Quanto pesa l’amore?

maggio 19th, 2017 1 comment

Spirito Santo e cuori di pietra (colored)

DOMENICA 21 maggio 2017

Sesta di Pasqua

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

(dal Vangelo di Giovanni 14,15-21)

Si può pesare l’amore? Si misura con il metro? Che colore, che forma ha?

Domanda stupida ci viene da pensare… perché l’amore non si può misurare, né afferrare o fotografare.

Ma se non si misura, non si vede e non si tocca, come si fa a dire che esiste?

Eppure lo diciamo in tutti i modi, con poesie e canzoni, ed è la convinzione più profonda che abbiamo: senza amore non possiamo andare avanti. Senza amore siamo come i sassi sulla luna, immobili da secoli, nel grigiore e senza vita…

E’ vero che parlare di amore si rischia di dire cose così scontate da risultare banali, eppure sull’amore ci sono innumerevoli canzoni, libri, poesie, opere d’arte, opere di teatro e cinema.

E anche il libro dei libri, la Bibbia, ne fa il suo centro.

E’ l’amore il punto di incontro tra Dio e l’uomo. Se è vero che l’amore non ha forma, peso e colore, possiamo però affermare con certezza che per amore tutto esiste, dalla Creazione in poi. Tutta la storia della salvezza narrata fino a Gesù, è la storia dell’amore di Dio che cerca di riallacciare la relazione con l’uomo quando quest’ultimo rompe l’amore con Dio.

Possiamo comprendere l’intera storia di Gesù, le sue parole straordinarie, i suoi gesti di guarigione e vicinanza con gli ultimi, la sua consegna sulla croce e la sua vittoria sulla morte, proprio come attuazione del suo amore per l’uomo e come concretizzazione dell’amore di Dio dentro la storia umana.

Gesù stesso come uomo si sente rafforzato dall’amore di Dio Padre e questo lo rende forte e deciso anche davanti alla morte.

Ed è l’amore quello che Gesù comanda ai suoi discepoli che lo vogliono seguire e lo vorrebbero sempre presente con loro. Per amore lo hanno seguito e sanno che sono perdonati sempre.

Che forma, che colore, che peso ha questo amore?

Non lo sappiamo, ma Gesù ne ha rivelato finalmente il nome: Spirito Santo.

Nel Vangelo di Giovanni viene chiamato anche “colui che difende” (Paraclito), e nel Libro degli Atti degli Apostoli verrà paragonato a delle “lingue di fuoco” mentre prima era stato “visto” come “una colomba” posarsi su Gesù nel fiume Giordano.

Sono tutte parole e immagini che ci aiutano a farci una vaga idea dello Spirito Santo che Gesù promette nel cuore dei suoi discepoli e che li guiderà per sempre.

Questo Spirito Santo abita anche in me e in noi. È un dono che non possiamo vedere e misurare, ma sappiamo che c’è, e senza di lui il mondo non sarebbe creato, noi non esisteremmo e non faremmo nulla.

Non posso misurare lo Spirito di Dio, ma posso lasciarlo agire dentro di me in modo che possa vedere concretamente i miracoli che mi fa fare, le cose incredibili che succedono quando lo lascio agire. Così come posso vedere e misurare quanto piccolo, brutto e malsano divento non lasciandolo agire, dimenticando l’amore che ho dentro e che Dio ha posto in me.

Giovanni don

A Fatima tre piccole dimore di Dio

maggio 13th, 2017 2 comments

Gesù via Maria navigatore (colored)

DOMENICA 14 maggio 2017

quinta di Pasqua

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre»

(dal Vangelo di Giovanni 14,1-12)

Sono passati 100 anni dagli avvenimenti che hanno segnato profondamente una piccola località del Portogallo e che l’hanno fatta diventare in seguito uno dei santuari più visitati dai cristiani cattolici di tutto il mondo. Parlo di Fatima, dove tre piccoli poveri pastori raccontano di aver avuto delle visioni di Maria, la mamma di Gesù. Le apparizioni iniziano in Cova d’Iria il 13 maggio 1917, con cadenza mensile fino all’ultima più spettacolare del 13 ottobre dello stesso anno, nella quale uno straordinario miracolo del sole, che “danza” in cielo, viene visto da migliaia di persone.

Di questa storia cosi particolare, ancor prima delle visioni, dei messaggi e anche dello stesso miracolo del sole, mi ha colpito non poco la figura di questi tre piccoli pastori: Lucia, Francesco e Giacinta.

Nelle foto che li raffigura al tempo degli avvenimenti appaiono come tre piccoli monumenti di solidità e forza, pur essendo piccoli e poveri. Come usava allora, non sorridono nelle foto, ma hanno una espressione dura, quasi innaturale per bambini di 10, 9 e 7 anni. La storia ci racconta che i due più piccoli, Francesco e Giacinta non sopravvivranno di molto alle apparizioni, e moriranno tra il 1919 e il 1920, mentre Lucia la più grande, dopo essersi ritirata in convento, muore invece a 98 anni.

I tre pastorelli nel 1917. Da destra: Giacinta Marto, Francisco Marto e Lucia dos Santos

I tre pastorelli nel 1917. Da destra: Giacinta Marto, Francisco Marto e Lucia dos Santos

I tre bambini non vengono subito creduti quando raccontano di quello che hanno visto, e persino i genitori si mettono contro di loro. In seguito anche le autorità arriveranno persino a metterli per qualche giorno in carcere, pur di sviarli dai loro racconti ritenuti falsi e sovversivi. Ma i tre bambini non desistono e non hanno paura di continuare a dire quella che per loro è una esperienza vera che non possono negare.

Mi vengono allora in mente proprio le parole di Gesù quando ai discepoli, impauriti dal carico delle rivelazioni di Gesù nell’imminenza della sua morte, dice: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”, e poco dopo, rispondendo alla domanda di Tommaso, dice “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Sono espressioni di forte impatto non solo teologico ma anche spirituale, interiore, emotivo.

Gesù, che come uomo tra poco mostrerà tutta la sua fragilità umana, lasciandosi catturare, torturare e infine mettere in croce, rimane la via di Dio, rivela la verità di Dio, dona la vita piena di Dio.

Con Gesù Dio Padre ha voluto abitare nell’umanità. Ecco dove “dimora” Dio: nell’uomo Gesù e in chiunque vive come lui e si fida di lui. Le “molte dimore” di Dio non sono quelle dell’aldilà, ma quelle che sulla terra corrispondono alle molte esperienze di vita umana, alle molte situazioni di vita in cui si trovano gli uomini e ci troviamo noi. Dio non va ricercato fuori dalla storia umana, ma proprio dentro. Questo è il “miracolo” di Gesù e il fondamento della sua rivelazione.

Per questo l’invito di Gesù a non turbarsi nel cuore è rivolto anche noi, che siamo sempre tentati di pensare che nella storia umana non ci sia più posto per Dio e per quello che ci insegna la fede.

Avere fede è fidarsi di Gesù, proprio a partire dall’umiltà della croce, nei suoi gesti umili di servizio ai poveri, nella sua capacità di piegarsi verso gli ultimi. In questo sta la via di Dio, una via che conduce al cielo e dal cielo conduce alla terra.

I tre pastorelli di Fatima hanno avuto questa certezza, donata da una esperienza fortissima che ha fatto loro sentire l’immensità del cielo dentro la loro piccola e fragile vita.

Il messaggio di Maria a Fatima parla di conversione, penitenza e preghiera. Sono tutte indicazioni di strada che ci portano a Gesù nella nostra vita, e a sentire che Dio Padre dimora in noi.

Lucia, Francesco e Giacinta, così piccoli, poveri e fragili sono tre dimore dell’Onnipotente Dio, che proprio dai più piccoli è partito per rivelare al mondo la verità della sua misericordia.

Giovanni don

Una porta da tenere aperta

maggio 5th, 2017 1 comment

Gesù porta (colored)

DOMENICA 7 maggio 2017

Quarta di Pasqua

In quel tempo, Gesù disse: 
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

(dal Vangelo di Giovanni 10,1-10)

Mi ha colpito molto la storia di un amico frate di nome Antonio, che qualche giorno fa è stato ad una trasmissione di TV2000 a raccontare la sua storia di conversione di vita e di fede.

fra Vito Antonio Salinaro

fra Vito Antonio Salinaro

Conoscevo qualche dettaglio della sua esperienza ma è stato bello sentirlo parlare davanti alle telecamere con un sorriso pieno e allegro, incorniciato da una capigliatura riccia folta che era in piena sintonia con la serenità del resto del volto e soprattutto del cuore. Antonio ha raccontato la sua difficile esperienza personale a partire dalla crescita senza il padre, fuggito dopo che sua madre era rimasta giovanissima incinta. Cresciuto alla ricerca continua di una serenità interiore che non riusciva a trovare, si è trovato con il tempo immerso nella dipendenza dalle sostanze stupefacenti che pian piano gli rubavano gioia, dignità e voglia di vivere. Non ha nascosto nel suo racconto il fatto che si sentiva davvero ad un passo dal nulla più assoluto, con le porte della felicità sempre più sbarrate e inaccessibili. Ciò che gli ha cambiato la vita è stato un incontro, quello avvenuto attraverso la porta del confessionale. È stato l’incontro con il sorriso e l’amorevolezza di un giovane prete a fargli ritrovare quella dignità personale che pensava di non avere più. Antonio racconta che per la prima volta dopo tanti anni e nonostante tutti i suoi errori, si sentiva amato, e amato da Dio in persona. Da lì è iniziato un cammino di ritorno alla vita, alla fede e a Dio. E ora si ritrova frate e parroco di una grande parrocchia in Puglia, dove sente di doversi occupare proprio di coloro che per i problemi della vita hanno smesso di sognare in grande e si chiudono in se stessi. Gli è stata aperta una porta di gioia, ora deve lui stesso tenere aperta questa porta per altri.

Gesù paragona se stesso ad una porta, quella del recinto delle pecore. È la porta che si apre e chiude per far entrare, uscire e stare al sicuro le pecore. È una porta di vita e non un muro di separazione di morte. Non è un buco stretto scavato dal ladro per rubare e fare del male, ma è la porta bella che dona sicurezza a chi la vede, sapendola mai sbarrata e invalicabile per chi ne ha bisogno.

Mi viene proprio da dire che frate Antonio, nel momento della sua vita in cui ha sentito tutte le porte chiuse, compresa quella di Dio, ha provato a bussare e qualcuno dall’altra parte, il prete che l’ha accolto, gli ha fatto vedere che la porta non è mai chiusa per chi bussa e per chi vuole ricominciare a vivere e sognare in modo positivo.

Gesù si era presentato così ai suoi contemporanei, come la porta aperta di Dio specialmente per gli ultimi, gli esclusi, i peccatori e i lontani. Anche se molti “custodi della fede” del suo tempo (farisei, scribi e dottori della Legge) insieme alle autorità politiche hanno fatto di tutto per chiudere quella porta mettendo sulla croce Gesù, alla fine la resurrezione ha reso questa porta eternamente aperta.

“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato…”. Questa promessa di Gesù è valida ancora oggi per me e per ognuno di noi che come frate Antonio potrebbe nei momenti più difficili, arrivare a pensare che la vita è fatta solamente di porte chiuse e inaccessibili. Gesù è una porta aperta per me, e anche attraverso di me vuole rimanere aperta a chiunque mi avvicina e vuole entrare in Dio.

Giovanni don

Cristiani senza fede?

aprile 28th, 2017 2 comments

la pietra del risorto (colored)

 

DOMENICA 30 aprile 2017

Terza di Pasqua

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

(dal Vangelo di Luca 24,13-35)

E’ vero… i cristiani vanno sempre meno a messa la domenica. Come prete con qualche anno alle spalle di ministero, e ascoltando quello che dicono quelli più anziani, è facile constatare che la pratica della messa domenicale è in calo, anche se ancora sono moltissimi che chiedono il battesimo dei figli e i sacramenti della comunione e cresima. Ed è una cosa strana quella che a mio avviso sta succedendo oggi. Se da una parte quindi cala la partecipazione alla messa, in questo periodo di crisi economica e sociale, nel quale vediamo crescere con preoccupazione la presenza di tanti altri cittadini di altre culture e tradizioni religiose, sembra crescere la domanda di segni di appartenenza culturale e religiosa cristiana. Si avverte la paura di perdere le radici e le tradizioni della nostra storia, fortemente caratterizzata dal cattolicesimo. Accogliere gli stranieri, specialmente il fiume di migranti che fuggono da guerre e povertà in Africa e Oriente, è visto come un pericolo da arginare e controllare, pensando che sia un pericolo prima di tutto per la nostra tradizione cristiana.

Penso che oggi come cristiani assomigliamo davvero molto ai due discepoli di Emmaus, Cleopa e l’altro che non ha un nome (mettiamoci il nostro!). Questi due nella loro esperienza di Gesù sono in un cammino a ritroso. Si stanno allontanando delusi da tutto quello che riguarda il loro amico e maestro. Da Gerusalemme se ne vanno indietro, anche se hanno avuto la notizia della resurrezione, carichi della loro stanchezza spirituale.

Hanno tutti gli elementi per poter credere, ma il loro cuore è davvero schiacciato dalla paura che sia tutto inutile e irrimediabilmente perso. Sono discepoli ma non hanno fede, perché non credono che tutto quello che sanno di Gesù morto e risorto abbia un fondamento. Non hanno nemmeno speranza, perché sono tristi e delusi e vedono come unica soluzione chiudersi in se stessi nel loro piccolo mondo. Non hanno quindi carità, perché si allontanano dagli altri discepoli che si stanno disperdendo, andando contro l’invito del Signore Gesù di amarsi l’un l’altro e stare uniti.

Non è forse il pericolo che corriamo anche noi oggi, duemila anni dopo, quando la nostra fede si riduce a tradizioni difese come elemento esterno e puramente culturale/folcloristico, ma non toccano veramente il cuore, la mente e l’azione?

Gesù Risorto si mette a camminare con questi due e li ascolta… Lui rimane presente anche se non si fa riconoscere immediatamente. Ma è con la sua parola, che entra dall’orecchio e che poi raggiunge l’anima, che il Risorto riscalda il cuore di questi due delusi, e pian piano riattiva la fede, la speranza e la carità.

Il risultato finale è la loro conversione, nel senso letterale del termine. Tornano indietro con un entusiasmo che li fa ricongiungere ai loro amici.

Gesù si è fatto vedere in un modo nuovo e più profondo rispetto al semplice contatto visivo. Gesù è risorto nel cuore della comunità che ritrova slancio nella sua Parola e nel gesto dello spezzare il pane. Ed è per questo che da duemila anni i cristiani si trovano nella messa domenicale a compiere di nuovo i gesti di Gesù dell’ultima cena. Spezzando il pane insieme, ritrovano il senso della loro fede, cioè che Gesù è vivente in ogni situazione umana, e che è possibile vivere come Lui e con Lui sempre, anche in un tempo di crisi, anche in mezzo a migrazioni, anche nel momento del dolore e del lutto, anche quando il mondo cambia. Gesù non è una tradizione, ma è il vivente. Gesù non è un semplice folclore da conservare come in un museo. Gesù è colui che ci rende vittoriosi in ogni situazione e ci rende capaci di cose incredibili, come amare i nemici, accogliere tutti coloro che soffrono, e sentirsi fratelli e sorelle con ogni essere umano sulla terra.

Penso che la vera preoccupazione per me prete oggi non può essere principalmente quella di vedere se domenica prossima ci saranno più fedeli tra i banchi, ma quella di vedere più credenti veri nella Resurrezione per le strade del mondo!

Giovanni don