Natale allo specchio

NATALE del SIGNORE
25 dicembre 2010

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
(dal Vangelo di Luca 2,1-14)

Si racconta che un giorno San Francesco incontrando un lebbroso, non lo evitò, come era solito fare lui e tutti quelli del suo tempo. La lebbra era vista come un grave pericolo sociale e il lebbroso era emarginato da tutti.
Quel giorno, che segnò profondamente il cammino di conversione del Santo di Assisi, Francesco abbraccia e bacia questo impuro, vedendo in lui non un pericoloso malato, ma il volto del suo Guaritore, Gesù. Abbracciando il lebbroso, riconosce anche la propria povertà nel povero che ha davanti, e riconosce anche che la strada di Dio passa proprio di li, nel volto sfigurato di questo emarginato.
Questo episodio della vita di San Francesco, che ho riascoltato in un recente viaggio ad Assisi, mi ha davvero colpito e mi ha dato una chiave di lettura per questo Natale. In quei giorni e in quelli successivi mi sono ritrovato a guardare la croce, e in particolar modo il volto di Cristo. Fissando il volto di Gesù sulla croce ho pensato che quel volto è anche il mio volto. E’ questa la scelta profonda che Dio ha fatto con l’Incarnazione: ha voluto prendere il mio volto, il volto dell’uomo.
Nel Natale la vita di Dio e quella dell’umanità si fondono insieme.
Da quel giorno non è più possibile non vedere Dio nel volto dell’umanità. E la storia successiva raccontata nei Vangeli mi insegna che il volto più simile a quello di Gesù è proprio quello dei piccoli e dei poveri.
Ci troveremo tutti nei prossimi giorni a fissare lo sguardo sui tanti bambin Gesù nella mangiatoia dei presepi. Mentre guardiamo, pensiamo che quel volto ci richiama migliaia di tanti volti che l’umanità assume, compreso il nostro.
Guardare il presepe è imparare a vedere Dio che si è fatto uomo per davvero perché l’uomo impari ad amare l’uomo fino in fondo, anche se segnato da povertà, peccato, e sofferenza. Questo è quello che capì San Francesco, che da quell’incontro con il lebbroso non smise mai di amare la povertà fino a farsi lui volto povero dell’uomo.
Il volto di Dio rimane sul volto dell’uomo per sempre da quella notte di Betlemme.

NATALE: DIO ALLO SPECCHIO

Dio si è fatto come te
Ha preso il volto di un bambino di 2000 anni fa in una lontana provincia mediorientale
Oggi ha preso il tuo volto…
non solo il tuo volto, ma anche il volto di ogni essere umano.

Dio ha preso il volto di chi ami
anche il volto di chi ti sta antipatico.
Ha il volto di chi ti ha fatto un torto
e anche di colui a cui tu l’hai fatto.
Dio ha il volto del povero che tu forse non vedi.
Ha il volto delle persone che magari non noti accanto a te
Ha il volto di ogni uomo, donna, bambino, anziano, malato… di questo mondo, del tuo mondo.

… Dio ha il tuo volto.
E sul tuo volto, che è anche il suo, non vuole sguardi d’odio
Non vuole occhiate di giudizio
Non vuole che i tuoi-suoi occhi siano ciechi o distratti verso chi tende una mano per un aiuto o un piccolo segno d’amore

Con il tuo volto Dio vuole sorridere, perdonare, consolare, amare…
Dio si è fatto come te.
E tu hai il volto di Dio

Giovanni don

  1. lucia
    dicembre 24th, 2010 at 08:51 | #1

    Carissimo don, grazie di avermi ricordato come dovrebbe essere il mio volto dopo aver contemplato il volto di Dio fatto bambino a Betlemme, e che sguardo sugli altri dovrei avere!!! Allora sarà veramente Natale ogni giorno dell’anno!! Ciao e che questo si realizzi anche in te.

  2. sofia
    dicembre 24th, 2010 at 10:44 | #2

    … Dio ha il tuo volto.
    E sul tuo volto, che è anche il suo, non vuole sguardi d’odio
    Non vuole occhiate di giudizio
    Non vuole che i tuoi-suoi occhi siano ciechi o distratti verso chi tende una mano per un aiuto o un piccolo segno d’amore

    Con il tuo volto Dio vuole sorridere, perdonare, consolare, amare…
    Dio si è fatto come te.
    E tu hai il volto di Dio
    …..
    semplicemente SPLENDIDA!
    grazie don

  3. marian
    dicembre 24th, 2010 at 14:02 | #3

    Tu hai il volto di Dio!
    Fra le tante riflessioni mi porterò dentro la tua su s. Francesco. Grazie e… santo Natale!

  4. dicembre 28th, 2010 at 19:54 | #4

    Grazie! Natale è un “paradosso” come ha detto una volta il Papa.
    E’ una grazia sempre attuale nella storia. Si vede nella vita della Chiesa, nelle persone che si mettono al servizio del fratello… anche in te, Gioba, che attraverso il talento di delicato umorismo lasci passare l’immenso che ti contiene e che contieni.
    grazie, Tanino

  1. No trackbacks yet.

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.