Provvidenza liberante

febbraio 24th, 2017 No comments

poveramente ricchi (colored)

DOMENICA 26 febbraio 2017

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

(dal Vangelo di Matteo 6,24-34)

Certe coincidenze tra Vangelo e vita, sembrano essere scritte da qualche comico che con ironia vuol far sorridere e riflettere.

Nella pagina di Vangelo di questa domenica che precede l’inizio della Quaresima, Gesù dice ai suoi discepoli: “Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani”. E mentre noi ascoltiamo a messa queste parole a Milano è in pieno svolgimento la settimana della moda e ovunque è carnevale. E la domanda “cosa indosseremo”, sia sulla passerella o in una festa, è la domanda che più o meno assilla molti. Anche io ieri prima della festa di carnevale dei bambini in parrocchia ero assillato dalla domanda “cosa metto”?

Questa ironica coincidenza mi ha fatto riflettere su cosa davvero Gesù vuol dire ai suoi discepoli di allora, e ovviamente mi sono chiesto se queste parole così provocatorie sono ancora oggi efficaci e attuabili per me e per tutti.

Oggi non solo ci affanniamo su cosa mettere a carnevale, o magari su cosa indossare per uscire di casa. L’affanno e la preoccupazione è ben più generalizzata da una crisi economica che non sembra mai finita.

Prendere alla lettera le parole di Gesù che invita a non preoccuparsi del cibo e dei vestiti ma a guardare i fiori e gli uccelli e a fidarsi di Dio, sembra davvero un discorso fuori dalla realtà e a tratti irritante.

Eppure questo invito accorato del Maestro a fidarsi della Provvidenza di Dio non è per nulla campato per aria. Ci sono uomini e donne che lo hanno preso sul serio e ne hanno fatto un programma di vita.

Nella nostra Diocesi di Verona è ancora viva la memoria di un prete, vissuto nella prima metà del XX secolo, don Giovanni Calabria, che su questo brano di Vangelo ha fondato la sua vita e quella della famiglia religiosa a lui legata. Don Calabria ha voluto legare alla Provvidenza tutta la sua opera, pensando che è proprio nella fiducia in Dio che provvede si può costruire un mondo nuovo e una Chiesa nuova. Cercare prima di tutto il Regno di Dio, è il motto che da questo Vangelo don Giovanni Calabria prende la linea guida della sua azione.

Gesù quando propone questo ai suoi discepoli, lo fa non per renderli più poveri ma più liberi.

Se l’affanno delle cose materiali toglie ossigeno alle relazioni con Dio e con i fratelli, allora meglio liberarsi da questo legame e cercare davvero quello che ci fa felici dentro e non solo fuori di noi.

E’ quindi la libertà quella che sta a cuore di Gesù, una libertà che toglie l’uomo dal peso delle preoccupazioni materiali che lo portano molto rapidamente a scontrarsi con il prossimo, a sentirlo come nemico dei propri beni e quindi da eliminare.

Cercare il Regno di Dio e la sua giustizia è una scelta di libertà, ed è credere che la nostra ricchezza non è in quello che abbiamo nelle mani o in tasca, non è in quello che ci copre o in quello che sta nello stomaco, ma la nostra ricchezza sta nell’amore di Dio e del prossimo.

Okkey, mi accorgo che mentre scrivo e dico queste cose sono a forte rischio di ipocrisia e nello stesso tempo di fantasie fuori dalla storia.

Eppure non voglio smettere di credere che la Provvidenza è la strada che alla fine rende il mondo un luogo dove c’è spazio e beni per tutti. E so che l’egoismo dell’accumulo di pochi è la vera causa della povertà che nel mondo genera divisioni, guerre e le conseguenti migrazioni.

Le parole di Gesù sono quindi una provocazione da non lasciar cadere troppo in fretta, e da ascoltare anche se può farci male e mettere in crisi.

Giovanni don

 

Nuove regole per cambiare le regole

febbraio 18th, 2017 1 comment

Gesù maestro (colored)

DOMENICA 19 febbraio 2017

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

(dal Vangelo di Matteo 5,38-48)

Siamo ancora sul monte delle Beatitudini. Qui il Maestro ha scritto nei cuori dei discepoli le nuove leggi del Regno di Dio, che superano le leggi scritte da Mosè sulle tavole di pietra. Ora, approfondendo il suo insegnamento Gesù vuole entrare nella vita dell’umanità per stravolgerne le regole. E queste regole che vuole cambiare sono ancora in vigore tra gli uomini e nella nostra stessa vita.

Per questo è ancora più importante darsi tempo e pazienza per ascoltare l’insegnamento di Gesù e seguirne l’esempio, dato che lui per primo ha messo in pratica le nuove regole che insegna, e ne è uscito vincente cambiando la storia.

Occhio per occhio, dente per dente.

Con questa regola che troviamo nella Bibbia prima di Gesù, al capitolo 19 del Deuteronomio, si voleva regolare la risposta ai torti ricevuti. Per evitare che ad ogni piccolo torto la punizione superasse la misura, diventando così vendetta implacabile, la regola dettata dalla Bibbia era che ad un torto si risponde con una punizione della stessa entità, nè più nè meno. Occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, vita per vita.

Gesù cambia tutto, e insegna che la strada non è la vendetta, e la giustizia e il benessere della convivenza umana non si raggiungono se non con il perdono e non odiando il nemico.

Qualche settimana fa ha fatto scalpore la vicenda di quell’uomo, che accecato dal dolore per la perdita della giovane moglie in un incidente stradale, dopo qualche mese ha deciso di uccidere colui che aveva provocato l’incidente, un giovane ragazzo. Una storia terribile che non ha lasciato nient’altro che dolore, anzi lo ha aumentato in tutte e due le famiglie e nell’intera comunità.

Davvero “occhio per occhio” porta alla giustizia?

E’ davvero impercorribile la strada del perdono che prevede anche il porgere l’altra guancia con il rischio di una nuova percossa anche se non la si vuole?
Possiamo vedere nella storia passata e anche attuale, cosa succede tra i paesi del mondo, ma anche tra le famiglie, applicando la regola della vendetta e della ritorsione. Quando non c’è la fiducia nel bene, anche minimo, nel prossimo, ma lo si riduce ad un nemico da odiare ed eliminare, alla fine non si raccolgono che macerie e morte per tutti.

Il Maestro insegna queste nuove regole che hanno lo scopo di disarmare l’odio, la vendetta e ogni genere di ritorsione. E Gesù le insegna non solo con le parole ma con tutta la sua vita.

Con i suoi discepoli non rimane sulla cattedra, ma con la vita insegna che quello che dice è possibile, per quanto possa apparire assurdo e “fuori” dalle regole della convivenza umana alle quali siamo abituati e che abbiamo scritte dentro.

Gesù che poteva vendicarsi, rimane sulla croce e offre tutta la sua vita come segno e strumento di pace tra Dio e gli uomini e tra uomo e uomo.

Gesù mostra che essere come Dio (perfetti come il Padre) è possibile anche all’uomo, nella misura in cui crede più al perdono che alla vendetta, quando dona invece di accumulare per se a scapito di altri.

Le nuove regole del Vangelo scardinano le vecchie regole e ci rendono incredibilmente come Dio, proprio mentre rimaniamo profondamente umani.

Giovanni don

Maio vi dico!

febbraio 10th, 2017 1 comment

Trump e tribunale di Dio (colored)

DOMENICA 12 febbraio 2017

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
(dal Vangelo di Matteo 5,17-37)

Gesù si contradice?

Ha appena detto: “non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli”, ma poi per ben 4 volte dice “avete inteso che fu detto… ma io vi dico…”. E arriva a dire che il suo discepolo nella vita religiosa deve far meglio di scribi e farisei, pur sapendo che i farisei e scribi erano famosi per la loro puntigliosità e precisione nell’applicare tutte le leggi religiose del tempo. Infatti proprio i farisei e gli scribi accuseranno più volte Gesù di trasgredire le regole religiose precise e ben consolidate, prima fra tutte quella del riposo del sabato.

Gesù dice che non è venuto ad abolire (letteralmente “distruggere”) la Legge e i Profeti, ma poi tante volte con il suo comportamento e le sue parole si mostra in chiara rottura con l’ambiente religioso più ortodosso.

Gesù dice qui che non è venuto a distruggere ma a “portare compimento”. Ed è questa la chiave per capire le parole di Gesù in questa pagina e tutta la sua storia.

Priama di tutto è bene sottolienare che queste parole di Gesù sono dentro il grande insegnamento iniziato sul monte delle Beatitudini.

Con le Beatitudini Gesù dà la chiave di interpretazione giusta di tutta la storia di Dio con gli uomini e di tutti gli insegnamenti precedenti, compresi i dieci comandamenti dati a Mosè sul monte Sinai.

Gesù smaschera più volte la falsa interpretazione data al suo tempo degli insegnamenti antichi di Dio, quando proprio coloro che erano chiamati ad indirizzare il popolo a Dio, in realtà erano di ostacolo con una serie di tradizioni e consuetudini che non avevano fondamento in Dio.

Quando Gesù parla di “Legge e Profeti”, non intende regole religiose da osservare, ma il piano stesso di Dio sull’umanità, un piano che ha al centro la relazione da figli e non da schiavi o semplici esecutori di regole.

Gesù non è venuto a distruggere la storia di Salvezza che aveva mostrato Dio come padre che guida l’umanità alla libertà di Figli, ma al contrario a renderla ancor più universale e legata alla vita di tutti.

Gesù mostra che davvero la “legge di Dio è uguale per tutti”, parafrasando il motto che si trova in tutti i tribunali italiani.

Quando dice più volte “ma io vi dico” non è per cambiare la legge, ma per renderla ancor più vera e universale.

Ad esempio quando nei comandamenti si dice di non uccidere, Gesù ricorda che si uccide anche con la parola, con la calunnia, con il pregiudizio e persino con il silenzio di chi non denuncia le ingiustizie.

E quando nella legge matrimoniale al tempo di Gesù era permesso un semplice biglietto scritto per cacciare la propria sposa, Gesù ricorda che non basterà certo un foglio di carta per ritenersi a posto con Dio e con la sposa. E facendo così riconosce il valore immenso della relazione e della parità tra uomo e donna.

Il brano dal Vangelo di Matteo è molto lungo e ricco di rimandi alla tradizione e pratica religiosa ai tempi di Gesù, e ci mostra come davvero anche per noi oggi è importante riscoprire il cuore della nostra fede e delle nostre regole religiose.

Gesù ci invita a verificare se la nostra vita di fede, anche se apparentemente fedele e devota, in realtà ci porta lontano dal Vangelo. Gesù ci ricorda ancora una volta che il punto di riferimento sono proprio le Beatitudini per poter capire se stiamo andando nella giusta direzione.

L’attenzione al povero, la ricerca della giustizia e della pace, lo stile mite e pacifico e la ricerca del bene del prossimo come prima preoccupazione, tutto questo ci rende fedeli per davvero al piano di Dio sull’umanità, e fa sì che anche noi non distruggiamo con le nostre stesse mani quella fede che pensiamo di professare, ma la portiamo a compimento, come ha fatto Gesù.

Giovanni don

Disegniamo la Chiesa

febbraio 3rd, 2017 3 comments

siete luce del mondo (colored)

DOMENICA 5 febbraio 2017

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

(dal Vangelo di Matteo 5,13-16)

La parola “Chiesa” che cosa ci fa venire in mente? Quale è la prima immagine che associamo?

Qualche giorno fa una maestra di prima elementare di un piccolo centro in provincia di Pisa ha chiesto di fare un disegno di una chiesa. Uno dei bambini non ha avuto esitazione e ha subito disegnato un calciatore con la maglia viola della Fiorentina, che si chiama appunto Federico Chiesa.

Qualcuno potrebbe pensare in modo triste che questo è proprio un segno dei tempi, nei quali si stanno perdendo tutte le tradizioni religiose e i significati della nostra fede. Ma siamo sicuri che se il disegno lo facessimo noi faremmo davvero la cosa più giusta e vicina al Vangelo?

I primi cristiani cosa avrebbero disegnato per rappresentare la parola “Chiesa”? Sicuramente non avrebbero disegnato un edificio, anche perché la Parola di Dio dice chiaramente che il luogo dove abita il Signore non è una casa di mattoni, ma la comunità vivente! E se ci lasciamo suggerire dal Vangelo di questa domenica, le immagini che ci vengono proposte sono quelle di un pugno di sale, di una lampada luminosa e una città su un monte.

Gesù dice ai suoi “voi siete il sale della terra”.

Il sale a quel tempo era così prezioso da essere usato anche come paga (da qui la parola “salario” per la paga del lavoratore) e anche come sigillo per i contratti (un pugno di sale gettato su un contratto firmato dalle parti).

I cristiani con la loro vita sono preziosi nel mondo e sono il segno che Dio ha stabilito una alleanza nuova tra lui e l’umanità. Ma se con la loro vita i cristiani non sono sale, il rischio è di contare meno della sabbia che si calpesta quando si cammina.

Gesù dice anche “voi siete la luce del mondo”.

Nel buio della storia mondiale e delle tante storie personali, quando manca vita e speranza, il cristiano con le sue opere diventa luminoso, splendente.

La “vostra luce”, come dice Gesù, è in quello che facciamo, nelle scelte secondo il bene e non secondo il male.

Le buone opere sono luce per il mondo. Noi siamo luce con una vita vissuta secondo lo stile e gli insegnamenti di Gesù, che brillano nel racconto evangelico e anche nella testimonianza di tanti suoi discepoli nel corso della storia.

Se penso alla mia esperienza di fede, posso dire di essere stato illuminato dalle parole del Vangelo unite alla testimonianza vissuta di tante persone che mi sono state accanto. La testimonianza luminosa del Vangelo mi è arrivata a cominciare dalla mia famiglia, dai preti e religiosi che ho incontrato, dalle mie catechiste e animatori che in parrocchia si sono presi cura della mia formazione, dai tanti amici e amiche che anche con piccoli gesti mi hanno fatto vedere la preziosità e luminosità degli insegnamenti di Gesù messi in pratica. E anche nella mia vita da prete in parrocchia, sono innumerevoli le testimonianze di buone opere che mostrano la luminosità della fede.

Ecco quindi delle immagini efficaci per disegnare la Chiesa: “sale prezioso” come preziosa è la testimonianza di fede dei cristiani, “luce splendente” che illumina le oscurità del mondo con le opere buone dell’amore, “città sul monte” per essere come comunità un punto di riferimento per tutti coloro che cercano accoglienza, comunione, pace.

Questa è la Chiesa secondo il desiderio di Gesù.

E forse anche un calciatore può essere una buona immagine della comunità cristiana. In fondo se ci pensiamo bene, l’allenamento costante spirituale con il Vangelo unito al gioco di squadra tra fratelli e sorelle, ci permette come Chiesa di raggiungere il nostro “goal”, che è quello di mostrare al mondo il volto di Dio come Padre, un padre che dona vita al mondo, attraverso di noi.

Giovanni don