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		<title>il miracolo dei gesti semplici</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 16:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 9 giugno 2013 In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1825" rel="attachment wp-att-1825"><img src="http://i2.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/06/resurrezione-del-ragazzo-colored.jpg?resize=590%2C417" alt="resurrezione del ragazzo (colored)" class="alignright size-full wp-image-1825" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong>DOMENICA 9 giugno 2013</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.<br />
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.<br />
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.<br />
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».<br />
Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.<br />
( dal Vangelo di Luca 7,11-17)</p></blockquote>
<p><strong>Papa Francesco prende un rosario lanciato al volo da un pellegrino…<br />
Papa Francesco, finita la messa, esce per primo e saluta i fedele sulla porta della chiesa…<br />
Papa Francesco aiuta una signora disabile a prendere la borsa che le è caduta….<br />
Papa Francesco inizia sempre i suoi discorsi con “buon giorno” e “buona sera”…<br />
Non possiamo riconoscere che molto spesso sono queste le notizie che vengono messe in prima pagina riguardo papa Bergoglio.<br />
Come mai fa così tanto notizia che un papa raccolga una borsa caduta ad una signora o che dica “buona sera”? Forse perché i gesti semplici di umanità quotidiana stanno diventando rari?<br />
Nel Vangelo di questa domenica uno degli elementi di straordinarietà non è tanto la resurrezione del morto, ma proprio il gesto di profonda umanità che Gesù compie avvicinandosi con vera e sincera compassione a questa vedova che piange il figlio morto. Se a noi pare una cosa scontata, non lo era affatto al tempo di Gesù. Le vedove e gli orfani erano le categorie più deboli di quel tempo, e più volte anche i profeti richiamavano ai credenti di Dio la priorità della carità verso di loro, segno che molto spesso erano abbandonati al loro destino di povertà anche da chi si considerava religioso e fedele a Dio.<br />
Gesù è straordinario anche e prima di tutto in questa compassione (compatire… cioè provare lo stesso dolore) che lo muove a fare quello che è in suo potere, superando anche pregiudizi e chiusure. Gesù si troverà molto spesso di fronte alla scelta di mettersi dalla parte del povero, e non avrà dubbi di agire sempre per il bene dell’uomo, anche se questo lo porta a trasgredire le regole “religiose” del suo tempo (ad esempio quando opera guarigioni in giorno di sabato…).<br />
Gesù viene acclamato profeta, e in Lui viene vista la potenza della presenza di Dio. Questo accade per la sua capacità di resuscitare dai morti (secondo le profezie legate alla venuta del Messia), ma anche per la sua estrema compassione e capacità di toccare le povertà umane in nome di Dio.<br />
Noi non siamo capaci di resuscitare i morti, perché questa rimane una prerogativa di Dio, ma abbiamo la stessa capacità di Gesù di compatire e di non rimanere ciechi difronte alle povertà e sofferenze di chi incrociamo sulla nostra strada.<br />
Molto spesso si tratta di gesti piccoli e ordinari, con i quali possiamo rendere “miracolosa” la nostra umanità, facendola specchio dell’umanità di Cristo.<br />
Un papa che fa gesti veri e sinceri di piccola umanità non sminuisce certo il suo ruolo di capo della Chiesa universale, anzi forse la esalta. Se in tempi passati (ma anche recenti purtroppo) l’autorità si serviva del distacco umano e della distanza per sottolineare il proprio ruolo e il proprio compito in mezzo (e sopra) gli altri, Gesù nel Vangelo ci ricorda che proprio il più grande per essere riconosciuto come tale deve farsi piccolo e vicino ai piccoli, anche a costo di apparire inadatto e magari ridicolo agli occhi di molti.<br />
Gesù stupiva quando andava  mangiare con i peccatori, quando si intratteneva con i bambini, quando parlava con donne e con coloro che erano ritenuti lontani da Dio. Gesù stupisce anche in questo suo piangere per una povera vedova. Ed è proprio così che mostra la sua vera umanità divina, e insegna a noi a fare altrettanto, anche con i gesti semplici della vita di tutti i giorni.</strong><br />
Giovanni don</p>
<p><strong></p>
<blockquote><p>DAI SEGNI DEL POTERE AL POTERE DEI SEGNI<br />
di Tonino Bello, vescovo di Molfetta (1935-1993)</p>
<p>“Sulle Murge baresi da cui provengo, ho visto passare cingolati, carri armati di media stazza: 3 miliardi l&#8217;uno!!! Si costruirebbero caseggiati con 35 alloggi per ospitare 35 famiglie senza tetto. Non ci sarebbe bisogno degli episcopi per tamponare; qualcuno dice: &#8220;Cosa fai? metti negli episcopi gli sfrattati .. va bé .. ma cosa fai? due, tre, cinque famiglie nelle chiese &#8230; ma sono tanti gli sfrattati!!&#8221;</p>
<p>Vedete, noi come credenti ma anche come non-credenti non abbiamo più i segni del potere. Se noi potessimo risolvere tutti i problemi degli sfrattati, dei drogati, dei marocchini, dei terzomondiali, i problemi di tutta questa povera gente, se potessimo risolvere i problemi dei disoccupati, allora avremmo i segni del potere sulle spalle. Noi non abbiamo i segni del potere, però c&#8217;è rimasto il potere dei segni, il potere di collocare dei segni sulla strada a scorrimento veloce della società contemporanea, collocare dei segni vedendo i quali la gente deve capire verso quali traguardi stiamo andando e se non è il caso di operare qualche inversione di marcia. Ecco il potere dei segni e i segni del potere. I segni del potere non ne abbiamo più, non dobbiamo averne; ecco perché non dobbiamo neanche affliggerci.</p>
<p>Io come Vescovo adesso non mi debbo affliggere più che tanto perché ci sono 3.000 marittimi nella mia città di Molfetta che sono sbarcati perché ormai le compagnie navali sono in crisi, imbarcano i terzomondiali ecc.Non devo risolvere io il problema ma le istituzioni; però io devo esprimere solidarietà con questa gente, devo dividere cioè il loro pane nero. Non devo dividere soltanto la mia ricchezza ma devo dividere anche la loro miseria, la povertà di quella gente, lo stile, la sofferenza, tutti grossi problemi”</p>
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		<title>La forza invincibile del pane</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 17:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 2 giugno 2013 Corpo e Sangue del Signore In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1821" rel="attachment wp-att-1821"><img src="http://i1.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/05/Corpus-Domini-2013-colored.jpg?resize=590%2C415" alt="Corpus Domini 2013 (colored)" class="alignright size-full wp-image-1821" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong>DOMENICA 2 giugno 2013<br />
Corpo e Sangue del Signore</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.<br />
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».<br />
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.<br />
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.<br />
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.<br />
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.<br />
(dal Vangelo di Luca 9,11-17)</p></blockquote>
<p><strong>Che singolare coincidenza questo 2 giugno 2013: Festa della Repubblica e Corpus Domini…<br />
A Roma, se pur in forma ridotta a causa della crisi, sfileranno tutti i corpi militari e di polizia dello Stato, in occasione della Festa della nostra Repubblica. In altri contesti e anche altre  epoche, lo sfilare dei vari corpi d’armata era occasione per mostrare la forza “muscolare” della Nazione, fatta di soldati e mezzi di distruzione. Mi vengono in mente le parate militari in Piazza Rossa a Mosca, durante il periodo sovietico, con il dispiegarsi davvero stupefacente di perfette coreografie di migliaia di soldati insieme a carrarmati e porta missili nucleari. Era un chiaro messaggio al mondo occidentale di una forza da temere.<br />
Tornando al nostro 2 giugno, credo che l’intenzione della sfilata sia molto diversa. Al di la delle polemiche più o meno condivisibili su questa manifestazione nella Capitale, è importante riconoscere un ruolo non piccolo dei vari corpi di armata, di polizia e di soccorso civile che operano nel nostro territorio nazionale e a nome nostro in altre nazioni.<br />
Quest’anno la festa e la parata di Roma coincidono con questa solennità del Corpus Domini, molto sentita soprattutto dalla nostra tradizione cristiano cattolica. Tutte le parrocchie italiane in questa occasione organizzano in modi diversi processioni e omaggi all’Eucarestia. Le tradizioni a riguardo sono davvero molto varie a seconda dei cari contesti e delle varie comunità. Ma in tutte si renderà onore e si porterà in corteo per le vie dei paesi e delle città il pane eucaristico, il Corpo del Signore. Gli apparati scenografici adottati sono a volte davvero stupefacenti, e la pietà popolare ha prodotto nel corso dei secoli strutture e oggetti di grande valore, ostensori, candelabri, baldacchini…, tutti destinati a sottolineare l’importanza e centralità dell’Eucarestia. Al centro, è bene sottolinearlo, per quanta ricchezza e fasto si possa costruire attorno, rimane un piccolo e povero pezzo di pane. Ed è quello il corpo da adorare, seguire, e soprattutto da assumere nella vita.</p>
<ul>
Il Vangelo ci racconta di un segno forte che Gesù ha dato ai suoi e alla folla che lo seguiva. Ci racconta di una condivisione umana di poche cose, che con Gesù si moltiplicano. Il miracolo della moltiplicazione dei pani e pesci è possibile solo perché qualcosa è stato messo a disposizione da qualcuno. Quei cinque pani e due pesci, saltano fuori e vengono distribuiti a tutti senza che finiscano, perché qualcuno li ha messi a disposizione e ha creduto che Gesù era capace di farne qualcosa di buono.<br />
Se stupiscono le dodici ceste di pezzi avanzate portate via, segno della sovrabbondanza dell’azione di Gesù, stupisce anche quel poco messo a disposizione e che è determinate per il miracolo. Il nulla moltiplicato  è sempre nulla, mentre il poco diventa molto.<br />
Penso che sia questo il messaggio forte che Gesù vuole lasciare ai suoi discepoli: credere che non siamo così poveri da non poter condividere comunque qualcosa, e che è questo che cambia il mondo in modo sovrabbondante.<br />
Gesù stesso ha dato il suo corpo e il suo sangue, con la certezza che il suo dono, anche se apparentemente insignificante nella vastità della storia umana, avrebbe dato senso a tutta l’umanità e avrebbe sovrabbondato per ogni uomo di ogni epoca e luogo.<br />
“Fate questo in memoria di me” ha detto Gesù ai suoi. Ripeterlo ogni volta che celebriamo l’Eucarestia, ci ricorda che anche il nostro corpo, il nostro sangue, la nostra vita, con la sua concretezza e a volte piccolezza, se dati con amore diventano forza per chi ci sta accanto e anche oltre.<br />
Il Signor Gesù ci ha invitato a mangiare il suo corpo, cioè ad assumere la sua vita dentro di noi, per diventare ogni giorno sempre più quello che mangiamo, cioè Lui… Adorare l’Eucarestia, come si fa per tradizione, è importante se ci aiuta ad arrivare a quello che è veramente nella volontà di Gesù, cioè diventare come lui e riconoscere in ogni corpo, cioè in ogni vita umana, un pezzetto della sua presenza nel mondo.<br />
La sfilata dei corpi militari del 2 giugno virtualmente si incrocia con le nostre processioni eucaristiche. Forse è l’occasione per ricordarci che davvero la nostra forza è Gesù, che la nostra arma più potente è il Vangelo, e che camminando tutti uniti nella stessa direzione, secondo la disciplina dell’amore, diventiamo più forti  così che il Regno di Dio conquisti ogni nazione e ogni cuore umano.</strong></ul>
<p>Giovanni don</p>
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		<title>L’Amante, l’Amato e l’Amore</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 09:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[commento al Vangelo di DOMENICA 26 maggio 2013 SANTISSIMA TRINITÀ In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1816" rel="attachment wp-att-1816"><img src="http://i0.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/05/telefono-trinità-colored.jpg?resize=590%2C421" alt="telefono trinità (colored)" class="alignright size-full wp-image-1816" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong><br />
commento al Vangelo di DOMENICA 26 maggio 2013<br />
SANTISSIMA TRINITÀ</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:<br />
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.<br />
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.<br />
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»<br />
(dal Vangelo di Giovanni 16,12-15)</p></blockquote>
<p><strong>Chi è Dio?<br />
La dottrina della Chiesa ci insegna che è Trinità, unico Dio in tre Persone: Padre Figlio e Spirito Santo.<br />
Il Credo che recitiamo sempre nella messa festiva ci mette sulle labbra uno scritto frutto di un lungo lavoro nei primi secoli della storia della Chiesa, con il quale, a volte molto faticosamente (e spesso con dolorose lotte teologiche fatte di scismi e scomuniche…), si è arrivati a definire Dio così come lo crediamo oggi.<br />
Il problema è che questo lungo lavoro di presa di coscienza della natura di Dio-Trinità, è così lontano da noi, cristiani del terzo millennio, da apparirci quasi inutile e tutto sommato senza grandi ricadute nella vita.<br />
Ci viene quasi da pensare che tutto questo ragionamento su Dio Uno e Trino sia superfluo nel nostro rapporto con Dio, e non fa altro che complicare le cose…<br />
Cosa cambia sapere che Dio è Trinità o meno? Dio è uno solo, e questo basta…no?<br />
Parlare di Dio in modo assoluto e astratto è molto difficile e forse non è la strada migliore per poterlo conoscere meglio e quindi capirne la natura.<br />
Il metodo giusto per conoscere Dio è quello del Vangelo: entrare in una storia&#8230;<br />
Il Vangelo ci racconta di un uomo, Gesù, che attraverso gesti d’amore e parole di speranza, mostra pian piano la sua vera origine e chi siamo noi per Dio. Proprio nel momento del massimo fallimento umano, la croce, mostra il suo volto d’amore per tutti e la sua origine divina.<br />
Anche gli apostoli hanno faticato a capire chi era Gesù e da dove proveniva. Lo hanno capito con il tempo, e poi lo hanno predicato e scritto in modo che rimanesse vivo nel ricordo delle generazioni successive. Dimenticare Gesù significa dimenticare chi è veramente Dio e così come Dio ha voluto rivelarsi agli uomini. Senza Gesù, Dio rimane forse il motore immobile origine dell’universo e un oscuro personaggio che sta in alto… ma non ha una vera ricaduta nella vita degli uomini, che finiscono per dimenticarlo.<br />
Gesù ci ha mostrato di essere prima di tutto un Figlio amato, profondamente amato da un Padre che sta all&#8217;origine di tutto, e che lo ha inviato per una missione di amore: e la missione era dire al mondo che Dio è prima di tutto Amore.<br />
Dio è Amore unico che si esprime in tre modalità: un Padre che ama, un Figlio che è amato, e lo Spirito Santo che unisce i due nell&#8217;Amore.<br />
E’ Sant&#8217;Agostino che trova in questa sintesi una delle più belle spiegazioni della Trinità: L’Amante, l’Amato e l’Amore. Questo è Dio, ed è così che il Vangelo ci racconta di Dio.<br />
Dio prima di essere Creatore, Potente, Onnisciente… è Amore.<br />
E se noi siamo fatti a Sua immagine, è proprio in questo dinamismo che troviamo il senso della nostra vita. Se vogliamo conoscere Dio, dobbiamo amare e vivere dell’amore. Il nostro amore sarà sempre limitato, ma anche in un solo frammento di amore possiamo intravedere chi è Dio.<br />
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù promette ai suoi il dono dello Spirito che li guiderà alla verità tutta intera.<br />
Mi piace pensare che la strada della verità non è mai finita, e camminare verso la verità significa camminare amando il più possibile, perché è amando che conosco Dio. Lo Spirito Santo è quel dono che esce da Dio per rendere comprensibile Dio anche oggi, non come dato mentale per pochi eletti studiosi, ma come esperienza di vita che è possibile a tutti, dal più dotto al più ignorante.<br />
<a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1815" rel="attachment wp-att-1815"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/05/imgres.jpe" alt="imgres" width="182" height="260" class="alignright size-full wp-image-1815" /></a><br />
Questo sabato viene proclamato beato Padre Pino Puglisi (detto amichevolmente da chi lo conosceva “3P”… come le 3 Persone della Trinità… è un caso?). Questo prete, ucciso dalla mafia 20 anni fa ci ha mostrato la Trinità, non con un discorso teologico, ma con la testimonianza di vita. Ha mostrato che Dio ama i più poveri e piccoli, e che questo amore è possibile anche in quei luoghi, come il degradato quartiere Brancaccio di Palermo, che sembrano destinati solo alla violenza e all&#8217;abbandono. Non a caso ha intitolato il centro giovanile della sua parrocchia “Padre Nostro”, come segno di speranza. E la sua volontà e la sua fiducia in Dio e nelle persone non si sono fermate nemmeno davanti alle minacce e persino alla morte. Come Gesù anche Padre Puglisi è rimasto fedele perché si è sentito Amato da Dio e da Lui sorretto. Per questo è oggi proclamato testimone (martire) della fede.<br />
Non tutti abbiamo una storia così forte e intensa come quella di Padre Pino Puglisi, perché ognuno di noi ha percorsi diversi di vita e di fede. Ma tutti possiamo amare, almeno un po’… e in questo amore conosciamo Dio veramente, e mostriamo Dio, Trinità d’amore, a coloro che lo cercano e lo vogliono conoscere.<br />
“Dio non ci ama perché siamo buoni e belli, ma ci rende buoni e belli perché ci ama” (San Bernardo)</strong></p>
<p>Giovanni don</p>
<blockquote><p><em>Dio tre volte Santo, Trinità divina,<br />
aiutami a confessare con le labbra e col cuore<br />
l’infinita bellezza del Tuo amore:<br />
di Te Padre, eterno Amante<br />
da cui proviene ogni dono perfetto,<br />
di Te Figlio, eterno Amato<br />
che tutto riceve e tutto dona,<br />
di Te Spirito Santo,<br />
Amore ricevuto e donato,<br />
vincolo della carità eterna<br />
ed estasi dell’eterno dono.<br />
In Te, Trinità Santa vorrò nascondermi,<br />
per essere amato nell’Amato<br />
ed imparare ad amare<br />
qui nell’umile fedeltà del tempo<br />
e per sempre nel giorno dell’amore<br />
che non muore. Amen! Alleluia!</p>
<p></em>(Bruno Forte, vescovo)</p></blockquote>
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		<title>Una Chiesa con il fuoco dentro</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 10:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[ultime da...]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 19 maggio 2013 Pentecoste Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1809" rel="attachment wp-att-1809"><img src="http://i0.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/05/Spirito-in-ferie-colored.jpg?resize=590%2C421" alt="Spirito in ferie (colored)" class="alignright size-full wp-image-1809" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong>Domenica 19 maggio 2013<br />
Pentecoste</strong></p>
<blockquote><p>Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.<br />
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».<br />
(dal Atti degli Apostoli 2,1-11)</p></blockquote>
<p><strong>Una delle più classiche rappresentazioni pittoriche di quello che è raccontato nella Scrittura il giorno di Pentecoste è quella del gruppo degli Apostoli radunati nel cenacolo, con Maria, sui quali scendono  piccole fiammelle di fuoco. L’atteggiamento dei personaggi dipinti è in genere quello della preghiera mista a stupore. Raramente (anzi, che io sappia, mai…) l’evento della Pentecoste è rappresentato con gli Apostoli che escono dal cenacolo e iniziano a parlare in lingue diverse, annunciando la resurrezione di Gesù a tutti i popoli del mondo radunati davanti alla porta del luogo dove erano chiusi. Si dice sempre che è proprio quel giorno, con il dono dello Spirito, che nasce la Chiesa come comunità di testimoni di Gesù. Ed è da subito una Chiesa che ha come missione principale quella di comunicare a tutti il Vangelo, superando paure, divisioni, nazionalità e razze. Nulla può fare da ostacolo ora alla diffusione del messaggio di Gesù.<br />
Nelle rappresentazioni classiche della Pentecoste la missione cattolica (nel senso letterale che significa “universale”) della Chiesa sembra una cosa più secondaria. In realtà il “fuoco” dello Spirito Santo che viene da Dio entra nella Chiesa e la spinge ad uscire e andare verso tutti. Non è uno dono divino che serve solo come consolazione intima, ma è una vera forza di propulsione che rompe dentro gli Apostoli le catene delle loro paure e delle loro consuetudini, che rischiavano di “zavorrare” a terra gli amici di Gesù (erano infatti tornati a lavorare come pescatori come prima dell’incontro con Gesù, e a pregare al Tempio come il solito, come se nulla fosse accaduto…)<br />
<a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1810" rel="attachment wp-att-1810"><img src="http://i0.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/05/BallonKathedrale.jpg?resize=352%2C336" alt="BallonKathedrale" class="alignright size-full wp-image-1810" data-recalc-dims="1" /></a><br />
Qualche giorno fa mi è stata mandata da un amico via internet una immagine molto curiosa: una mongolfiera che ha come pallone gonfiato di aria calda l’enorme sagoma di una chiesa. Ci sono delle gare nel mondo dove si compete a costruire mongolfiere dalle forme più originali: animali, personaggi e monumenti famosi. Questa aveva questa forma di una grande chiesa barocca con ben due campanili.<br />
L’impressione è proprio quella di una chiesa volante, con sotto un piccolo cestello per le persone e con il sistema che produce, attraverso una fiamma regolata, l’aria calda che gonfia e fa volare la mongolfiera.<br />
Ecco una bella immagine di Pentecoste, mi sono detto!<br />
Il fuoco dell’unico Spirito scalda la Chiesa al suo interno e non solo le dà la forma (altrimenti si sgonfierebbe informe), ma la fa alzare e volare. Lo Spirito, come il fuoco regolato della mongolfiera, scalda nei momenti giusti la Comunità dei cristiani e fa in modo che la Chiesa si alzi e vada oltre gli stretti confini dove rischia di ancorarsi e sgonfiarsi. E proprio come succede nelle mongolfiere, per alzarsi e regolare il viaggio, è necessario liberarsi delle zavorre e pesi inutili che non fanno alzare la mongolfiera.<br />
E qui la domanda diventa personale e comunitaria: di cosa dobbiamo liberarci perché la fiamma dello Spirito faccia davvero alzare e viaggiare la Chiesa, facendola anche diventare punto di riferimento per ogni uomo?<br />
Certamente una zavorra è la paura e la tentazione di chiudersi in piccoli gruppi, credendo tutti gli altri nemici da combattere. Questo è stato il rischio anche della primissima comunità degli Apostoli. Erano chiusi nel Cenacolo per paura, ma la discesa dello Spirito del Risorto, dona loro coraggio e determinazione, e spalanca loro le porte alla missione universale.<br />
Altre due zavorre senza dubbio sono il desiderio di potere e la ricerca della ricchezza. Mi piace che papa Francesco continui a insistere su una Chiesa povera e missionaria invece che ricca e carrieristica. Si avverte davvero un soffio caldissimo dello Spirito che vuole risollevare anche la Chiesa di oggi che per tanti è purtroppo avvertita come un macigno pesante e chiuso, e non certo come una leggera mongolfiera.<br />
Ovviamente lo Spirito Santo non soffia oggi solo sul papa, ma su ognuno di noi, su ogni cristiano che si rende disponibile alla sua azione interiore. Siamo chiamati a salire anche noi nel cestello di questa Chiesa mongolfiera, liberandoci dalle nostre zavorre interiori e materiali per lasciarci sollevare dallo Spirito Santo e salire in alto… e andare lontano.</strong><br />
Giovanni don </p>
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		<title>Ascensione, un finale con il punto di domanda</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 14:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 12 maggio 2013 Ascensione del Signore In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1803" rel="attachment wp-att-1803"><img src="http://i1.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/05/suore-madri-zitelle-colored.jpg?resize=590%2C413" alt="suore madri zitelle (colored)" class="alignright size-full wp-image-1803" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p><strong>DOMENICA 12 maggio 2013<br />
Ascensione del Signore</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».<br />
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.<br />
(dal vangelo di Luca 24,46-53)</p></blockquote>
<p><strong>Ricordo un film, “Flash Gordon” del 1980, che si concludeva in un modo molto semplice quanto originale. Nell’ultimissima inquadratura, dopo che tutto sembra felicemente concluso con la vittoria dei buoni sui cattivi, una mano nera in primissimo piano ruba l’anello del potere appena caduto al cattivo sconfitto, l’imperatore Ming. E allora accanto alla scritta “the end” appare un punto di domanda, seguito dai titoli di coda. Un espediente cinematografico che tiene in sospeso lo spettatore e che apre ad un sequel di tutta la storia (un sequel che poi in realtà non c’è stato visto lo scarso successo della pellicola…).<br />
Luca conclude il racconto del suo Vangelo con questo episodio dell’Ascensione: Gesù dopo aver dato le ultime istruzioni ai suoi, li porta in un luogo prestabilito (che in realtà è volutamente tenuto un po’ vago, “verso Betania”) e qui si stacca e viene portato verso il cielo.<br />
E’ finito tutto? Si volta pagina?<br />
I dettagli del racconto ci fanno intravedere un bel punto di domanda accanto alla parola “fine” che saremmo tentati di mettere. Si intravede nel racconto un sequel che non è separabile da tutto quello che fino adesso è stato raccontato. E infatti lo stesso Luca scriverà il racconto dei primi passi della Chiesa proprio a partire da questo racconto della Ascensione di Gesù al cielo, ripresa nel capitolo primo del libro degli Atti deli Apostoli.<br />
Gesù sembra andarsene ma in realtà non è affatto così. L’andare in cielo non è da interpretare come una nuova collocazione spaziale del Maestro. In realtà questo episodio racconta la nuova consapevolezza che i suoi discepoli hanno di Gesù: ora i discepoli hanno capito che Gesù è di natura divina e non un semplice eroico maestro simile a tanti altri prima di lui. Il cielo nella mentalità del tempoè il luogo di Dio. Dire che Gesù sale al cielo, significa comprendere che Gesù è proprio Dio, e in questa identità profonda va intesa ogni sua parola e ogni suo gesto. Tutto quello che segue nella vita dei suoi amici e discepoli ha un riferimento fondamentale nella sua divinità. Ma bisognerà che proprio dal cielo, cioè da Dio venga anche la potenza che sarà la forza della Chiesa, cioè lo Spirito Santo (“io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”), che è l’Amore di Dio che rinnova e dona coraggio.<br />
I discepoli quindi non sono li a vedere Gesù che se ne va dopo che ha fatto tutto quel che doveva fare, e che li lascia soli in modo che si arrangino armati solo della loro buona volontà. Al contrario capiscono che il loro Maestro e Signore continua a vivere e operare in loro proprio perché Dio. Per questo l’evangelista racconta che subito dopo averlo visto salire in cielo, i discepoli tornano a Gerusalemme pieni di gioia. E’ la gioia profonda di chi ha capito che non è stato abbandonato da Dio, e che nulla, nemmeno i propri limiti e debolezze, potrà sconfiggere la forza della loro testimonianza.</p>
<ul>
Quando noi partecipiamo alla messa o viviamo qualche celebrazione, siamo tentati di mettere, più o meno con senso di sollievo, la parola “the end” alla fine, specialmente quando il canto finale ci “libera” dell’impegno domenicale. Siamo stati bravi e volenterosi, abbiamo fatto il nostro dovere e forse ci siamo guadagnati un po’ di punteggio da impiegare poi in eventuali richieste da inoltrare all’Altissimo.<br />
Ma è questo il modo corretto di relazionarsi con Dio? Penso che il modo migliore di vivere la nostra preghiera e la nostra partecipazione alla messa domenicale, sia quello di mettere sempre un bel punto interrogativo alla parola fine, sentendo la conclusione della preghiera liturgica (sia quella comunitaria che quella che possiamo fare personalmente) come in realtà il “primo tempo” della nostra relazione con Dio nella vita ordinaria fuori di chiesa e dopo la preghiera. Non siamo saliti un attimo da Dio in cielo con il nostro spirito per poi ridiscendere e fare dell’altro o sentirci soli. In realtà la preghiera e l’incontro con Gesù nella celebrazione comunitaria domenicale sono il modo per ricordarci che Gesù è il nostro Dio sempre, e che le sue parole, se le ascoltiamo realmente, hanno una forza incredibile in ogni istante di quel che viviamo. Gesù non si stacca mai da noi, ma vive nella sua comunità e dentro la nostra stessa vita, nei nostri gesti e parole, anche quando questi non sembrano così perfetti e ci accorgiamo del nostro limite.<br />
Una fede matura non è quella senza dubbi e granitica (le statue di granito sono infatti solide ma morte), ma è quella che mette sempre il punto interrogativo anche quando ci sentiamo lontani da Dio o sentiamo Lui lontano, e ci verrebbe la voglia di mettere in discussione tutto. L’ascensione è un invito a sentire il cielo, cioè Dio, sempre aperto verso di noi. Anche quando avvertiamo forte la distanza tra noi e Dio, il Vangelo ci ricorda che sarà sempre Dio a scendere con il suo amore verso di noi, in qualsiasi bassezza ci troviamo.<br />
Domenica prossima infatti ricorderemo che solo quando riceveranno il dono dello Spirito, i discepoli saranno capaci di aprirsi al mondo e a diventare veri testimoni.</strong></ul>
<p>Giovanni don</p>
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		<title>la vera casa di Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 18:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 5 maggio 2013 sesta di Pasqua In quel tempo, Gesù disse : «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1799" rel="attachment wp-att-1799"><img src="http://i1.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/05/chi-va-in-chiesa-colored.jpg?resize=590%2C424" alt="chi va in chiesa (colored)" class="alignright size-full wp-image-1799" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong>DOMENICA 5 maggio 2013<br />
sesta di Pasqua</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, Gesù disse :<br />
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.<br />
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.<br />
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.<br />
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».<br />
(dal Vangelo di Giovanni 14,23-29)</p></blockquote>
<p><strong>Qualche tempo fa un amico è venuto a trovarmi in parrocchia. Lui appartiene ad un&#8217;altra confessione cristiana, quella ortodossa, che ha una tradizione dal punto di vista dei riti e anche dei luoghi di culto, molto diversa dalla nostra, pur avendo in comune le basi fondamentali della fede in Gesù. E’ quindi comprensibile che appena da lontano ha visto la chiesa e soprattutto quando è entrato, non sia stato capace di trattenere un giudizio negativo e diverse critiche, riassumibili più o meno in questa affermazione: “Dio non abita in un posto così brutto e spoglio”.<br />
E’ vero, la mia chiesa non è certamente come la stupenda  basilica romanica di San Zeno a Verona e neanche  come una stupefacente chiesa barocca siciliana; la mia chiesa moderna, finita di costruire appena 25 anni, fa non ha nemmeno lontanamente la suggestione di una antica chiesa orientale, dove tra le innumerevoli icone , candele e fumi d’incenso, si sente “fisicamente” una presenza di sacralità che porta a Dio.<br />
Molti cristiani cattolici, difensori della Tradizione (almeno così si autodefiniscono) contestano la riforma liturgica portata dal Concilio Vaticano secondo, perché secondo loro è stato il colpo di grazia nella società attuale, nel distruggere la sacralità delle nostre chiese, che per i secoli sono state ritenute i veri luoghi dove poter “stare con Dio” e “poterlo incontrare”. E vero che negli ultimi 50 anni, dal post concilio in poi, sono state costruiti molti edifici liturgici brutti, e sembra che l’antica e fiorente alleanza tra artisti e Chiesa, che nei secoli ha prodotto opere meravigliose, si sia persa forse per sempre…<br />
Ma è proprio questo quello che ci insegna il Vangelo? E’ proprio questo l’insegnamento che i primi discepoli hanno raccolto dalle parole stesse del loro maestro, e che è stato poi fissato nel Vangelo che leggiamo dentro le nostre chiese, belle o brutte che siano?<br />
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Queste parole molto chiare di Gesù mi spingono a cambiare la direzione dello sguardo dalle pareti dell’edificio  alle persone e in particolare verso me stesso.<br />
Gesù frequentava il Tempio di Gerusalemme, e con lui anche i suoi discepoli. Il Tempio, ritenuto una delle meraviglie del mondo antico, era considerato il luogo vero della dimora di Dio in terra, e la sua liturgia era tutta incentrata sulla sacralità del luogo. Questo comportava che nessuno, se non pochi sacerdoti, potesse entrare nel luogo più interno (il Santo dei Santi); e tutta una serie di regole e restrizioni religiose tendevano sempre più a dare l’idea che a Dio ci si arriva faticosamente e solo in certi rarissimi casi e con particolari meriti…<br />
Gesù proprio a partire da questa tradizione, opera in se stesso la rivoluzione di Dio: non in un luogo di mattoni e pietra abita Dio, ma nella sua comunità, in tutti coloro che ascoltano la sua parola e lo amano. Dio abita proprio li, e li, cioè nell’uomo, lo possiamo incontrare.<br />
Non è una rivoluzione da poco questa iniziata da Gesù 2000 anni fa, una rivoluzione che è ancora in atto e che forse non è ancora pienamente compiuta anche dentro di noi.<br />
Al mio amico che criticava la mia chiesa non ho risposto con una critica alla sua chiesa e tradizione. Non gli ho potuto dare ragione, perché amo la mia chiesa e la sento come luogo caro. Ma ho pensato che in fondo non sono chiamato a preoccuparmi principalmente delle pareti fisiche della mia chiesa, ma a fare la mia parte perché sia bella e decorosa la dimora vera di Dio, che è la mia comunità parrocchiale, di cui anche io sono una piccola parte.<br />
Ascoltare la parola di Gesù, metterla in pratica e in questo modo amare Dio: questo rende la comunità dei cristiani il luogo più bello del mondo, dove il Signore si sente a casa… in qualsiasi luogo del pianeta, anche privo di navate, campanili, quadri, candele, incensi…</strong><br />
Giovanni don</p>
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		<title>la fede professata con l&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 13:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 28 aprile 2013 Quarta di Pasqua Quando Giuda fu uscito , Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1793" rel="attachment wp-att-1793"><img src="http://i2.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/04/amare-con-i-baci-colored.jpg?resize=590%2C413" alt="amare con i baci (colored)" class="alignright size-full wp-image-1793" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong>DOMENICA 28 aprile 2013<br />
Quarta di Pasqua</strong></p>
<blockquote><p>Quando Giuda fu uscito , Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.<br />
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.<br />
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».<br />
(dal Vangelo di Giovanni 13,31-35)</p></blockquote>
<p><strong>Qualche giorno fa sono stato invitato a cena da una famiglia della parrocchia. Se non diventavo prete forse avrei intrapreso studi d’arte o achitettura, e quindi ammetto di essere sempre un po’ curioso di vedere come le persone sistemano e arredano la propria abitazione. Entrando in quella casa, come mi succede anche altre volte, mi sono guardato rapidamente attorno. Una casa normalissima, in un appartamento medio simile a tanti altri di recente costruzione. Non ricordo di aver visto grandi crocifissi o immagini religiose alle pareti o sui mobili. La famiglia che mi ha accolto è una di quelle che frequentano la parrocchia assiduamente, ma non c’era alcuna grande immagine che dicesse esplicitamente che era una famiglia cristiana. Forse osservando meglio avrei visto qualche crocifisso o quadro della Madonna appeso, ma sinceramente non me lo ricordo. Ricordo invece benissimo il calore dell’accoglienza. Fin da subito mi sono sentito parte della famiglia. Anzi l’accoglienza è iniziata fin dall’invito che ho accettato volentieri qualche giorno prima. E durante la serata ho notato un armonia tra i componenti che mi ha davvero messo a mio agio.<br />
Sono uscito molto rasserenato e contento di avere una famiglia così a far parte attiva della comunità.<br />
Ovviamente non è l’unica famiglia che conosco della parrocchia, e altre volte ho fatto visita a famiglie che mi hanno dimostrato una grande stima e cura nei miei confronti, ma mi è venuto in mente questo semplice episodio rileggendo le parole che Gesù rivolge ai suoi amici: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.<br />
Quale è il segno distintivo di un cristiano? Una croce al collo? Una immagine religiosa più o meno grande appesa alle pareti di casa? Dalle parole di Gesù la risposta appare semplicemente chiara: dimostro il mio legame con Gesù nella misura in cui amo il prossimo. Una comunità (quella piccola famigliare come quella grande di una parrocchia) mostra la propria fede in Gesù dalla capacità di coltivare amore reciproco al suo interno.<br />
In quella famiglia dove sono stato a cena, forse non ho notato immagini religiose perché quasi subito sono stato “rapito” dalla loro gentilezza e accoglienza che mi ha fatto dimenticare il resto come veramente superfluo.<br />
Gesù pronuncia queste parole, in uno dei momenti più drammatici della sua vita: l’ultima cena. Ha appena lavato i piedi dei suoi discepoli con un gesto concretissimo di servizio (quello dello schiavo che lava i piedi impolverati dei suoi padroni) e ha appena visto uscire nella notte l’amico Giuda di cui conosce il tradimento in atto. Gesù rimane fedele al suo progetto di amore, e non si lascia scoraggiare dalle durezze dei suoi amici, infatti non solo Giuda ma anche gli altri non saranno meno traditori quando lo abbandoneranno da solo sulla croce. Gesù rimane fedele ed è questo l’amore che insegna ai suoi: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.</p>
<ul>
Il “come” che Gesù insegna è proprio questa fiducia nella possibilità di amare in modo vero e pieno. Tante volte siamo tentati di non credere a questo amore. I fallimenti e le delusioni, i tradimenti e ferite ricevute, ci spingono ad una chiusura che è pericolosa. Per questo ci fa bene riascoltare le parole dette da Gesù ai suoi: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri”. Il comandamento di Gesù è “nuovo” nel senso che rinnova la vita personale e comunitaria. E’ il comandamento migliore e riassuntivo di tutti gli altri. San Paolo dirà che senza amore anche il più grande sforzo umano e le più grandi gesta non servono a nulla (vedi prima lettera ai Corinti capitolo 13)<br />
Questo è dunque il vero segno distintivo del cristiano e della comunità dei credenti.<br />
Nei secoli le comunità cristiane hanno fatto troppo spesso a gara nel costruire segni sempre più grandi e magnifici della propria identità. Questo ha prodotto opere d’arte di una bellezza smisurata, ma non è certo in queste opere materiali che possiamo confidare per continuare a trasmettere la fede e la testimonianza di Gesù.<br />
Ce lo dice Gesù in modo molto diretto e sorprendentemente attuale: da come vi amate mostrate al mondo chi sono io e il vostro legame con me.<br />
E l’amore davvero supera ogni barriera, anche quella a volte restringente dei simbolismi religiosi. Amando e prendendomi cura del prossimo non solo testimonio la mia fede in Gesù, ma mi fa incontrare Gesù in ogni uomo che come me cerca di amare, di qualsiasi cultura razza e religione appartenga.</strong></ul>
<p>Giovanni don</p>
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		<title>Gesù o il sergente Hartman?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 10:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 21 aprile 2013 Quarta di Pasqua In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1787" rel="attachment wp-att-1787"><img src="http://i1.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/04/Signore-pastore-colored.jpg?resize=590%2C441" alt="Signore pastore (colored)" class="alignright size-full wp-image-1787" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong>DOMENICA 21 aprile 2013<br />
Quarta di Pasqua</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.<br />
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.<br />
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».<br />
(dal Vangelo di Giovanni 10,27-30)</p></blockquote>
<p><strong>Stavolta la forbice della liturgia ha un po’ esagerato nel ritagliare il passo del vangelo di questa domenica. Le parole di Gesù riportate dal brano che viene letto nella messa domenicale rischiano di rimanere incomprensibili se non collocate in un contesto di racconto più ampio.<br />
E’ fondamentale conoscere che Gesù dice le cose riportate nel Vangelo mentre si trova nel Tempio, la massima espressione fisica della tradizione ebraica,  luogo che Gesù più volte, da buon ebreo, frequenta con i suoi discepoli, e nel quale però avrà gli scontri più duri con i suoi avversari. In questo caso l’evangelista Giovanni racconta che Gesù sta camminando nel Tempio durante una delle feste più importanti, la festa della Dedicazione. I Giudei lo accerchiano facendogli un vero e proprio pressing, dicendogli:” Fino a quando ci terrai nell’incertezza (letteralmente “ci toglierai la vita”)? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente!”.<br />
Gesù con il suo agire e con le sue parole sta davvero mettendo in discussione tutto il sistema religioso del suo tempo. Con segni miracolosi e parole sta mostrando una via inedita a Dio, una via che non passa dal potere e dal controllo delle persone con la paura, ma passa dall’amore, dalla misericordia, dal prendersi cura del debole e dalla non esclusione di nessuno. Questo non può non preoccupare chi invece ha invece ridotto l’adesione a Dio ad una serie infinita di regole e di criteri più di esclusione che di inclusione.<br />
Chi è dunque Gesù? Che Dio sta predicando? In che cosa è pericoloso?<br />
La prima cosa che Gesù fa è mettere i suoi accusatori davanti alla loro stessa durezza spirituale: pensano di difendere Dio ma in realtà lo stanno abbandonando e non lo ascoltano. Gesù invece si mostra come segno concreto di Dio Padre che raduna tutti gli uomini come un gregge di pecore, e che non seguono il pastore per paura, ma perché sanno che il loro pastore le ama e ne conoscono la dedizione totale verso di loro.<br />
Le parole di Gesù rivolte a questi Giudei rimbalzano sulla loro durezza e arrivano a noi oggi. I Giudei infatti cercheranno di metterlo a morte come bestemmiatore (si fa uguale a Dio!). Ed è vero che Gesù bestemmia!<br />
Gesù bestemmia e rinnega il dio finto e violento dei suoi avversari, che hanno reso il Dio onorato nel grande Tempio un dio-lupo sterminatore di pecore, e non un Dio Pastore così come lo annuncia e mostra Gesù stesso con la sua vita.<br />
<a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1788" rel="attachment wp-att-1788"><img src="http://i1.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/04/Full_Metal_Jacket.jpg?resize=390%2C312" alt="Full_Metal_Jacket" class="alignright size-full wp-image-1788" data-recalc-dims="1" /></a><br />
Uno dei film sulla guerra più duri e violenti è “Full Metal Jacket” di Stanley Kubrick . Una delle scene più viste e riviste in internet è quella del sergente Hartman che accoglie e inizia ad istruire le giovani reclute dei marines. E’ una scena di una violenza psicologica assoluta, le parole costantemente urlate e volgari di colui che deve fare da maestro e istruttore ai giovani soldati, hanno lo scopo di far sentire questi ultimi totalmente sottomessi e umanamente degradati. Infatti lo scopo finale dell’addestramento è creare macchine umane da guerra, prive di umanità e sottomesse nella paura. Ho pensato a questa scena mentre cercavo di capire cosa significa nel Vangelo: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. La parola “pecora” non mi è mai piaciuta, perché mi fa immaginare la totale rinuncia di se e quasi la negazione del proprio valore e unicità… Ma ovviamente nel contesto del Vangelo assume tutto un altro valore e significato. Gesù non è certo il sergente Hartman del film di Kubrick, per il quale tutti per lui sono uguali, cioè non valgono niente (non dice proprio così…eheh), ma al contrario si prende cura della mia singolarità e di quella di ogni uomo riconoscendone il valore estremo. E la misura del nostro valore è data proprio dalla sua disponibilità a dare la vita per me. Quando guardo il crocifisso non vedo solo il sacrificio eroico di un uomo, ma la misura del mio valore e del valore delle persone che ho accanto, anche di quelle che secondo me valgono poco o che, sbagliando, disprezzo… Se Gesù e Dio Padre sono una cosa sola, dello stesso valore, allora anche io ho un valore immenso e anche qualsiasi uomo.<br />
Come Chiesa siamo chiamati a continuare questo stile di reciproca cura, e a mostrare con i fatti (non solo a parole) la cura di Gesù pastore, che si fa amare dalle pecore, tutte le pecore (anche quelle nere e quelle che si perdono….) e che per loro è pronto a dare tutto se stesso.<br />
Questo è uno stile che sembra una bestemmia nel nostro mondo (che preferisce in fondo in fondo lo stile del sergente Hartman)… ma è lo stile di Gesù, il nostro stile di cristiani.</strong><br />
Giovanni don</p>
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		<title>il risorto insistente&#8230; per fortuna</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 09:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 14 aprile 2013 terza domenica di Pasqua In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1783" rel="attachment wp-att-1783"><img src="http://i0.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/04/mi-ami-pietro-colored.jpg?resize=590%2C407" alt="mi ami pietro (colored)" class="alignright size-full wp-image-1783" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong>DOMENICA 14 aprile 2013<br />
terza domenica di Pasqua</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.<br />
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.<br />
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.<br />
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».<br />
(dal Vangelo di Giovanni 21,1-19)</p></blockquote>
<p><strong>Gesù appare diverse volte ai suoi discepoli dopo la resurrezione. Le apparizioni, raccontate dagli evangelisti con sottolineature diverse, sono essenziali per la testimonianza che da quel momento in poi si diffonderà nella storia, fino a noi oggi. Gesù si manifesta vivente ai suoi amici e sempre con il suo stile che unisce parole e gesti, li indirizza di nuovo, dopo che l’esperienza della morte li aveva molto disorientati. L’evangelista Giovanni ci racconta anche di questa apparizione sul lago di Tiberiade, dove gli apostoli sono tornati a pescare, quasi a descrivere un ritorno al passato, alla vita pre-Gesù. Pietro, il leader del gruppo, sembra proprio che voglia ritornare sui suoi passi, quasi che la vicenda del Maestro sia stata bella ma anche conclusa, e che non incide più nella loro vita.<br />
I pescatori però non pescano nulla, e in questo fallimento c’è già un messaggio profondo che l’evangelista sottolinea: senza Gesù la vita è senza frutto e fallisce. La nuova pesca miracolosa fatta insieme a Gesù, dà ai discepoli sfiduciati nuova energia spirituale e soprattutto apre loro gli occhi. Il loro Maestro e Amico è ancora con loro, e insieme a lui la vita diventa fruttuosa e piena (come le reti che da vuote si riempiono di pesci). La resurrezione non è solo di Gesù ma anche dei suoi amici, chiamati a fidarsi di nuovo del loro Maestro e Amico.<br />
Il dialogo molto particolare tra Gesù Risorto e Pietro è caratterizzato da questa insistenza tra la domanda di Gesù («Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?») e la risposta affermativa di Pietro che si ripete per tre volte con un crescendo di stupore da parte dell’Apostolo. Anche noi in fondo ci chiediamo perché mai per tre volte Gesù insiste nella domanda. Sembra proprio che la risposta di amore non sia così scontata e che non basti un frettoloso “si”. Leggendo questo racconto con un po’ di memoria a quel che precede, viene da mettere in parallelo questa triplice richiesta di amore da parte del Risorto con gli altrettanti rinnegamenti di Pietro, quando Gesù è sotto processo e viene abbandonato dai suoi amici (vedi il Vangelo di Giovanni al capitolo 18).<br />
Pietro per tre volte, davanti a dei servi, ha rinnegato Gesù, e questo rinnegamento è stata la morte dell’amicizia. Ma Gesù è risorto nel suo corpo e con il corpo è risorta anche la sua amicizia e fiducia nei discepoli-amici e anche in Pietro. Sembra che le tre volte di questa richiesta di amore, siano come una piccola celebrazione dell’amicizia risorta. Se nelle prime due risposte affermative di Pietro sembra ci sia ancora una sorta di “si” automatico, quasi dovuto, ma che non tocca il cuore, la terza volta l’evangelista scrive: &#8220;Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?»”. Pietro è rimasto colpito al cuore. La sua tristezza e la sua successiva affermazione descrivono bene che Pietro non dice un “si” formale, ma la sua nuova adesione a Gesù viene dal profondo. Ed è da qui che Gesù gli rinnova l’invito “Seguimi”.<br />
Sarebbe bello anche per noi entrare a questo punto del racconto, e sostituirci a Pietro. Gesù chiede anche a me per tre volte se lo amo. Me lo chiede in modo insistente, come un martello che batte e ribatte più volte la roccia che indurisce il mio cuore. Ho molte barriere che si sono alzate nei confronti di Dio nel corso della vita. La fede, che è adesione profonda e sincera in Gesù, è spesso celata e soffocata da abitudini, durezze di comportamento e anche durezze religiose che mi portano a fare molti “atti religiosi” esteriori, ma non sempre veri nel profondo. A volte sono più religioso che credente, nel senso che ho molte consuetudini e abitudini legate alle pratiche e alle tradizioni religiose, ma dentro di me scopro che non mi fido totalmente di Dio e il mio cuore non “riposa” per davvero sul Vangelo. Dico molti “amen” nelle celebrazioni religiose, ma manca “l’amen” profondo, il “si” vero a Gesù nel resto della mia vita.</p>
<ul>
Pietro è chiamato ad amare Gesù prendendosi cura degli altri (“pasci i miei agnelli”), specialmente i più deboli. E’ in questo modo che posso dire che veramente amo Gesù, non solo a parole e nelle preghiere, ma con i gesti della vita.<br />
Gesù Risorto vuol far risorgere di nuovo il mio legame con lui. Mi rincuora questa insistenza che il Signore non ha solo con Pietro ma con noi anche oggi. Conosce le durezze e i tradimenti di Pietro come conosce bene le nostre durezze e tradimenti. Per questo insiste…<br />
Grazie Gesù per la tua insistenza… </strong></ul>
<p>Giovanni don</p>
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		<title>siamo il miracolo di Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 07:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni don (Gioba)</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 7 aprile 2013 Prima di Pasqua La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1775" rel="attachment wp-att-1775"><img src="http://i0.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/04/Tommaso-5-stelle-colored.jpg?resize=590%2C426" alt="Tommaso 5 stelle (colored)" class="alignright size-full wp-image-1775" data-recalc-dims="1" /></a><br />
<strong>DOMENICA 7 aprile 2013<br />
Prima di Pasqua</strong></p>
<blockquote><p>La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.<br />
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».<br />
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».<br />
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».<br />
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.<br />
(dal Vangelo di Giovanni 20,19-31)</p></blockquote>
<p><strong>Uno dei film che amo molto vedere e rivedere è “Millions” di Danny Boyle (il famoso regista inglese che ha anche curato l’apertura dei giochi olimpici a Londra). Si narra di una famiglia composta di due ragazzi che hanno appena perso da poco la mamma, e vivono con il papà vedovo in una nuova casa. Il bambino più piccolo Damien, di 9 anni (protagonista del film) ha delle visioni di santi che lo aiutano nella sua storia. Ad ogni santo che gli appare, dopo che questi lo ha aiutato,  Damien chiede sempre se ha visto lassù in Paradiso una nuova arrivata che è la sua mamma. Tutti gli dicono che in Paradiso ci sono un sacco di persone e che si interesseranno al suo caso… Ad un certo punto della storia la mamma appare al bambino per consolarlo. Lui le chiede se è riuscita ad andare in Paradiso, e lei risponde che per andare là bisogna aver superato dei rigidi controlli e aver fatto almeno un miracolo. Il piccolo figlio si fa scuro in volto e pensa che allora la sua mamma non ha superato la selezione e non è entrata in Paradiso. Lei gli sorride,  e abbracciandolo ancor più stretto gli risponde: “E’ tutto a posto, sono in regola. Io il miracolo l’ho fatto, e sei tu”.<br />
<a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=1778" rel="attachment wp-att-1778"><img src="http://i2.wp.com/www.gioba.it/wp-content/uploads/2013/04/damian-and-st-maureen.jpg?resize=390%2C248" alt="damian-and-st-maureen" class="alignright size-full wp-image-1778" data-recalc-dims="1" /></a><br />
Mi è venuta in mente questa scena pensando alle ultime parole dell’evangelista alla fine dell’episodio , e che secondo gli studiosi sono la prima vera conclusione del Vangelo di Giovanni, Vangelo che poi ha subito una aggiunta con il capitolo 21. Quelli che noi chiamiamo miracoli, Giovanni nel suo vangelo li chiama più correttamente “segni”, perché non sono gesti che vogliono solamente stupire e impressionare, ma sono indicatori di qualcosa che va oltre il gesto. Le azioni miracolose che Gesù compie sono appunto segni che indicano Dio.<br />
Giovanni fa un accenno a molti altri segni miracolosi che sono stati compiuti da Gesù e che hanno rafforzato la fede non solo del dubbioso Tommaso, ma anche degli altri discepoli. I segni raccontati nel Vangelo sono li per la nostra fede, perché noi abbiamo bisogno di questi segni. La fede infatti non è una adesione intellettuale frutto di ragionamenti astratti, ma si basa sull’esperienza e la vita. Gesù che muore e risorge è il grande segno-miracolo compiuto da Dio perché si creda che davvero Gesù è Figlio di Dio e che la vita vince sulla morte. Apparendo vivente ai suoi amici che lo credevano perduto per sempre, Gesù dà un segno forte che li rimette in moto e dà nuova fiducia.<br />
E quali sono i segni per noi? Dove possiamo trovare anche noi questi segni che vincono i nostri comprensibili dubbi e fanno risorgere la nostra povera fede?<br />
Il primo segno è proprio il Vangelo che racconta di Gesù e dei suoi primi amici. Questo racconto ha attraversato i secoli e ancora oggi è punto di riferimento per chiunque cerca Dio nella propria vita.<br />
Ma questo segno evangelico non è giunto a noi da solo, ma lo abbiamo in mano per mezzo dell’altro grande segno di Dio che è la comunità dei credenti: la Chiesa. La Chiesa ha raccolto la testimonianza di Gesù, e prima l’ha scritta, e poi tramandata nei secoli. La trasmissione della testimonianza di Gesù è avvenuta non in modo sterile, con la semplice trascrizione di un testo, ma con la vita. Infatti i cristiani sono diventati essi stessi dei segni viventi di Gesù. Con la loro vita, spesso anche a prezzo del sangue, hanno fatto vedere che credere in Gesù morto e risorto non è cosa inutile, ma trasforma il mondo. Gesù infatti, tra le ultime cose che dice ai suoi amici, li invita a rimettere i peccati. E’ chiaro fin da subito che è nel loro perdono che si può avvertire il perdono stesso di Dio. Non è dunque un “potere” quello che Gesù risorto dà ai suoi discepoli, ma una “responsabilità”. La Chiesa è chiamata ad essere segno del perdono di Dio senza essere ostacolo a tutti coloro che cercano Dio.<br />
Come la mamma di Damien dice al suo piccolo figlio, siamo proprio noi il più grande miracolo-segno di Dio. Questo è il nostro dono e la nostra responsabilità come cristiani: essere segni del perdono e dell’amore di Gesù verso tutti gli uomini affinché possano credere o ritornare a credere in Dio.<br />
Abbiamo davvero un compito grande con le nostre piccole azioni quotidiane che devono contenere sempre di più tracce del Vangelo. Non siamo chiamati a fare miracoli ma  siamo chiamati a disseminare di segni evangelici quello che diciamo e facciamo ogni giorno. In questo modo, il racconto del Vangelo si dilata oltre lo scritto che è giunto a noi nei secoli, e diventa attuale e continuamente scritto e riscritto, da noi.</strong><br />
Giovanni don</p>
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