Vangelo antiansia

luglio 20th, 2019 1 comment

DOMENICA 21 luglio 2019

 

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. 
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

(dal Vangelo di Luca 10,38-42)

Proprio ieri sera una persona amica mi ha fatto vedere un suo fumetto geniale tratto da questa pagina del vangelo. Il fumetto ha pochissime parole, come quelle di questo racconto, ma nella descrizione di quel che succede rimarca molto i comportamenti fisici dei personaggi. Nel fumetto animato si vedono solo tre figure:  Gesù seduto nell’atto di parlare, Maria seduta ai suoi piedi di spalle che ascolta attenta e Marta, che è l’unica che per gran parte dell’animazione si muove. La si vede fare di tutto, spazzare, cucinare, lavare i verti, sistemare lampadine, stirare… e il suo volto, disegnato come gli altri in modo essenziale, pian piano diventa sempre più arrabbiato e infine furioso. Alla fine rimprovera, come detto nel Vangelo, Gesù accusandolo di non dare importanza al fatto che la sorella non fa nulla. La risposta di Gesù (“ Marta Marta… ti affanni e agiti per molte cose… Maria si è scelta la parte migliore”) scatena in Marta una reazione che ovviamente nel Vangelo non viene detta ma è volutamente lasciata in sospeso. Marta infatti prende uno straccio e lo lancia a Gesù che con un capitombolo indietro cade dalla sedia.

Forse questa reazione violenza unita alla rabbia crescente di Marta nel sentirsi sola nelle cose da fare, ben rappresenta il nostro sentire più sincero difronte a questa scena. Se siamo sinceri non possiamo che dare ragione a Marta sul fatto che ha tutto il carico dell’accoglienza di Gesù (e del suo seguito) mentre la sorella se ne sta seduta e beata a non fare nulla!

Il breve racconto evangelico è però disseminato dall’evangelista di elementi e parole che ci aiutano a vedere la storia da un altro punto vista, che non è Gesù ma proprio il cuore di Marta! Luca dice che mentre Gesù parla e mentre Maria ascolta, Marta “è distolta” dai molti servizi.

Marta è distratta, assente anche se fisicamente presente, e le tante cose che deve fare e che ha scelto di fare alla fine la imprigionano impedendole un contatto vero con Gesù.

Capita anche a me quando ho così tante cose da fare che non ho tempo per ascoltare una persona, per pregare, per fermarmi e condividere un po’ di tempo con qualcuno che mi sta vicino. Ho tante cose da fare o mi ricopro di cose da fare perché ho spesso paura di ascoltare, di mettermi in gioco con qualcuno sedendomi ai suoi piedi. Le cose da fare, anche quando sono effettivamente urgenti, rischiano però di ingigantirsi e di fare da barriera con il mondo e le persone che mi circondano.

Gesù non condanna Marta come se facesse qualcosa di cattivo, anche perché lui conosce bene i doveri dell’accoglienza nella sua cultura, ma la vuole liberare da quell’affanno del fare, organizzare, controllare, e dell’avere tutto a posto, che è molto moderno e attuale e nel quale possiamo riconoscerci.

Marta è così assente e sorda verso l’ospite Gesù che arriva lei stessa a suggerire cosa Gesù dovrebbe dire, (“…. dille dunque che mi aiuti!”) dopo averlo assurdamente accusato di non badare a lei (“non ti importa…?”).

Mi riconosco in Marta non tanto nella sua generosità del fare perché ammetto che la pigrizia e la disorganizzazione  mi caratterizzano, ma mi riconosco soprattutto in questa sua ansia e assenza quando non riconosco che il primo dei servizi al prossimo è lo stare con lui, sedermi ai suoi piedi ed ascoltare.

Mi verrebbe da dire che questa pagina di vangelo è un “antiansia” perché mi obbliga a immedesimarmi nelle ansie di Marta prigioniera delle cose da fare, e mi invita a immedesimarmi in Maria, con il suo desiderio di ascoltare e fermarmi e cogliere la parte migliore del prossimo.

Il volto di Maria nel fumetto animato appare solo alla fine ed è sorridente e sereno dopo che Marta ha gettato arrabbiata lo straccio contro Gesù. Sorrido anche io pensando alle mie ansie e chiusure sapendo che in fondo al cuore in realtà ho voglia di ascoltare, amare, essere ascoltato e amato anche io. E Gesù per fortuna continua a ritornare a parlarmi e a farmi crescere nel suo amore…

Giovanni don

p.s. nel moonday, a cinquanta anni dallo sbarco sulla luna

Siamo riusciti ad andare sulla luna… non è quindi impossibile andare verso i nostri fratelli e sorelle, anche quelli che consideriamo più lontani!

l’ironia di Gesù

luglio 13th, 2019 1 comment

DOMENICA 14 luglio 2019

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

(dal Vangelo di Luca 10,25-37)

Molti mi chiedono se per me Gesù ridesse e facesse ridere. Avendo io la passione del disegnare vignette che hanno spesso come punto di partenza le storie del Vangelo, anch’io mi son fatto la stessa domanda.

Gesù come mi dice il Credo era veramente uomo! Sarebbe un’eresia pensare che non lo fosse. Ha vissuto l’esperienza umana fino in fondo con tutte le sue dimensioni e ha insegnato ad essere uomini fino in fondo. Ridere, sorridere e far in modo che altri sorridano e siano felici è una delle cose più umane e belle. Penso che a suo modo Gesù fosse anche una persona allegra e divertente, e che anche negli insegnamenti più alti abbia spesso usato l’ironia. Il Vangelo ha molti passaggi con una profonda ironia e ci raccontano di Gesù che amava sorprendere gli ascoltatori, giocando anche qualche “brutto scherzo” a chi lo seguiva e anche ai suoi stessi oppositori.

Il Vangelo di questa domenica secondo me ne è un bellissimo esempio. Leggendolo con attenzione emerge una grande ironia educativa sia nel racconto dell’evangelista che nelle parole riportate di Gesù.

Il passo del vangelo parte da questo dialogo-confronto tra due persone molto diverse tra loro e che solo apparentemente sono pacifiche. In realtà si stanno prendendo in giro entrambe. Da una parte questo dottore della Legge, una sorta di teologo del tempo, che va da Gesù per “metterlo alla prova” o meglio “per tentarlo” alla stessa maniera del diavolo nel deserto. Dietro la maschera di colui che vorrebbe essere discepolo si nasconde uno che vuole solo prendersi gioco di Gesù e trovare un modo per “fregarlo” con le sue stesse parole. Per questo quando lo chiama “Maestro…” in realtà lo sta deridendo. Gesù, che conosce bene quel che passa nel cuore dell’altro, alla domanda che gli viene posta (“cosa devo fare per avere la vita eterna”) risponde con una profonda ironia che smaschera l’altro. Gli domanda “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. Fa sorridere che faccia una domanda del genere ad un super esperto della Legge di Dio… come se fosse uno scolaretto. E come uno scolaretto gli domanda se la legge bene, se l’ha capita!

Ma è proprio la parabola che segue a far emergere tutta l’ironia dissacrante di Gesù, quando alla domanda teorica “chi è il mio prossimo”, il Maestro non risponde con una teoria, ma con un racconto. Gesù usa spesso i racconti di vita perché è proprio la vita stessa a svelarci il volere di Dio, ed è nella vita e non nelle teorie che possiamo dimostrare se seguiamo oppure no Dio e la sua legge.

La famosa parabola del Buon Samaritano ha proprio in questo personaggio la sua figura più sconvolgente. L’uomo che scende sulla strada deserta da Gerusalemme a Gerico e che è lasciato in fin di vita rappresenta tutta l’umanità. È “un uomo” in modo generico, e Gesù volutamente non dice nulla della sua identità, religione, etnia, colore della pelle… Di lui Gesù dice solo che è un essere umano e che senza un aiuto concreto è condannato a morire. Passano per la stessa strada, nella stessa direzione (e qui Gesù davvero calca la mano dell’ironia) due che avrebbero tutti i titoli per soccorrerlo. Sono un sacerdote e un levita. Potrebbero con quel gesto di soccorso coronare la loro vita di preghiera e la loro fede appena celebrata nella città di Dio, Gerusalemme. Hanno l’occasione, facendosi prossimi, di avere quella vita eterna, cioè piena di Dio, che si ha nell’amore concreto e non solo nelle dichiarazioni teoriche.

Non fanno nulla, passano oltre, si disinteressano!
Il colpo di scena è proprio nel personaggio che Gesù usa come esempio. E qui davvero non possono non vedere una sottile ma tagliente ironia di Gesù verso il suo ascoltatore. Ai discepoli che sono vicini a Gesù, non posso non pensare che abbia strappato loro un sorriso vedere la faccia del dottore della Legge. Gesù dopo aver fatto fare una brutta figura al sacerdote e levita, dà il ruolo di vero esempio proprio ad un samaritano!! Per coloro che si richiamavano alla Legge di Dio in Gerusalemme i samaritani erano davvero i peggiori in assoluto! Ma proprio questo eretico samaritano per il Maestro Gesù è colui che eredita la vita eterna, non tanto per quel che proclama ma per quel che concretamente fa. Volutamente Gesù non dice quale fosse la sua direzione sulla strada, ma di fatto ora la meta del samaritano è quella di prendersi cura dell’uomo che Dio gli ha messo sul cammino e che va soccorso, senza tentennamenti, senza ragionamenti, senza calcoli di convenienze e tornaconti.

Avrei voluto vedere anche io la faccia di quell’uomo che ascolta dal Maestro questa storia in risposta alla sua domanda. Sono sicuro che il volto di Gesù era sereno e forse con un pizzico di sorriso nel momento in cui spiazza il dottore della Legge, con il suo racconto che demolisce la sua rigidità umana e religiosa, per costruire un nuovo modo di stare in mezzo agli uomini e di vivere la Legge di Dio.

Mi piace questo Vangelo e mi piace Gesù che vuole mettere in discussione anche me. Anche io con tutte le mie domande sulla fede, su Dio, sulla vita, su quello che devo o non devo fare, sui miei rapporti con le persone, il mondo, i problemi e le sofferenze, trovo nel Vangelo un punto di riferimento che vuole sempre tenermi vivo e convertire il mio cuore spesso irrigidito. Il Vangelo mi porta a Gesù che con il sorriso sulle labbra e nel cuore, vuole farmi cambiare per essere davvero felice e attraverso di me far sorridere il mondo, come lui!

Giovanni don

tutti missionari

DOMENICA 7 luglio 2019

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

(dal Vangelo di Luca 10,1-9)

“la messe è molta ma pochi sono quelli che ci lavorano!”

Questa affermazione di Gesù è sempre stata letta come una “lamento” di Gesù ed un invito a pregare per sempre nuove vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale perché sono sempre pochi coloro che diventano preti, frati o suore…

L’accento è sempre stato posto su quel “sono pochi…” e non sull’affermazione principale, cioè “la messe è molta…”

In questa zona dove sono parroco, quando siamo tra fine ottobre e inizio di novembre, è tempo di raccogliere le olive sui tantissimi ulivi che riempiono le nostre campagne, campi e anche piccoli giardini. La raccolta delle olive da portare poi nei vari frantoi, coinvolge moltissime persone. Ci sono stagioni in cui le olive da raccogliere sono tante e altre stagioni in cui, per varie ragioni, sono poche e quindi cala sia il lavoro di raccolta che la produzione di olio finale. Ma quando sono tante, bisogna davvero lavorare in fretta e in tanti perché non vadano perdute, e così alla fine l’olio è davvero ottimo in qualità e in quantità.

È davvero una festa vedere sugli alberi tante olive belle e sane pronte ad essere trasformate in buon olio, e si dice spesso che coloro che le raccolgono non sono mai abbastanza per fare un buon lavoro.

Quando Gesù dice che “la messe è molta…” ancora una volta rivela il suo sguardo positivo sul mondo, che lui vede come carico di positività, di bene, di amore…. in una parola Gesù vede il mondo carico della presenza di Dio.

Come le olive sugli alberi non vanno da sole in frantoio per diventare olio, così anche il bene presente nel mondo, nel cuore degli uomini, quello che Dio ha seminato di sé stesso nell’umanità, ha bisogno di qualcuno che lo faccia emergere e che non lo faccia sprecare.

Gesù Figlio di Dio è il primo ad essere sceso nel concreto della storia umana per far emergere il bene di Dio seminato nel cuore di tutti gli uomini. Lui è riuscito a far fruttare anche i cuori apparentemente più aridi di peccatori e lontani, smascherando invece la finta fruttuosità di tanti che si credevano giusti e timorati di Dio.

Gesù invia a fare la sua stessa missione settantadue discepoli che proprio in quel numero simbolico rappresentano l’intera umanità. Settantadue infatti era il numero delle nazioni del mondo secondo quello che si credeva allora. Possono quindi essere al servizio della messe di Dio tutte le persone che si fidano di Dio e aiutano il mondo a far fruttare il bene che già c’è, ed è in abbondanza.

Pur rimanendo un invito a pregare per le vocazioni presbiterali e religiose, questo Vangelo indica quale è la missione di ogni cristiano, di qualsiasi estrazione, lavoro e capacità. Come discepoli tutti abbiamo il compito di far sì che l’amore di Dio seminato nel mondo non vada perduto e che sempre più persone si sentano coinvolte in questa raccolta di bene.

Tutti siamo quindi missionari del Vangelo, tutti siamo chiamati a lavorare per Dio, e non saremo mai abbastanza per questo lavoro!

Gesù poi indica lo stile di questa missione e anche il modo perché sia davvero efficace.

La povertà dei mezzi è la prima ricchezza della missione: lavorare per Dio che già lavora nel cuore del mondo ci porta a fidarci di Lui, altrimenti rischiamo di testimoniare cose che non crediamo.

La fiducia in Dio è fiducia nel prossimo, abbassando le difese e le spade sguainate con le quali spesso affrontiamo il mondo e le persone. Il mondo è pieno di lupi ma la soluzione non è diventare anche noi lupi per sbranarci a vicenda.

Lavorare per il campo di Dio significa fidarsi del prossimo, prendersi cura gli uni degli altri e con le parole ma ancor più con i gesti far capire a chi abbiamo davanti che il Regno di Dio è vicino, non tanto guardando in alto, ma dentro i nostri occhi.

Giovanni don

giugno 28th, 2019 No comments

DOMENICA 30 giugno 2019

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. 
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». 
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

(dal Vangelo di Luca 9,51-62)

Ho diversi amici che mi hanno raccontato di aver fatto il Cammino di Santiago di Compostela, quel percorso che attraverso Francia e Spagna porta al grande santuario che custodisce la tomba dell’Apostolo Giacomo. Questo cammino iniziato nel medioevo, fa parte di tanti altri percorsi che si trovano in Italia e nel mondo, e che vengono percorsi come esperienza fisica e spirituale insieme. Tutti coloro che mi raccontano nel loro cammino di Santiago, mi raccontano di un’esperienza davvero profonda fatta di difficoltà ma anche di grande bellezza umana e spirituale. Fino ad ora non ho sentito nessuno che è tornato scontento della scelta fatta e questo devo dire che mi invoglia ancora di più a farlo anche io, vincendo la mia pigrizia e paura di non farcela. Mi ero ripromesso di fare il cammino allo scadere dei 25 anni di ordinazione presbiterale come mio zio prete che proprio nell’anno del suo 25esimo, nel 1990, aveva fatto un mese di pellegrinaggio in solitaria verso Santiago. Mi ricordo che aveva scelto di fare il cammino e chiedere alloggio senza mai dire che era prete, per non avere alcun altro privilegio se non quello di tutti gli altri pellegrini che fanno il medesimo percorso.

Nel Vangelo troviamo spesso Gesù per strada, anzi tutta la sua storia è un cammino, iniziato dall’eternità di Dio Padre e poi nelle strade degli uomini concreti. Il cammino di Gesù non si è interrotto sul monte delle esecuzioni, detto Golgota, appena fuori le mura di Gerusalemme, ma è andato oltre la pietra della tomba, con la resurrezione.

Nel suo cammino perpetuo sulle strade dell’umanità, Gesù trascina dietro a sé il gruppo dei discepoli, e continuamente ne attrae altri, proprio come raccontato dal Vangelo di questa domenica.

Quali sono le fatiche maggiori che Gesù incontra nel suo cammino? Non certo le strade e le privazioni materiali, ma proprio i compagni di viaggio. Sono i discepoli con i quali e per i quali cammina, a procurargli le maggiori fatiche. Continuamente si deve fermare perché il loro passo spirituale è molto più lento e quando sembrano andare avanti, si ritrovano a tornare indietro e a sbagliare le loro strade.

Gesù però, come ci ricorda bene l’evangelista Luca, ha preso la decisione ferma di andare a Gerusalemme, anche se questo significa portare fino in fondo lo scontro con le autorità religiose e la croce è sempre più evidente alla fine del percorso. Gesù guarda Gerusalemme davanti a sé in una sfida tra una concezione di Dio chiusa, escludente, senza misericordia, e la sua rivelazione di Dio come Padre misericordioso, di una fratellanza che supera muri e barriere e giudizi. Gli apostoli che vorrebbero il fuoco dal cielo che consumi i nemici (vedi l’episodio dei samaritani citato qui dall’evangelista) dimostrano di riuscire a fatica a stare al passo del cammino del Maestro, ma lui lo stesso prosegue e li coinvolge. Le esigenze del cammino di Gesù sono la povertà dei mezzi, la non sicurezza sociale, la necessità di tagliare i ponti con il passato, e tutto questo non è facile e rallenta il passo del gruppo dei discepoli. Io pure ammetto che la mia pigrizia nel camminare fisico è molto spesso immagine della mia pigrizia spirituale quando si tratta di camminare in maniera decisa al fianco di Gesù, al passo del Vangelo.

Ma per fortuna che come vedo tanti che mi stimolano nel loro cammino materiale e mi fanno venire la voglia di fare un giorno anche il Cammino di Santiago di Compostela, così ci sono tanti che con la loro testimonianza di fede quotidiana, mi fanno vedere la bellezza del cammino cristiano. La mia pigrizia spirituale è messa in crisi dal cammino di tanti che nella loro vita quotidiana mi mostrano che camminare con Gesù, anche se difficile, alla fine porta a nuovi orizzonti e riempie la vita. Posso anche io mettermi sulla strada di Gerusalemme con Gesù, e sperimentare che anche senza tante sicurezze umane, anche tagliando con tanti vizi, abitudini e modi di fare del passato, non solo non mi impoverisco ma posso camminare più svelto nella vita e trovare un senso a quello che sono.

In attesa di fare materialmente il cammino di Santiago di Compostela, non voglio attendere a mettermi spiritualmente in strada con Gesù, la dove sono e vivo, rimanendo sempre in passo indietro a Gesù che davanti, con pazienza continua a guidarmi.

Giovanni don