{"id":4980,"date":"2026-09-25T18:53:03","date_gmt":"2026-09-25T16:53:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioba.it\/sito\/?p=4980"},"modified":"2026-09-25T19:00:12","modified_gmt":"2026-09-25T17:00:12","slug":"tra-il-dire-e-il-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioba.it\/sito\/2026\/09\/25\/tra-il-dire-e-il-fare\/","title":{"rendered":"tra il dire e il fare"},"content":{"rendered":"<p><em>La Messa non finisce con il segno della croce e il saluto &#8220;andate in pace&#8221;, ma inizia proprio in quel momento. Il Vangelo di questa domenica ci provoca: la differenza tra i figli di Dio non si misura dalle parole o dai titoli religiosi, ma dalle opere. Non conta professarsi cristiani se poi non lavoriamo con amore nella vigna del mondo. Usciamo di chiesa con la fretta buona di chi non vede l&#8217;ora di trasformare la liturgia in vita vissuta ogni giorno, portando frutto nelle nostre case.<\/em><br \/>\n<em>(DOMENICA 27 settembre 2026 &#8211; XXVI anno A)<\/em><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>In quel tempo, Ges\u00f9 disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: \u00abChe ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: \u201cFiglio, oggi va\u2019 a lavorare nella vigna\u201d. Ed egli rispose: \u201cNon ne ho voglia\u201d. Ma poi si pent\u00ec e vi and\u00f2. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: \u201cS\u00ec, signore\u201d. Ma non vi and\u00f2. Chi dei due ha compiuto la volont\u00e0 del padre?\u00bb. Risposero: \u00abIl primo\u00bb.<br \/>\nE Ges\u00f9 disse loro: \u00abIn verit\u00e0 io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti cos\u00ec da credergli\u00bb.<br \/>\n(dal Vangelo di Matteo 21,28-32)<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da qualche domenica noto un signore che, puntualmente a Messa, non appena compio il gesto della benedizione e prima ancora che io termini la frase &#8220;Andate in pace&#8221;, si allontana velocemente verso l&#8217;uscita, mentre l&#8217;assemblea risponde &#8220;Rendiamo grazie a Dio&#8221;. La cosa mi fa sorridere, perch\u00e9 sembra voglia evitare l&#8217;ingorgo delle persone all&#8217;uscita o magari ha fretta di pranzare. Ovviamente non conosco i veri motivi. Non \u00e8 certo l&#8217;unico ad abbandonare rapidamente la chiesa al termine della celebrazione, quasi che quell'&#8221;Andate in pace&#8221; fosse un &#8220;liberi tutti&#8221;, come lo squillo della campanella per gli studenti a fine lezione. Eppure quel momento cos\u00ec breve \u00e8 forse uno dei pi\u00f9 decisivi per dare senso a tutta la celebrazione domenicale.<\/p>\n<p>Ricordo alcune discussioni tra preti e fedeli sulla \u201cvalidit\u00e0\u201d della Messa presa in ritardo: a che punto la partecipazione non conta pi\u00f9? Certo, la celebrazione inizia con il canto d&#8217;ingresso e il segno della croce. Ma ci\u00f2 che secondo me rende \u201cautentica\u201d la Messa (preferisco questo termine a &#8220;valida&#8221;, che sa troppo di burocrazia) non \u00e8 il momento in cui si arriva, ma il modo in cui si esce e quello che accade dopo.<\/p>\n<p>Nel Vangelo di questa domenica, Ges\u00f9 parla ai pi\u00f9 religiosi del suo tempo, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, nel luogo considerato pi\u00f9 sacro, il Tempio di Gerusalemme. La parabola del padre e dei due figli \u00e8 rivolta proprio a loro. La domanda finale serve a far uscire dalle loro stesse labbra la condanna per un modo di agire religiosamente ipocrita. Il padre \u00e8 Dio e la vigna in cui invita a lavorare \u00e8 il mondo, la storia, la comunit\u00e0. Questi due figli, cos\u00ec diversi, sono alla pari e chiamati a compiere il medesimo lavoro. Dio chiama tutti noi a far crescere il bene nel campo della convivenza umana. Siamo tutti suoi figli e figlie, ma la vera differenza non \u00e8 tra chi si professa credente e chi no, ma tra chi opera il bene e chi non fa nulla o compie il male. La differenza sta nel fare, non nel dire.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 vede nei religiosi del suo tempo una profonda ipocrisia, avendo essi ridotto la fede a un&#8217;adesione formale fatta di parole, riti e segni esteriori, senza alcun riscontro nel vivere concreto e nel cuore. Una religione ridotta a formalit\u00e0 non solo \u00e8 inutile, ma sfigura il volto di Dio.<\/p>\n<p>Al contrario, Ges\u00f9 incontra persone con vite disastrate, senza nulla di cui socialmente vantarsi, ma che custodiscono il profondo desiderio di fare del bene e cambiare vita. Ges\u00f9 ha molti discepoli simili al primo figlio, che all&#8217;apparenza sembra svogliato e ribelle, ma dentro di s\u00e9 si lascia cambiare, ci ripensa, si mette in gioco e alla fine compie la sua parte di lavoro nella vigna. L&#8217;altro salva la facciata di figlio ubbidiente, ma il suo cuore \u00e8 distante dal padre e dall&#8217;impegno concreto.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 \u00e8 davvero severo quando dice ai capi religiosi e agli anziani, figure di riferimento per la comunit\u00e0, che si trovano indietro rispetto a pubblicani e prostitute. Non \u00e8 una questione di ruoli sociali, ma di concretezza nell&#8217;agire per Dio. Certamente non tutti i peccatori sono diventati suoi discepoli, n\u00e9 tutte le persone rispettabili erano ipocrite. Con questo insegnamento, Ges\u00f9 invita per\u00f2 anche noi a superare i giudizi facili all&#8217;interno della Chiesa.<\/p>\n<p>Ci esorta a vincere la tentazione di stabilire chi sia pi\u00f9 cristiano, chi sia il parrocchiano migliore solo perch\u00e9 viene sempre a Messa. Ges\u00f9 ricorda che tutti siamo chiamati a vivere il Vangelo che celebriamo, senza ridurre la fede a una parentesi di un&#8217;ora la domenica. Non basta dirsi cristiani, bisogna esserlo davvero, mettendo in pratica la fede con scelte concrete. La Messa domenicale, segno fortissimo della nostra appartenenza a Cristo, non finisce con l'&#8221;Andate in pace&#8221;. Essa continua nella vita di tutti i giorni, in famiglia, tra gli amici, sul posto di lavoro, nel dolore, nell&#8217;incontro con i poveri e nell&#8217;impegno sociale. Se non caliamo nella vita il Vangelo ascoltato e non condividiamo il pane ricevuto, allora s\u00ec che la Messa non \u00e8 autentica.<\/p>\n<p>Uscendo dalla chiesa, il nostro compito \u00e8 far continuare la liturgia nella vita, collaborando anche con coloro che magari non partecipano all&#8217;Eucaristia, ma che a modo loro lavorano per il bene insieme a noi nella stessa vigna del Signore.<\/p>\n<p>La fretta di quel signore che esce di corsa dalla messa sia allora per noi uno stimolo: non perdiamo tempo e corriamo a vivere il Vangelo ovunque ci troviamo.<\/p>\n<p>Giovanni don<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Messa non finisce con il segno della croce e il saluto &#8220;andate in pace&#8221;, ma inizia proprio in quel momento. Il Vangelo di questa domenica ci provoca: la differenza tra i figli di Dio non si misura dalle parole o dai titoli religiosi, ma dalle opere. Non conta professarsi cristiani se poi non lavoriamo con amore nella vigna del mondo. 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