Per fortuna siamo servi

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DOMENICA 6 ottobre 2013

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
(dal Vangelo di Luca 17,5-10)

Questa mattina, mentre io e gli altri due preti della parrocchia eravamo insieme a meditare e a confrontarci sul Vangelo di questa domenica, si è affacciato in sagrestia dove ci trovavamo don Cesare Bissoli, famoso biblista originario del nostro paese che ricopre da anni incarichi importanti nella Chiesa Italiana proprio per la sua profonda competenza biblica.
E’ stata davvero una sorpresa, quasi provvidenziale, perché eravamo davanti ad un passo del Vangelo di Luca davvero difficile e dalle parole non facili da comprendere.
Il passaggio che soprattutto a me dava molto “fastidio” è quando Gesù dice: “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.
Servi inutili… Una parola, “inutile”, che davvero non può non creare fastidio all’orecchio e al cuore. Significa che siamo persone inutili? Gesù vuole dirci che non valiamo nulla?

don Cesare Bissoli

don Cesare Bissoli


In casi come questo, è davvero necessario andare in cerca di quale strumento che aiuti a capire dove voleva parare Gesù. Il Vangelo è stato scritto in greco, e allora è dalla corretta traduzione che posso cogliere il significato.
“Inutile” in questo passo sembra avere più il significato di “povero”, “privo di valore”, “nient’altro che…”. E’ un richiamo alla povertà radicale che rende davvero tutti gli uomini uguali, nonostante i soldi, titoli e poteri che possono avere tra le mani. Siamo tutti “inutili” allo stesso modo, siamo tutti radicalmente poveri, e nessuno vale più di qualcun altro. Forse la traduzione più corretta è questa: siamo nient’altro che servi, siamo poveri servi…
Don Cesare, subito coinvolto nella nostra discussione, ci ha richiamato ad un metodo che aiuta molto a capire passi difficili come questo. Gesù sta parlando prima di tutto di se stesso. Ogni passo del Vangelo ha come chiave interpretativa l’identità di Gesù e successivamente quella dei suoi discepoli, cioè noi.
Tutto il Vangelo ci racconta infatti del Figlio di Dio, che dall’onnipotenza divina e dalla assoluta superiorità sull’umanità, si è fatto servo fino in fondo. Il primo “servo inutile” è proprio Gesù stesso, che si è fatto povero, e sulla croce è messo accanto a due malfattori, e da li non è sceso, proprio per dirci che il suo valore non è dato dal titolo di “Dio”, ma dal fatto che ci ha amato. E’ questo servizio di amore che lo rende grande e infinito.
L’uomo trova nella sua capacità fondamentale di servire con amore il proprio valore e la propria identità. Noi siamo quello che amiamo! Noi siamo il nostro servizio, e non i nostri titoli e averi…
Siamo solo servi, e amare non è solo una cosa accessoria e passeggera, ma fa parte della nostra identità profonda. Quando non ci mettiamo al servizio per amore non siamo nulla. Ed è stato proprio don Cesare a ricordarci quante volte ci capita di sentire da qualcuno che ci ha fatto qualche gesto di servizio e si è preso cura di noi: “l’ho fatto perché è un mio dovere, sono fatto così…”. Se penso ai miei genitori, penso a loro che sono stati al mio servizio con amore proprio perché hanno sentito in questo la loro identità.

Giovanni don

Prendo anche questa volta a prestito le parole di un grande poeta della Parola, Ermes Ronchi, che riguardo questo brano scrive:

    “Io servo perché anche Dio è il servitore della vita. E servire mi fa sua immagine e somiglianza.
    Io servo perché Gesù è il Servo sofferente. E ha scelto la sofferenza, il mezzo più scandalosamente inutile, per guarire le nostre piaghe.
    Io servo, non per premio o per castigo, come i bambini, non per sanzioni o per ricompense, come i paurosi, ma per necessità vitale”
    (da “Respirare Cristo”, commento ai vangeli festivi anno c, ed. San Paolo, pagina 119)

  1. Francesco B
    ottobre 4th, 2013 at 15:00 | #1

    Molto attuale, dura e VERA la vignetta.
    Ecco sono queste vignette, messe al servizio del VERO, che ti rendono grande merito.

    Molto bello anche il commento.
    Fa il paio con una catechesi che sentii tempo fa circa la figura del SERVO.

    Non era solo un servitore (come uno schiavo) , ma anche una persona a cui venivano affidate cose.
    “Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge…”

    Si affida la cura del campo o i propri animali …
    In altre parabile ai servi vengono affidate in custodia e quindi da gestire dei talenti, degli averi…

    Ecco quindi che un servo inutile è povero perché privato dei beni da gestire.
    Ovvero restituisce al Signore la cura di quei beni.

    Parlo per me:
    Quante volte mi “attacco” a seguire ed a curare questo o quel caso, … e che delusione quando poi le cose non vanno (specie quando vi è in gioco la vita di un bimbo non ancora nato) …

    O quando studio come curare l’aspetto di comunicazione, di diffusione di una cultura per la vita e poi nel cinema della parrocchia diamo Miele …

    Ecco li che viene fuori: tutta la mia fatica ad accettare di essere servo ormai inutile…

    Eppure è proprio ciò che il Signore mi chiede.

    Che poi, a ben pensarci, non mi chiede altro che: FIDATI!
    E proprio questo FIDATi che mi restituisce la serenità necessaria.

  2. chiara bottacini
    ottobre 4th, 2013 at 20:21 | #2

    ciao don Giovanni, grazie dei tuoi commenti dell’ultimo mese che mi hanno fatto pensare che non sono padrona del vangelo e che non c’è un monopolio per attualizzarlo e per viverlo, ciascuno riceve il suo dono dal Signore, e i suoi doni non sono in competizione o in graduatoria… ciao Chiara B

  3. ottobre 6th, 2013 at 15:12 | #3

    Servo inutile o meglio SERVO POVERO sono parole che il Signore ha rivestito di luce nuova facendomi scoprire la gratuità del servizio fondato sull’amore dal quale non posso pretendere di ricevere qualcosa in cambio o pensare di potere acquistare la salvezza . Ero povera prima del servizio e povera sono rimasta dopo perchè tutto è per grazia e misericordia di Dio .E’ Gesù l’unico e vero servo e noi cerchiamo di divenire a sua immagine e somiglianza.

  4. fran
    ottobre 7th, 2013 at 08:08 | #4

    Si Signore,
    siamo tanto inutili come uno zero senza l’UNO davanti.
    Siamo qualcuno solo con Dio.

    buona settimana amici.

  5. Francesco B
    ottobre 8th, 2013 at 12:20 | #5

    A conferma di quanto è azzeccata questa vignetta ecco: 100% Mons. Negri!

    “Bisogna poi chiedersi che senso abbia tutto questo pullulare di commissioni, sottocommissioni, di strutture dell’Onu, dell’Unione Europea che appaiono come luoghi di enormi vaniloqui, di movimenti di opinione di carattere ideologico che non si misurano mai in maniera positiva e costruttiva con il problema. Centinaia e centinaia di funzionari dell’Onu che passano il tempo a discutere di questi problemi in studi ovattati a migliaia di chilometri dal teatro delle tragedie. E in Europa non si può scaricare il problema sulle legislazioni nazionali: se ci sono 28 diverse legislazioni ciò non impedisce che si arrivi a un minimo di uniformità e di intesa, che ci si assuma delle responsabilità precise, operative ed energiche”.

    http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-immigrati-il-problema-e-da-dove-fuggono-7454.htm

  6. Giuseppe
    ottobre 8th, 2013 at 15:47 | #6

    “Siamo solo servi, e amare non è solo una cosa accessoria e passeggera, ma fa parte della nostra identità profonda. Quando non ci mettiamo al servizio per amore non siamo nulla.”. Verissimo, don Giovanni. Quando riusciremo a capire che l’Amore deve essere la nostra guida per la vita, solo allora saremo in piena sintonia con il Signore. Signore, prendo in prestito le parole degli apostoli e ti chiedo di aumentare la mia Fede. Ma, soprattutto, ti chiedo di farmi capire che Essa non è astratta. Essa è quanto mai concreta. E diviene tanto più concreta, quanto più viviamo la nostra vita con Amore. Signore, fammi capire tutto questo.

  7. Simone Rossi
    ottobre 12th, 2013 at 07:59 | #7

    Sinceramente questa volta, a contrario delle tante altre, ritengo questa battuta molto macabra e proprio di cattivo gusto. Non mi è piaciuto affatto il modo in cui hai voluto esprimere questo concetto, scusa ma mi sento in dovere di dirtelo. Buona domenica, ciao Simone

  8. melchis
    ottobre 13th, 2013 at 09:02 | #8

    Pregnante il senso della vignetta, che è costruita su due figure retoriche, l’onomatopea e l’antitesi in perfetto accordo.
    Bravissimo, come sempre.

    Melchis

  9. Daniele
    ottobre 25th, 2013 at 09:46 | #9

    C’è qualcosa che non torna nell’interpretazione di questo brano. Tutti sorvolano su una frase che invece non è tralasciabile:
    “Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?”
    Il fatto che l’operato del servo non susciti la gratitudine del padrone significa che quel “servi inutili” non può essere interpretato come un complimento.
    In un passo analogo, sempre dello stesso vangelo di Luca, Gesù dice che il padrone, rientrando, non si fa servire ma passa lui a servire, trasformando i servi in signori (immagine della cena eucaristica).
    Quante contraddizioni…

    Se tu hai un servo che lavora per te per pura ubbidienza, li sei riconoscente? No, perché non sai se l’ha fatto volentieri o no! E’ solo la libera scelta di servire che genera riconoscenza nel “servito” e appagamento in chi serve!

    Gesù non ci chiama a essere “servi inutili” che fanno le cose per obbedienza o per timore. Peggio per noi se vogliamo essere “servi inutili” di un padrone che ci domina. Lui invece ci invita a essere suoi amici, persone libere, servitori per volontà e necessità interiore. Se facciamo questo, scopriremo che Lui stesso ci serve e ci nutre, e che abbiamo tutta la sua riconoscenza e la nostra soddisfazione!

  10. Dario
    febbraio 13th, 2014 at 16:34 | #10

    @Daniele
    E, ha puntualizzato il Pontefice, «quando parlo di liturgia mi riferisco principalmente alla santa messa. Quando celebriamo la messa, non facciamo una rappresentazione dell’Ultima Cena». La messa «non è una rappresentazione; è un’altra cosa. È proprio l’Ultima Cena; è proprio vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore. È una teofania: il Signore si fa presente sull’altare per essere offerto al Padre per la salvezza del mondo».

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