Dio vuole il male?

dicembre 27th, 2019 No comments

DOMENICA 29 dicembre 2019

SANTA FAMIGLIA

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno»

(dal Vangelo di Matteo 2,13-15.19-23)

Quello che ci capita nella vita è tutto volontà di Dio? Incontri, amori, esperienze positive così come eventi tragici, il bene e il male che ci capita è già tutto scritto nei piani di Dio?

Qualche giorno fa una persona a cui era capitato un incidente domestico che le aveva procurato una frattura, mi aveva detto: “lo accetto perché è volontà di Dio”. Certamente chi mi ha detto così manifesta una grande fede che rispetto e che aiuta anche la mia, ma c’è qualcosa che non mi torna e che mi spinge ad indagare meglio quello che mi insegna il Vangelo.

Confesso infatti che faccio fatica a immaginare Dio che ha un libro con su scritta tutta la mia vita, dove giorno per giorno sono previsti in modo meticoloso eventi, successi, cadute e incidenti vari. A me non resterebbe altro che accettare tutto rimanendo fedele… Ma è davvero così?

La vita di Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù non è certamente facile fin da subito. Quel poco che ci viene raccontato dagli evangelisti è segnato da povertà, pericoli di morte, fughe e continui cambi di programma. Matteo ci racconta che la Santa Famiglia è costretta a fuggire da Betlemme dove abita, perché il Re Erode, ricordato dalla storia come uno dei più sanguinari, ha deciso di uccidere Gesù probabile rivale nel Regno di Giuda. E già qui faccio fatica ad immaginare la sete di sangue di Erode come parte di un piano di Dio, così come tutti i violenti della storia e tutte le guerre, anche attuali. Anche l’evangelista Matteo, così attento alla Scrittura e alle profezie, si guarda bene dal dire che Erode lo vuole Dio. Matteo ci dice invece che la fuga in Egitto alla quale sono costretti Giuseppe, Maria e Gesù non è senza senso e non ha come unica ragione la salvezza fisica di Gesù. Questa migrazione forzata realizza una profezia positiva che è contenuta nelle Scritture e che quindi ha a che fare con Dio (“…perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio»”). La comunità cristiana che rilegge dopo tanti anni le vicende di Gesù, comprende che tutto quello che è successo al Maestro e Signore, compreso quel lontano episodio della sua infanzia, ha avuto un senso in Dio. È questo quello che ci insegna la fede: trovare un significato, una direzione anche in eventi che sembrano essere solo un male e frutto del caos creato dal male. Dio lo troviamo anche in eventi che sembrerebbero negarlo e negarne la bontà. Non è Dio che vuole il male, ma nel male possiamo trovare sempre un senso, una direzione che dà significato e alla fine consola veramente.

Anche quando la Santa Famiglia torna indietro dall’Egitto verso la propria casa, il fatto che è costretta a cambiare regione, e dal sud si deve trasferire nel nord, in Galilea, Matteo vede un senso e un messaggio. Non è Dio che vuole Archelao, violento successore di suo padre Erode, ma in Dio Giuseppe trova l’aiuto per la giusta scelta per la sua famiglia. E Matteo anni dopo tutte queste vicende, anche in questo trasferimento forzato della famiglia a Nazareth, sconosciuto villaggio in una regione malfamata, trova un significato nella fede, un senso nella grande storia di Dio (“…e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno»”).

L’evangelista ci ricorda che tutti questi cambiamenti di vita e di rotta della Santa Famiglia, vengono ispirati a Giuseppe durante i sogni. Il sogno nella Bibbia è simbolo della preghiera, della capacità dell’uomo di fare spazio nella sua mente e nel cuore a Dio, per lasciarsi guidare anche dal Suo punto di vista e non solo dai ragionevoli ma pur sempre limitati calcoli umani. La preghiera per chi crede non è il tempo per uscire dalla vita ed estraniarsi dalla storia, ma è proprio l’occasione per “intuire” la presenza di Dio in quello che ci accade, anche fosse negativo e imprevisto. La preghiera non mi fa dire “Dio permette il male…. Dio vuole questo per sua volontà” ma mi fa sentire Dio presente anche nell’esperienza negativa, anche in quello che sembra frenare la mia vita, e mi dona speranza e magari una nuova direzione.

Giovanni don

Natale come il pane

dicembre 24th, 2019 No comments

 

25 dicembre 2019

NATALE del SIGNORE

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

(dal Vangelo di Luca 2,1-14)

“È buono come il pane…” si dice di una persona quando questa è semplice e immediata e le sue azioni sono dettate da una bontà interiore che colpisce e magari ispira imitazione.

Gesù a Natale è proprio così, buono come il pane ma forse in modo ben più profondo e biblico che nel detto popolare, o forse il detto popolare andrebbe compreso meglio nella sua profondità biblica.

Ci aiuta a comprendere il Natale di Gesù proprio il presepe che quest’anno abbiamo allestito in chiesa. La capanna della Santa Famiglia è come una tenda, che richiama le tende dei viaggiatori nel deserto. Infatti la scena della nascita di Gesù si ispira al cammino del popolo di Israele dalla schiavitù d’Egitto alla libertà della Terra Promessa. È nel libro dell’Esodo che viene raccontato questo cammino di 40 anni sotto la guida di Mosè. Nel cammino di liberazione il popolo sperimenta la guida di Dio e  la sua pazienza per le durezze e le infedeltà degli israeliti. Il popolo sperimenta anche l’aiuto concreto nei momenti di maggior difficoltà del cammino, in particolare per la fame. Agli israeliti che mormorano contro Dio scende dal cielo un cibo misterioso ma nutriente che viene chiamato “manna”. La parola “manna” sembra provenire dall’espressione aramaica “man hu” che corrisponde all’espressione “che cos’è?” Il popolo infatti si domanda che cosa sia questa cosa dal cielo quando vede questo strano fenomeno. Il popolo durante il cammino avrà questo “pane dal cielo” che lo sosterrà, ma non è il cibo definitivo. I cristiani vedranno in Gesù, il Figlio di Dio venuto dal Cielo, il vero e definitivo pane per il cammino della vita e del mondo intero nella storia. Nel Vangelo di Giovanni al capitolo sesto, Gesù dice ”Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”

Gesù è quel pane che non è più misterioso (“manna”, “che cos’è?”) ma ha un nome, un volto, una presenza reale. 

Gesù è quel pane buono che si fa “mangiare” dall’uomo con le sue parole, i suoi gesti, la sua croce e ressurezione. 

Natale è buono come il pane, cioè ci fa sperimentare che Dio scende sulla terra per rispondere alla nostra fame di felicità, di pace, di speranza. Il nostro cammino nella storia è come in un deserto e la felicità piena e stabile a volte sembra lontana e impossibile come appariva al popolo di Israele troppo lontana e irraggiungibile la Terra Promessa. Ecco allora il dono rinnovato ogni anno del Natale di Gesù. È qui per sostenerci e darci forza. E come mangiare questo pane per non morire di fame spirituale? Vivendo il vangelo, facendo come Lui ha fatto, riempire la nostra giornata di piccoli bocconi di gesti buoni, di parole gentili, di sorrisi caldi. È così che il pane buono del Natale non diventa vecchio e nutre noi e il mondo intero.

Nel presepe dietro la tenda della Santa Famiglia è posto un quadro di Jacopo Tintoretto “la raccolta della manna” del 1577 conservato nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Gesù tra Maria e Giuseppe è adagiato su un pane vero spezzato, che simboleggia il dono che viene dall’alto, da Dio per nutrire ogni uomo. Piccoli batuffoli sparsi nella scena rappresentano quella manna scesa dal cielo che è superata dal vero pane dal cielo che è Cristo Gesù, Figlio di Dio. I frutti davanti alla scena rappresentano quella abbondanza che nasce nel cuore e nella vita di chi si accosta al pane del cielo che è Gesù.

Giovanni don

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Giuseppe mette le ali

dicembre 21st, 2019 No comments

DOMENICA 22 dicembre 2019

IV di Avvento

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

(dal Vangelo di Matteo 1,18-24)

“Redbull ti mette le aliiii !!” dice lo slogan di una famosa bevanda molto energetica. Secondo i produttori questa bevanda è capace di farti “volare” nelle forze con la giusta carica nelle situazioni di stanchezza soprattutto fisica.

Anche Giuseppe è molto stanco, soprattutto nello spirito, perché si trova difronte ad una situazione personale non facile da affrontare.

Nei Vangelo non ci viene raccontato molto dello sposo di Maria, ed è soprattutto l’evangelista Matteo che ci consegna qualche ricordo di questa figura narrativamente secondaria di tutta la storia di Gesù, ma che ha ispirato moltissimo nella storia del cristianesimo.

Quando ci troviamo difronte alla scena del presepe, così bella e carica di sentimenti di amore e unità, non dobbiamo dimenticare che la strada verso quella scena non è stata facile per i suoi protagonisti. Non è stata facile per Maria, ma nemmeno per Giuseppe. Lui si ritrova la sua promessa sposa in attesa di un figlio che non è suo e davanti a sé non pare avere molta scelta, secondo le consuetudini del suo tempo. L’unica opzione è quella del ripudio. L’unica scelta che sembra avere Giuseppe è quella del ripudio in segreto, per non esporre la sua sposa alla lapidazione. Già in questa scelta davvero controcorrente, Giuseppe mostra una umanità più grande delle regole. Ma a parte questo ripudio nel segreto non rimangono molte altre strade.

È a questo punto che nel sonno Giuseppe è raggiunto dal messaggio di Dio che gli propone una strada alternativa e che da solo non aveva pensato. Nel sogno, che per la Bibbia è simbolo della preghiera, Dio parla a Giuseppe e gli fa vedere la sua storia da un altro punto di vista, più alto e più libero.

Noi raffiguriamo sempre gli angeli con le ali. È una raffigurazione tradizionale che non corrisponde sempre all’idea di angelo della Scrittura. L’angelo richiama la stessa parola di “vangelo” e quindi è un messaggero. Ma stavolta vorrei davvero pensare ad un messaggio/messaggero che arriva a Giuseppe con le ali, e queste ali le dona al cuore e alla mente di Giuseppe.

“Giuseppe figlio di Davide…”. Con queste parole Giuseppe ricorda che lui fa parte di una grande storia, quella di un popolo che ha avuto nel grande re Davide una figura mitica, segno di libertà e dentro la missione di Dio. Giuseppe è figlio di questa storia, anche nella piccolezza della sua vita di falegname.

“… non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo…”. Giuseppe è rassicurato e quel messaggio che riceve da Dio è per liberarlo da paure e dubbi che sono parte integrante della vita di ogni credente e di ogni essere umano quando deve affrontare gli imprevisti della vita. Giuseppe è invitato a vedere Dio dentro la propria storia e in quella della sua sposa. Con “le ali” della fede Giuseppe vede che la sua vita con Maria non è al capolinea, ma c’è ancora strada davanti e molto più grande di quella che pensava quando volava basso, anzi quando non volava affatto.

“e tu lo chiamerai Gesù”. Giuseppe non è un semplice spettatore dell’opera di Salvezza di Dio, ma è chiamato a essere protagonista e a metterci del suo con quel bambino, destinato, come dice il suo stesso nome, a salvare il popolo e l’intera umanità.

“Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo”. Giuseppe dopo questo incontro con il messaggio/messaggero di Dio, ha davvero messo le ali alla sua vita e non ha più paura.

Diventa a suo modo anche lui un angelo, e sotto la sua ala protettrice si prenderà cura di Maria e del bambino, che sono suoi, non tanto per il legame di sangue, ma per scelta personale e adesione al progetto di Dio.

Questo è quello che accade a Giuseppe, e mi viene raccontato perché è lo stesso per me.

Anche per me c’è un posto da protagonista nella storia di Dio nel mondo. Anche per me c’è un messaggio che mi toglie la paura e mette le ali alla mia vita.

È proprio il Vangelo che mette le ali al cuore e alla vita, e mi trasforma da spettatore pauroso della storia in angelo che vola spiritualmente in alto, per dare forza a chi incontro e mi vive accanto. Così anche io con le ali del Vangelo, come Giuseppe posso prendermi cura di quel bambino Gesù che sta in chiunque mi vive accanto.

Giovanni don

scandalosa misericordia

dicembre 12th, 2019 1 comment

DOMENICA 15 dicembre 2019

III di Avvento

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

(Dal Vangelo di Matteo 11,2-11)

“Un giorno senza un sorriso è un giorno perso” diceva Charlie Chaplin, e anche se non viene da un teologo o studioso della Bibbia, penso abbia dentro una profonda verità di fede.

L’Avvento è il tempo liturgico che ci prepara al Natale, ma è anche lo stile di tutta la vita cristiana qui in terra, tesa verso l’incontro definitivo con Dio in cielo. E questo incontro definitivo con l’amore di Dio ha già avuto una realizzazione storica nella venuta di Dio stesso tra gli uomini, nell’uomo Gesù.

Come cristiano quindi sono in attesa di questo incontro con Dio e imposto la mia vita su quel primo incontro stupendo, quando Dio è venuto nella mia storia con Gesù. Ovviamente ora come ora non vedo tutto Dio, non tutto mi è chiaro di questa sua presenza. Anzi, se sono sincero con me stesso, ho molti dubbi che mi frenano nella gioia e nella speranza. Vedo attorno a me tanto male, e anche dentro di me, nelle mie durezze di cuore e nei miei continui sbagli. Vorrei che finalmente in un colpo solo tutto il male dentro e attorno a me sparisse e finalmente Dio si mostrasse evidente e luminoso. Se Dio è presente nella storia umana, perché c’è tanta incoerenza in coloro che dicono di credere lui? Perché la Chiesa e tanti cristiani sono così lontani da quello che predicano?

Il Vangelo di questa terza domenica di Avvento ci presenta il dialogo a distanza tra Giovanni il Battista e Gesù. È un dialogo abbastanza drammatico. Giovanni è in carcere per la sua predicazione e rischia la morte. Ma la cosa che più lo fa soffrire è che gli sono sorti dei dubbi su quell’uomo, suo parente, che lui stesso aveva indicato come il Messia. Ma lo è veramente? Non è come se lo aspettava e come lo aveva presentato. Gesù si sta manifestando come Messia misericordioso, che non condanna i peccatori ma addirittura li cerca e si siede a tavola con loro. Gesù ha un approccio al mondo fatto di amicizia, di mano tesa ai peccatori, e si prende cura delle persone, senza guardare alla loro morale. Questo inizia a scandalizzare Giovanni, che invece parlava di un messia pronto a scacciare subito il male e che aveva già pronta “la scure alla base dell’albero malato”.

Gli manda a dire “ma sei tu o dobbiamo aspettare un altro?”. Questa domanda è la stessa è anche dentro di me e forse dentro tutti i cristiani: è veramente Gesù con la sua misericordia la risposta al male che c’è nel mondo? È davvero il Vangelo del perdono e della carità il modo giusto per salvare l’umanità? È nella fede che trovo la salvezza della mia vita o devo rivolgermi a qualcos’altro (potere, denaro, consenso, salute, beni materiali…)?

Gesù non condanna i dubbi del cugino in carcere ma gli risponde con la Sacra Scrittura in cui Giovanni confidava. Gesù invita Giovanni a vedere nella sua azione la realizzazione delle antiche promesse di Dio attraverso i Profeti. Dio è all’opera nell’uomo Gesù proprio perché Gesù si prende cura di coloro che stanno male e sono segnati dal limite e perché annuncia la salvezza agli ultimi, i poveri. È proprio la “scandalosa” misericordia ad essere il segno più evidente che è lui e non altri il vero Messia, colui che è venuto a salvare il mondo malato.

Ai miei dubbi di fede che sono come quelli di Giovanni Battista, il Vangelo quindi mi risponde invitandomi a scommettere di più sui piccoli gesti di misericordia che ci sono sia dentro la mia vita che attorno a me, in coloro che li compiono. Non vedo tutto subito e non tutto mi è pienamente chiaro, ma questo è il tempo della vita in attesa della manifestazione definitiva. Nel frattempo prendo coraggio e speranza proprio dai piccoli gesti, dai piccoli segni di misericordia. Anche un sorriso può essere un segno di questa presenza di Dio, anche un abbraccio e una mano tesa, anche un piccolo gesto di carità, anche un atto di perdono, tutto questo rende la mia breve giornata una giornata non persa, perché orientata a Dio che è venuto e verrà ancora.

Giovanni don