{"id":3889,"date":"2022-03-26T09:49:49","date_gmt":"2022-03-26T08:49:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioba.it\/sito\/?p=3889"},"modified":"2022-04-01T11:53:58","modified_gmt":"2022-04-01T09:53:58","slug":"3889","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioba.it\/sito\/2022\/03\/26\/3889\/","title":{"rendered":"tessitori di fraternit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>La parabola \u00e8 il racconto della misericordia di Dio che Ges\u00f9 metteva in pratica anche se incompreso dai religiosi del suo tempo. Dio \u00e8 un Padre che ha una sola preoccupazione ed \u00e8 quella di unire, riconciliare. Dio \u00e8 un Padre che non \u00e8 &#8220;giusto&#8221; come lo intendiamo noi, che giudichiamo e condanniamo, ma ha una giustizia misericordiosa, l&#8217;unica che unisce il mondo diviso da lotte e guerre.<\/em><\/p>\n<p><em>(DOMENICA 27 marzo 2022 IV di Quaresima anno C)<\/em><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quel tempo, si avvicinavano a Ges\u00f9 tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: \u00abCostui accoglie i peccatori e mangia con loro\u00bb.<br \/>\nEd egli disse loro questa parabola: \u00abUn uomo aveva due figli. Il pi\u00f9 giovane dei due disse al padre: \u201cPadre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta\u201d. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio pi\u00f9 giovane, raccolte tutte le sue cose, part\u00ec per un paese lontano e l\u00e0 sperper\u00f2 il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominci\u00f2 a trovarsi nel bisogno. Allora and\u00f2 a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mand\u00f2 nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritorn\u00f2 in s\u00e9 e disse: \u201cQuanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzer\u00f2, andr\u00f2 da mio padre e gli dir\u00f2: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati\u201d. Si alz\u00f2 e torn\u00f2 da suo padre.<br \/>\nQuando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gett\u00f2 al collo e lo baci\u00f2. Il figlio gli disse: \u201cPadre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio\u201d. Ma il padre disse ai servi: \u201cPresto, portate qui il vestito pi\u00f9 bello e fateglielo indossare, mettetegli l\u2019anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perch\u00e9 questo mio figlio era morto ed \u00e8 tornato in vita, era perduto ed \u00e8 stato ritrovato\u201d. E cominciarono a far festa.<br \/>\nIl figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, ud\u00ec la musica e le danze; chiam\u00f2 uno dei servi e gli domand\u00f2 che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: \u201cTuo fratello \u00e8 qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perch\u00e9 lo ha riavuto sano e salvo\u201d. Egli si indign\u00f2, e non voleva entrare. Suo padre allora usc\u00ec a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: \u201cEcco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che \u00e8 tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso\u201d. Gli rispose il padre: \u201cFiglio, tu sei sempre con me e tutto ci\u00f2 che \u00e8 mio \u00e8 tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perch\u00e9 questo tuo fratello era morto ed \u00e8 tornato in vita, era perduto ed \u00e8 stato ritrovato\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>(dal Vangelo di Luca 15,1-3.11-32)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cUn cristiano che non ama \u00e8 come un ago che non cuce. Punge e fa del male ma non unisce i tessuti e non serve a nulla\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u00c8 la bellissima immagine che Papa Francesco ha usato nella sua omelia durante la celebrazione in San Pietro il 25 marzo scorso. Era la celebrazione penitenziale e di preghiera per la pace con quel gesto fortemente simbolico di consacrare al Cuore Immacolato di Maria i popoli dell\u2019Ucraina e della Russia. Questi due popoli sono divisi da questa terribile guerra, ma hanno una comune eredit\u00e0 cristiana che non pu\u00f2 e non deve dividerli.<\/p>\n<p>Papa Francesco parlava di misericordia, quella che c\u2019\u00e8 in Dio e quella che \u00e8 presente di riflesso nell\u2019uomo, in noi. Senza questo amore misericordioso, che perdona e riconcilia, che unisce e ripara gli strappi, la fede diventa sterile e la religione rischia di fare inutilmente male, proprio come un ago non usato per unire ma solo per pungere.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 veniva aspramente criticato dai religiosi del suo tempo perch\u00e9 aveva questo comportamento misericordioso con quelli che erano considerati peccatori e lontani. Farisei e scribi dicevano, come introduce Luca nel suo Vangelo, \u201cCostui accoglie i peccatori e mangia con loro\u201d. La terza delle tre parabole della misericordia contenute nel capitolo quindicesimo del Vangelo di Luca, \u00e8 quella pi\u00f9 lunga e articolata, la pi\u00f9 ricca di elementi che raccontano simbolicamente prima di tutto di Dio e poi di noi. \u00c8 la storia di una famiglia che si sfalda, di strappi dovuti a separazioni e incomprensioni. Un padre apparentemente \u201cdebole\u201d non riesce a trattenere il figlio pi\u00f9 giovane che se ne va con la propria parte di eredit\u00e0 che in poco tempo butta letteralmente via per nulla. Questo figlio alla ricerca della libert\u00e0 e felicit\u00e0, abbandonando la casa del padre, trova alla fine miseria e infelicit\u00e0. Ges\u00f9 nel raccontare la sua condizione misera vuole spegnere in chi ascolta lo sguardo accusatorio verso questo figlio, e accendere la piet\u00e0. Ma anche l\u2019altro figlio che rimane, in realt\u00e0 non rimane in casa come figlio ma come servo. Anche lui ha abbandonato con il cuore la casa paterna e non riconosce pi\u00f9 l\u2019altro come fratello (\u201c\u2026 ma ora che \u00e8 tornato questo tuo figlio\u201d) e non riconosce il padre come padre, rivelando che in fondo per lui \u00e8 sempre stato solo un padrone da servire. La parabola racconta di tanti strappi e lacerazioni tra di noi, dentro le nostre famiglie, dentro la nostra Chiesa e anche tra le Chiese, racconta gli strappi tra i popoli, anche tra quelli fratelli per origine come lo sono quelli dell\u2019Ucraina e della Russia. Ma al centro del racconto c\u2019\u00e8 questo padre apparentemente debole e arrendevole, che non ha vergogna di correre incontro ai figli, che rinuncia al suo potere e diritto di punire e separare. Al centro c\u2019\u00e8 questo padre \u201ctessitore\u201d di fratellanza, che vuole ricucire i rapporti, anche quelli pi\u00f9 lacerati e apparentemente irrecuperabili. Il padre della parabola \u00e8 un artigiano di pace che usa il suo potere non per pungere e ferire ma per amare e riconciliare.<\/p>\n<p>Se noi possiamo vederci nell\u2019atteggiamento dei due fratelli, incapaci di vera libert\u00e0 e di perdono, possiamo anche vederci in quel padre misericordioso. Possiamo essere come Ges\u00f9, tessitori di fraternit\u00e0, con in mano la nostra fede che ama e perdona, una fede che non ferisce e punge ma unisce e ripara.<\/p>\n<p>Giovanni don<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parabola \u00e8 il racconto della misericordia di Dio che Ges\u00f9 metteva in pratica anche se incompreso dai religiosi del suo tempo. Dio \u00e8 un Padre che ha una sola preoccupazione ed \u00e8 quella di unire, riconciliare. Dio \u00e8 un Padre che non \u00e8 &#8220;giusto&#8221; come lo intendiamo noi, che giudichiamo e condanniamo, ma ha una giustizia misericordiosa, l&#8217;unica che unisce il mondo diviso da lotte e guerre. 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