Chiavi per aprire

chiavi e password (colored)

DOMENICA 27 agosto 2017

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

(dal Vangelo di Matteo 16,13-20)

Le chiavi servono per aprire o per chiudere?

Domanda banale?

A me quando qualcuno in parrocchia chiede le chiavi non è per chiudere qualche locale o salone ma per poter al contrario aprire le porte ed entrarci.

“Don, mi puoi dare le chiavi per il salone?… Don, dove sono le chiavi per portare i pacchi in magazzino? … Don, mi lasci le chiavi del centro Caritas che vengono a portare i vestiti?… Don chi ha le chiavi del campetto per far giocare i ragazzi? ….” E così via.

In canonica ho un bellissimo quadro di legno con tanti ganci con attaccate altrettante le chiavi o mazzi di chiavi, con etichette più o meno chiare di cosa quelle chiavi aprono: porte, cancelli, lucchetti e bacheche.

Il passaggio delle chiavi tra parroci, quando c’è il cambio di parrocchia, è uno dei più delicati, e ad ogni passaggio qualche chiave viene persa, o ci si dimentica dove sia perché manca l’etichetta o rimane in tasca di qualcuno a cui si era prestata momentaneamente. E che “rabbia” quando non si trovano le chiavi per aprire una porta, e che giri complicati bisogna fare per rifare serratura e copie di chiavi!

Ho pensato a tutto questo rileggendo questa “consegna di chiavi” che Gesù fa con il gruppo dei suoi primi discepoli capitanati da Pietro.

Gesù con parole simboliche consegna le “chiavi del regno dei cieli” a Pietro immediatamente dopo che quest’ultimo ha manifestato la sua fede e ha compreso chi è veramente Gesù, cioè il Figlio di Dio e non un semplice profeta o Giovanni Battista morto tornato in vita. Gesù si fida di Pietro, proprio quell’apostolo che più volte nel vangelo manifesta la sua generosità mista a durezza di comprendonio (il soprannome “Pietro” sembra indicare proprio indicare la sua durezza). Gesù affida a Pietro e ai suoi compagni una enorme responsabilità, che è quella di rendere accessibile il Regno dei cieli sulla terra. Pietro e gli altri, e di seguito tutti coloro che seguiranno la testimonianza degli Apostoli (quindi anche noi oggi) hanno il compito di custodire e aprire le porte di Dio sulla terra facendo in modo che nessuno rimanga fuori e nessuna porta rimanga sbarrata.

Dio è “accessibile” proprio attraverso l’umanità di coloro ai quali Gesù ha affidato il suo messaggio. Le “chiavi” non sono un potere ma sono una responsabilità, un compito preciso che non va preso alla leggera!

Nel corso dei secoli tante volte molti uomini e donne sono rimasti chiusi fuori dalla comunità perché chi stava dentro non apriva le porte ed era più preoccupato di chiudere: giudizi, pregiudizi, condanne, anatemi, invidie… hanno spesso reso “il regno dei cieli” come un qualcosa per pochi eletti.

Avere le chiavi quindi significa far in modo che le porte non siano mai sbarrate, custodite ma non inaccessibili.

Ascolto, amore e perdono, sono il modo in cui le porte della comunità cristiana non rimangono mai chiuse, sia per chi sta dentro che per quelli che sono fuori.

Avere tutte le chiavi della parrocchia appese sul pannello di legno in canonica non è semplice, e talvolta è faticoso tenerle in ordine perché tutto funzioni al meglio. Ma quando le guardo mi ricordo che non sono chiavi che devono solo chiudere e sbarrare la strada, e non segnano territori e spazi separati per questo o quel gruppo, per questa o quella persona. Le chiavi custodiscono spazi per tutti e in modo che tutti si sentano accolti e responsabili. E se per capire quali porte aprono queste o quelle chiavi c’è una indispensabile etichetta per ogni chiave, per capire cosa aprono le chiavi del Regno dei cieli affidate alla Chiesa basta leggere il Vangelo. Li troviamo ogni indicazione e ogni apertura.

Giovanni don

  1. Giuseppe
    agosto 29th, 2017 at 14:13 | #1

    “Avere le chiavi quindi significa far in modo che le porte non siano mai sbarrate, custodite ma non inaccessibili. Ascolto, amore e perdono, sono il modo in cui le porte della comunità cristiana non rimangono mai chiuse, sia per chi sta dentro che per quelli che sono fuori”. Giusto, don Giovanni. Le Chiavi di Gesù sono speciali. Perché sono disponibili 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. E ve ne sono tante di copie. Ciascuna per ognuno di noi. Sono le chiavi che aprono la serratura del nostro cuore. Una serratura che ogni tanto va oliata con una miscela particolare fatta appunto di ascolto, amore e perdono. Con questo speciale olio, la serratura sarà sempre pronta. E le Chiavi di Gesù potranno sempre aprirla.

  1. No trackbacks yet.

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.