L’abito giusto per la messa

muri aperti (colored)

DOMENICA 15 ottobre 2017

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: 
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

(dal Vangelo di Matteo 22,1-14)

Mi ricordo che quando sono stato in Africa la prima volta, in visita missionaria, ho fatto un bellissimo viaggio in Guinea Bissau con un gruppo di giovani della diocesi. Fu un viaggio che mi fece entrare per davvero nell’esperienza missionaria di tanti religiosi e laici dall’Italia e non solo, ma anche mi fece entrare negli usi e costumi delle popolazioni di quella piccola e poverissima parte del continente africano.

Una domenica siamo stati alla messa in uno sperduto villaggio distante molte ore di fuoristrada dalla capitale Bissau. In quel villaggio c’era una piccola comunità di suore italiane e brasiliane. La messa veniva celebrata in una grande sala poco distante dalla casa delle suore ed era partecipata moltissimo dagli abitanti dei villaggi attorno. La sala era piena e le suore ci dissero subito che i cristiani battezzati lì dentro erano solamente le suore, io come prete e i giovani con me. Molti erano in cammino per diventare cristiani e gli altri partecipavano perché molto legati alla missione. La messa fu una vera festa, nello stile africano che prevede canti e balli e nessuna attenzione all’orologio. Poco prima di andare alla messa le suore ci raccomandarono di vestire bene, di non indossare pantaloncini o magliette troppo corte. Tutti quelli che partecipavano erano infatti vestiti con i loro abiti migliori. Molti venivano a piedi dopo un cammino di ore e altrettante ne avrebbero fatte per tornare a casa.

Gesù usa immagini forti per parlare ancora una volta di cosa significa far parte del Regno dei cieli, cioè di quel mondo che Dio vuole nel mondo degli uomini. Gesù parla in reazione all’atteggiamento ostile sempre più forte dei suoi avversari, che sono i rappresentanti della religione del suo tempo, che non accolgono e non comprendono il suo messaggio. Gesù nello stesso tempo disegna quello che sarà lo stile della comunità cristiana nel futuro, quindi anche la nostra oggi.
La Chiesa è come una festa di nozze dove tutti sono invitati, e l’unica cosa che viene richiesta è accettare l’invito e vestire l’abito giusto. L’invito è fatto a tutti ed è rivolto anche a chi è lontano, alle cosiddette “periferie” (i crocicchi delle strade) della vita umana. Tutti sono chiamati e nessuno deve sentirsi escluso e tantomeno escludere altri.

Una Chiesa esclusiva come un club non è la Chiesa di Gesù. La missione della Chiesa che parte proprio dalla messa domenicale, è quella di far sentire tutti parte di questo grande progetto di Dio per l’umanità intera, cioè creare un mondo nuovo, inclusivo, pacifico, solidale, misericordioso. La missione è quella di far sì che ogni angolo della terra, sia nelle terre di missione lontane come la Guinea Bissau, ma anche la casa del mio vicino che magari non conosco, diventino una “festa di nozze” come quella del Vangelo, dove al centro ci sta la felicità di tutti in un amore totale reciproco.

La parte della parabola che riguarda l’invitato non vestito adeguatamente è giustamente provocatoria. Non vestirsi adeguatamente per una festa, significa concretamente tirarsi fuori dalla festa e non essere in sintonia con gli altri. L’abito a cui fa riferimento Gesù non è quello di tessuto che copre il corpo, ma l’abito della vita, cioè le nostre azioni, abitudini, le nostre parole e scelte di vita.

Mi hanno colpito quei non-cristiani africani che facevano di tutto pur di partecipare alla messa domenicale nella chiesa delle suore. Sapevano che quella era una festa importante alla quale non erano esclusi anche se non erano cristiani. E si sentivano in dovere di mettersi in sintonia il più possibile con quella festa a iniziare proprio dall’abito. Hanno colpito anche me che spesso celebro e partecipo alla messa in modo meccanico e senza pensare che è un invito continuo a rendere la mia vita in sintonia quotidiana con il Vangelo.

Sono cristiano e partecipo alle varie celebrazioni della comunità, ma quale abito indosso per la mia vita? Vesto con l’abito bello del Vangelo? Quello che faccio, dico, scelgo è come mi insegna Gesù? Guardandomi allo specchio dell’esame di vita, cosa vedo? Cristo vestito a festa o solo me stesso con un abito senza amore, compassione, perdono, misericordia e accoglienza?

Giovanni don

  1. OBIAKO CHINONSO
    ottobre 15th, 2017 at 06:45 | #1

    Grazie mille di questa belissima riflessione. Ho presso tante cose da essa per prepararmi pe la Messa di oggi.

    Grazia e Dio ti rafforzi.

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