Nella rete di Gesù


DOMENICA 22 gennaio 2012

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
(dal Vangelo di Marco 1,14-20)

La scorsa settimana i ragazzi e ragazze del gruppo adolescenti con i loro animatori si sono impegnati in una impresa davvero ardua: invitare al gruppo nuovi ragazzi.
Animatori e adolescenti hanno scritto e firmato, una per una, le lettere, da portare poi a mano, a tutti gli adolescenti della classe 1997, che nella nostra parrocchia sono circa una settantina. I ragazzi del ‘97 hanno celebrato la Confermazione lo scorso anno, ma poi solo in pochissimi hanno proseguito il cammino nel gruppo degli adolescenti. Da qui l’idea di invitarli di nuovo personalmente con queste lettere personalizzate…
L’invito era quello di partecipare alla riunione di mercoledì scorso.
Alla fine se ne sono presentati 3.
Ho visto chiara la delusione di ragazzi e animatori, anche se i 3 venuti sono stati accolti benissimo e con un sorriso.
Come mai una risposta così scarsa a tanto impegno ed entusiasmo?
Ho pensato a questa cosa dopo aver letto il breve passo del Vangelo di Marco che narra della chiamata dei primi discepoli.
Nel racconto tutto appare così facile e veloce: Gesù passa per la riva del lago, vede i pescatori, li chiama, ed essi, lasciando tutto lo seguono subito. Questo accade due volte, in rapida successione.
Magari fosse così facile! Magari bastasse un semplice “vieni” per mettere in moto le persone ad uscire dalle loro case e partecipare alle varie iniziative della parrocchia.
Mi viene in mente ora un’altra immagine, quella dei vari volontari nelle situazioni di emergenza, durante i disastri naturali. Molto si è detto e sottolineato riguardo la generosità di molti giovani e meno giovani, che si sono mossi subito e con generosità, immediatamente dopo l’alluvione di Genova lo scorso novembre. E’ bastato poco perché in molti si muovessero per spalare il fango e portare un po’ di solidarietà.
Sembra quindi che la maggiore resistenza e difficoltà a metter in moto i giovani si sperimenti proprio nei nostri ambienti parrocchiali. Dico “sembra”, perché non vorrei far troppo semplici le cose. Ma certamente non posso non riflettere ed interrogarmi sul “perché”.
La parte del Vangelo che racconta rapidamente la chiamata dei primi discepoli non va sezionata da ciò che la precede. Infatti l’evangelista Marco ha appena ricordato quello che Gesù sta facendo: Gesù si muove per la Galilea e lancia un annuncio chiaro e solenne: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo!”.
Sicuramente i discepoli rispondono alla chiamata di Gesù, abbandonando tutto per seguirlo, non per un cieco senso del dovere, ma perché sentono che realmente tutto quel che possiedono e che stanno facendo, vale molto meno di quello che Gesù propone e annuncia.
“Il tempo è compiuto” dice Gesù. In altre parole il Maestro dice che il tempo che viviamo non è un girare a vuoto, non è senza direzione, non è senza senso.

    La vita è un tempo prezioso nelle mani di Dio, e che si può vivere in modo pieno perché “il Regno di Dio è vicino”. Gesù annuncia qualcosa che in fondo è nei desideri più profondi dell’uomo, e quindi anche dei pescatori di Galilea. Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo lasciano le reti che hanno in mano per farsi prendere loro stessi dalla rete di Gesù. La barca su cui stanno, e che fino ad allora è stata tutta la loro vita, diventa troppo piccola rispetto alla barca che Gesù propone loro, per iniziare una avventura che non sarà facile, ma che riempirà la loro vita di senso pieno.
    I primi discepoli entrano così nel dinamismo di Gesù, che non si ferma, e continua ad andare avanti, incontro alle persone, ai più poveri, a coloro che cercano Dio veramente.
    E se anche cercheranno di fermarlo con la crocifissione, il cammino di Gesù non si ferma, anzi diventa ancor più universale e coinvolgente.
    Anche se ho visto un po’ di delusione negli animatori degli adolescenti, dopo lo scarso risultato del loro invito, ho detto loro di continuare e non fermarsi. Infatti sono sicuro che l’entusiasmo e la generosità del loro servizio alla fine faranno breccia anche nei cuori deli adolescenti più distratti e insofferenti agli inviti in parrocchia.
    Viviamo in una realtà che purtroppo sente il messaggio cristiano non più come novità sconvolgente che muove la vita. Oggi la fede, il Vangelo e la comunità cristiana sono avvertiti, specialmente dai giovani, come realtà passate, e non più così significative per la vita. E forse è anche colpa di noi cristiani “di Chiesa” che non sempre mostriamo entusiasmo nel nostro modo di fare e di credere.
    Ma nel cuore di ogni uomo e di ogni giovane, c’è comunque il desiderio di un mondo nuovo, migliore, più solidale, giusto e in pace. In altre parole, in tutti c’è il desiderio del Regno di Dio, quello che Gesù ha predicato e mostrato.
    Se, come cristiani, sappiamo mostrare che essere Chiesa e vivere il Vangelo, risponde a queste attese, allora forse più persone saranno disposte, come i primi discepoli, a mettersi in gioco con noi, ed entrare nella rete di Gesù.

Giovanni don

p.s.
colgo questa occasione per dire grazie a Nicola, Arianna, Luca, Federica, Chiara, Elisa, Anna, Andrea, Valentina, Alessandro e Sara…
Sono gli animatori del gruppo adolescenti e giovani della mia parrocchia.
Ci mettono davvero tanto tempo, energie e cuore in quel che fanno. Anche loro continuano oggi il cammino di Gesù che allora, sulle rive del Lago di Tiberiade, chiamava a se nuovi amici… Lo fanno anche loro oggi con tutti gli altri animatori di adolescenti e giovani delle nostre parrocchie. Grazie di cuore!

  1. Dele
    febbraio 7th, 2012 at 20:25 | #1

    In Giovanni 16,7 Gesù sà che tra non molto sarà catturato e assassinato, ma propone ai suoi discepoli la morte non come la fine, ma come un cambiamento di stato; il Paraclito, lo Spirito di verità, sarà la sua rinnovata presenza nel mondo e presso i discepoli, una presenza potenziata dal fatto di non dipendere da un corpo fisico ed in grado di raggiungere ogni uomo, dimora dello Spirito.
    E’ tutt’altro che un mettersi da parte di Gesù!
    Ma poi scusa, tutto questo è il mistero della Trinità, la relazione tra le 3 persone…un solo Dio.

  2. Dele
    febbraio 7th, 2012 at 20:39 | #2

    @Francesco B
    Chi ti ha detto che le persone che mi sono state affidate ai corsi non mi seguono (nel discorso)? Caspita se seguono il discorso con interesse, ne rimangono anche affascinati, ma hanno in testa dei preconcetti difficili da dimenticare.
    Comunque quello che scrivi su essere o meno figli di Dio è esatto, dove dici che sbaglio io?
    L’unica cosa che ti “correggerei” è che si diventa figli di Dio amando, facendosi prossimi degli altri; con il sacramento del battesimo si entra a fare parte della comunità chiesa, si diventa cristiani ufficialmente, ma il regno di Dio ed i suoi figli vanno oltre alla chiesa.

  3. Dario
    febbraio 8th, 2012 at 11:15 | #3

    @Dele
    “…quante persone amano il Dio che si sono create loro…” ti chiedi.
    Penso tanti.
    E tra questi ci sono tutti quelli che ritengono che l’unica fonte della Rivelazione sia la Scrittura escludendo la Tradizione ed il Magistero.
    Secondo me chi esclude la Tradizione (Rivelazione consegnata da Cristo ai suoi Testimoni contemporanei e da questi “tradotta” fino a noi passando, p.e., per i Padri della Chiesa), si crea il suo dio, diverso dal Dio nostro, diverso dal Dio Vero, perché parte dall’”oggi” per capire “ieri”, mentre la Tradizione è la Rivelazione di “Ieri” per capire l’”Oggi”.
    Sempre secondo me chi esclude il Magistero (Rivelazione operata tramite lo Spirito Santo) si crea un suo dio che è senza lo Spirito (che ha ispirato e ispira Tradizione e Magistero).
    E ancora.
    “…io penso che tutto quello che facciamo di positivo per l’uomo viene da Dio,…” affermi.
    E quello che facciamo di negativo? da chi viene?
    E invece io penso che, se mi si invita giustamente a non giudicare l’uomo, usando la ragione deduco che tanto più non devo giudicare Dio!
    Dio ci ha donato la libertà di fare il positivo ed il negativo. Quello che facciamo, lo facciamo A LUI, non è “Lui” e non viene da Lui. Sia il positivo che il negativo. Altrimenti saremmo predestinati.
    Cristo ci ha insegnato, sì! Ma Dio ci ha lasciati liberi! Lo Spirito ci guida ma noi dobbiamo ascoltarlo e l’ascolto passa tramite la nostra volontà, la nostra libertà!
    Io ho avuto esperienza di questo. Sono almeno quarant’anni (e forse anche cinquanta) che lo Spirito mi ha parlato ma io, sordo fino all’estremo, non ascoltavo, benché sentissi, benché vedessi. Poi… gratuitamente… sono stato “sbattuto” contro l’ultima evidenza, che ho visto perché l’ho voluta vedere e in quel momento ho “visto” tutte le volte in cui la mia volontà si scontrava con l’evidenza rifiutata dei tanti fatti successi realmente (a volte con testimoni).
    Che dovrei fare? Giudicare Dio perché non mi ha “sbattuto” prima Cristo in faccia, evitando il male che ho fatto? Cos’è il male, il negativo che ho fatto prima? A chi posso addebitarli?
    A nessuno, caro Dele! A nessun altro! Solo a me!! Il male ed il negativo è venuto e viene da me! Di “questo” mi sento “salvato” da Cristo. Non perché il male viene da qualcun altro, (come il bene verrebbe da Qualcun Altro) e quindi sarei salvo per “non aver commesso il fatto” o perché “incapace di intendere e di volere”! Mi sento salvato da Cristo perché Lui mi ha redento proprio per “aver commesso il fatto” nella mia piena “capacità di intendere e di volere”.
    Ed ecco perché la mia esperienza mi porta a rendere Culto a Dio, a Dio Persona, direttamente: perché quello che faccio, lo faccio A LUI! A Lui che soffre o gioisce tacendo, per la Libertà con cui ha voluto elevare quello che posso donargli ad essere definibile “Amore”.
    E in questo rapporto diretto, caro Dele, l’uomo, viene DOPO! SUBITO dopo, certo, ma dopo!
    Il male fatto ha avuto come soggetto “me” come oggetto il “mio prossimo” ma come destinatario DIO. La mia conversione è quello che faccio io, un ripercorrere a ritroso: ME – DIO – PROSSIMO – ME! Creatura – Creatore – Creato – Creatura.
    A Dio quello che fa Dio nella sua Una, Buona, Vera imperscrutabile Volontà.

    P.S. E’ lungo, lo so. Fatene quel che volete, come è nella vostra possibilità!

  4. john coltrane
    febbraio 9th, 2012 at 18:25 | #4

    DELE scrive, riguardo a GV XVI,7: “E’ tutt’altro che un mettersi da parte di Gesù!”.
    Ora, che sia difficile il dialogo sulla Rete, va bene; ma dire che Gesù non si mette da parte quando LUI afferma esattamente questo…mah.
    E poi ti invito ad approfondire quel “E’BENE PER VOI CHE IO NE NE VADA”,

    Perchè “è bene”?
    Guarda che siamo discepoli di CRISTO solo se restiamo nelle Sue Parole (“Sarete VERI Miei discepoli se rimarrete nelle Mie Parole”; implicito: ci si può illudere di essere Suoi discepoli) senza dare noi assurde interpretazioni perchè certe Sue Parole non ci fanno comodo.
    Sempre con rispetto, ti saluto.

  5. Francesco B
    febbraio 10th, 2012 at 13:22 | #5

    @john coltrane

    “è vero (“direi “ovvio”) che abbiamo la possibilità, di divenire figli di DIO. E’ una possibilità, tutt’altro che una certezza.”

    Eppure in questo mondo relativistico, dove la massoneria si è infiltrata ovunque, regna il soggettivismo come una forma di Verità.
    Sempre in nome del “secondo me è così” vengono svuotati di senso e significato persino i sacramenti.
    Gli insegnamenti della Chiesa diventano “opzioni”, “consigli”, … ma la cosa giusta è sempre un altra …
    E quindi eccoci qua: a dover difendere l’ovvio.

    Il problema non è poi nemmeno solo della società, … non diamo troppi “meriti” alla massoneria!
    🙂

    «Credo che in fin dei conti sia un problema di spiritualità, e quindi di teologia. Ad un certo punto la Chiesa ha pensato di non dover più occuparsi delle salvezza delle anime, della vita eterna delle persone, ma di un aspetto puramente mondano, si è concentrata su tutta una serie di opere sociali molto belle che sono il frutto di un’azione evangelica, ma che per essere feconde richiedono un incontro con Cristo e quindi una vita modificata e modellata da questo incontro.”

    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-parrocchie-tempo-di-svegliarsi-4431.htm

  6. Dele
    febbraio 10th, 2012 at 19:29 | #6

    @Dario
    1 Credere, invito alla fede CATTOLICA per le donne e gli uomini del XXI secolo, di Bernard Sesbouè
    2 Magistero ecclesiale, di Franco Ardusso

    Dario, li devi leggere perchè non hai affatto le idee chiare, ciao

  7. Dele
    febbraio 10th, 2012 at 20:19 | #7

    @john coltrane
    Abbi pazienza, ma come si fà a pensare che Gesù si mette da parte, lui che ha promesso di rimanere con noi per sempre. Sai che il capitolo 16 di Gv è uno dei più difficili de NT? Bisogna fare molta attenzione e studiarlo bene…comunque in 16,16 e oltre Gesù spiega il suo ritorno, ma i discepoli non comprendono…non comprendono perchè non hanno capito nulla. Devono ancora vedere la crocifissione, fine drammatica dei loro sogni, e poi fare esperienza del Risorto. E’ per questo che tutta questa faccenda alla fine è un bene per loro…è meno bene per Gesù visto quello che deve passare.
    Spero tu approfondisca il discorso, perchè una cosa è certa: Gesù non si mette da parte.

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