Dal fango alla luce

marzo 24th, 2017 1 comment

vedere Dio (colored)

DOMENICA 26 marzo 2017

Quarta di Quaresima

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

(dal Vangelo di Giovanni 9, 1.6-9.13-17.34-38)

“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” dice la volpe al piccolo principe nel famoso romanzo di Antoine de Saint Exupèry.

Sembra proprio che sia questa la “morale” del racconto dell’evangelista Giovanni in questa domenica.

Gesù dona la vista ad un cieco, e questa guarigione mette in luce la grande cecità spirituale dei capi religiosi del suo tempo, incapaci di vedere oltre i loro interessi, quindi incapaci di vedere la verità delle persone e tanto meno Dio.

Cosa vedono i farisei? Dal loro punto di vista Gesù non viene da Dio e questo cieco guarito rimane tutto nei peccati. Sono davvero accecati dal pregiudizio e non colgono l’essenziale, che è Dio.

Mi colpisce il gesto di guarigione di Gesù che usa del fango messo sugli occhi per sanare la vista del cieco, che è poi invitato a bagnarsi nella piscina di Siloe il cui nome significa “inviato”.

E’ chiaro che questi gesti di guarigione sono un atto simbolico che ai primi cristiani e anche a noi richiama il battesimo che abbiamo ricevuto. Nell’acqua che ci ha immersi (battezzati) in Dio abbiamo ricevuto prima di tutto un dono, cioè quello di vedere non tanto con gli occhi ma con il cuore. Quel fango sugli occhi bene rappresenta tutto quello che noi stessi mettiamo e anche gli altri ci mettono davanti per non vedere bene Dio e il prossimo. Abbiamo del fango che “sporca” la nostra vista, e sono quei pregiudizi che ci accecano, e il dono della fede ci dà la possibilità di vedere più chiaramente noi stessi e gli altri e alla fine Dio stesso.

Dove è Dio?, Perché non si mostra nella nostra vita così piena di problemi, chiusure, paure, violenze…?
Forse è proprio perché non siamo capaci di vedere con il cuore, cioè con un atteggiamento di amore, di pazienza, di fiducia e di perdono, e allora non vediamo Dio.

Il cieco che è guarito “a sua insaputa”, perché all’inizio non è lui a chiedere la guarigione e nemmeno conosce Gesù personalmente. Ma pian piano il cieco che ha ricevuto il dono della vista diventa con la sua umanità e il suo coraggio, un vero credente.

Solo alla fine ha piena visione del suo guaritore e salvatore, Gesù. Solo alla fine dice con le labbra la sua fede “Credo, Signore!” dopo averla però manifestata in un dialogo coraggioso con quelli che dicono di credere in Dio ma in realtà sono incapaci di vederlo e riconoscerlo.

Riconosciamo dunque anche noi il fango che ci acceca, cioè tutto quello che accorcia o spegne il nostro sguardo spirituale, facendoci diventare giudici del prossimo e incapaci di amare.

Nella preghiera di questa Quaresima, laviamo i nostri occhi con la parola di Dio che pian piano ci apre orizzonti nuovi e allarga il cuore e ci rende capaci di vedere la vita con lo sguardo d’amore di Dio.

Giovanni don

Gesù e il brutto anatroccolo

marzo 17th, 2017 1 comment

samaritana spritz (colored)

DOMENICA 19 marzo 2017

Terza di Quaresima

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».

Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 

Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

(Dal Vangelo di Giovanni 4,5-42)

Mi ha sempre commosso la favola del brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen che racconta di questo uccello che alla nascita in mezzo ad una covata di un’anatra è deriso da tutti perché grosso e grigio, così diverso dagli altri anatroccoli.

La favola ci racconta del suo continuo fuggire e del fatto che è costretto nascondersi per non venire picchiato e ucciso. Lui stesso, continuamente vessato dai giudizi negativi di chiunque incontra, finisce per considerarsi indegno di vivere perché irrimediabilmente brutto e inutile.

Solo dopo un duro e lungo inverno, dopo essere cresciuto e specchiandosi nel laghetto sul quale sta nuotando, scopre che è un bellissimo cigno, proprio come quei stupendi uccelli bianchi dal collo lungo e dai movimenti aggraziati che vedeva da lontano e che invidiava.

Nel racconto del Vangelo di questa domenica, una donna si reca al pozzo per attingere l’acqua nell’ora più calda del giorno. Andare al pozzo a mezzogiorno non è per niente usuale per quei tempo, e questo ci rivela che questa samaritana per via della sua vita scombinata ha vergogna di incontrare altre persone, delle quali sente il giudizio continuo. E’ solo un piccolo indizio narrativo che non può sfuggire a chi ascoltava il Vangelo. Che ci fa questa donna lì a quell’ora, non è per niente conveniente! E che ci fa Gesù presso un pozzo a conversare con una donna che è per giunta samaritana, quando la Samaria è per un giudeo un luogo di eresie e di persone poco di buono. Anche gli apostoli si meravigliano di questa scena…

La donna mi sembra proprio come il brutto anatroccolo della favola di Andersen, che specchiandosi nel pozzo vede solo la sua vita piena di relazioni sbagliate e giudicata male dalla gente e sicuramente anche da Dio. Questa donna si trova di fronte questo giudeo che le fa una richiesta strana e questa la mette in allarme perché non sa quale fine ha (cerca una moglie? Una schiava? Mi vuole giudicare?)

Non ci sono miracoli in questa storia, come verrà invece nei Vangeli che ascolteremo le prossime domeniche (il cieco guarito e la resurrezione di Lazzaro), ma un miracolo possiamo vederlo anche qui. E’ il miracolo dell’amore senza giudizio, che riesce a vedere anche nell’essere più negativo qualcosa che porta a Dio.

Gesù trasforma questa donna da “brutto anatroccolo” religioso e sociale, in una credente e testimone di fede. Questo è possibile perché Gesù vede un cigno dentro questa donna, e la fa crescere spiritualmente in un dialogo che parte da una cosa molto materiale come bere dell’acqua al parlare di Dio, di preghiera, di acqua viva che è lo Spirito di Dio, cioè il suo amore. La samaritana pian piano passerà dal vedere Gesù come semplice uomo al riconoscerlo come il Messia che tutto conosce e che le cambia la vita.

Questa donna lasciando la sua preziosissima brocca per attingere l’acqua ai piedi del pozzo, ora diventa una testimone di fede che annuncia il Messia, e diventa il volano di nuovi incontri con Gesù e di nuove conversioni.

La donna specchiandosi in Gesù ha visto il cigno della sua anima, quello che Dio ha messo nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, qualsiasi sia la sua vita e le sue sofferenze.

C’è voluto un dialogo personale e un incontro vero, senza pregiudizi e senza pretese. E’ lo stesso dialogo che siamo invitati ad avere ciascuno di noi personalmente con Gesù, che vuole che scopriamo la bellezza della nostra anima nascosta dal grigiore di tante fatiche, peccati, errori e sofferenze.

E come Chiesa, siamo chiamati a trasformare le nostre comunità cristiane come quel pozzo di Giacobbe, dove chiunque arriva si sente accolto, amato e può così spiccare il volo della fede.

Giovanni don

impariamo a guardare in alto

marzo 11th, 2017 1 comment

trasfigurazione distratta (colored)

DOMENICA 12 marzo 2017

Seconda di Quaresima

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»

(dal Vangelo di Matteo 17,1-9)

Ricordo bene una gita a Verona fatta con un gruppo di adolescenti ai quali facevo da guida non tanto tempo fa. Durante la mezza giornata di cammino in mezzo alle strade e monumenti in una bellissima giornata di sole, mi è capitato più volte di richiamare i ragazzi che singolarmente o a piccoli gruppi erano piegati sui loro cellulare per giocare o messaggiare. Mi spiaceva molto che mentre facevo loro notare le bellezze che avevano attorno, loro invece erano “prigionieri” di altri interessi piegati sul piccolo schermo che avevano in mano. Li ho invitati più volte, specialmente quelli più resistenti, a rimettere in tasca il telefono o ad usarlo per fotografare le cose, per alzare lo sguardo e godere di cose così artisticamente belle e uniche. Ma mentre facevo così mi veniva da pensare quante volte io stesso, prigioniero del mio inseparabile telefono, sono stato distratto e non ho visto quello che mi stava attorno e soprattutto chi mi stava attorno.

E’ facile qui cadere in una condanna dei mezzi di comunicazione moderna, che è inutile e tutto sommato stupida. Semmai è sempre bene verificare come usiamo questi mezzi, ma soprattutto quale è il mio e nostro atteggiamento nei confronti della realtà che sta attorno a noi, ma anche “sopra” di noi in senso più spirituale.

Pietro, Giacomo e Giovanni sono portati da Gesù su questo monte alto per una lezione di apertura mentale.

Non hanno telefonini che li possano distrarre, ma hanno una chiusura mentale creata dalla paura umana di non vedere futuro in Gesù e nella loro missione. Sono impauriti perché il loro Maestro sembra sempre più orientato alla sconfitta per via delle scelte che fa verso i più lontani, per la scelta di povertà nell’azione, e per la crescente opposizione da parte dei religiosi del suo tempo.

Potremmo dire che la mentalità che genera i sentimenti dei discepoli non è molto distante da quella del diavolo tentatore, che aveva tentato Gesù sul monte altissimo da cui si vede in basso ogni regno della terra, facendo intuire che la soluzione di tutto sembra proprio l’avere potere e gloria.

Ecco allora che Gesù porta i discepoli sempre su un monte ma non per guardare in basso e ripiegarsi su di se stessi, ma per imparare a guardare in alto e oltre.

Gesù vuole insegnare che dopo la sconfitta della croce c’è la vita, e anzi la croce non sarà una sconfitta ma la vittoria dell’amore. Gesù vuole insegnare ai suoi discepoli che Dio è dalla sua e dalla loro parte, e che quello che sta succedendo è pienamente nel piano di Dio (Mosè e Elia, che parlano con Gesù… lo confermano come due testimoni).

Pietro che ancora una volta si mostra testardo come una pietra, vorrebbe trasformare quel luogo in un altro luogo di culto e puramente simbolico (“facciamo qui tre capanne… come la festa ebraica detta “delle capanne”), ma proprio la voce di Dio che misteriosamente li avvolge, indica a Pietro e agli altri che è Gesù quello da ascoltare, sempre, in ogni situazione, credendo che anche in mezzo alle sconfitte, povertà e alla croce, Gesù rimane quella la via da seguire che porta a Dio.

Gli apostoli sono chiamati ad aprire di più gli occhi e ad allargare i loro orizzonti mentali e spirituali. Non è una sforzo facile, perché sono stati abituati a vedere solo se stessi e i loro piccoli orizzonti.

“Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” è un invito fatto anche a me e a tutti noi oggi, che pur avendo i mezzi per vedere molte più cose che ai tempi di Gesù, spesso siamo prigionieri lo stesso di vedute piccole e rivolte “in basso”

Tutto il tempo che dedichiamo allo spirito, alla lettura e conoscenza del Vangelo, alla preghiera, non è tempo perso e inutile, ma al contrario tempo in cui impariamo a guardare in alto per scoprire realmente la bellezza di Gesù che ci avvolge e dà una luce nuova alla nostra vita.

Magari anche una app sul telefono con il Vangelo ci può aiutare in questo, e forse anche una chat in cui non solo critichiamo o lanciamo messaggi futili e di odio, ma ci mettiamo in contatto con idee diverse dalle nostre, anche per approfondire la nostra fede. Magari con il telefonino riusciamo a conoscere meglio quello che ci circonda e diventiamo meno superficiali.

Quindi non è il mezzo tecnologico che fa problema, ma la nostra voglia e impegno ad elevare di più lo sguardo verso il fratello che abbiamo vicino e verso Dio che abbiamo sopra di noi.

Diamo tempo alla preghiera come sentiero che ci porta anche solo per qualche momento più in alto, così dal monte della nostra fede vediamo noi stessi con una luce nuova, quella vittoriosa di Gesù.

Giovanni don

 

 

un diavolo per “amico”

deserto senza internet (colored)

Un diavolo per “amico”

DOMENICA 5 marzo 2017

Prima di Quaresima

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

(dal Vangelo di Matteo 4,1-11)

Il diavolo che si presenta come amico di Gesù, non come suo nemico. Ma non è un vero amico.

Il Maestro rimane 40 giorni e 40 notti nel deserto, e questo numero fortemente simbolico nella Bibbia, indica che Matteo ci racconta non solo un periodo della vita di Gesù, ma tutta la sua vita che in questo soggiorno nel deserto è sintetizzata. Tutta la vita di Gesù  fino alla morte e resurrezione sarà caratterizzata da queste tentazioni/seduzioni fatte in modo amichevole da chi gli starà più vicino, dai rappresentanti religiosi e persino dai suoi più stretti amici, i discepoli.

Il tentatore si presenta infatti più come un seduttore, che proprio nel momento del bisogno (Gesù è affamato, assetato e stanco) si fa vicino e gli offre la soluzione alle sue sofferenze.

E le parole che il seduttore usa sono addirittura lusinghiere per Gesù. “Se tu sei il Figlio di Dio…”, equivale ad una affermazione di fede, cioè “Visto che tu sei Figlio di Dio…”, e da qui la proposta di usare per se stesso quei poteri che Gesù possiede e che nel corso della sua missione manifesterà appieno (moltiplicare il cibo, guarire malattie, resuscitare morti, camminare sull’acqua…)

Davvero Gesù nel deserto è come noi nella nostra vita umana e di fede. Anche noi siamo accompagnati in tutta la nostra esistenza dalla debolezza e dalla fatica di mantenere la coerenza ai nostri valori, a quello che ci è stato insegnato e alla fede che professiamo. Ci sono tante occasioni in cui siamo davvero tentati di scegliere la strada più semplice del potere e della ricchezza per risolvere i nostri problemi. Siamo sedotti a pensare che solo facendo quello che vogliamo, e solo avendo tanti mezzi concreti e pensando a noi stessi siamo felici e al sicuro. E come avviene per Gesù nel deserto, il volto del seduttore è un volto amichevole e vicino. Può avere il volto di chi ci sta accanto ma anche il nostro stesso volto allo specchio, quando diciamo a noi stessi che l’unica vera via per la salvezza è pensare a noi stessi e basta.

Gesù davvero è come noi, come me, nel mio cammino, e già questo mi consola e mi invita a scoprire come Lui è riuscito a vincere queste seduzioni e rimanere fedele a se stesso e alla sua strada.

Gesù “combatte” con quella Parola di Dio che lo stesso tentatore/seduttore usa per deviarlo: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo” e “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.

Gesù uomo è reso forte dalla sua fiducia in quello che Dio ha detto ad ogni uomo nella Scrittura.

Ecco che allora il Tempo di Quaresima è un tempo importante per dare spazio alla Parola di Dio, per imparare bene la vita, i gesti e le parole di Gesù. Lui è con noi nel nostro deserto perché è compagno di vita e maestro di vita.

Nel deserto della nostra vita troveremo anche tante seduzioni che ci tentano in modo amichevole di portarci fuori strada, come è successo a Gesù. Non è un cammino facile, lo sappiamo fin da subito, ma è un cammino che alla fine ci mostrerà il vero volto di Dio e il nostro vero volto, facendoci sperimentare la forza che abbiamo dentro nonostante tutto.

La Quaresima è anche il tempo per imparare a stare accanto gli uni gli altri proprio nel cammino difficile della vita e della fede, con un atteggiamento da veri amici e non da falsi amici. Siamo chiamati non giudicarci ma a sostenerci gli uni gli altri con lo stile forte e da amico vero proprio di Gesù.

Giovanni don