Le lacrime liberatorie di Pietro

settimana santa 2015 (colored)
DOMENICA 29 marzo 2015
Domenica delle Palme

… Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.
(dal Vangelo di Marco 14,66-72)

Il pianto di Pietro è forse di liberazione.
Finalmente si rende conto della propria durezza di cuore, che simbolicamente porta anche nel nome, Pietro.
Mi ricorda la testimonianza di un amico che proprio durante una veglia di preghiera, improvvisamente si è messo a piangere, rendendosi conto che davanti a se aveva l’amore di Dio e dentro di se una durezza di cuore che lo aveva portato a fare scelte a metà e spesso sbagliate nella vita. Mi raccontò che quelle lacrime le sentiva di liberazione, non tanto perché aveva risolto tutto o perché la sua vita era ora priva di problemi, ma perché si sentiva improvvisamente cosciente che un amore, quello di Dio, era davvero più grande di ogni suo sbaglio e peccato.
Pietro, così sicuro di se stesso, crede che sarà saldo nella prova e non mostra dubbi sulla sua fedeltà. Ma quando una semplice serva nel cortile accanto a dove Gesù viene processato, lo accusa, lui si sgretola, e la sue granitiche certezze svaniscono. Il gallo canta due volte e questo gli ricorda la profezia di Gesù, che non è una accusa ma un atto di amore per Pietro. Gesù sa che Pietro non è così di pietra nella testimonianza ma è di pietra nel cuore, duro e autosufficiente.
Le lacrime che sgorgano dagli occhi dell’apostolo sono segno che ora è pronto alla vera sequela, quella che non vuole supereroi della fede, ma persone umani e reali, segnate dalle fatiche di tutti ma che testimoniano prima di tutto l’amore di Dio e non la propria bravura.
Vorrei anche io piangere in queste celebrazioni pasquali e non rimanere impassibile difronte a quello che celebro con la mia comunità. Il rischio che si corre sempre nelle celebrazioni religiose è di lasciare fuori di chiesa la vita e quello che siamo, indossando una maschera religiosa che non ha nulla a che vedere con quello che siamo. Ma in questo modo le parole della messa, i canti e i gesti, rimangono alla fine in superfice e il nostro cuore non viene guarito dalle sue durezze.
Questo chiedo al Signore, di entrare dentro le celebrazioni di Pasqua per rompere il cuore di pietra sperimentando la bellezza dell’amore di Gesù per me. Ed è in questo modo che il pianto della liberazione rende tutto quello che faccio senza arroganza e violenza ma pieno di misericordia.

Giovanni don

  1. marzo 29th, 2015 at 10:41 | #1

    Quando faccio vuoto e silenzio dentro e fuori di me, mettendomi a tu per tu con il Signore le mie fragilità,le mie paure e la mia infedeltà si presentano ai miei occhi nella loro grandezza e mi rattristo. Subito dopo scorgo che l’amore misericordioso del Signore è più grande della mia miseria e copre ogni mio peccato se ritorno a lui pentita e con il desiderio di non lasciarlo più.Ecco il pianto di liberazione e la pace nel cuore che nascono dalla mia riconciliazione.Mi vengono allora in mente le parole di Santa Teresa di Gesù Bambino “SE avessi mai commesso il peggiore dei crimini per sempre manterrei la stessa fiducia perchè io so che questa moltitudine di offese non è che goccia d’acqua in un braciere ardente……”

  2. Francesco B
    marzo 30th, 2015 at 07:47 | #2

    Grazie Don, molto bella la tua testimonianza del tuo amico: “si sentiva improvvisamente cosciente”.

    Il prender coscienza dell’Amore di Dio,
    il prender coscienza della nostra piccolezza nei peccati,
    il prender coscienza della nostra grandezza in quanto Amati da Dio,
    il prender coscienza del senso della nostra vita,
    il prender coscienza della missione grandissima che è il prendere parte alla Vita di Gesù,
    il prender coscienza dello scopo che abbiamo nel compiere la Sua Volontà,
    il prender coscienza di tutto questo grazie a Gesù che ce l’ha rivelato,
    ti va cambiare vita perché ti rendi conto che non puoi fare diversamente.
    🙂

    Un caro saluto a tutti e buona settimana Santa!

    Francesco

  3. Giuseppe
    marzo 31st, 2015 at 09:07 | #3

    “Questo chiedo al Signore, di entrare dentro le celebrazioni di Pasqua per rompere il cuore di pietra sperimentando la bellezza dell’amore di Gesù per me”. E’ vero, don Giovanni. Questo tuo pensiero, assieme a quello della “maschera” indossata durante le celebrazioni, mi ha colpito molto. In effetti, il rischio di recitare una parte durante l’Ora della Messa è sempre molto alto e, soprattutto, è sempre presente. Come scongiurarlo? Affidandoci al Signore e pregarlo affinché ogni azione della nostra vita, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, sia fatta secondo la Sua volontà. Ben consci che ci potrà capitare, qualche volta, di andare contro la Sua volontà. Ma, altrettanto ben consci che più ci affidiamo a Lui più questi “sbagli” si faranno sempre più rari.

    Buona Settimana Santa a tutti 😀

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