La geometria della Chiesa

Pentecoste pericolosa 2017 (colored)

DOMENICA 4 giugno 2017

PENTECOSTE

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

(dal Vangelo di Giovanni 20,19-23)

“Venne Gesù, stette in mezzo…”

Cerco di immaginare la scena descritta dall’evangelista Giovanni, che nelle parole non lascia niente al caso. Gesù si mette in mezzo agli undici e non accanto ad uno solo, magari Pietro o lo stesso Giovanni. Si mette in mezzo, ad una distanza uguale da ciascuno, così che nessuno possa dire o pensare “è più vicino a me e più distante da quell’altro…”

Non è un dettaglio marginale, ma in questo modo Gesù “disegna” la forma della prima comunità cristiana, e della Chiesa di ogni tempo.

Mi ricordo benissimo la domanda di geometria che mi venne fatta all’esame di terza media. Me la ricordo proprio perché non fui in grado di rispondere correttamente e mi venne il panico di venir bocciato. “Cosa è il cerchio?”. Proprio non mi veniva in mente la risposta giusta… E allora con un sorriso mi venne in aiuto la stessa insegnante di matematica che mi disse: “è l’insieme di punti sul piano equidistanti da un punto detto centro”. Di tutte le domande che mi hanno fatto in quell’esame, di più di 36 anni fa, questa mi si è fissata in mente. Ho imparato bene la lezione!
Forse nel corso dei secoli la Chiesa ha dimenticato questo gesto di Gesù di apparire in mezzo, e ha “disegnato” una geometria diversa al suo interno.

Sembra che qualcuno sia più vicino al centro che è Gesù rispetto ad altri che rimangono lontani e in una specie di subordine. E allora dal cerchio si è arrivati a pensare la comunità come una specie di piramide al cui vertice ci sta Gesù e via via sotto tutti gli altri, in una distanza progressiva fatta di santità, onori, potere che diminuiscono pian piano che ci si allontana dal vertice e da Gesù…

Gesù quando appare e dona la sua pace, appare in mezzo e ci rimane per sempre. È dal centro che dona il suo Spirito Santo a tutti in modi diversi ma in ugual misura. A tutti dona il compito di essere segno di riconciliazione. Il “perdono dei peccati” non è un potere dato a pochi, ma è una responsabilità data a tutti. Essere segno di perdono, di misericordia, è un compito che la Chiesa intera deve portare avanti nel mondo che sembra, allora come adesso, privo di misericordia, affamato di amore e pieno di ingiustizie. È un dono di tutti e della Chiesa intera come suo insieme. Tutti contribuiscono a questo, anche se in modalità diverse a seconda della vocazione. Quindi non solo il presbitero che lo amministra sacramentalmente e lo annuncia dal pulpito, ma tutti i battezzati sono chiamati ad amare in modo misericordioso così che nessuno si senta lontano da Dio.

Giovanni don

  1. Fabio
    giugno 4th, 2017 at 21:34 | #1

    Volevo solo correggerla in geometria (mi dispiace se è sbagliata ancora dopo 36 anni). L’insieme dei punti equidistanti da un punto, chiamato centro, si chiama circonferenza. Il cerchio è invece la figura geometrica piana:la parte di piano delimitata dalla circonferenza…
    A parte questo, complimenti per la spiegazione e in particolare per l’analogia! 😉

  2. Giuseppe
    giugno 6th, 2017 at 08:44 | #2

    “È un dono di tutti e della Chiesa intera come suo insieme. Tutti contribuiscono a questo, anche se in modalità diverse a seconda della vocazione. Quindi non solo il presbitero che lo amministra sacramentalmente e lo annuncia dal pulpito, ma tutti i battezzati sono chiamati ad amare in modo misericordioso così che nessuno si senta lontano da Dio”. Giusto, don Giovanni. Facciamo tutti parte del cerchio che al centro ha Gesù. Il nostro compito è però di non essere “punti fissi” di questo cerchio, ma di essere “punti mobili” con lo scopo di allargare sempre il raggio della circonferenza. Per veicolare il più possibile il messaggio d’Amore di Gesù. E per farlo, dobbiamo comportarci come Gesù ci ha insegnato. Ovvero, riconoscerLo nei fratelli più bisognosi e Amando tutti. Difficile? Certo, ma non impossibile, se al nostro fianco ci sta il Signore.

  3. Francesco B
    giugno 8th, 2017 at 09:11 | #3

    “Sembra che qualcuno sia più vicino al centro che è Gesù rispetto ad altri che rimangono lontani e in una specie di subordine. E allora dal cerchio si è arrivati a pensare la comunità come una specie di piramide al cui vertice ci sta Gesù e via via sotto tutti gli altri, in una distanza progressiva fatta di santità, onori, potere che diminuiscono pian piano che ci si allontana dal vertice e da Gesù…”

    Con la geometria a cerchio l’influsso di degrada con il quadrato della distanza dal centro
    ad es. come avviene per la gravità (che è opera di Dio)

    Forse per questo che ci ricorda più volte “rimanete in me” 🙂

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