tra voi non è così

ottobre 15th, 2021 No comments

DOMENICA 17 ottobre 2021

XXIX anno B

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

(dal Vangelo di Marco 10,35-45)

“Tra voi non è così” dice Gesù ai suoi discepoli e amici in modo diretto e deciso.

“Tra voi non è così” come sperimentano nel mondo attorno a loro, un mondo in quel tempo fatto di imperatori, despoti, re e governatori e tante altre forme di potere anche religioso. Nel mondo di Gesù e dei suoi discepoli e contemporanei era accettato come normale che pochi stessero staccati in alto su troni dentro i loro palazzi e sopra i pulpiti nei templi, e la massa rimane sotto subendo e tacendo. La violenza e la paura come forme di controllo sociale erano nella norma in ogni campo, sia sociale che lavorativo e persino religioso.

Gesù e i suoi discepoli abitano in quel mondo che per fortuna è abbastanza lontano dal nostro, dove l’evoluzione democratica nella società e anche un modo nuovo di vivere la religione hanno in parte rovesciato le cose. Gesù quindi si dimostra molto profetico e provocatore, avendo in mente una società e soprattutto una comunità di discepoli diversa, dove non esiste il primo che schiaccia tutti gli altri con un potere assoluto, ma tutti sono servi di tutti e dove l’unico potere è quello dell’amore in tutte le sue declinazioni (aiuto, sostegno, perdono, accoglienza, amicizia…).

Gesù vede che anche dentro il suo piccolo gruppo di amici e discepoli si insinua il tarlo della ricerca del potere assoluto e dell’individualismo che portano al pensare prima al “per me” che al “per gli altri” e tanto meno al “per i più poveri”. Giovanni e suo fratello Giacomo che chiedono in modo arrogante e cieco un posto di potere, prima di tutto dimostrano di non aver ascoltato Gesù quando parlava di vita donata per amore e di croce (poche righe prima nel racconto del Vangelo di Marco), e non sono in grado di capire il mondo nuovo che Gesù vuole inaugurare proprio partendo da loro. Questo tarlo malefico del potere si insinua fin da subito e continua a insidiare la comunità dei cristiani, sia al tempo dell’evangelista Marco (che per questo motivo ricorda questo episodio nel suo racconto), ma anche la Chiesa in tutta la sua storia. E forse anche oggi…

Se la nostra società e gran parte del mondo sono molto cambiati da allora, purtroppo i rapporti squilibrati di potere che portano a sottomissioni e ingiustizie sono ancora una realtà oggi in tante parti del mondo e in modo diverso anche tra noi oggi. Il cristiano che legge questa pagina di Vangelo si deve domandare “esistono ancora oggi queste forme di potere disumanizzante che Gesù non vuole per se e per la sua comunità?”. Me lo devo domandare anche io e tutti noi, non avendo paura di ritrovarle magari in certe forme non sane di vita sociale, dove rimangono ingiustizie e sottomissioni nel mondo del lavoro e anche nei rapporti sociali, e persino nei rapporti dentro al Chiesa. Non abbiamo più gli imperatori romani con le loro legioni che occupano i territori dell’Israele di allora, ma anche oggi si possono vedere categorie umane lasciate ai margini della società e di chi la governa. Possiamo essere noi stessi a diventare fautori di ingiustizie anche rimanendo indifferenti e non interessandoci di quello che succede nel mondo.

“Tra voi non è così” dice anche a me Gesù, e non me lo dice come un ordine di cui avere paura, ma come proposta per superare prima di tutto le mie bramosie di potere e l’inconscia volontà di stare al di sopra del prossimo. Mi propone un modo nuovo di stare al mondo e di cambiarlo dal di dentro, facendomi credere che posso anche io rendere il mondo più giusto se mi metto prima di tutto a servire non a farmi servire. E in tutto questo ritrovare la mia felicità che mi fa sentire primo non in potere ma in amore.

Nel film “Il diavolo veste Prada”, del 2006, si racconta della dispotica direttrice di un giornale di moda famoso in tutto il mondo. Meryl Streep interpreta questa direttrice, Miranda Priestley, che schiaccia tutto e tutti, ma alla fine dimostra di avere una vita infelice che rende infelici coloro che ha attorno, che non la amano ma la temono soltanto. Miranda, si trova a fare i conti con Andrea, una giovane giornalista che viene assunta come assistente (Anne Hathaway), che se pur all’inizio si sottomette per stare alle regole di quel gioco perverso di potere, alla fine si ribella. La scena finale mostra per un attimo il sorriso di Miranda che in fondo in fondo invidia la libertà di questa giovane che sogna un modo diverso di stare al mondo e una società libera da soprusi e paure.

“Tra voi non sia così” dovrebbe essere il ritornello interiore che caratterizza noi cristiani quando usciamo dalla chiesa dove abbiamo celebrato Dio che si sottomette a noi per servirci con amore. Usciamo dalla chiesa più liberi e credendo che possiamo davvero cambiare il mondo… servendo come Gesù.

Giovanni don

povertà liberante

ottobre 9th, 2021 No comments

DOMENICA 10 ottobre 2021

XXVIII anno B

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

(dal Vangelo di Marco 10,17-30)

“Da ora in poi non dirò più padre mio Pietro di Bernardone ma dirò Padre Nostro che sei nei cieli…”

Così Francesco esclama davanti al vescovado di Assisi rivolto al padre dopo essersi spogliato di tutto ed essere rimasto nudo davanti al vescovo. Francesco in questo modo sceglie di essere povero, povero di beni, povero di protezione, di reputazione e anche di amici. Gli rimane solo Dio e la parola del Vangelo… ma da quel momento si sente libero e felice come non mai. È libero dalle ambizioni di nobiltà e ricchezza che lo condizionavano e che lo avevano anche portato alla guerra e ad essere prigioniero. Ha sentito in modo misterioso quello sguardo d’amore di Gesù che nessuno gli aveva mai rivolto… La sua biografia infatti ci racconta come proprio nella piccola chiesa di San Damiano non lontano dal centro di Assisi, un grande crocifisso in stile bizantino con un Cristo dagli occhi aperti gli parla e gli indica una nuova strada, una proposta che lui accoglie anche se subito non la capisce pienamente: “Va, Francesco, ripara la mia casa che come vedi è in rovina…”. Lui subito pensa alla piccola chiesa dove si trova, che effettivamente è pericolante, ma poi comprenderà che è la casa di Dio, la Chiesa che ha bisogno di essere riparata con una testimonianza di libertà e di carità le quali davvero possono rimetterla in piedi.

Ho pensato subito a San Francesco quando ho letto di quell’uomo nel Vangelo che ha un forte desiderio di eternità, ma anche un grosso peso di ricchezze, preoccupazioni materiali e ambizioni, che gli rendono faticoso accettare la proposta radicale di Gesù (“va vendi quello che hai, dallo ai poveri e seguimi”).

Gesù ha una proposta fortissima per lui, una proposta che già ha fatto ad altri discepoli e discepole che lo seguono. Non è una proposta di povertà umana, ma di libertà vera. Gesù proponendo a quel giovane di dare i suoi averi ai poveri non lo vuole fregare, ma al contrario vuole davvero rispondere alla sua domanda (“cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”).

Questo uomo senza nome e di cui non è detta l’età e la provenienza possiamo essere davvero tutti noi. Tutti abbiamo dentro questa domanda, “come avere una vita piena e felice?”. L’espressione “vita eterna” non indica la durata ma la qualità della vita, non è riferita all’aldilà dopo morti ma alla vita presente, lunga o breve che sia. Come posso avere una vita eterna, felice e piena anche se è segnata dal limite umano, anche se limitata da qualche problema di salute, anche se non è sostenuta da tanti beni economici, anche se non ricca e famosa…? Gesù propone di seguirlo mettendo al centro del cuore non i beni che abbiamo (anche fossero pochi) ma le persone. Non “cosa abbiamo e accumuliamo” ma “quanto doniamo e quanto amiamo” è la misura della nostra felicità. Non è una proposta facile da comprendere e vivere. Gesù stesso lo dice ai discepoli sbigottiti, e dice loro “impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”, rasserenando le loro paure. Penso che anche quel tizio che ha ascoltato la proposta di Gesù e non l’ha accettata, in fondo è stato colpito e non è rimasto indifferente. L’evangelista ci racconta che “si fece scuro in volto e se ne andò rattristato…”. Qualcosa lo aveva messo in discussione e forse in quel momento non era capace di fare “il salto” verso Dio in maniera vera e totale e non solo superficiale. Qualcosa di buono in lui c’è e lo si vede perché già vive quei Comandamenti che Gesù gli ricorda e che sono tutti quelli rivolti al bene del prossimo. Gli manca ancora il coraggio di liberarsi davvero, come lo manca anche a me tantissime volte, anche se tutti i giorni leggo, medito e predico il Vangelo, anche se mi dico cristiano e vado a sempre messa. Ma la cosa bella è lasciarsi trafiggere dalla Parola di Dio, dallo sguardo amante di Gesù nelle sue parole dentro il Vangelo. Sarebbe davvero grave se il Vangelo non toccasse almeno un po’ il cuore.

Francesco di Assisi con la sua testimonianza di povertà liberante mise immediatamente in discussione la sua città e inizialmente fu considerato anche pazzo da tanti suoi amici. Ma proprio questi ultimi alla fine diventarono i primi suoi frati, rimanendo colpiti più dalla sua libertà che dalla sua povertà.

Giovanni don

sognare come bambini

ottobre 2nd, 2021 No comments

DOMENICA 3 ottobre 2021

XXVII anno B

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro. (dal Vangelo di Marco 10,2-16)

Ho un carissimo amico che ha una passione incredibile per l’informatica e che per me è una vera e propria “ancora di salvezza” quando mi trovo in difficoltà con il mio computer. Alla passione e competenza unisce anche una grandissima generosità nel mettersi a disposizione quando gli chiedo un aiuto. L’unico problema è che quando gli porto il computer a sistemare mi devo prendere mezza giornata (se non tutta…) perché ogni volta lui non si accontenta di sistemare il problema ma mi vuole spiegare tutto, tutti i passaggi che fa, il perché di quel circuito o scheda, dal perché è così e perché funziona cosà… Ammetto che ogni volta capisco il 25% delle cose che dice, ma a forza di spiegazioni e soprattutto stimolato dalla sua passione non superficiale, ogni volta capisco qualcosa di più e comprendo il senso del funzionamento del mio computer e soprattutto come mantenerlo sano. Ci vuole tempo e passione per capire le cose e soprattutto non si deve non rimanere alla superficie. Se questo vale per un computer o qualsiasi altra macchina, penso che valga molto di più per tutto quello che riguarda il funzionamento delle relazioni umane e il rapporto con Dio.

Mi sono immaginato questi farisei che vanno da Gesù con una questione non da poco che ha a che fare con il matrimonio, la relazione di una vita tra due persone e la famiglia. L’evangelista già anticipa il loro atteggiamento che non è assolutamente orientato all’ascolto e nemmeno interessato alla questione in sé che pongono a Gesù. Loro lo vogliono solo mettere alla prova. Si avvicinano fisicamente ma sono lontani dal cuore e dall’amicizia. Pongono un problema di relazione matrimoniale (“è lecito ripudiare la moglie”) ma hanno già ripudiato Gesù, qualsiasi cosa dirà. Hanno un cuore indurito che rende l’orecchio sordo e la mente chiusa e quindi l’amore spento.

La risposta di Gesù assomiglia un po’ a quel mio amico quando io mi presento con un problema al pc e lui non si limita a darmi due veloci e facili spiegazioni, ma mi apre ogni volta un mondo ampio, e mi vuole far capire di più. Gesù non si limita a ricordare la regola imposta da Mosè nella Legge. Quella regola di ripudiare la moglie con una specie di “foglio di via” era in fondo a favore della stessa moglie, un modo per preservarla da accuse di adulterio nel caso si fosse unita ad un altro uomo. Darle l’atto di ripudio era una garanzia per lei di non essere sbattuta fuori di casa e basta, come spesso accadeva in quei tempi (e anche ai nostri purtroppo). Ma non è questo quello che davvero interessa a Gesù, che in fondo non risponde solo a quei sordi farisei, ma anche ai suoi discepoli di allora e a noi oggi, se vogliamo davvero ascoltare.

Gesù nella sua risposta torna alle origini del grande progetto di Dio sull’uomo, sull’amore, sulle relazioni umane sia di coppia che di famiglia e per ogni relazione. Il Vangelo ci invita a ricercare e approfondire quale idea di amore c’è dentro la nostra fede, dentro gli insegnamenti della Scrittura così come Gesù mostra con la sua vita.

L’amore è l’esperienza più grande che possa fare l’essere umano, l’esperienza che lo custodisce più di tutto e lo fa crescere davvero. L’amore di coppia, quando due persone diverse in tutto, provenienti da due famiglie diverse, anche da luoghi e persino culture diverse, rende grandi coloro che la vivono e rende loro capaci di sperimentare Dio-Amore. Il Creatore ha reso possibile questo e lo vuole per la sua creatura più bella che è l’essere umano, e fin da l’inizio ha pensato questo nel suo progetto. Ci vuole pazienza e tempo per conoscere e apprezzare questo progetto di Dio sull’umanità. Gesù con la sua storia di amore totale è il “come” che Dio ci ha dato per vivere le nostre storie di amore. E non è conoscendo solamente le piccole regole o i singoli divieti che possiamo capire come amare, ma lo possiamo solo entrando dentro la mente di Dio e conoscendo il suo progetto. Ci vuole una grande passione per l’essere umano e anche per il Vangelo per comprendere l’amore anche quando non è facile e quando sperimenta passaggi di fallimento. Quei farisei non avevano né tempo né passione per ascoltare Gesù, ma i discepoli si, per questo quel discorso iniziato superficialmente si posta poi in casa. Nella casa, che ben simboleggia la comunità cristiana, il gesto di Gesù di prendere un bambino e abbracciarlo è un invito ai discepoli e anche a me a tornare bambini nella passione delle cose, nella capacità di crederci ai grandi progetti anche quando sembrano inizialmente inarrivabili. Il bambino sogna in grande e crede che tutto sia possibile… e alla fine riesce a realizzarlo. Solo così possiamo capire e vivere il progetto di Dio sull’amore. Il Vangelo iniziato con i Farisei che “mettono alla prova Gesù” ma in modo malizioso e chiuso, ora “mette alla prova” anche me nel fidarmi di Dio, della complessità e bellezza dell’amore che possiamo vivere senza paura e sognando in grande, come un bambino.

Giovanni don

chiesa esclusiva o inclusiva

settembre 24th, 2021 No comments

DOMENICA 26 settembre 2021

XXVI anno B

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

(dal Vangelo di Marco 9,38-43.45.47-48)

Per andare a messa la domenica green pass “si” oppure green pass “no”? Può servire? Quali conseguenze porterebbe non solo dal punto di vista sanitario ma anche dal punto di vista comunitario?

All’interno di tutto il dibattito sociale riguardo l’obbligatorietà del certificato verde per gli eventi che aggregano persone (luoghi di ristoro, i trasporti, cinema e teatri, eventi civili e sportivi e anche luoghi di lavoro), si inserisce anche la questione se estendere o meno l’obbligo per gli eventi religiosi come nel caso di noi cristiani per la messa domenicale. Personalmente sono favorevole in questo periodo così problematico ad avere delle norme che aiutino tutti noi a controllare la diffusione dell’epidemia che proprio nell’aggregazione incontrollata trova forza, e anche i vescovi su questo si sono espressi favorevolmente, raccomandando la vaccinazione e il rispetto delle norme anticontagio anche negli ambienti parrocchiali. Chiedere in modo obbligatorio il certificato verde a chi viene in chiesa per pregare con la comunità sicuramente rischia di mettere un ulteriore filtro che terrebbe fuori molte persone che per vari motivi non hanno il famoso certificato. E’ giusto questo? Sottolineo l’espressione che ho usato, “ulteriore filtro”, perché penso che a tenere fuori molte persone dalla chiesa, sia dal punto di vista celebrativo che come vita comunitaria, non è il chiedere o meno il green pass. Il lockdown dovuto alla pandemia non ha fatto altro che accelerare il progressivo svuotamento delle nostre assemblee domenicali e anche la partecipazione attiva alla vita comunitaria. Molti uomini e donne, soprattutto giovani e famiglie giovani, anche se battezzati, pian piano non hanno più sentito il desiderio (e non dico obbligo) di partecipare alla preghiera comune nella loro comunità cristiana. Come mai? Quale filtro le ha tenute lontane e le tiene ancora lontane?

Il Vangelo di oggi ci presenta proprio uno degli amici e discepoli di Gesù, Giovanni fratello di Giacomo, che vorrebbe una comunità di discepoli chiusa ed “esclusiva” nel senso letterale del termine. Lui con gli altri ha visto qualcuno che compie gesti prodigiosi e buoni (miracoli come scrive l’evangelista) nel nome di Gesù, ma non facendo esplicitamente parte del gruppo glielo vorrebbero impedire: devi essere dei nostri in modo chiaro ed evidente, devi avere tutti i riconoscimenti ufficiali e la nostra divisa, altrimenti non puoi fare quello che è esclusivo nostro! Ecco fin da subito i primi filtri che “tengono fuori” e rischiano davvero di creare una comunità esclusiva. Ma Gesù non vuole una comunità esclusiva ma inclusiva, cioè aperta a tutti coloro che in un modo o nell’altro, anche con poco (un bicchiere d’acqua), vivono nella direzione del Vangelo e degli insegnamenti suoi.

Gesù va giù davvero in modo duro proprio con i suoi quando vogliono “chiudere” la comunità e quindi la futura Chiesa. “Chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me…”, significa mettere impedimento, bloccare chi è piccolo nella fede. Il “piccolo” in questo caso infatti non è il bambino, ma è chi è piccolo nel cammino cristiano, agli inizi, vicino anche con pochi gesti. Scandalizzare significa assumere atteggiamenti e mettere in atto comportamenti, che alzano paletti e barriere che alla fine bloccano la crescita di chi potrebbe crescere come discepolo, e rendono la comunità cristiana un club esclusivo di pochi eletti che si credono perfetti e unici detentori delle verità di Dio.

Gesù non vuole questo, per lui se uno fa così è meglio che sparisca del tutto, anche fosse il rappresentante più alto della comunità.

E allora mi domando se quello che tiene fuori dalla chiesa la domenica e anche dalla Chiesa come comunità di persone non sia tanto il certificato verde chiesto in questo periodo alle porte, oppure sia proprio chi sta dentro che con il suo modo di fare e giudicare alla fine fa da barriera e scandalo. Certamente molti stanno fuori dalla chiesa e dalla comunità perché hanno perso l’abitudine, perché non approfondiscono il Vangelo e si sono dimenticati di coltivare la fede, ma la domanda me la faccio personalmente: quanto sono esclusivo nel mio modo di pormi verso il prossimo? Quando la mia vita di cristiano diventa non di stimolo a ritornare ma invece barriera che allontana? Quando chi mi incontra e mi parla sperimenta Gesù che gli tende la mano e gli apre la porta invece di chiedergli obblighi e pesi che per il momento non riesce a portare?

Giovanni don