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		<title>diventare poveri per essere discepoli</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 12:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 5 settembre 2010 In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=868" rel="attachment wp-att-868"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/09/discepoli-poveri-colored.jpg" alt="" title="discepoli poveri (colored)" width="590" height="411" class="alignleft size-full wp-image-868" /></a><br />
<strong>DOMENICA 5 settembre 2010</strong>  </p>
<blockquote><p>In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:<br />
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.<br />
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.<br />
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.<br />
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.<br />
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».<br />
(dal Vangelo di Luca 14,25-33)</p></blockquote>
<p><strong>L’ultima frase del brano di Vangelo di questa domenica sembra proprio non lasciare scampo!<br />
“Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”<br />
Sto scrivendo sul mio bel computer nel mio comodo ufficio con aria condizionata, con accanto il mio inseparabile telefonino e…. mi viene detto che non posso essere discepolo di Gesù se non rinuncio a tutti i miei averi. E pur non essendo ricco, mi sento preso in causa direttamente, e non posso non sentirmi a disagio.<br />
Ma forse il disagio nel leggere e tentare di dire qualcosa su questa frase lapidaria di Gesù, evitando di dribblarla, mi aiuta a entrare nel Vangelo. Sarebbe facile farsi vincere dalla tentazione di metterlo da parte e pensare che è roba vecchia, e così ritrovare pace.<br />
Non risolvo il disagio, anzi ci rimango dentro, sapendo che rimane un pungolo interiore che mi aiuterà sicuramente a fare le scelte più giuste. Ho davanti come modello lo stesso Gesù che ha rinunciato proprio a tutto per farsi nostro amico e fratello, e per mostrarci la vera strada per rendere la nostra vita più umanamente realizzata.<br />
Così scrive San Paolo nella lettera ai Filippesi, al capitolo 2:<br />
 “ Gesù pur essendo di natura divina,<br />
non considerò un tesoro geloso<br />
la sua uguaglianza con Dio;<br />
ma spogliò se stesso,<br />
assumendo la condizione di servo<br />
e divenendo simile agli uomini”<br />
L’amore fortissimo per l’umanità lo ha portato alla povertà estrema, cioè la rinuncia alla stessa condizione divina…<br />
Rigirando la frase finale del Vangelo, Gesù potrebbe dire: “sono diventato vostro amico rinunciando a tutti i miei averi…”.</p>
<ul>
Mentre leggevo questo Vangelo ho letto una notizia apparsa sul sito de La Repubblica, dove riporta una sintesi del messaggio che il papa ha inviato ai giovani in occasione della prossima giornata mondiale della gioventù a Madrid.<br />
Come sempre le sintesi hanno il vantaggio di dire brevemente le cose, ma anche lo svantaggio di perdere per strada la complessità del discorso che è essenziale per comprendere a fondo il messaggio.<br />
Il giornale la Repubblica riporta questa parte del discorso:<br />
&#8220;La domanda del posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi è un problema grande e pressante&#8221;, si legge nel documento redatto dal Papa, ma i veri &#8220;punti fermi&#8221; per i giovani risiedono nella fede e &#8220;nell&#8217;insieme dei valori che sono alla base della società&#8221; e che &#8220;provengono dal Vangelo&#8221;.<br />
Il titolo scelto per l’articolo è: Il Papa ai giovani, il posto fisso non è tutto.<br />
Mi hanno molto colpito tutti i commenti che immediatamente sono stati scritti in fondo alla notizia.<br />
I commenti sono quasi tutti di rifiuto e di critica severa delle parole del papa.<br />
Mi ha davvero colpito il tono molto duro di molti che scrivono. Parlano di una Chiesa lontana dalla vita reale. Alcuni ironizzano sul fatto che il papa parla parla, ma in fondo ha il posto più fisso della storia, senza paura di licenziamento. Altri se la prendono con preti e suore che in fondo vivono una vita al sicuro, con stipendio senza tanto lavorare…<br />
Una commentatrice dell’articolo scrive:<br />
“Sicuramente il posto fisso non è tutto, e al giorno d&#8217;oggi i giovani devono arrendersi all&#8217;idea della mobilità e della elasticità mentale (e non solo) nel cambiare spesso lavoro, mansione o sede di servizio. Ma il Vangelo e la Parola di Dio danno da mangiare???”<br />
Mi piace questa domanda finale!<br />
La trovo come una provocazione alla quale non sottrarsi.<br />
Il momento economico attuale è certamente di grave crisi e di incertezza per il futuro. Soprattutto per le nuove generazioni.<br />
Anche solo accennare che il lavoro non è tutto, i nervi saltano ed è comprensibile non sentirsi colpiti.<br />
E’ vero che il Vangelo, la messa e le preghiere non risolvono il problema della fine del mese, del pranzo e della cena, delle bollette da pagare e delle rate del mutuo…<br />
Ma è proprio vero che non abbiamo bisogno anche di qualcosa che non sta nel lavoro e nella busta paga?<br />
Chi è senza lavoro è davvero più svantaggiato in tutto  rispetto a chi ce l’ha?<br />
… e di nuovo sono preso un po’ dal disagio di chi scrive queste cose con una comoda sedia sotto il sedere, il pranzo appena consumato preparato dalla domestica in parrocchia e con la  mia bella fiat Punto in garage…<br />
Gesù ha creato discepoli veramente pescando anche in luoghi dove nessuno avrebbe pensato. Ha trasformato poveri e  sconosciuti pescatori in santi. E’ partito da una minuscola regione sotto occupazione romana del medi oriente con un messaggio che ha rivoluzionato il mondo…<br />
Anche questo mi mette a disagio e mi fa pensare…</strong></ul>
<p>Giovanni don</p>
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		<title>il body-scanner di Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 16:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 22 agosto 2010 In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=863" rel="attachment wp-att-863"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/08/porta-stretta-colored.jpg" alt="" title="porta stretta (colored)" width="590" height="402" class="alignleft size-full wp-image-863" /></a><br />
<strong>DOMENICA 22 agosto 2010</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.<br />
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».<br />
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.<br />
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.<br />
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.<br />
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».<br />
(dal Vangelo di Luca 13,22-30)</p></blockquote>
<p><strong>Qualche tempo fa sui vari media, molto si è parlato dei “body-scanner”, di quei nuovi dispositivi da posizionare negli aeroporti per controllare i passeggeri in transito. Questi body-scanner vorrebbero essere un gradino in più sul fronte della sicurezza, avendo la possibilità di “vedere” tutto quello che il passeggero ha addosso, anche sotto i vestiti, ed evitare così che possa introdurre negli aerei oggetti pericolosi.<br />
I body-scanner dovrebbero sostituire i normali metal-detector attraverso i quali normalmente si passa prima di accede alla zona di imbarco.<br />
Ci sono i metal detector anche all’ingresso della Basilica di San Pietro a Roma. Se fino a qualche anno fa si poteva comodamente accedere dallo scalone centrale molto ampio (ora quasi sempre occupato dal palco per le celebrazioni in piazza), ora l’unico accesso è dal lato destro sotto il colonnato. Si fa una certa coda (a seconda dell’afflusso di pellegrini e turisti), e poi si passa attraverso queste “porte”, controllate da forze dell’ordine, che rilevano la presenza di oggetti metallici che possono essere pericolosi se introdotti in Basilica.<br />
Quando Gesù dice “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno…” , mi vengono in mente le lunghissime file davanti a questi varchi elettronici che a San Pietro che si formano negli orari di punta, e che tante volte fan venire voglia di rinunciare ad entrare.<br />
E’ così la porta del paradiso? Quanti allarmi suoneranno quando passerò quella porta stretta? Immagino che sarà una porta che scansionerà la mia vita molto in profondità, con una accuratezza d’indagine molto più efficace dei nuovi body-scanner.<br />
Quando si sta per passare un metal detector ci sono un sacco di avvisi che mi dicono cosa posso portare addosso e cosa anche far passare nel mio bagaglio. Non posso barare, perché lo scanner e i dispositivi lo individueranno. Mi preparo dunque prima altrimenti so che verrò bloccato.<br />
La porta stretta del paradiso è ancora lontana (almeno per quel che ne sappiamo….) ma possiamo già da ora prepararci perché il passaggio sia senza problemi.<br />
Se su un aereo (ma anche all’interno di edifici importati come San Pietro) non posso portare con me coltellini, forbici e liquidi sospetti, così anche nel regno dei cieli non posso portare tutto quello che mi farà stare fuori: proviamo a pensare cosa…</p>
<ul>
Cosa ci farebbe stare fuori? Cosa farebbe suonare l’allarme al passaggio? Cosa è inutile e dannoso già fin ora e molto di più nel Regno dei cieli?<br />
Nel Vangelo e nella vita della comunità cristiana possiamo trovare un sacco di avvertimenti e di istruzioni per prepararci al passaggio. Proprio nell’insegnamento e nella stessa testimonianza di Gesù abbiamo “l’elenco dei materiali pericolosi” che ci rendono il passaggio impossibile.<br />
E anche se abbiamo l’etichetta di buoni cristiani esteriore, che ci fa credere di esser tra i primi a passare, lo “scanner” di Dio vede in fondo a noi, e rivela quello che veramente abita nel nostro cuore e nel nostro atteggiamento di vita. E da primi che credevamo di essere, veniamo ricacciati per ultimi… Ma questo “scanner” ce l’ha anche la nostra coscienza, e se la sappiamo ascoltare non possiamo non vedere anche noi quel che veramente siamo e quindi iniziare a correggerci.<br />
La porta è stretta, ma meno male che è così. Ci obbliga ad essere veri e a non prendere alla leggera gli insegnamenti del Vangelo e il dono di Dio che abbiamo ricevuto.<br />
La porta è stretta, ma poi la casa di Dio non ha confini e la tavola attorno alla quale fare festa si allarga ad accogliere tutti, anche quelli che pensavamo diversi e lontani da noi: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio”.</ul>
<p></strong><br />
Giovanni don</p>
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		<title>le ferie di Maria</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 18:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 15 agosto 2010 Assunzione di Maria In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=859" rel="attachment wp-att-859"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/08/maria-in-vacanza-colored1.jpg" alt="" title="maria in vacanza (colored)" width="590" height="418" class="alignleft size-full wp-image-859" /></a><br />
<strong></p>
<p>DOMENICA 15 agosto 2010<br />
Assunzione di Maria</strong></p>
<blockquote><p>In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.<br />
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.<br />
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».<br />
Allora Maria disse:<br />
«L’anima mia magnifica il Signore<br />
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,<br />
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.<br />
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.<br />
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente<br />
e Santo è il suo nome;<br />
di generazione in generazione la sua misericordia<br />
per quelli che lo temono.<br />
Ha spiegato la potenza del suo braccio,<br />
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;<br />
ha rovesciato i potenti dai troni,<br />
ha innalzato gli umili;<br />
ha ricolmato di beni gli affamati,<br />
ha rimandato i ricchi a mani vuote.<br />
Ha soccorso Israele, suo servo,<br />
ricordandosi della sua misericordia,<br />
come aveva detto ai nostri padri,<br />
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».<br />
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.<br />
(dal Vangelo di Luca 1,39-56)</p></blockquote>
<p><strong>Nel giorno di ferragosto, giorno che per tutti è simbolo delle ferie (anche per coloro che ci sono già andati e stanno lavorando e anche per coloro che per vari motivi non le possono fare), la Chiesa ricorda Maria che si mette in viaggio.<br />
Fare una vacanza, smettere di lavorare e riposare più di qualche giorno, è un vero e proprio diritto per tutti, e non va assolutamente visto come un privilegio di cui si può fare a meno. Purtroppo, come dicevo sopra, non tutti possono permettersi di fare una vacanza e di viaggiare. La crisi economica e del lavoro, che in questo periodo attraversa e colpisce molti lavoratori e famiglie, va a toccare anche questo diritto fondamentale.<br />
Come dice il racconto dell’evangelista Luca, Maria si mette in viaggio verso una città lontana. Si stacca dalle sue solite occupazioni di giovane donna di Nazareth, per andare a visitare questa sua più anziana cugina.<br />
Non credo sia una forzatura vedere in questo viaggio un parallelo con quelle che sono le nostre vacanze. Anzi credo proprio che nel cammino di Maria verso la regione montuosa della Giudea possiamo trovare anche un senso profondamente cristiano al nostro viaggiare per vacanza.<br />
Personalmente, viaggiare significa vedere cose nuove e rompere profondamente con il solito ritmo della vita quotidiana. Andare in un altro posto e cambiare ritmo di vita, aiuta a purificare e a rivedere quello che siamo tutti i giorni. Non possiamo vivere in eterna vacanza, per ovvi motivi economici e perché la vacanza è bella proprio perché inizia e finisce, ma la vacanza ci fa sperimentare qualcosa di nuovo che poi abbiamo voglia di riportare nella vita di sempre. Andare in vacanza non significa fuggire, ma cambiare per cambiarsi un po’, in modo che il logorio della vita quotidiana non ci opprima. </p>
<ul>
Maria esce dalla vita di tutti i giorni in cerca di quella prova che l’Angelo ha dato quando le è apparso. La prova che tutto quel che le sta accadendo il lei viene da Dio, sta proprio nella gravidanza inattesa di questa sua cugina Elisabetta, che tutti oramai ritenevano sterile.<br />
Maria viaggia alla ricerca di questo incontro che le darà nuovo slancio nel proseguire la vocazione che ha ricevuto nell’Annunciazione. Non possiamo infatti comprendere bene il brano di questa Domenica di Ferragosto senza aver letto quel che accade subito prima nel racconto Evangelico, che è appunto l’Annuncio a Maria della sua maternità divina.<br />
Maria dunque si prende questa vacanza e si mette in cammino, e ha come obiettivo non solo un luogo, ma l’incontro con la cugina Elisabetta.<br />
Forse sta qui un insegnamento cristiano riguardo le nostre vacanze: cogliere l’occasione di ogni spostamento per incontrare le persone. Possono essere le persone che ci portiamo dietro in vacanza (la famiglia e gli amici compagni di viaggio), oppure persone nuove che incontriamo.<br />
Il mettersi in viaggio per cambiare luogo, ritmi di vita, orari e cose da fare, sono tutte occasionie per incontrare in modo nuovo gli altri e alla fine anche noi stessi.<br />
Maria dopo aver incontrato Elisabetta si sente rassicurata interiormente e la sua rigenerazione spirituale è ben descritta nel canto del Magnificat.<br />
Che le nostre vacanze, brevi o lunghe che siano, possano davvero farci incontrare veramente le persone, superando superficialità e freddezze. E che il ritorno alle nostre occupazioni quotidiane ci ritrovi rigenerati e rappacificati, in modo che le durezze della vita e le difficoltà non ci facciano perdere la pace interiore e la voglia di vedere la vita in modo nuovo.</ul>
<p></strong><br />
Giovanni don</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La mia serenità è in banca o presso Dio?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 20:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 1 agosto 2010 In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=851" rel="attachment wp-att-851"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/07/8x1000-colored.jpg" alt="" title="8x1000 (colored)" width="590" height="419" class="alignleft size-full wp-image-851" /></a><br />
<strong>DOMENICA 1 agosto 2010</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».<br />
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».<br />
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».<br />
(dal Vangelo di Luca 12,13-21)</p></blockquote>
<p><strong>Capita spesso in chiesa di ascoltare il Vangelo un po’ distratti e distaccati, e non ci si lascia coinvolgere e provocare dalle parole che vengono pronunciate nelle letture della messa. Eppure stavolta se ci stiamo attenti, le parole di Gesù ci possono davvero punzecchiare e anche ferire un po’.<br />
Nella lettera agli Ebrei al capitolo quattro troviamo scritto: &#8220;La parola di Dio  è vivente ed efficace, piú affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell&#8217;anima e dello spirito..”.<br />
Letto nel nostro contesto attuale, quello che è scritto nel Vangelo è più che mai attuale, e da un certo punto di vista potrebbe anche diventare fastidioso e far male.<br />
Gesù dice che la vita dell’uomo non dipende da ciò che possiede.<br />
Siamo alle porte delle ferie, e l’incubo vero e proprio che sta davanti a molti lavoratori e famiglie è quello di tornare (se ci vanno) dalle vacanze senza trovare più il posto di lavoro e il sostegno economico.<br />
Purtroppo per molti questo incubo è già diventato realtà drammatica, e anche se si tenta di minimizzare e molti continuano a rassicurare che la crisi sta per finire, la povertà di molte famiglie aumenta, e davvero si sente come la vita dipende da quel piccolo stipendio mensile che è in bilico o è sparito.<br />
Come possiamo dunque rimanere distratti e non sentire come una lama che penetra nella vita ascoltando queste parole di Gesù?<br />
La parabola che segue, pur raccontata da Gesù in un contesto economico e sociale distante dal nostro, è attualissima.<br />
In questo ricco che accumula ricchezze nel magazzino, possiamo davvero vedere tutti noi, ma in particolare chi nella nostra società fa dell’accumulo ad ogni costo il proprio scopo di vita. E anche se la ricchezza sempre più grande è di pochi e sempre più larga è la fascia di chi è povero, la ricchezza rimane per tutti il miraggio, il punto di riferimento.<br />
Diventare ricchi, mettersi la vita “al sicuro”, non aver più pensieri economici per se e per la propria famiglia: questo sembra il valore-guida anche di noi cristiani.<br />
Ecco perché questo Vangelo ci può e ci “deve” ferire!<br />
Lo dico a me che come prete non sono esente dall’ansia dell’accumulo e della tranquillità economica. Non possiedo grandi ricchezze, ma mi ritrovo spesso a guardare il mio piccolo conto in banca come se fosse l’indice della mia serenità.</p>
<ul>
Arricchire presso Dio, come Gesù conclude questa parabola a non-lieto fine, significa per me cambiare mentalità e cominciare davvero a preoccuparmi non solo di quello che ho in tasca, ma di quello che ho nel cuore. Arricchire presso Dio è puntare ad arricchirmi di fratelli da amare, perché il “presso Dio” rimane mio fratello e sorella che non stanno in cielo, ma accanto a me. Non sono nella cassaforte della banca, ma nella porta di fronte il mio appartamento, nel sedile accanto dell’autobus, nell’ombrellone vicino al mio, lungo il marciapiede che percorro a volte troppo in fretta… Li, proprio li, dove meno me l’immagino, ci sta la “banca di Dio” presso la quale posso depositare la ricchezza di amore che possiedo e che non devo perdere.<br />
La Parola del Vangelo mi ferisce un po’, ma lo fa per svegliarmi e sanarmi dalle vere ferite che mi provoco con l’egoismo che spesso mi condiziona e che non mi fa vedere chi sta peggio di me.</ul>
<p></strong><br />
Giovanni don</p>
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		<title>una preghiera povera di parole ma ricca di Dio</title>
		<link>http://www.gioba.it/?p=846</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 17:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gioba.it/?p=846</guid>
		<description><![CDATA[DOMENICA 25 luglio 2010 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=847" rel="attachment wp-att-847"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/07/padre-nostrocolored.jpg" alt="" title="padre nostro(colored)" width="590" height="460" class="alignleft size-full wp-image-847" /></a></p>
<p><strong>DOMENICA 25 luglio 2010 </strong></p>
<blockquote><p>Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:<br />
“Padre,<br />
sia santificato il tuo nome,<br />
venga il tuo regno;<br />
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,<br />
e perdona a noi i nostri peccati,<br />
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,<br />
e non abbandonarci alla tentazione”».<br />
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.<br />
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.<br />
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».<br />
(Dal Vangelo di Luca 11,1-13)</p></blockquote>
<p><strong>Questa domenica in parrocchia, abbiamo rinnovato ancora una volta l’invito ai ragazzi e animatori che partecipano al grest estivo di venire tutti insieme alla messa delle 11.15.<br />
Anche le scorse due domeniche abbiamo fatto lo stesso invito. La partecipazione è stata un po’ scarsa, bisogna ammetterlo: una ventina di ragazzi in tutto su più di 190 che ogni giorno giocano e corrono nei nostri ambienti parrocchiali.<br />
Questa volta, d’accordo con gli altri responsabili, abbiamo aggiunto uno stimolo in più a partecipare: chi verrà alla messa con la maglietta del grest, riceverà al termine un ghiacciolo. Chissà se funzionerà e avremo così più ragazzi…<br />
Mi viene un po’ da sorridere al pensare a questa forma di “motivazione” non molto spirituale sulla quale puntare ad una maggiore partecipazione alla messa. Ovviamente stiamo parlando di ragazzi che, come ben sappiamo, sono generalmente “allergici” alle lunghe preghiere e soprattutto alla “temutissima” messa domenicale.<br />
Il brano del Vangelo di questa domenica inizia con una richiesta specifica fatta a Gesù (“insegnaci a pregare”). I discepoli vedendo Gesù che prega, gli domandano come pregare allo stesso modo. Chissà quale tipo di risposta si aspettavano. Forse una serie di tecniche di meditazione particolarmente efficaci, oppure una lista di preghiere più o meno lunghe da recitare in diverse circostanze…<br />
Gesù si limita ad insegnare loro questa breve preghiera (qui nel suo Vangelo, Luca riposta una versione ancora più corta rispetto al racconto che fa Matteo).<br />
Non insegna tecniche di meditazione, e nemmeno una liturgia complicata e lunga con la quale avvicinarsi a Dio, ma va’ all’essenziale.<br />
Potrebbe quasi bastare la parola iniziale della preghiera insegnata, che da senso a tutto il resto: “Padre”.<br />
Gesù non insegna preghiere, ma insegna l’atteggiamento profondo della preghiera, che è la fiducia in Dio.<br />
Senza questo senso profondo di fiducia, anche le preghiere più lunghe non servono, anzi diventano inutili.</p>
<ul>
Non è importante come e che cosa si prega, ma il perché! E il perché è proprio questa crescita della presenza di Dio nel cuore di chi prega.<br />
Lo scopo finale del pregare è questo senso profondo di “dipendenza da Dio”, senza il quale non possiamo fare niente, senza il quale, anche le nostre grandi capacità, ricchezze e potere, le sentiamo come niente e polvere.<br />
Spero davvero che il ghiacciolo promesso ai ragazzi che domenica verranno a messa sia solo un pretesto iniziale. La mia speranza (e il mio impegno del celebrare messa) è che poi escano dalla chiesa con un po’ di desiderio in più di conoscere Dio come Padre.  Non penso ad un cambiamento totale e definitivo, ma solo un passettino in più nel cuore…<br />
Se avverrà così, vorrà dire che quella promessa di ghiacciolo avrà fatto il suo compito e ne sarà valsa la pena.</ul>
<p></strong></p>
<p>Giovanni don</p>
<p><strong>Riporto qui sotto quella famosa preghiera di Charles De Foucauld, che davvero riesprime con parole diverse lo spirito della preghiera di Gesù.<br />
Parole diverse, ma identico l’abbandono al Padre che le motiva.</p>
<blockquote><p>“Padre mio, io mi abbandono a Te,<br />
fa&#8217; di me ciò che ti piace.<br />
Qualsiasi cosa tu faccia di me,<br />
ti ringrazio.<br />
Sono pronto a tutto, accetto tutto,<br />
purché la tua volontà si compia in me<br />
e in tutte le tue creature:<br />
non desidero nient&#8217;altro, mio Dio!<br />
Rimetto l&#8217;anima mia nelle tue mani,<br />
te la dono, mio Dio,<br />
con tutto l&#8217;amore del mio cuore,<br />
perché ti amo.<br />
È per me un&#8217;esigenza di amore,<br />
il donarmi a Te,<br />
l&#8217;affidarmi alle tue mani, senza misura,<br />
con infinita fiducia:<br />
perché Tu sei mio Padre!<br />
Amen”</strong></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Gesù non abita in chiesa…</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 16:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 18 luglio 2010 In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=843" rel="attachment wp-att-843"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/07/chiese-moderne-colored.jpg" alt="" title="chiese moderne (colored)" width="590" height="410" class="alignleft size-full wp-image-843" /></a><br />
<strong>DOMENICA 18 luglio 2010</strong> </p>
<blockquote><p>In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.<br />
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.<br />
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»<br />
(dal Vangelo di Luca 10,38-42) </p></blockquote>
<p><strong>Nel linguaggio comune dei credenti, la chiesa come edificio (dalla piccola chiesina di campagna alla cattedrale in città…) è spesso chiamata la “casa del Signore”.<br />
L’espressione, son sincero, non mi è mai piaciuta del tutto. Anche se non ha nulla di malvagio e nasce dal sentimento religioso buono della gente, penso che non sia affatto corretta.<br />
La vera “casa del Signore” non è certo un edificio di mattoni e marmi (cosa che credevano i pagani e che i primi cristiani si sono rifiutati di copiare…), ma è la comunità che si raduna a pregare e a vivere il Vangelo.<br />
In fondo lo disse lo stesso Gesù: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Vangelo di Matteo, al capitolo 18).<br />
La “chiesa edificio” è prima di tutto la “casa della comunità”, che si raduna per dare ospitalità al Signore che viene.<br />
Anche avessimo l’edificio più bello e solenne, arricchito di quadri, statue e tutto quello che può rendere meravigliosa la liturgia, ma non abbiamo una comunità che è disposta ad ascoltare veramente la Parola di Dio e a pregare con tutto il cuore, li il Signore non trova casa e non abita.<br />
Nel Vangelo, non si parla mai della casa di Gesù, se non riguardo la sua infanzia, ma in maniera molto superficiale (…in fondo non è la sua casa, ma quella dei suoi genitori).<br />
Gesù non ha casa propria. Lo si può incontrare solo nelle case degli altri, come in questo passo del Vangelo, dove lo troviamo nella casa di queste due sorelle, Marta e Maria.<br />
Gesù entra da ospite, ma già da subito si vede una doppia accoglienza che forse ci può aiutare molto nel nostro modo di accogliere e “dare casa” al Signore.<br />
Marta lo fa entrare in casa, ma sembra proprio che le cose che deve fare la rapiscano e Gesù rischia di esser lasciato solo. E’ dentro le mura della casa, ma non nel cuore e nell’attenzione di Marta.<br />
Maria, al contrario, lo accoglie non solo tra le pareti domestiche, ma dentro le pareti più calde e  vere del suo cuore. Non lo tratta da passante estraneo (quasi come fosse un semplice ospite di un hotel…), ma da vero famigliare che da sempre abita li con loro.<br />
Due modi di accogliere Gesù nei quali specchiarci per verificare il nostro modo di accogliere Gesù come singoli e come comunità.<br />
Gesù forse a volte lo percepiamo come ospite importante ma che non abita presso di noi, presso la nostra vita, ma appunto abita “in chiesa”, fuori dai luoghi dove noi siamo quotidianamente. Gesù è un illustre estraneo da “omaggiare” ogni tanto andandolo a trovare a casa sua… ma che in realtà non “sta da noi”.<br />
Il Vangelo ancora una volta ci porta a rovesciare (in altre parole a “convertire”) la nostra accoglienza di Gesù.</p>
<ul>
Se andiamo la domenica in chiesa a pregare con la comunità cristiana, non andiamo nella casa del Signore, ma andiamo a far si che il Signore venga come ospite da noi, facendo di tutto per rendere la casa della nostra comunità accogliente e piena di gioia. Siamo chiamati sull’esempio di Maria, la sorella di Marta, a preparare una “casa dell’ascolto”, in modo che davvero il Signore possa prendersi Lui cura di noi.<br />
Arrivando in chiesa, lasciamo fuori quello che ci divide, e cerchiamo invece di creare un “cuscino” di amicizia sul quale Gesù si possa sentire comodo e possa parlare a tutti noi insieme.<br />
Sicuramente Gesù non si sentirà a casa sua se troverà una comunità distratta, divisa e troppo preoccupata delle cose da fare, degli obiettivi economici da raggiungere…<br />
Se invece costruiamo la “casa dell’ascolto”, allora il Signore continuerà a sentirsi a casa sua, anche fuori dalle pareti della chiesa.</ul>
<p></strong><br />
Giovanni don</p>
]]></content:encoded>
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		<title>come sono i nostri incontri?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 13:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 11 luglio 2010 In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=836" rel="attachment wp-att-836"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/07/intercettazioni-colored.jpg" alt="" title="intercettazioni (colored)" width="590" height="398" class="alignleft size-full wp-image-836" /></a></p>
<p><strong>DOMENICA 11 luglio 2010</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».<br />
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».<br />
( dal Vangelo di Luca 10,25-37)</p></blockquote>
<p><strong>Mia sorella con la sua famiglia è stata qualche giorno in vacanza a Berlino. Proprio negli stessi giorni alcuni vicini di casa, la cui conoscenza è davvero di lunga data, si trovavano anche loro a Berlino. La città, mi ha raccontato al ritorno mia sorella, nei giorni della loro visita era davvero straripante di gente, moltissimi turisti e anche diversi tedeschi venuti nella capitale in occasione dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica.<br />
Il penultimo giorno della loro vacanza, in modo assolutamente fortuito, le due famiglie (quella di mia sorella e quella dei vicini di casa) si sono trovate sulle scale della metropolitana. E’ stato davvero buffo rivedersi per caso in una grande città straniera piena di gente! L’incontro è stato simpatico ed è servito a mia sorella per rimediare un buon consiglio su un ristorante nei paraggi che i vicini di casa le hanno indicato.<br />
Un episodio molto piccolo che forse è simile ad esperienze vissute da tanti di noi, ma che mi ha fatto riflettere sulla molteplicità di incontri che abbiamo in una giornata, incontri molto spesso casuali che hanno tanti risvolti diversi.<br />
Nella parabola del Vangelo di parla di diversi incontri, che hanno come luogo di azione questa strada tra Gerusalemme e Gerico, una strada di comunicazione molto usata a quel tempo.<br />
Gli incontri che sono narrati hanno esiti assai diversi, a seconda del modo di porsi dei vari personaggi. Da come si svolge l’incontro possiamo capire molto di chi sono le persone.<br />
La parabola inizia con l’incontro tra il povero viandante e i ladri, e si risolve in un atto di violenza terribile. I ladri non vedono un esser umano sulla strada, ma solo una occasione di fare soldi. Chi incontrano non è degno di rispetto, è solo un sacco da svuotare e gettare via.<br />
Ecco poi gli altri due incontri, che Gesù raddoppia quasi a voler sottolineare come sia molto facile che molti incontri tra persone si risolvano purtroppo in questo modo.  Il sacerdote e il levita, sono li “per caso” e da un certo punto di vista non c’entrano nulla, e forse si sentono  “in diritto” di non intervenire. E così fanno. Passano, vedono, passano oltre. Forse, essendo addetti al culto, non possono “contaminarsi” toccando un ferito…. Di fatto nel loro agire regna l’indifferenza e la convinzione che questo per terra non ha nulla a che fare con loro!</p>
<ul>
E infine l’incontro con il samaritano. Anche lui passando vede, come i ladri prima e poi come il sacerdote e il levita, questo uomo. Per lui non è un sacco da svuotare, non è nemmeno un fastidio o un pericolo di contaminazione, ma è uno di cui “aver compassione”! Questa compassione esprime una identificazione con il poveretto.<br />
In altre parole il samaritano vede “l’uomo” (non un sacco, un fastidio o un pericolo), così come all’inizio è stato identificato da Gesù che racconta (“un uomo scendeva…”).<br />
Il samaritano vede un uomo come lo è lui stesso, vede un suo simile in una situazione nella quale potrebbe trovarsi lui, o magari si è già trovato e qualcuno lo ha aiutato.<br />
Vede un uomo nel momento del dolore, e tutto il resto diventa secondario, anche la meta che il samaritano stesso doveva raggiungere.<br />
Questo è un  vero incontro di salvezza, perché, non solo salva fisicamente l’uomo moribondo, ma rimette ottimismo su quella strada tra Gerusalemme e Gerico che rischiava davvero di diventare solamente luogo di incontri sbagliati, violenti e mancati.<br />
Gesù si identifica sicuramente con questo Samaritano, Lui che ha scelto di incontrare l’umanità ferita dalla propria violenza e indifferenza. Gesù sceglie di mettersi sulla mia strada per raccogliermi e prendersi cura di me, ma nello stesso tempo mi invita a far diventare ogni mio incontro, anche quello fortuito e piccolo su una scala della metropolitana, un incontro di salvezza, di amicizia, di cura reciproca e di pace.</ul>
<p></strong><br />
Giovanni don</p>
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		<title>il ministero dell&#8217;accoglienza</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 18:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 4 luglio 2010 In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=832" rel="attachment wp-att-832"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/07/inviati-a-due-a-due-colored1.jpg" alt="" title="inviati a due a due (colored)" width="590" height="433" class="alignleft size-full wp-image-832" /></a><br />
<strong> DOMENICA 4 luglio 2010</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.<br />
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.<br />
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.<br />
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».<br />
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».<br />
(dal Vangelo di Luca 10,1-12.17-20)</p></blockquote>
<p><strong>In questi caldi giorni d’estate nei quali sono immerso nei preparativi di campi estivi e grest, nella girandola di cose da fare, di elenchi da compilare, di animatori da coordinare e eventi da organizzare, mi sono chiesto ancora una volta: ma cosa significa per me fare il prete?<br />
Chi mi conosce bene e anche chi collabora con me in parrocchia, sa bene che non sono un mostro di organizzazione, e che le grosse organizzazioni mi trovano sempre in ritardo e con un pizzico inconfondibile di caos… Ma questa è la vita della parrocchia, nella quale si intrecciano relazioni e anche tante realtà che non possono che esser prese in mano e  guidate anche da me. E oramai, in 17 anni di vita di parrocchia, ho sperimentato come il Signore alla fine non mi ha mai fatto mancare accanto persone fantastiche sia in capacità che in disponibilità, così che la parrocchia continua a vivere con (e nonostante) il mio povero e disorganizzato contributo.<br />
Pensando queste cose, mi capita questa domenica di meditare ancora una volta su questo brano del Vangelo: Gesù che invia missionari davanti a se, per preparare il suo passaggio nei villaggi e città.<br />
In questa missione ho provato a rivedere il mio ministero, e credo che ogni cristiano può rivedere la propria missione cristiana.<br />
Esser cristiani (e per me essere anche prete) significa prima di tutto “essere dei mandati”. Quello che sono come cristiano non è una mia iniziativa e basta, ma è Dio all’origine di tutto. Questo un po’ mi consola, perché penso che se davvero tutto dipendesse da me, allora si che saremmo nei guai… Ma meno male che non è così.<br />
Dentro la mia vocazione cristiana c’è un invio da parte di Gesù. E’ l’invio a preparare la sua presenza.<br />
E’ una bella responsabilità, se ci penso bene. Dal mio modo di fare e di agire, dipende molto di come poi l’altro accoglie Gesù che viene dopo e indipendentemente da me.<br />
Se il mio stile di cristiano è l’arroganza economica e il potere che schiaccia, allora Gesù che viene dopo di me non avrà gioco facile nel farsi accettare nel cuore di chi vuole incontrare.<br />
Gesù manda i suoi missionari vestiti di semplicità e con l’attenzione di non perdere tempo se non nella cura di chi sta male. Colui che è mandato deve dire (con le parole e con il linguaggio della vita… che talvolta è più eloquente) che il Regno di Dio è presente. Non il regno del male, dell’ingiustizia, della solitudine, dell’arrivismo… ma il regno del bene e dell’Amore. Questo è il regno che annunciamo.<br />
In questo vedo il senso del mio ministero come prete, che per vocazione ho ricevuto e che non sono stato io a mettermi in testa.</p>
<ul>
Un caro amico sacerdote anziano, pensando al proprio lungo cammino di pastore di anime, ha sintetizzato così il suo essere prete: “ministero dell’accoglienza” che è il cuore del Vangelo.<br />
E’ così che vedo e verifico il mio fare il prete, non certo nelle capacità di organizzare e gestire riunioni e beni materiali. C’è anche questo, certo, ma al cuore del mio essere prete ci sta proprio questo “ministero dell’accoglienza”.<br />
E’ accogliere Gesù che mi ha chiamato e mi chiama ancora, nonostante conosca bene come sono e le mie fragilità.<br />
E’ accogliere l’altro, chiunque sia, buono o “cattivo”, vicino o lontano, parrocchiano o non, simpatico o antipatico: accolgo perché è così che farebbe Gesù e così lui ha voluto che facessero i suoi.<br />
“Ministero dell’accoglienza” è insegnare l’accoglienza come modo di vivere la fede. Essere cristiani maturi non è principalmente celebrare bene una liturgia o gestire al meglio le varie attività della parrocchia. Un cristiano maturo diventa una persona capace di accogliere e costruire una comunità che include tutti e non esclude nessuno.<br />
Una parrocchia che diventasse super efficiente e ricca di iniziative, ma povera di accoglienza e pian piano esclusiva… diventerebbe simile alla città di Sodoma, il cui peccato per il quale fu distrutta, fu proprio quello di non accogliere lo straniero e rifiutare Dio nel prossimo.<br />
Ok… sono pronto ancora a partire, anche se esser missionari del Vangelo non è mai facile e mi mette continuamente di fronte alle mie limitazioni. Ma sento anche che se non accettasi questo invito di partire ad annunciare Gesù, la mia vita sarebbe davvero a rischio di involuzione e chiusura, e diventerebbe assai più triste.<br />
E poi so che prima ancora di qualsiasi cosa faccia “il mio nome è scritto in cielo”: il mio nome, quello che sono e così come lo vivo, sono già in Dio, ancora prima dei miei meriti.</ul>
<p></strong><br />
Giovanni don</p>
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		<title>Discepoli: esperti portatori di croci</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 23:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA 20 giugno 2010 Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=823" rel="attachment wp-att-823"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/06/prendere-la-croce-colored.jpg" alt="" title="prendere la croce (colored)" width="590" height="393" class="alignleft size-full wp-image-823" /></a><br />
<strong><br />
DOMENICA 20 giugno 2010</strong></p>
<blockquote><p>Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».<br />
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».<br />
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».<br />
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».<br />
(dal Vangelo di Luca 9,18-24)</p></blockquote>
<p><strong>Quando Gesù chiede agli apostoli “… chi sono io per voi”, Pietro a nome degli altri dà una risposta elevatissima: “il Cristo di Dio”.<br />
Risposta esatta! Ma che significa?<br />
Significa potere? Gloria? Gesù è “l’Unto” di Dio come avevano predetto le Scritture? E il fatto che Gesù sia il Cristo di Dio, che ricaduta ha per i suoi discepoli che gli stanno accanto tutti i gioni? E a noi che cosa cambia sapere che Gesù è Cristo?<br />
Gesù sa bene che una risposta così come quella che dà Pietro non può rimanere li “per aria”, astratta…<br />
Ed ecco che, incredibilmente, comincia a parlare di sofferenza, di rifiuto e anche di morte. C’è un rapido accenno alla resurrezione, ma non è questo il momento di affrontarla.<br />
Prevale, nelle parole di Gesù, la parola croce!<br />
Per capire in che modo Gesù è il Cristo di Dio, non si può non andare alla croce e al cammino di sofferenza che la precede. Non una sofferenza casuale e inutile, ma una scelta di vita che prevede il dono di sé totale.<br />
Ed esser discepoli di Gesù Cristo, significa fare lo stesso percorso. Noi portiamo il nome di Cristo in noi, ci diciamo cristiani. Questo ci ricorda che la sorte di Gesù è anche la nostra: prendere la croce e vivere con un senso profondo di donazione di sé, in ogni luogo dove viviamo e in ogni gruppo di persone con le quali condividiamo l’esistenza.<br />
Esser cristiani significa prendere la propria croce, caricarsi della vita con la sua concretezza e fragilità, con le difficoltà che la rendono a volte pesante e piena di incognite. Non per questo non è meno bella e piena di possibilità di esser una vita felice, ma non è da nasconderci che la “croce” nella vita è una possibilità concreta. Gesù dicendoci di prender la croce non ci vuole certo spaventare e non vuole dare una visione cupa dell’esser suoi discepoli. Tutt’altro!<br />
Il nostro Maestro ci propone, come via per stare con lui, la nostra vita reale; non ci vuole diversi e “fintamente” santi, come spesso vorremmo apparire agli occhi degli altri.<br />
Se impariamo a non avere paura della nostra croce, allora finiremo di gareggiare gli uni contro gli altri in chi si presenta meglio, in chi è più bravo e santo. Se prendiamo la croce e la accettiamo, diventeremo capaci sempre più di accorgerci delle croci di chi ci sta vicino. Impareremo sempre più a sostenerci gli uni gli altri, sentendo questo come vera via di fraternità.</p>
<ul>
In questi giorni un caro amico mi ha commosso per come si è preso cura di una persona che per alcuni anni ha fatto da badante per suo padre. In poco tempo era diventata una di famiglia e molto amata, proprio per la cura con la quale accudiva l’anziano, come fosse suo padre. Questa donna straniera dell’est Europa e in difficoltà economica, si è trovata quasi all’improvviso ad affrontare ultimamente anche un cancro che la sta portando rapidamente alla fine. Posso dire che davvero si è trovata un carico quasi impossibile di croci nella sua non lunghissima vita (circa 50 anni), croci che non ha scelto ma che non ha potuto evitare.<br />
Questa storia mi ha dato un esempio davvero concreto della frase di Gesù “chi vuol esser mio discepolo… prenda la sua croce”.<br />
Questa signora straniera, carica della croce della sua vita difficile si è presa carico anche della croce di una persona anziana da seguire, e l’amore con cui l’ha fatto non poteva esser motivato solo dalla paga ricevuta. E il mio amico, consapevole di questa croce improvvisa, data dalla malattia, se l’è in qualche modo caricata su di lui, stando vicino a questa donna oramai molto malata e vicino alla fine. Poteva anche non farlo, visto che il lavoro come badante era finito da un po’ di tempo.<br />
Una piccola storia in mezzo a migliaia di altre simili che tutti noi, se aguzziamo lo sguardo spirituale, possiamo venire a conoscenza, oppure ci toccano da vicino.<br />
Essere discepoli significa dunque diventare esperti portatori di croci, delle proprie e talvolta anche di quelle di altri, in un reciproco “sopportarsi”, cioè in un reciproco portare i pesi gli uni degli altri, senza critiche o finzioni. E in questo modo, con queste croci sulle spalle, viviamo da veri discepoli di Gesù, il Cristo di Dio.</ul>
<p></strong><br />
Giovanni don</p>
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		<title>il perdono che rinnova la vita</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 22:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIGNETTA e COMMENTO      della settimana]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioba.it/?attachment_id=819" rel="attachment wp-att-819"><img src="http://www.gioba.it/wp-content/uploads/2010/06/confessione-oggi-colored.jpg" alt="" title="confessione oggi (colored)" width="590" height="399" class="alignleft size-full wp-image-819" /></a></p>
<p><strong>DOMENICA 13 giugno 2010</strong></p>
<blockquote><p>In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.<br />
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».<br />
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».<br />
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».<br />
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!»<br />
(dal Vangelo di Luca 7,36-50)</p></blockquote>
<p><strong>Ho letto tante volte questo brano e non mi ero mai soffermato molto su questo particolare: perché questa donna entra da Gesù e compie tutti questi gesti di amore e dedizione totale a Gesù?<br />
L’attenzione troppe volte l’avevo incentrata sul fariseo, sulle sue critiche e pregiudizi e sull’insegnamento che riceve da Gesù.<br />
Di fatto, lo scambio di battute avviene tra questo uomo che ha invitato Gesù e Gesù stesso. E’ a lui che viene raccontata la parabola che lo vuole istruire.<br />
La donna che irrompe nella scena invece non dice nulla. Non pronuncia nessuna parola. Ma sono i suoi gesti a parlare in modo molto intenso e commovente.<br />
Il suo linguaggio non-verbale (come si potrebbe chiamare usando un termine preso dalla scienza della comunicazione) dice molto di quello che è avvenuto e che ancora accade nella vita di questa donna.<br />
Lei è li a compiere questi gesti di estrema cura nei confronti di Gesù, perché si è sentita amata da lui.<br />
Quando Gesù pronuncia le parole “I tuoi peccati sono perdonati” e “La tua fede ti ha salvata”, non sta parlando al presente, come di qualcosa che avviene in quel momento. A mio avviso, Gesù semplicemente ricorda alla donna, e anche al fariseo e a noi, che lei ha già ricevuto il perdono, un perdono che la donna riconosce proprio con l’azione di lavare, asciugare, baciare e profumare i piedi di Gesù, colui che l’ha perdonata.<br />
L’esperienza del perdono ricevuto in modo gratuito trasforma la donna e la rende testimone di bellezza interiore, proprio lei che agli occhi del fariseo rimane una disprezzabile prostituta.<br />
Gesù vede una donna rinnovata che ama, il fariseo vede solo una peccatrice che sarebbe da allontanare e punire.<br />
Due punti di vista diversi che provocano a ripensare il nostro modo di vederci gli uni e gli altri.</p>
<ul>
In questi giorni si conclude l’anno che la Chiesa ha voluto dedicare particolarmente ai sacerdoti. E dopo aver letto questo brano del Vangelo non posso non interrogarmi su uno dei sacramenti che è affidato particolarmente alla cura di noi preti: la confessione.<br />
Ci lamentiamo sempre di più di quanto non ci si confessa più.<br />
Sembra davvero che il sacramento meno frequentato sia proprio quello della Penitenza.<br />
Come mai questo? Tante volte ci domandiamo tra preti il motivo di questo rarefarsi sempre maggiore della richiesta della Riconciliazione sacramentale.<br />
“La gente non ha più il senso del peccato!… Cresce la pigrizia spirituale e non si ricerca più una guida nel sacerdote!… Oramai non si sa più cosa sia bene cosa male e tutto è relativo per la gente!”.<br />
Difficile trovare una motivazione unica della sempre crescente disaffezione nei confronti della confessione, ma molto spesso mi chiedo se non sia anche da ricercare in noi preti il motivo di questo.<br />
Quante volte abbiamo trasformato la confessione in un freddo elenco di peccati che davvero sembra più una confessione da interrogatorio poliziesco che invece un incontro tra due credenti…<br />
Quante volte, la nostra rigidità morale, ha fatto uscire dal confessionale delle persone profondamente ferite, non avendo trovato misericordia ma condanna… E queste persone molto difficilmente ritorneranno a chiedere la misericordi di Dio nel sacramento.<br />
Come prete che oramai da 17 anni celebra questo sacramento, mi sono posto un obiettivo, che è quello di far uscire dal confessionale la persona con un senso di leggerezza nel cuore e con il desiderio di ringraziare, non me, ma Dio stesso.<br />
Forse appare un obiettivo ovvio e scontato. Ma non è sempre così.<br />
Penso che una buona confessione non sia solo una preoccupazione di chi viene a “vuotare il sacco” dei peccati, ma deve essere una mia preoccupazione. Come dice Gesù: “…colui al quale si perdona poco, ama poco”. Ho quindi il compito di essere io stesso sacramento non di giudizio ma di amore, in modo che dando l’assoluzione, chi esce abbia davvero la sensazione di avere ricevuto un dono che non può non restituire che vivendo con amore.</ul>
<p></strong><br />
Giovanni don</p>
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