fede è saper dire grazie

Messa ringraziamento (colored)

DOMENICA 13 ottobre 2013

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
(dal Vangelo di Luca 17,11-19)

Per noi preti di oggi, in questa nostra società sempre più secolarizzata dove la frequenza alle messe domenicali è sempre più bassa, questo vangelo è davvero consolante!
Se facciamo una rapida sintesi numerica dell’episodio narrato dall’evangelista Luca, possiamo dire che Gesù nella sua azione aveva una risposta del 10%. Infatti su 10 lebbrosi che in qualche modo guarisce, solo uno di loro torna indietro a lodare Dio… Se sono vere le indagini secondo le quali ancora il 20% degli cristiani italiani viene a Messa ogni domenica, possiamo dire che oggi facciamo meglio del Signore!
Accostamento un po’ azzardato? Forse no…
L’Eucaristia domenicale (termine più corretto per indicare quella che comunemente diciamo Messa) significa proprio “rendere grazie”. Noi la domenica ci ritroviamo insieme come cristiani per direun grande grazie a Dio attraverso i gesti e le parole di Gesù suo Figlio.
Se non cogliamo questo significato primario della nostra preghiera domenicale in chiesa rischiamo davvero di non capire il motivo per cui ci raduniamo.
L’episodio narrato nel Vangelo è un ottimo insegnamento di vita cristiana e ci aiuta a dare un senso alla celebrazione domenicale, che per molti non ha più tanto senso, e quindi l’hanno in fretta abbandonata, e per tanti altri rischia di essere solamente un buon esercizio di buona volontà.
Gesù incrocia la povertà di 10 persone, che secondo la mentalità del tempo, sono maledette da Dio perché segnate da una malattia, la lebbra, ritenuta un castigo. Sono degli impuri per gli uomini e per Dio. Gesù invita loro a fare quello che era prescritto nella Legge, cioè di presentarsi ai Sacerdoti del Tempio, affinché constatassero che erano guariti. Implicitamente Gesù comunica loro che saranno guariti (e quindi resi puri davanti a Dio), e loro partono pur essendo ancora lebbrosi, fidandosi di questa promessa implicita.
Partono in questo viaggio di speranza e sono mossi dalla fiducia, e vengono guariti. Sullo sfondo si vede l’intervento misterioso di Dio che ridona loro nuova dignità sociale e religiosa.
Il racconto del Vangelo poteva forse fermarsi qui. C’è stata una richiesta (“Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”), e c’è stata una risposta. I 10 si sono fidati e sono stati “premiati”.
Questa è fede? Sembra proprio di no… O almeno non è la fede che Gesù insegna.
Il colpo di scena è che lo straniero del gruppo torna indietro. Proprio lui che aveva una sorta di doppia maledizione (lebbroso e samaritano) è l’unico che ha un movimento di vera risposta e diventa esempio.
Riconosce che è stato raggiunto da Dio e sente l’insopprimibile desiderio di tornare a ringraziare, di riallacciare un rapporto più profondo con quel Maestro Gesù nel quale vede ancor più chiaramente un segno di Dio. Non sappiamo se sia effettivamente andato a fare l’atto religioso prefissato, ma poco importa. Più importante è che trasforma la sua guarigione-purificazione in relazione con Gesù. Non è solo guarito ma ora è anche salvo (“…va’, la tua fede ti ha salvato!”).
La fede senza ringraziamento non è vera fede.

    La fede non è semplicemente un atto di buona volontà che si dimostra con atti religiosi esteriori magari vissuti controvoglia e magari motivati dalla paura del castigo o dall’aspettativa del premio finale.
    La fede è riconoscersi guariti da Dio, raggiunti dal suo amore, anche se non ci siamo meritati nulla…
    La fede è rispondere a Dio con la ricerca di una relazione sempre più stretta con Gesù, sentendo il desiderio di conoscerlo in quel che fa e dice…
    La fede è far prevalere in noi un sentimento di gratitudine che scaccia via paure e risentimenti, calcoli e giudizi…
    La fede è sentire che abbiamo sempre da dire grazie a Gesù, perché non ci meritiamo nulla, ma da lui abbiamo tutto gratuitamente…
    Ecco qui il senso della nostra preghiera domenicale: rendere grazie a Gesù di quello che siamo e di quello che abbiamo. E il grazie vero non è tale se non accompagnato dal sorriso e dalla pace del cuore.
    Tutto questo ovviamente non è mai così definitivo e possibile, perché spesso abbiamo più motivi per essere tristi che felici. Ma proprio per questo il grande grazie domenicale che facciamo in chiesa la domenica non lo facciamo mai da soli, ma come comunità.
    Insieme rendiamo grazie perché ci sosteniamo l’un l’altro e insieme ricerchiamo i motivi per dire grazie a Dio. E se qualcuno accanto a me soffre e non sa dire grazie, io lo dico con lui e faccio in modo che possa dirlo in futuro, prendendomi carico delle sue tristezze e difficoltà.
    Fede è rendere grazie… e per rendere grazie mi impegno nell’amore.

Giovanni don

  1. ottobre 13th, 2013 at 10:08 | #1

    Ogni giorno che nasce reca innumerevoli doni;ogni bene, bellezza e bontà in noi e attorno a noi ,proviene dal Signore.Se al mio risveglio vedo i doni e Colui che li elargisce, il giorno è speciale perchè vissuto in maniera autentica . Ho un grande desidero di lodare,amare e ringraziare il Signore per le sue meraviglie.Se, invece,la mia attenzione è tutta rivolta alle difficoltà ,il giorno è nero e triste.Gesù ogni mattina apri i miei occhi e il mio cuore affinchè il sole non tramonti senza averti lodato e ringraziarti.

  2. Francesco B
    ottobre 14th, 2013 at 07:40 | #2

    🙂
    “possiamo dire che oggi facciamo meglio del Signore!
    Accostamento un po’ azzardato? Forse no…”

    Interessante … e rivelatorio!
    Dipende cosa si intende per “facciamo”.

    Gesù in quell’episodio cosa ha “fatto”?:
    Ha salvato 10 vite … su 10.
    oppure ha “fatto” un audiance del 10% …

    “Forse” sta ai nostri occhi vedere le cose importanti e forse rivela cosa per noi è importante.
    Salvare Vite o avere tanti seguaci (su twitter si chiamano follower, su FaceBook Amici, sul sito Visite).
    Qual’è la “ricchezza” che diamo alla Chiesa di Dio!?

    Che poi la gente ringrazi, sta alla libertà delle persone, su cui non agisce ne Gesù ne tanto meno il sacerdote.

    Il Beato Marco d’Aviano, rispondendo al Sultano Kara Mustavà (che stava assediando per sottomettere Vienna) gli disse:
    “Il vero Dio non sa chè farsene della Sottomissione, vuole uomini liberi che ricambio il Suo amore .”

    Qual’è il nesso tra il brano evangelico e questa affermazione?

    Che se il nostro scopo è avere “seguaci” allora possiamo anche piegare il vangelo ai gusti del mondo.
    Se il nostro scopo è salvare vite, salvare anime, avere “uomini liberi che ricambio il Suo amore”, allora non ci resta altro da fare che presentare LUI. E fare attenzione che sia veramente LUI e non la sua immagine filtrata o addolcita o annacquata (quando non distorta per strizzare l’occhio a chi attacca la Sua stessa Chiesa!)

    LUI e null’altro.
    LUI che ha voluto fondare la Sua Chiesa proprio per giungere sino a noi senza deformazioni perchè lui è la Via, la Verità, la Vita …

    Lui che è Amore.
    L’Amore di Dio che è per TUTTI.

    E poi lasciare che l’Amore venga (o non venga) ricambiato.

    Non sta a noi decidere se un messaggio ha o meno audiance nel pubblico.

  3. Francesco B
    ottobre 14th, 2013 at 07:47 | #3

    “La fede è sentire che abbiamo sempre da dire grazie a Gesù, perché non ci meritiamo nulla, ma da lui abbiamo tutto gratuitamente…”

    Bellissime parole caro Don.
    Le sento molto nella mia vita.
    Sono il riassunto della mia vita:

    “non ci merito nulla, ma da Lui ho avuto tutto gratuitamente…”

    Come potrei non fare tutto come un GRAZIE a Lui?!
    E più faccio cose che siano un “grazie a Lui” e più la mia vita viene riempita dai Suoi Doni, nonostante non meriti nulla!!!

  4. Nica
    ottobre 15th, 2013 at 13:06 | #4

    Cosa mi domandi Signore?
    Lasciarmi amare.
    Tu non mi domandi di più.
    Non mi domandi se ti voglio bene.
    Ti basta che io mi lasci amare dall’amore.
    Portare dall’amore.
    Perché anch’io sono un lontano.
    E allora… faccio la Comunione.

    Sei Tu che mi ospiti!
    Io sono l’esule che ritorna alla patria.
    Il prodigo che, dal deserto dell’amore
    torna alla casa dell’amore
    nel giorno dell’amore».

    don Primo Mazzolari

  5. Giuseppe
    ottobre 15th, 2013 at 16:44 | #5

    “Ecco qui il senso della nostra preghiera domenicale: rendere grazie a Gesù di quello che siamo e di quello che abbiamo. E il grazie vero non è tale se non accompagnato dal sorriso e dalla pace del cuore”. Verissimo, don Giovanni. Purtroppo, anche perché “contaminati” dalla società dell’apparire, diamo tutto per scontato. E diamo per scontato anche la Fede, riducendola a un semplice “do ut des”. “Io vado a Messa perché poi Tu mi devi fare questo, mi devi fare quest’altro………” Ma quando mai. Lungi da noi l’idea di ridurre questo grande Dono a un mero scambio. Io vado a Messa e Ti prego perché Ti voglio rendere grazie, perché nulla mi è dovuto e Tu mi stai donando tanto. Togliamoci di dosso gli occhiali dell’egoismo. Indossiamo gli occhiali dell’Amore. Cambiamo ottica di vita. Ri-impariamo a dire “Grazie”. E questo certamente ci gioverà. Grazie di tutto, Signore.

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