non è un fantasma

aprile 17th, 2021 No comments

DOMENICA 18 aprile 2021

III di Pasqua

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

(dal Vangelo di Luca 24,35-48)

Per un amante del cinema come me, leggere per due volte la parola “fantasma” nel Vangelo di oggi non può non ricordami i tanti film che hanno nei fantasmi i protagonisti. Generalmente sono storie che puntano sul senso di paura e horror, e i fantasmi sono rappresentati in modo da spaventare lo spettatore e anche chi lo incontra nella storia, sia che si tratti di fantasmi buoni o cattivi.

C’è un film che nel 1990 ha un po’ “scardinato” questi cliché sui fantasmi, ed è il film “Ghost” (“Fantasma”) di Jerry Zucker, dove si narra di un giovane che viene ucciso mentre è con la sua fidanzata e si trova a rimanere sulla terra come fantasma, senza che nessuno ovviamente lo possa vedere o sentire, tanto meno la sua amata che lui vuole proteggere. Sam Wheat, questo il nome del fantasma protagonista (interpretato da Patrick Swayze), nel film non appare con un lenzuolo o in forme paurose da morto, ma semplicemente così come era in vita, solamente che è incorporeo e può passare tra i muri, ma non riesce proprio per questo ad interagire con nessuno e nemmeno con Molly, la sua fidanzata, anche quando le è vicino. Sam troverà però una bizzarra pseudo veggente, Oda Mae (una strepitosa Whoopy Goldberg), che non solo lo riesce a sentire e quindi gli fa da “ponte” con i vivi, ma addirittura può “prestargli” il corpo per far si che Sam comunichi e si mostri vivo a Molly.

Gesù risorto non è un fantasma! E Gesù stesso ci tiene a sottolinearlo più volte. Il Maestro è morto veramente, ma ora si mostra vivo in una modalità che i discepoli non riescono subito a capire. I racconti delle apparizioni di Gesù risorto in tutti i Vangeli convergono nel ribadire questa presenza viva che non è un semplice fenomeno di visione fine a sé stesso, ma una modalità di presenza che non vale solo per allora ma anche per i tempi successivi, anche i nostri.

Gesù non è un fantasma incorporeo ma non è nemmeno più quello di prima, perché quel modo fisico e normale che i discepoli hanno conosciuto prima della morte in croce si è concluso proprio sul Calvario.

Gesù si mostra vivo e vuole che sia riconosciuto e testimoniato come “il vivente” e non come “il fantasma” di cui magari si ricorda solo qualche fatto del passato e qualche parola detta ma ormai spenta dalla sua morte.

Ci sono degli elementi nel racconto che ci dicono come Gesù si è mostrato vivente allora e come lo può essere sperimentato anche oggi.
I discepoli di Emmaus raccontano agli altri come hanno riconosciuto Gesù sia dalle parole che scaldavano il loro cuore mentre erano per via e “dallo spezzare il pane” in casa. Quest’ultimo è un gesto che riassume tutta la vita di Gesù, e proprio in quel momento lo vedono davvero e lo sentono vivo e vicino. Spezzare il pane ricorda l’ultima cena, e ricorda come Gesù in tutta la sua vita fino alla croce ha donato il suo corpo, le sue parole, la sua stessa divinità per amore. La cosa straordinaria è che Gesù vivente si mostra vivo proprio mentre i due stanno raccontando questa loro esperienza agli altri: “Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro…”. A volte capita anche a me quando qualcuno mi racconta la sua esperienza di amore con le persone. Quando sento una vera esperienza che parla di vita donata, di generosità e di sacrificio per il prossimo, davvero sento che il Vangelo è una cosa viva e che Gesù non è un fantasma del passato.

Gesù appare vivente e interagisce con i vivi di allora come con i vivi di oggi (noi) quando c’è chi ascolta e cerca di comprendere la sua Parola, quando viene vissuto e messo in pratica il suo esempio di vita donata, quando c’è una comunità cristiana che è unita non solo in facciata ma realmente, superando divisioni e rancori, quando ci si aiuta e sostiene nelle difficoltà, quando si superano giudizi e chiusure. È in quel momento che Gesù è vivente e sta in mezzo, e possiamo tutti sentirlo e sperimentarlo anche fisicamente come il Risorto.

Gesù non è un fantasma e lo dimostra anche mangiando una porzione di pesce arrostito. Sembra un gesto banale e posso solenne, ma l’evangelista lo ricorda per dirci che proprio nei gesti quotidiani quando sono pieni di amore diventano gesti che mostrano vivente Gesù.

Sam nel film “Ghost” trova in Oda Mae un tramite per far arrivare il suo amore e la sua presenza a Molly. Siamo tutti chiamati ad essere come Oda Mae, anche se come lei nel film non è facile e abbiamo la tentazione di non farci coinvolgere. Ma è invece proprio con la nostra voce piena delle sue parole e con i nostri gesti guidati dai suoi che Gesù non rimane fantasma incorporeo e assente, ma è il Vivente ancora oggi in mezzo noi.

Giovanni don

E se avessimo torto?

aprile 10th, 2021 No comments

DOMENICA 11 aprile 2021

II di Pasqua

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

(dal Vangelo di Giovanni 20,19-31)

Uno dei miei autori di fumetti preferito è Charles Schulz, inventore dei Peanuts. Ho ritrovato in rete una striscia nella quale Snoopy sta scrivendo un libro di teologia e Charlie Brown gli chiede se ha pensato ad un buon titolo. Snoopy quindi pensa il titolo perfetto e scrive “Vi è mai venuto in mente che potreste avere torto?”. L’ironia di Schulz qui tocca, come accade altre volte, la questione religiosa e la fede, e penso che come titolo per un libro che parla di Dio e di tutto quello che l’uomo ha ragionato e costruito sulla religione, il titolo di Snoopy sia davvero perfetto perché solleva il dubbio e mette in crisi le certezze.

A otto giorni dalla celebrazione della Pasqua, la liturgia ci fa ascoltare e meditare un brano di Vangelo che nella collocazione temporale degli eventi è sincronizzato con noi. L’evangelista Giovanni ci racconta di due episodi simili che accadono lo stesso giorno della settimana. Il primo episodio si colloca proprio nel giorno della resurrezione di Gesù e l’altro otto giorni dopo. Gesù risorto si mostra presente e vivo in mezzo alla sua comunità di primissimi amici. Già in questo c’è l’insegnamento che fin da subito i discepoli di Gesù hanno scelto come loro giorno la domenica, e ogni otto giorni si ritrovano in quel giorno in cui tutto è nato. Anche noi oggi, di otto giorni in otto giorni, ci raduniamo e nella preghiera sperimentiamo la presenza di Gesù vivente.

Nel racconto del Vangelo, l’evangelista sottolinea che Gesù senza tanti colpi di scena magici (che non interessano a Giovanni) viene e “sta in mezzo” alla sua comunità. Solo Gesù è in mezzo, e nessun altro, mentre tutti sono attorno e alla stessa distanza. È questa una immagine molto efficace di come è la Chiesa, anche se nel corso dei secoli poi si è fatto di tutto per creare e amplificare gerarchie, primi e secondi e ultimi posti, onori e privilegi. E così anche le nostre assemblee domenicali oggi si dividono in “vicini e lontani”, in coloro che sono “più vicini a Dio” e in chi “è lontano” e rimane in fondo. E tutto si traduce anche in giudizi incrociati anche se non espressi verbalmente ma pensati. Nel Vangelo ci viene detto che la struttura fondamentale della comunità è Gesù vivente in mezzo e tutti attorno. A tutti in modo uguale Gesù dona la pace (“Pace a voi”) che non è un saluto formale ma un vero e proprio dono di felicità. Gesù risorto non si sofferma sui tradimenti che solo pochi giorni prima, quando è stato abbandonato, hanno coinvolto tutti i discepoli. Gesù dona pace e dona Spirito Santo, su tutti, e a tutti mostra i segni del suo amore vero. Nella comunità non c’è spazio per il giudizio ma solo per il dono e il perdono!

Ma ne manca uno, ed è Tommaso, figura del Vangelo fondamentale anche per noi oggi. Tommaso quando gli dicono “abbiamo visto il Signore” non si fida e mette il dubbio su quello che gli viene raccontato. Non è un dubbio malsano il suo, perché è quello di tutti noi che siamo continuamente in mezzo tra insegnamenti della fede e vita concreta, tra tradizioni religiose e esperienze di vita che spesso in conflitto e che generano domande. Tommaso vuole vedere e toccare, vuole un incontro personale con il Risorto, e vuole che questo incontro tocchi la sua vita e dia risposte alle sue domande. E così Gesù di nuovo si mostra vivente, e si rivolge direttamente a lui invitandolo alla fede. Non condanna le domande e i dubbi di Tommaso così come non condanna i nostri dubbi e domande. Ma abbiamo dubbi e domande?

Ecco il vero problema: non avere domande, e accettare la religione con i suoi dogmi, insegnamenti, regole e riti senza mai accendere la curiosità, senza mai domandarsi “ma tutto questo cosa c’entra con la mia vita, con quello che vivo e succede attorno a me?”. Senza vere domande rischiamo di non avere vere risposte. E alla fine perdiamo le tante inaspettate possibilità con le quali anche oggi Gesù si mostra vivente per me, per noi.

La domanda come quella del libro di teologia di Snoopy è una sfida anche a chi mi sta vicino ad essere credibile con la sua vita di cristiano, in modo che se mi parla di Dio, non si riduca ad annunci sterili e ripetizioni di formulette da catechismo, ma che questo lo si veda anche in quello che fa e dice nella vita. E lo stesso vale per me, che con quello che faccio e vivo, devo suscitare domande e stimolare la ricerca di fede e di Dio di chi mi sta vicino.

Giovanni don

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sei vivo, non ti preoccupare

DOMENICA 4 aprile 2021

Pasqua del Signore

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.
Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. là lo vedrete, come vi ha detto”».
(Vangelo di Marco 16,1-7)

Nei giorni di ospedale per la polmonite da covid, ho avuto alcuni compagni di stanza con i quali c’erano in comune i sintomi e le complicanze anche se con gravità e tempi diversi. Negli ultimi giorni di ricovero ho avuto come compagno di stanza un uomo un po’ più giovane di me che aveva passato una forma più grave di malattia che lo aveva portato anche due settimane in terapia intensiva. Mi ha raccontato di un fatto che gli era capitato nei giorni più difficili. Ad un certo punto della notte, nel difficile dormiveglia tra i rumori delle macchine per l’ossigeno, aveva aperto gli occhi e aveva avuto la sensazione di una luce che lo avvolgeva. Pensava di essere morto e provava una grande pace. All’infermiere che si è avvicinato ha chiesto con molta tranquillità “sono morto?” perché gli sembrava di non respirare più.

La risposta dell’infermiere era stata calma: “no, sei vivo, non ti preoccupare!”. Per qualche istante aveva avuto la sensazione di morte e vita insieme in un incontro di pace, senza paura.

Ho ripensato a questa cosa che mi ha raccontato leggendo e meditando il racconto del Vangelo riguardo il giorno di Pasqua. Ho pensato a Gesù e al suo ultimo respiro sulla croce. Di fatto i condannati crocifissi morivano per un collasso cardiorespiratorio. Dopo essere messo nel sepolcro la tradizione cristiana immagina Gesù che scende negli inferi per riportare in vita Adamo ed Eva, il primo uomo e la prima donna, in pratica tutta l’umanità fino ad allora prigioniera della morte non solo fisica ma soprattutto spirituale. Molte icone e rappresentazioni dell’arte raccontano questo fatto che non troviamo nei vangeli. 

Anche il nostro cero pasquale quest’anno ha rappresentata questa tradizione di Gesù che scende negli inferi da Adamo ed Eva e li prende per mano.

Gesù non è risorto per se stesso come a dimostrare la sua superiorità e in qualche modo vendicarsi dell’umanità che l’ha ucciso. Gesù è risorto come uomo per ogni uomo e ogni donna di oggi, di ogni altro il tempo della storia. Gesù è morto per scendere fino in fondo nella morte di ognuno ed è risorto prendendo per mano tutti noi che come esseri umani sperimentiamo la morte in tutte le sue forme.

È vero che sembrano discorsi campati in aria forse un po’ strani perché non rispecchiano la nostra esperienza dove la morte sembra avere davvero sempre l’ultima parola.

In fondo se ci pensiamo bene le donne che si recano al sepolcro la pensano come noi. Gesù è morto, non c’è più nulla da fare. Probabilmente pensano che anche le sue parole e le sue promesse sono morte insieme a lui. Queste donne non pensano altro che alla pietra che ben rappresenta quello che c’è sul loro cuore. Quella pietra pesante che non si può spostare è il dolore dell’umanità, un dolore che sembra inamovibile.

Ma la pietra è stata spostata, nel sepolcro non c’è nessun cadavere, l’annuncio è chiaro: Gesù che cercate come morto non è qui! È risorto!

La Pasqua è questo annuncio che è la vita ad avere l’ultima parola, non la morte!

È un annuncio e non è certamente un obbligo crederci. La tomba vuota non è una prova certa ma solo un segno. Non è facile crederci ma è un punto di partenza, un segno di speranza che sarebbe davvero triste non considerare.

Gesù è risorto da morte e con se ha preso per mano tutta l’umanità, dall’inizio della storia fino a noi, fino a me.

“Sei vivo, non ti preoccupare…” sono le parole dell’infermiere a questo mio compagno di stanza. Sono le parole che sicuramente Gesù ha pronunciato ad Adamo ed Eva negli inferi, così come all’orecchio del cuore di tutti coloro che si sentono appesantiti l’esperienza della sofferenza e della morte. Negli auguri di Buona Pasqua, proprio nella seconda Pasqua mondiale segnata dalla pandemia, facciamo passare questo messaggio profondo di vita: “sei vivo… non ti preoccupare”.

Più che mai oggi abbiamo occasione per far risuonare il vero significato della resurrezione di Cristo che ci prende per mano la dove siamo e anche oggi fa risorgere tutti noi con lui.

Giovanni don

Passione di corpi

28 marzo 2021

DOMENICA delle Palme

Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».
(Passione di Gesù nel Vangelo di Marco 14,1-15,47)

Quella che ascoltiamo questa domenica delle Palme è una Passione di corpi che si incontrano e si scontrano, che si toccano per dire amore o la sua assenza, per unire o per tradire.

Il corpo dell’uomo Gesù fin dal suo concepimento in Maria è luogo di tutta l’esperienza di Dio che incontra l’umanità. La nostra fede non è fatta di parole e basta, di formule o teorie, ma prima di tutto è fatta di corpi umani. Il primo quello di Gesù e poi il nostro, il mio.

Nel lungo racconto evangelico di questa domenica, con il quale da tradizione liturgica ci introduce alla Settimana Santa, ho voluto soffermare la mia attenzione più alla dimensione corporea che alle parole, consapevole che non si possono separare nettamente. Ho voluto però raccogliere la provocazione dei tanti gesti fisici descritti dall’evangelista Marco per lasciarmi davvero “toccare” da questo racconto che è sempre uguale nella forma letteraria, ma ogni volta è nuovo, non perché cambiano le parole, ma perché sono io ad essere diverso dall’ultima volta che l’ho ascoltato. Il Vangelo quindi è sempre nuovo per ognuno che lo affronta legandolo alla propria vita.

Questa Quaresima mi ha riservato una esperienza fisica davvero molto intensa, che per ben tre settimane ha occupato tutte le mie energie e pensieri. Mi sono ammalato di covid, e dopo i primi giorni di febbre nei quali sembrava avere un decorso abbastanza indolore a casa, sono stato ricoverato per due settimane in ospedale per polmonite. L’attenzione per il mio corpo e per quella cosa così banale che è il respirare è diventata la priorità su tutto. Ho davvero “toccato” con mano la mia dimensione fisica umana così fragile, e nello stesso tempo ho sperimentato come i gesti fisici più piccoli di cura da parte dei sanitari mi hanno davvero salvato, e mi hanno ridonato autonomia. Quante piccole azioni fisiche e gesti mi hanno ridonato salute e vita, sia quelli che ho visto che quelli dei quali non mi sono reso conto. Ho sentito tante mani sul mio corpo per accudirlo, pulirlo, curarlo e finalmente renderlo di nuovo autonomo. E sono stati tutti gesti di amore, fatti con tanta professionalità, ma per me erano davvero segno di un Amore più grande.

Il racconto della Passione secondo Marco si apre con un racconto che viene poco ricordato, eppure Gesù stesso dice che sarà ricordato nei secoli. Si tratta dell’episodio dell’unzione di Betania, quando poco prima del precipitare degli eventi, Gesù in casa di un lebbroso (un malato… un maledetto secondo la mentalità religiosa perversa del tempo) viene raggiunto da una donna che senza parole compie un gesto particolare, fisico, che colpisce Gesù nell’animo mentre scandalizza altri. Questa donna rompe un vaso e versa tutto il suo prezioso contenuto sul capo di Gesù. È un gesto che richiama la sposa del re che profuma il suo sposo, richiama una consacrazione che è riservata solo ai sacerdoti e richiama il gesto totale di amore che Gesù sta per fare con il suo corpo sulla croce. La donna rompe il vaso perché tutto il profumo cada su Gesù, senza tenere nulla per sé stessa, senza rimpianti o calcoli umani. Questa donna riconosce con un gesto che tutta la vita fisica di Gesù è un corpo donato agli uomini per amore, totalmente senza riserve e calcoli. Questa donna ha capito Gesù più di tutti gli altri, compresi i suoi discepoli che litigano, si scandalizzano, scappano e non sono capaci di rimanere fedeli. Il gesto di amore totale della donna fa da contrasto ad un altro gesto che Gesù riceverà sulla sua testa, il bacio di Giuda. Quel gesto fisico che in apparenza sembra amore in realtà comunica il suo contrario.

E infine è davvero singolare che un pagano, un centurione, che non è certamente un discepolo di Gesù, vedendo il modo con il quale Gesù muore arriva a capire tutto di lui (“il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”). La vetta della fede non passa per le parole ma per i gesti, per l’esperienza concreta della vita donata per amore.

Le due settimane di ospedale mi hanno donato questa esperienza fisica che non pensavo toccasse così profondamente anche il mio spirito. Ho capito molto del Vangelo e di come sia davvero la “buona notizia” di Dio che entra nella vita e che attraverso anche i più piccoli gesti concreti della vita, se sono per amore, mostrano Dio!

Il nostro fragile e limitato corpo è davvero luogo dell’incontro con Dio molto più del più grandioso santuario o edificio di culto. I nostri gesti d’amore, anche quelli più semplici, sono più potenti di qualunque liturgia. Posso anche pensare di avere la fede più grande del mondo, ma se i miei gesti non comunicano vita e amore, allora mi allontanano da Dio e lo tradiscono quotidianamente.

Di questa donna che versa il prezioso nardo sul capo di Gesù non viene detta l’identità, ma il Signore stesso dice che il suo gesto sarà ricordato per sempre.

Io conosco l’identità di questa donna, e ne sono profondamente certo. Il nome di questa donna è tutti i nomi di chi mi ha curato, si chi ha versato il suo tempo, la sua professionalità, la sua preoccupazione su di me. Questa donna è la mia comunità parrocchiale di Moniga che ha fatto di tutto per farmi arrivare una vicinanza che mi ha ridato energia. Questa donna sono tutti coloro che ho visto prendersi cura senza riserve e calcoli per altri.

Gesù sulla croce è morto abbandonato solo apparentemente. I suoi amici erano fuggiti ma quell’olio dal suo capo era arrivato al cuore… e così ha donato la sua vita, ha donato il suo corpo per amore, e per sempre, mostrando così la via di Dio.

Giovanni don