Dio all’opera

DOMENICA 15 settembre 2019

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

(dal Vangelo di Luca 15,1-10)

In questa domenica 15 settembre ricorre il 26esimo anniversario nell’assassinio di Padre Pino Puglisi, prete palermitano, ad opera della mafia. Padre Pino Puglisi in quel tragico giorno del 1993, che corrisponde anche al suo compleanno, nella visione di fede “nasce” al cielo, e la sua morte così drammatica segna una sconfitta proprio di chi lo ha ucciso e voleva fermare la sua opera. Nel 2013 Padre Pino per la sua opera è stato proclamato Beato dalla Chiesa che ha servito, esempio di fede e dicarità che neanche una pallottola possono fermare.

Voglio ricordare questa figura straordinaria di prete perché il Vangelo di questa domenica parla in fondo anche di lui e della sua opera. Padre Puglisi due anni prima di morire, fonda nel quartiere Brancaccio di Palermo, a quei tempi uno dei più degradati e segnati dalla malavita, il Centro parrocchiale “Padre Nostro”. Il suo progetto era quello di creare un luogo che togliesse i bambini e i ragazzi più poveri dalla strada, dal degrado e dalle mani della malavita. Padre Puglisi combatteva la mafia non solo con le parole e le innumerevoli coraggiose denunce, ma soprattutto con le opere concrete, come con questo Centro parrocchiale iniziato insieme alle religiose della Comunità delle Sorelle dei Poveri. Nel Centro parrocchiale attraverso la scuola, la formazione umana e spirituale e l’aggregazione, i bambini e ragazzi e le loro famiglie imparano a vedere una speranza nella loro vita e a guardare oltre le difficoltà, le privazioni e le ingiustizie. Mi ha sempre colpito il nome scelto per quest’opera, “Padre Nostro”, un modo davvero concreto di attuare il Vangelo.

L’evangelista Luca prima di riportare le tre parabole della Misericordia (la pecora perduta, la moneta smarrita e il figliol prodigo) il motivo per il quale Gesù le racconta.

Gesù era sempre più centro di attrazione per tutti coloro che erano tagliati fuori dalla società e dalla comunità religiosa. I pubblicani e peccatori erano visti come maledetti da Dio e destinatari, secondo l’idea religiosa dei più religiosi, di castighi divini. Gesù contesta profondamente questa idea di Dio. Dio non è un legislatore inflessibile che condanna e esclude. Dio non ama perdere nessuno e prima ancora che uno lo cerchi va lui in cerca e prova gioia nel ritrovare chi si perde e chi lo abbandona. Gesù con la sua azione vuole mostrare questo volto di Dio, e per questo motivo che tutti si rivolgono a lui e si sentono accolti da Dio, qualsiasi sia la loro vita, il loro punto di partenza, la loro fede e moralità. Gesù vuole mostrare che la forza di Dio che converte la perdona non è la paura e la punizione, ma l’amore, la misericordia, il perdono…

Le tre parabole della misericordia ci presentano Dio in modi davvero straordinari. Dio è come un pastore che è pronto a rischiare tutto pur di trovare la pecora smarrita e quando la ritrova non la punisce ma se la carica in spalla. È significativo che le primissime immagini di Gesù nella storia dell’arte non sono Gesù in croce, ma come pastore che porta la pecora debole e ferita in spalle. Dio secondo quello che insegna e mostra Gesù è come una donna (qui davvero Gesù rischia di essere blasfemo… ma lo fa apposta per scuotere le nostre idee sclerotizzate di Dio…), che fa di tutto per ritrovare la moneta preziosa a cui tiene e che fa una festa con le amiche quando la ritrova. Dio è come un padre che è pronto a perdere possedimenti e onore pur di accogliere il figlio perduto, e che non si da pace finché i fratelli siano tra loro riconciliati.

Gesù mostra Dio non come divinità immobile sul suo trono celeste, ma piegato verso l’umanità e in totale dinamismo per cercare, trovare e alla fine gioire. Dio è uno che si dà da fare per l’uomo ancor prima che l’uomo si dia da fare per cercare Dio.

Questo è il Padre che dà il nome al centro di Padre Pino Puglisi a Brancaccio. Un Centro che assomiglia davvero all’azione di Dio così come insegna il Vangelo. Il Beato Puglisi ha avuto questa intuizione che è la stessa di Dio e che si trova nel Vangelo. Dio è un Padre che si mette a ricercare i propri figli che siamo noi, con le nostre povertà, peccati, debolezze, ferite…

E la Chiesa, se davvero vuole essere immagine del suo Maestro Gesù, non può che fare altrettanto, cioè mostrare questo Dio all’opera, un’opera di misericordia senza limiti.

Giovanni don

  1. Eloisa
    settembre 14th, 2019 at 18:29 | #1

    Eppure una buona parte della Chiesa ancora non vuole mostrare questa immagine di Dio. Sembra che ne abbia paura. Sono i rigurgiti di un’Istituzione che per secoli ha voluto essere moralizzatrice, indicando il Dio di Gesù come un giudice inflessibile che destina all’inferno quei suoi figli che non hanno rispettato il codice dei “doveri” scritto dagli uomini. Una condanna senza appello.
    Ma molti cristiani, battezzati e cresimati, preferiscono restare fuori da una Chiesa così rigida. Una Chiesa, questa, che ha paura di perdere il potere e l’influenza sui fedeli, e fa risuonare minacce di castighi eterni.
    Una Chiesa che vuole imporre la fede e non capisce che la fede non può essere imposta, che Dio ama, sempre e comunque, anche chi non ce l’ha, la fede. Perché Dio è Amore senza limiti. Se crea, ama senza condizioni; ama anche se non è amato.
    I ragazzi che dopo la cresima si allontanano dalla Chiesa, forse hanno ricevuto insegnamenti sbagliati al catechismo; magari si sono sentiti vincolati. E questo non è certo il modo migliore per impostare un discorso di fede. Ma nel corso della vita può darsi che Dio si faccia ritrovare in modi diversi rispetto a quelli tradizionalmente intesi.

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