in silenzio per pensare come Dio

DOMENICA 30 agosto 2020

XXII anno A

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

(dal Vangelo di Matteo 16,21-27)

“Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.

Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d’inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo…”

Mi hanno colpito questi versi della poesia di Pablo Neruda, poeta cileno (1904-1973), intitolata “Restare in silenzio”.

È un’ode al silenzio non solo delle parole ma soprattutto di ogni attività, sia lavorativa e positiva ma anche di quella che produce violenza e sofferenza come la guerra e l’odio. Come tutte le poesie, questa di Neruda immagina un mondo impossibile, specialmente il nostro così freneticamente votato al produrre, al comunicare velocemente e a non fermarsi mai.

Eppure stare in silenzio e fermi anche per poco, come dicono le parole della poesia, è una buona occasione per capire noi stessi, gli altri, il mondo e anche Dio. Quest’ultimo non ha i nostri stessi ritmi e obiettivi umani e se non ci fermiamo mai rischiamo davvero di non capirlo, e alla fine non capiamo nemmeno noi stessi come Dio ci ha creati.

Pietro non capisce Gesù, anche se è suo discepolo da un po’. Non comprende lo stile di dono e di amore che segna tutta la sua missione. E quando Gesù parla di croce e sofferenza, Pietro lo rimprovera e lo vorrebbe zittire. Pietro e i gli altri discepoli (di cui è portavoce nel racconto evangelico) non comprendono che nella morte per amore c’è la strada per la resurrezione della vita. Gesù è l’inviato di Dio ma non come loro si aspettano secondo la logica del potere, ma nella strada dell’amore. Non sono capaci di fermarsi ed ascoltare e non vogliono sentir parlare che tutta la marcia apparentemente trionfale del Messia in terra si fermi.

È Gesù però che a sua volta blocca Pietro e lo invita a stare zitto, a fermarsi e riflettere come discepolo. Per questo lo invita dicendogli “va dietro a me…”, e prendere il suo ritmo e non quello del mondo e della mentalità produttiva umana. Pietro e gli altri sono invitati ad ascoltare il pensiero di Dio che è diverso, più lento ma più vero e più ricco di vita.

Stavo pensando al blocco forzato di questo periodo a causa dell’emergenza sanitaria. Tutto o quasi si è fermato e soprattutto si è fermata ogni attività pastorale nella Chiesa, comprese le nostre liturgie, feste e tradizioni. Tutto fermo e in silenzio. È stato tutto così negativo? Oppure è stata una occasione da “ascoltare”, un silenzio forzato che ci ha costretto in modo benefico a ripensare chi siamo, chi è l’altro, chi è Dio e quello che davvero lui vuole?

Il silenzio delle parole e delle azioni, anche se difficile e impegnativo, è necessario davvero per ricordarci che la prima e l’ultima parola e azione ce l’ha Dio, così come Gesù insegna. Se non sono capace di fermarmi rischio il gravissimo errore di Pietro che arriva a rimproverare Gesù quando questo parla di croce, ignorando che parla anche di resurrezione. Fare silenzio e fermarsi aiuta anche a capire il prossimo, con la sua vita, le sue attese e verità che spesso se corriamo e non ci fermiamo, non siamo capaci di comprendere e finiamo per rifiutare.

Giovanni don

 

RESTARE in SILENZIO

di Pablo Neruda (1904-1973)

 

Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.

Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un’improvvisa stravaganza.

Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene
e l’uomo che raccoglie il sale
non guarderebbe le sue mani offese.

Coloro che preparano nuove guerre,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero vesti pulite
per camminare coi loro fratelli
nell’ombra, senza far nulla.

Ciò che desidero non va confuso
con una totale inattività.
È della vita che si tratta….

Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.

Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d’inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.

Ora conterò fino a dodici
e voi starete zitti e io andrò via.

  1. Eloisa
    settembre 1st, 2020 at 19:38 | #1

    Questa pagina evangelica è fra le più dure, o difficili, da capire.Chiunque di noi l’avrebbe pensata come Pietro, credo. E, ad essere sincera, non credo che Gesù abbia detto quelle parole crudeli a Pietro, chiamandolo “Satana”. Forse è Matteo che, per fini pedagogici, le ha dette.
    Posso capire le altre parole sulla croce, che ogni uomo deve assumersi seguendo la vita di Gesù. Esiste un qualsiasi vivente che non abbia conosciuto la croce? Credo di no, anzi ne sono sicura. Esistono croci pesanti, non di legno, che stravolgono la vita degli esseri umani. Alcuni per sopportarle ricorrono alla fede cristiana e Dio solo sa se ci riescono; altri fanno cento altre cose per alleviare i propri mali; altri arrivano a togliersi la vita, tanto è diventata insopportabile. Queste sono realtà indiscutibili.
    Nel periodo dell’emergenza sanitaria, a molti è passato il pensiero che un minuscolo virus invisibile, di cui dobbiamo ancora aver paura, ha azzerato, o quasi, la potenza dell’uomo, che si credeva un dio. A nulla sono valse le preghiere, anche del Papa; ed era prevedibile. Perché, allora, alimentare, da parte della Chiesa, certe illusioni umane che sfociano nel nulla?
    A me sembra che ognuno debba assumersi onestamente la responsabilità della propria esistenza, facendo tutto il possibile di cui è capace per diffondere il Bene, che ha una sua intrinseca positività nelle relazioni interpersonali. Mettendo nel conto sacrifici e durezze, per aiutare sé stessi e gli altri.
    Considerando che la Vita è un Mistero impenetrabile fino al termine dell’esistenza. Poi chissa!?

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