occhiali spirituali per vedere oltre

gennaio 13th, 2017 No comments

uomo come Dio (colored)

DOMENICA 15 gennaio 2017

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».  

Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

(dal Vangelo di Giovanni 1,29-34)

Qualche tempo fa, girava su internet un breve video, nel quale un giovane uomo preso dal proprio lavoro e dalla fretta di fare tutto quel che ha da fare, ogni volta che incontra una persona sul proprio cammino che gli rallenta ritmo si arrabbia e dentro di se esprime giudizi negativi su tutti.

E così giudica male il bambino che sembra fare apposta di passare con il suo skateboard mentre lui esce dal parcheggio di casa. Così pure la donna che gli “ruba” il parcheggio o il cameriere troppo lento nella caffetteria dove fa colazione.

Ad un certo punto, al culmine della rabbia, il nostro giovane convinto che tutti siano contro di lui, riceve un paio di occhiali strani da un uomo misterioso che poi scompare. Quegli occhiali una volta indossati gli permettono di leggere quello che sta dietro la storia delle persone che incontra, oltre le apparenze. E così scopre che tutti quelli che sembravano contro di lui in realtà hanno una storia spesso di sofferenza che li porta a comportarsi in modo inaspettato. Il cameriere lento in realtà è un ragazzo che sta uscendo dalla droga e ha bisogno di quel lavoro, la donna del parcheggio in realtà è distratta da un lutto che nessuno conosce, e il bambino dello skateboard passa di lì quando lo vede uscire in auto non per cattiveria ma perché ha solo bisogno di essere aiutato e ascoltato da un adulto, visto che in casa nessuno gli presta attenzione.

Sono occhiali in un certo senso “spirituali” quelli che questo uomo indossa nel breve video. Ed è un po’ così che mi immagino Giovanni Battista quando dice di aver riconosciuto nell’uomo Gesù venuto al Giordano il Messia di Dio, l’inviato a salvare l’uomo (l’agnello di Dio come quello della storia dell’Esodo, il cui sangue posto sugli stipiti delle porte degli Israeliti, ha salvato il popolo dall’angelo della distruzione inviato da Dio in Egitto). Giovanni Battista è capace di vedere in Gesù, uomo tra i tanti, la presenza di Dio.

Sembra davvero che possegga lo sguardo capace di andare oltre la superficie e i pregiudizi, e di vedere la realtà della persona, per quella che è secondo lo sguardo di Dio.

Allora mi interrogo sul mio modo di vedere le persone che ho accanto, sia quelle che conosco da tempo e che vedo spesso, sia quelle che incrocio per caso e vedo magari solo una volta.

Mi accorgo di non avere sempre uno sguardo spirituale e i miei occhiali sono appannati da pregiudizi ed egoismo. Gli occhiali del video sono ovviamente una fantasia, ma credo che con una buona pratica del Vangelo e allenando gli occhi con l’amore per l’uomo, riesco davvero a “vedere oltre” la superficie e scoprire la realtà del mio prossimo, che in fondo è come me, ha i miei stessi desideri, le mie esigenze e talvolta le mie stesse sofferenze.

Uno sguardo spirituale è uno sguardo che non mi porta fuori dalla realtà ma esattamente il contrario, e mi fa scoprire la verità che sta sotto le apparenze, specialmente quando riguardano le persone.

In questa domenica si celebra anche la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Penso che la prima forma di aiuto che possiamo dare alle migliaia di persone che sono costrette a fuggire dai loro paesi di origine da problemi economici e da persecuzioni politiche e religiose, sia proprio quella di guardarli con lo sguardo di Dio, superando lo sguardo appannato da paure e pregiudizi. E da uno sguardo più vero nasce anche una relazione nuova che si tramuta in aiuto e sostegno.

Giovanni Battista è stato capace di vedere Dio in Gesù di Nazareth e ha reso partecipi anche altri di questo sguardo. Anche noi chiediamo a Dio uno sguardo puro e vero, per vedere un pezzetto di Dio anche nel fratello più lontano, più povero, più solo e più diverso da noi.

Giovanni don

smog a Gerusalemme

gennaio 4th, 2017 No comments

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VENERDI’ 6 gennaio 2017

EPIFANIA del Signore

 

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

(dal Vangelo di Matteo 2,1-12)

E’ sempre più difficile oggi vedere bene le stelle, e per diversi motivi.

L’inquinamento luminoso delle nostre città unito al crescente inquinamento atmosferico rendono il cielo più spento ai nostri occhi. Ricordo bene le volte che mi sono ritrovato di notte in qualche rifugio in alta montagna in una notte limpida, fredda e senza luna, e rimanere incantato per la luminosità della volta celeste con le sue stelle, riuscendo a volte anche a vedere la Via Lattea.

Ma è anche la poca abitudine ad alzare gli occhi al cielo per la fretta a non farci trovare più il tempo per rimanere con calma a guardare il cielo, abituando pian piano gli occhi al buio della notte.

L’inquinamento luminoso, atmosferico e del nostro stile di vita, ci fa pian piano dimenticare la bellezza del cielo fisico che sta sopra di noi ma che richiama lo spazio infinito dentro di noi.

Questi magi, misteriosi personaggi fuori da ogni cornice della storia biblica, entrano nella scena con lo sguardo rivolto in alto, capaci di vedere le stelle e in particolare una, quella di Gesù. Secondo le tradizioni del tempo, ogni uomo quando veniva al mondo aveva la sua stella in cielo. Ed è questa stella, tra le migliaia che ricoprono la volta celeste, che i magi vedono e seguono. I magi rappresentano l’umanità tutta, senza alcuna distinzione di appartenenza culturale, religiosa, etnica. Rappresentano la capacità che c’è in ogni uomo di guardare in alto, verso Dio e verso l’immensità della vita umana.

Sembra davvero che sopra la loro città non ci sia quel velo di smog che impedisce di vedere le stelle, e riescono così a seguire quella giusta. Una cappa scura di smog aleggia invece pesantemente proprio sulla città santa, Gerusalemme, dove nonostante il Tempio e i suoi esperti religiosi, la stella di Gesù non viene vista. Non si vede ma sembra che nemmeno ci sia la preoccupazione di vederla. Il potere politico e quello religioso (Erode, i capi dei sacerdoti e gli scribi) non vogliono alzare lo guardo per riconoscere la venuta del Messia. E quando viene loro offerta la possibilità di farlo, con i magi che vengono proprio da loro, essi si chiudono in discussioni e finzioni. La stella di Gesù infatti non è sorta sopra Gerusalemme ma sopra un piccola città fuori dalle sacre mura.

Solo i magi proveranno la gioia di guardare il cielo riflesso negli occhi del bambino Gesù, e sperimentare la gioia di essere chiamati a una relazione speciale con Dio, offerta a tutti gli uomini e non solo a pochi eletti. L’unica cosa che viene chiesta, e non è cosa da poco, è saper guardare il alto e lasciarsi guidare dalle stelle, eliminando il più possibile l’inquinamento spirituale che ci impedisce di vedere e gioire del cielo che abbiamo dentro.

In questo nuovo anno che si è aperto con la violenza di una strage in una discoteca in Turchia, con l’infinita guerra in Siria, con la paura del terrorismo e la crisi economica che non vuole finire, lo sguardo fiducioso dei magi verso il cielo mi riempie di speranza e mi invita a fare altrettanto.

San Paolo nella lettera ai Colossesi al capitolo terzo scrive: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra…”.

Pensare al cielo non significa estraniarsi dalla vita che viviamo, ma non farsi schiacciare da essa, perdendo slancio e speranza, cadendo poi nella paura.

Alzare lo sguardo significa non perdere di vista la grandezza della vita di Dio che si manifesta (“Epifania” significa proprio “manifestazione”) realmente nel mondo e nella nostra vita. Anche noi come questi uomini venuti da chissà dove possiamo sentire Dio vicino (incenso della preghiera), possiamo far parte del suo Regno di amore (oro dei re) e coltivare una relazione da amanti e non da schiavi (mirra, il profumo della sposa).

Tutto questo è possibile per ogni uomo non solo per me. Quindi con ogni uomo, da qualsiasi luogo provenga, di qualsiasi razza e religione sia, posso entrare in relazione e condividere con lui l’incontro con Dio.

Giovanni don

non più schiavi della violenza

dicembre 31st, 2016 1 comment

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DOMENICA 1 gennaio 2017

MARIA Madre di Dio

Giornata della Pace

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. 

E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

(dalla lettera di San Paolo ai Galati 4,4-7)

Sono stato a Berlino qualche mese fa in visita turistica, e la cosa che mi ha colpito è il senso di ordine e modernità di questa grande metropoli tedesca. Berlino nello scorso secolo è stata il simbolo della una divisione profonda tra blocchi mondiali (filo occidentali e filo sovietici) che ha segnato la seconda metà del 900. La modernità degli edifici e delle strutture urbane rivela però le profonde ferite lasciate delle distruzioni della seconda guerra mondiale e la successiva divisione in due parti con il famoso muro. Per farsi una idea di come era Berlino alla fine del secondo conflitto mondiale, oltre che le foto d’epoca, basterebbe guardare le immagini di come è ridotta oggi Aleppo e le altre città del mondo che ancora oggi sono teatro di guerre e violenze distruttive.

Girando per le strade di Berlino sembra impossibile che in quei stessi luoghi così ben ordinati e pacifici, ci sia stata tanta violenza, morte e divisione per così tanto tempo. Gli ultimi fatti di violenza terroristica proprio ai piedi di uno dei simboli della distruzione-ricostruzione di Berlino (la Chiesa della memoria dell’imperatore Guglielmo in Charlottengurg) non hanno però  scalfito la ritrovata unità pacifica della città.

I luoghi di battaglia possono essere riparati e ricostruiti anche meglio di prima, ma vale lo stesso per le devastazioni che la guerra provoca nel cuore degli uomini? Aleppo verrà ricostruita sicuramente, come le altre città distrutte, ma quanto ci vorrà perché sia ricostruita la bellezza della convivenza tra le persone che la abitano?

Come dice sapientemente papa Francesco nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace 2017: “Gesù visse in tempi di violenza. Egli insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano”.

Il cuore umano è così fragile e nello stesso tempo così difficile da ricostruire quando è colpito dalla violenza!

San Paolo ai cristiani della Galazia scrive ricordando che Dio ha messo il suo amore creativo (lo Spirito Santo) nei loro cuori. L’amore è nel cuore di tutti gli uomini, cristiani e non, credenti e non credenti.

E’ nel cuore dell’uomo che nascono violenza ma anche amore, desideri di vendetta ma anche perdono, voglia di guerra e desideri di pace.

E’ una battaglia che abbiamo tutti dentro e che siamo chiamati a combattere in maniera attiva perché non vinca quell’odio che porta divisione, guerra e distruzione anche fuori di noi.

Essere non violenti non significa dunque tenersi in disparte e semplicemente evitare i guai. Non basta mettere barriere di cemento anti-camion fuori dalle piazze e cecchini sui palazzi per sentirsi più sicuri. Non basta invocare espulsioni di massa con nuove forme mascherate di apartheid con la scusa della sicurezza per vivere in un mondo di pace.

La non violenza è una scelta che inizia nel nostro cuore, nelle relazioni in famiglia, tra amici, in comunità, al lavoro e nella società. Significa credere che in ogni cuore umano c’è desiderio di pace e che la violenza come sistema di difesa non funziona a lungo, e alla lunga genera altra violenza.

Papa Francesco scrive della tua Enciclica Laudato Si: “L’esempio di santa Teresa di Gesù Bambino ci invita alla pratica della piccola via dell’amore, a non perdere l’opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia. Una ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo” (230)

Ecco la libertà dei figli di Dio! Una libertà da ogni forma di violenza che crea devastazioni nel cuore e riduce il nostro spirito come le macerie della Berlino del 900 o Aleppo di questi giorni.

Mi piace la frase che si trova sul muro di ingresso al Sermig (centro per la missione e la pace di Torino, fondato da Ernesto Olivieri): “la bontà è disarmante”

Giovanni don

Natale pasquale

dicembre 23rd, 2016 1 comment

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DOMENICA 25 dicembre 2016

NATALE del Signore

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 

Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 

E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli

e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

(dal Vangelo di Luca 2,1-14)

Quando al termine delle feste natalizie lo scorso anno ho dato una occhiata al calendario di quest’anno, e ho notato che Natale cadeva proprio di domenica, ho sorriso contento.

Ammetto che il primo pensiero è stato: “meno messe solenni e meno prediche da preparare e fare!!!”, dato che cadendo proprio di domenica, il Natale (e anche il primo giorno dell’anno, altra festa!) non veniva in mezzo alla settimana con una domenica immediatamente successiva da celebrare e predicare…

Ma ora che ci ripenso bene, il fatto che quest’anno la solennità della nascita del Signore venga di domenica, mi porta ad andare oltre il risparmio di energie liturgiche, e a cogliere il messaggio di fede dentro questa coincidenza del calendario.

La domenica per i cristiani è stata e rimane la festa principale. Celebrare la domenica come giorno nel Signore è venuto prima di ogni altra ricorrenza del calendario, e in questo giorno (domenica, dies-domini) la comunità dei cristiani si riconosce e ha la sua prima e immodificabile tradizione.

Chissà quale giorno della settimana era quel 25 dicembre della nascita di Gesù (sempre che sia stato proprio quella data, con tutta la difficoltà nello stabilire l’esatta collocazione storica della nascita di Gesù). Ma mi piace pensare che fosse di domenica (che è il giorno nel quale io sono nato quasi 50 anni fa) non tanto come elemento da calendario ma come significato.

E’ un giorno di luce per il mondo, proprio come quel “giorno dopo il sabato” nel quale Gesù rompe le catene della morte e si mostra vivo per sempre.

Le icone, immagini antiche venerate soprattutto in oriente, nel modo di rappresentare la scena, hanno sempre legato nascita e morte del Signore. Con una croce vicina, una culla dipinta come un sepolcro, le fasce del bambino che sembrano quelle di un sudario, l’arte religiosa ha voluto dire quel che emerge dal Vangelo, cioè che quella nascita normale è insieme prodigiosa, e in quel bambino piccolo posto dai genitori in una mangiatoia è presente il Salvatore del mondo.

Quella notte non c’erano le luci decorative che vediamo un po’ ovunque nelle nostre città e paesi, e nemmeno gli alberi natalizi più o meno giganteschi e artistici. Non c’erano i mercatini di Natale o Babbi Natale a distribuire caramelle con sottofondo di canti tradizionali.

Quella notte non c’era nulla di straordinario se non una nascita come tante altre e pastori ignari di tutto che sono chiamati improvvisamente a vederci dentro il Salvatore del mondo. Quei pastori sono come i primi testimoni della resurrezione di Gesù, che non sono stati nemmeno gli apostoli ma delle donne. Anche in quella notte di Betlemme non sono i responsabili religiosi ad accorgersi e verificare la nascita del Messia tanto atteso, ma proprio degli uomini e donne qualunque, che però sono più pronti e disponibili a venire e poi andare ad annunciare.

Anche in questo Natale domenicale 2016, siamo chiamati a riscoprire la Pasqua dentro gli eventi di Betlemme.

Gesù è Dio che entra nel mondo attraverso la porta di un bambino, che crescendo e diventando uomo, mostra che la Vita è entrata nella nostra vita e fin da adesso la fa risorgere nonostante tutto.

E’ un vero Natale pasquale quello che viviamo non solo quest’anno ma tutti gli anni e tutti i giorni, anche quando le luci si sono spente, gli alberi smontati, i mercatini chiusi, la musica cambiata e i babbi natale sbarbati fino al prossimo anno.

Buon Natale pasquale!

Giovanni don