmi della parola del Vangelo, sapendo che è una parola che non mi vuole fregare e che al contrario contiene per me il segreto della vita eterna già qui dentro la mia vita limitata.

Prima di tutto è importante sapere che Gesù parla in un contesto culturale dove i legami di famiglia e di clan famigliare erano fortissimi e legavano le persone in ogni loro scelta. Gesù propone un modo di vivere le relazioni umane in cui la scelta d’amore è al di sopra di tutto, arrivando a considerare come della propria famiglia anche chi non ha legami di sangue, ma solo per il fatto che l’altro è un essere umano e per di più debole e bisognoso. Gesù stravolge il concetto e l’esperienza dei legami umani, liberandoli dalle convenzioni e insegnando il legame dell’amore vero che non deve essere mai scontato ma al contrario coltivato continuamente.

Stando alle parole testuali, Gesù non invita certo ad odiare i legami di sangue con padri, madri e figli, e tanto meno a odiare la propria vita, ma invita in maniera decisa a scegliere Lui come fonte e termine di ogni amore e di ogni legame. Gesù invita i discepoli a legarsi a lui non in modo formale e solo obbedendo a direttive e ordini, ma con il cuore. Gesù stesso per amore è uscito da Dio Padre e ha lasciato la comoda condizione divina per farsi uomo accanto agli uomini. San Paolo fa una sintesi stupenda della storia di Gesù nel capitolo 2 della lettera ai Filippesi: “…egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.”

Gesù è il primo che ha amato in modo totale l’uomo, ogni uomo e donna (e quindi anche me) arrivando anche lasciare quel legame profondo con Dio e la sua vita divina.

E la vita non l’ha persa, ma l’ha donata, e ha saputo amare in maniera pura e piena tutti, compresa anche sua madre Maria!

Amare non significa legare e trattenere, ma far vivere e lasciar andare. E se ci pensiamo bene anche nei rapporti di famiglia quando i legami diventano soffocanti e limitanti alla fine trasformano l’amore nel suo contrario e quel legame d’amore non dona vita ma la toglie.

Penso che quel mio amico che tra poco terrà la sua prima figlia tra le mani e con la moglie la vedrà iniziare a crescere fuori dal corpo della madre. Da loro è fisicamente uscita e dalla loro cura educativa imparerà a vivere e diventare sempre più grande non solo nel corpo ma anche come persona. Nata da un amore, accolta con amore, nell’amore dovrà anche essere lasciata andare per la sua strada…
Questo è anche quello che chiede Gesù, che ci insegna a legarci a lui con amore vero, perché solo in questo legame di amore reciproco possiamo crescere e imparare a fare la nostra strada.

E con Gesù sappiamo che anche il più piccolo gesto di amore non va perduto e avvicina la nostra vita alla sua, e quindi a renderla eterna. Basta anche un piccolo gesto fatto con amore: anche dare un bicchiere d’acqua fresca…

Giovanni don

Missionari senza paura

giugno 20th, 2020 No comments

DOMENICA 21 giugno 2020

XII domenica anno A

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

(dal Vangelo di Matteo 10,26-33)

È la paura uno dei più grandi freni della vita umana. La paura è positiva solo quando ci avverte dei pericoli più immediati e ci fa essere più prudenti, ma spesso, quando prende il sopravvento su tutto il resto ci blocca, non solo fisicamente, ma come persone, nella nostra crescita umana e sociale.

È la paura del giudizio altrui, la paura di non riuscire nei propri obiettivi, la paura per la propria salute e di morire, la paura di diventare poveri e di perdere quello che abbiamo. La paura ha tante facce e ognuno di noi ne ha a che fare, se non tutti i giorni, molto spesso, perché fa parte di noi.

Nel racconto dei Vangeli troviamo spesso inviti a non avere paura. Anche a Maria durante l’annuncio dell’angelo avere ricevuto un invito: “non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio…” (Vangelo di Luca 1,30). E’ Gesù rivolto ai suoi discepoli che più spesso invita a non aver paura, perché sa bene che questo sentimento bloccante abita sempre nel cuore di tutti e rischia di fermare la persona e in discepolo nel suo compito.

In questa pagina del Vangelo che la Chiesa ci fa leggere e meditare in questa domenica, troviamo più volte l’invito a non aver paura. Queste parole fanno parte del lungo discorso che Gesù fa ai suoi amici mentre li sta inviando come missionari.  Siamo nel capitolo 10 del Vangelo di Matteo, e il Maestro manda i discepoli a portare la sua presenza nel territorio che li circonda. È una missione a breve raggio e in qualche modo sperimentale con la quale prepara la missione definitiva che inizierà dopo la sua morte e resurrezione. Nella missione qui narrata possiamo trovare tutti gli elementi di ogni missione cristiana, quindi ci riguarda personalmente e come comunità cristiana oggi.

Allora mi domando: quali sono le paure che mi bloccano come cristiano? E quali risposte trovo nelle parole che Gesù ha rivolto allora ai suoi amici?

Se mi interrogo nel profondo, e per fare questo mi devo fermare e davvero meditare nella preghiera, sento che una prima paura è quella di non essere all’altezza del mio compito mentre una seconda è che quella di sentirmi inefficace verso gli altri. Faccio tante cose, mi impegno a organizzare, insegnare e agire, ma pare che tutto questo non abbia negli altri quell’efficacia che mi aspetto. E allora ecco accendersi la paura che sta più sotto: non sono capace… non valgo molto…

Questo vale per me come prete, ma anche come genitore, come lavoratore, come volontario… E  più cresce e più ascolto la paura del non essere efficace insieme a quella di non sentirmi all’altezza e più mi blocco e mi tiro indietro, lamentandomi triste, pensando che in fondo non valgo niente!

“Non abbiate paura” dice Gesù al cuore dei suoi amici così come lo dice anche al mio cuore. Vorrei davvero che queste parole, come una specie di defibrillatore evangelico, scuotessero il mio cuore che rischia davvero di spegnersi insieme alla fede.

Gesù mi invita a non avere paura dei risultati che non vedo e dagli errori che commetto, e che rischio sempre di amplificare (o che altri amplificano). Gesù mi dice di aver fiducia che qualsiasi cosa fatta per il Vangelo non va perduta, e qualsiasi azione fatta per amore non va perduta. L’unica realtà di cui avere paura è la cattiveria che uccide sia le cose buone che lo spirito buono. Non devo temere Dio, per il quale anche cose che sembrano non valere nulla (ecco l’immagine bellissima dei passeri e dei capelli) sono importanti e non sono dimenticati.

Devo avere paura di chi mette paura e coltiva le paure per schiacciare le persone e chiuderle in sé stesse.

Di questo si che è giusto avere paura, e quindi, in modo sano, starne alla larga e proteggersi.

Ma per il Vangelo e per ogni azione che è nella scia del Vangelo non ci deve essere paura che blocca!

La Chiesa quindi, come comunità di credenti, è missionaria senza paura, con le porte aperte e sempre lanciata in avanti, sapendo che il Vangelo davvero cambia il mondo e dona l’anima del mondo. La Chiesa ha questa missione, proprio quella di sconfiggere le paure in modo che non blocchino il mondo e lo rendano un fortino chiuso in difesa… e morente!

Giovanni don