La chiamano Trinità

maggio 21st, 2016 4 comments

trinità matematica (colored)
DOMENICA 22 maggio 2016
Santissima Trinità

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
(dal Vangelo di Giovanni 16,12-15)

“Lo chiamavano Trinità” è il titolo di un vecchio film con Bud Spencer e Terence Hill. Riprendendo il filone dei western all’italiana ne fa una versione comica.
Come sempre i film sono la versione caricaturale della realtà, e specialmente quelli ambientati nel passato, per quanto cerchino di essere verosimili nelle ambientazioni, nei costumi e nei dialoghi, non potranno mai essere la fotocopia della realtà rappresentata.
Dio lo chiamiamo Trinità, così come la Chiesa ha cercato di comprenderlo seguendo gli insegnamenti di Gesù. Non è stato per niente facile arrivare a questa consapevolezza e a definirlo con un dogma. Ci sono voluti secoli di discussioni, scontri e dibattiti per arrivare a dire che Dio è uno e trino, unità di sostanza divina e trinità di persone. La Chiesa ha creduto quello che Gesù aveva promesso, e che è detto nel Vangelo di questa domenica: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità…”
Lo Spirito di Dio che entra nel cuore di ogni singolo credente e nella Chiesa come comunità di persone, ci guida a comprendere Dio senza mai arrivare a definirlo completamente. E’ importante mantenere la consapevolezza che il discorso su Dio non può essere concluso con una formula teologica, ma ha bisogno di entrare nel cuore di ciascuno, in ogni tempo e luogo.
Comprendere chi è Dio, così come ci viene svelato dalla storia di Gesù, non è come un film, che riduce tutta una storia in un paio di ore, con la scritta “the end” che chiude il discorso di tutta la vicenda. Comprendere Dio nella sua immensità e profondità significa entrare in relazione con lui, così come Cristo ha insegnato e testimoniato.
Cosa significa quindi dire che Dio è Trinità?
Mi aiuta un altro vecchio film, di un autore polacco, che ha realizzato pellicole non certo leggere e facili, ma ricche di spiritualità. In “Decalogo 1 – Io sono il Signore Dio tuo” del 1988, Krzysztof Kieslowski immagina un bambino che chiede alla nonna se lei crede davvero in Dio. Alla risposta affermativa, lui chiede ancora alla nonna “Ma sai chi è Dio?”. La nonna, con un sorriso, non dice una parola, ma apre le braccia e stringe a se il bambino, e gli chiede “Cosa senti adesso?”. Il bambino risponde “Ti voglio bene!”. La nonna risponde “questo è Dio!”
Ecco cosa è la Trinità. Una esperienza di amore che avvolge, stringe, sorregge e protegge. E’ questo quello che Gesù ha fatto con i suoi amici, insegnando a fare altrettanto. In questa esperienza di amore che avvolge, c’è la spiegazione di Dio Trinità.
E non è un film che si conclude in un tempo o massimo due. L’esperienza di Dio uno e trino è come il titolo di un altro film fantastico, è una “Storia infinita”

Giovanni don

Annunciatori come in un film muto

maggio 14th, 2016 2 comments

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DOMENICA 15 maggio 2016
PENTECOSTE

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
(dagli Atti deli Apostoli 2,1-11)

Nel 2012 un film francese molto originale “The Artist” vinse diversi premi Oscar e fece successo nonostante fosse un film in bianco e nero e muto. La storia ambientata verso la fine degli anni ’20 è quella di un attore, divo assoluto del cinema muto di quegli anni, che non riesce ad adattarsi al progresso della cinematografia con l’evoluzione tecnologia del sonoro. Abituato a recitare e a costruire storie riducendo al minimo i dialoghi scritti nei cartelli tra una scena e l’altra, non ritiene sia un progresso “dare la voce” agli attori.
Sappiamo bene come andò la storia del cinema, e di come il sonoro si impose nella produzione cinematografica, e sappiamo come il cinema sonoro seppellì il cinema muto con una produzione enormemente più variegata.
La particolarità del film del 2012, è che è girato e costruito proprio come si facevano i film durante il periodo del cinema muto, e gli attori comunicano principalmente con i gesti e la mimica facciale. Le poche battute sono lasciate ai cartelli messi durante le scene, gli unici tradotti in lingua italiana. Vedendo il film ho pensato come è vero che la comunicazione umana più vera non passa esclusivamente attraverso le parole, ma da tutto un modo di porsi gli uni con gli altri. Possiamo comunicare amore, odio, felicità, tristezza, pazienza, rabbia e tutto quello che siamo anche con il solo atteggiamento, con il modo di muoverci, da come stiamo con gli altri, da come sorridiamo o mostriamo il viso triste o arrabbiato, da come ci mettiamo vicino o stiamo distanti dal prossimo, da come puntiamo il dito o apriamo una mano in segno di pace…
La nostra vita, ancor prima che con le parole, comunica in modo chiaro quello che siamo e quello che pensiamo.
Lo Spirito Santo scende in questa piccola comunità di apostoli e li rende capaci di comunicare a tutto il mondo le meraviglie di Dio, cioè il messaggio di Gesù morto e risorto. E’ questo il primo miracolo della Chiesa, che proprio nel comunicare a tutti Gesù trova la sua missione e il centro della sua identità.
La Chiesa riceve il dono e il compito di comunicare il Vangelo, la Buona Novella di Gesù a tutti, senza temere diversità di lingue, costumi, nazionalità, culture e luoghi di provenienza.
Il Vangelo è per tutti, e la lingua parlata non è assolutamente un ostacolo, perché il modo di comunicare principale che abbiamo è la vita nella sua interezza. Ed è dentro questa vita personale e comunitaria che scende lo Spirito Santo a far sì che sappiamo parlare di Gesù in modo comprensibile per tutti. Infatti lo Spirito di Dio ci insegna il linguaggio universale che tutti comprendono, senza traduzioni simultanee o cartelli di spiegazione, ed è il linguaggio dell’amore.

Giovanni don

Gesù soprattutto

maggio 7th, 2016 1 comment

ascensione 2016 (colored)
DOMENICA 8 maggio 2016
Ascensione del Signore

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio
(dal Vangelo di Luca 24,46-53)

All’interno del Duomo di Venzone, in Friuli, si trova una singolare scultura di legno, nella quale sono rappresentate un gruppo di persone, giovani, bambini e anziani, che protendono le mani verso il cielo. E’ una scultura del 1996 di un artista del luogo, Franco Maschio, inserita come memoriale nella chiesa ricostruita dopo il terremoto che nel maggio 1976, giusto 40 anni fa, l’aveva praticamente rasa al suolo.
TRIESTE 4 agosto 2006L’opera, il cui titolo si rifà alle parole dal salmo 129 “Dal profondo a te grido o Signore”, vuole ricordare la tenacia e la speranza dei friulani dopo il sisma che aveva fatto quasi mille morti e ingentissimi danni.
Le figure messe a cerchio, scolpite dentro un grande tronco di cedro, hanno le mani aperte e alte sulla testa sotto la volta del Duomo del XIV secolo. L’impressione è quella di voler non solo risorgere dopo essere state atterrate dal sisma, ma anche di voler sostenere il tetto, perché il cielo non crolli di nuovo sopra di loro, distruggendo ancora le case e la vita. La scultura mi sembra voglia comunicare anche un compito che i friulani si sono dati, quello di non farsi schiacciare ancora, ma di testimoniare anche ad altri la speranza di poter sempre e comunque risorgere. E’ un invito a tener vivo il desiderio di cielo, di speranza e di infinito che ogni persona porta in se…
Mi è venuta in mente questa emozionante scultura, quando ho letto il doppio racconto della ascensione di Gesù al cielo, che l’evangelista Luca fa alla fine del vangelo e all’inizio del libro degli Atti degli Apostoli.
Mi sono immaginato gli apostoli mentre vedono Gesù sparire nei cieli, luogo simbolico dell’abitazione di Dio, spazio infinito e eternamente aperto, e con il desiderio che questi cieli non si chiudano su di loro.
Me li immagino con le mani aperte e alte, ricche di speranza e di desiderio di non farsi più schiacciare dalla paura e dal sentirsi abbandonati da Dio. Gesù sale in cielo, non per scomparire, ma per diventare eternamente disponibile e per far sì che l’uomo non smetta di sperare anche nelle situazioni più buie e “schiaccianti”.
“Di questo voi siete testimoni” dice Gesù dopo aver riassunto in poche parole la sua missione e il senso della morte in croce. Morte, risurrezione e misericordia per ogni uomo: è tutto questo quello che i discepoli possono testimoniare a partire dalla loro esperienza da portare a persona che incontreranno.
Hanno quindi un compito non facile, ma ancora una volta dal cielo, cioè dall’infinito amore di Dio sempre disponibile, scende una potenza che è lo Spirito Santo.
Gli apostoli, come nella scultura di Venzone, aprono le mani e il cuore a questo dono dall’alto, sentendo il cielo non minaccioso o inaccessibile, ma come casa di Dio e casa dell’uomo. Questo primo gruppo di discepoli, che iniziano a costruire la Chiesa nella quale siamo noi oggi, sanno che hanno il compito non sempre facile di tenere aperto il passaggio tra l’uomo e Dio, sull’esempio e secondo l’insegnamento di Gesù.
Gesù che sale in cielo ci insegna che lui è sopra tutto.
Gesù è sopra ogni nostra pretesa di potere con il quale spesso ci schiacciamo gli uni gli altri. E’ sopra la nostra schiena piegata nei momenti di fatica e sfiducia. E’ sopra le nostre piccolezze e chiusure invitandoci a ampliare l’attenzione verso gli altri.
Gesù è sopra ogni cosa e sopra ogni realtà umana, e ci invita ad alzare le mani, la mente, lo sguardo e il cuore.
Anche San Paolo pensando a Gesù che sale in cielo scrive ai cristiani di Colossi: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3,1)
Cercare Gesù, sempre… soprattutto.

Giovanni don
ascensione e star wars (colored)

Abitati da Dio

aprile 30th, 2016 2 comments

Dio abita in noi (colored)
DOMENICA 1 maggio 2016
Sesta di Pasqua

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
(dal Vangelo di Giovanni 14,23-29)

Nel corso dei secoli la Chiesa, dal momento in cui esce dalla clandestinità per le persecuzioni dei primissimi secoli, ha costruito edifici di culto che in maniera sempre più magnifica hanno rappresentato la sua fede. La storia dell’arte ci ha consegnato chiese sempre più grandi e ardite, ricche di opere d’arte. E’ capitato che nei secoli le chiese spesso venissero distrutte non solo da eventi naturali, ma dalle guerre, quando chi vinceva, per poter ribadire la propria supremazia, distruggeva i luoghi simbolo della cultura e della fede dell’avversario. Capita purtroppo anche oggi che alcuni edifici cristiani siano oggetto di saccheggio e distruzione in quei luoghi dove si vuole cancellare la presenza cristiana anche quando i cristiani sono stati già uccisi o cacciati dal territorio.
Il luogo di culto rappresenta sempre una storia e una tradizione religiosa di un popolo, e questo vale ovviamente anche per noi cristiani. E nella nostra Europa, e in particolare in Italia, le chiese con i loro campanili, al centro del paese o delle città, raccontano la fede in Dio e la storia di una comunità che crede che Dio abita in mezzo alle case.
Ma dove abita realmente Dio? Quale è la più degna dimora nella quale Dio può sentirsi a casa?
Se la chiesa-edificio è simbolo di una fede, il luogo scelto da Dio per abitare è però un altro, e non può essere sostituito da nessun edificio, per quanto grande e ricco che sia.
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. In questa affermazione solenne pronunciata da Gesù ai discepoli nell’ultima cena, il Maestro insegna che il luogo dove Dio abita è il cuore dell’uomo che ama. Dove c’è una persona o più persone che vivono l’amore nello stile di Gesù, Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, prende dimora proprio li. Ed è per questo che la comunità di cristiani che vuole costruire la più degna dimora per il Dio in cui crede, non ha altra strada che coltivare la comunione e l’unità insieme al servizio e il dono per il prossimo.
In questa casa fatta di vita, di persone e di relazioni umane vere, Dio trinità abita comodamente, e chiunque entra può sperimentare lo stupore di conoscere Dio da vicino, senza dover guardare verso l’alto, verso un cielo infinito e distante, dove spesso si pensa sia rifugiato Dio lontano e indifferente agli uomini.
Dio non sta in cielo e non sta nemmeno tra le dorati pareti di una chiesa, ma è nel cuore dell’uomo che ama, cioè dell’uomo vero, quello che è nei piani di Dio fin dalla Creazione.
La storia di San Francesco di racconta di una sua visione, quando il crocifisso dentro la chiesetta mezzo distrutta di San Damiano, gli parla e gli dice “va’ e ripara la mia casa che è in rovina”. Il Santo di Assisi pensa subito che il mandato sia quello di ricostruire la piccola chiesa diroccata, ma pian piano comprende che la chiesa da riparare è la Chiesa di persone. E con una estrema fedeltà al vangelo farà proprio questo, arrivando persino a Roma davanti al papa con il suo progetto di restauro dei cuori e non delle pareti.
E’ lo Spirito Santo che insegna al cuore di fare la nostra parte nel tenere la vita aperta a Dio che abita in noi. E’ lo Spirito di Dio che ci aiuta a fare spazio in noi e nella comunità perché ci sia davvero spazio per gli insegnamenti di Gesù.
E’ lo Spirito Santo che ci toglie la paura, e come dice Gesù ai suoi, ci fa sentire in pace con Dio e tra di noi.
Con questo Spirito di amore e di coraggio, la paura che tende a farci mettere sempre sulla difensiva, cede il posto alla fiducia, e nonostante tutti problemi e anche in caso che tutte le chiese-edificio vengano distrutte, il Vangelo di Dio non viene eliminato dal mondo, e nell’amore che abbiamo, Dio continua ad abitare nel mondo, dentro di noi.

Giovanni don

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