presso il pozzo della misericordia

comunione non per tutti - 3Qa (colored)

DOMENICA 23 marzo 2014
Terza di Quaresima

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
(dal Vangelo di Giovanni 4,5-42)

Nei giorni scorsi hanno fatto molto parlare le dichiarazioni del Cardinal Kasper, relatore del Concistoro straordinario sulla famiglia che papa Francesco ha voluto per affrontare in modo serio e profondo i temi e i problemi della esperienza famigliare oggi, sempre alla luce del Vangelo e degli insegnamenti della Chiesa.
Walter Kasper ha avuto parole di grande apertura nei confronti di tutte quelle coppie di sposi cristiani che vivono una seconda unione matrimoniale dopo il fallimento della prima, i divorziati risposati. Fino ad ora la Chiesa aveva avuto un atteggiamento di determinata chiusura nei loro confronti per quanto riguarda l’ammissione ai sacramenti come la confessione e la comunione. Ovviamente non c’era un atteggiamento di condanna inesorabile, ma molti che vivono questa condizione, si sono sentiti spesso messi in un angolo e “puniti” dalla prassi pastorale.
La Chiesa non vuole cambiare la dottrina sul matrimonio, dice Kasper, ma è importante che si interroghi profondamente su una condizione molto diffusa e che coinvolge ormai tantissimi cristiani attivi e presenti nelle comunità cristiane. Occorre davvero rimettersi in discussione come comunità cristiana e trovare nuove strade di accoglienza anche se questo può far cambiare consuetudini antiche e riaprire porte che si pensavano chiuse per sempre.
E’ in fondo l’atteggiamento che il nuovo papa da più di un anno sta portando avanti nel segno della misericordia come stile fondamentale della vita ecclesiale. Senza misericordia anche la più giusta delle leggi diventa una mannaia che inesorabilmente si abbatte su tutti e non lascia scampo.
La Chiesa proprio in occasione di questo Concistoro della famiglia si è messa davvero prima di tutto in ascolto della vita e delle esperienze di famiglia, prima di emanare insegnamenti e leggi. E’ proprio questo che prevede il metodo della misericordia: mettersi in ascolto prima di giudicare.
E’ quello che fa Gesù, presso quel pozzo di Giacobbe, quando si mette a in ascolto di questa donna samaritana. Lei è la prima a rimanere stupita da questo atteggiamento di apertura e amicizia da parte di questo uomo giudeo che le parla, le chiede dell’acqua e le chiede della sua vita.
Gesù si fa accanto e fa sentire questa donna ascoltata e amata, nonostante la sua vita disordinata e apparentemente lontanissima da Dio. E sarà proprio questa vicinanza e confidenza amica che la porterà ad abbandonare il suo secchio d’acqua al pozzo e diventare annunciatrice di Gesù, coinvolgendo anche gli altri abitanti della città.
Non sappiamo ancora quali saranno gli esiti del Concistoro e quali aperture si avranno nei confronti dei divorziati risposati e delle altre situazioni di esperienze famigliari e di coppia (matrimoni omosessuali, adozioni da parte di coppie dello stesso sesso… ecc). Ma sappiamo che tutto comunque è iniziato con lo stile veramente evangelico dell’ascolto e della simpatia umana che non possono mai mancare e senza le quali ogni insegnamento religioso e dottrinale viene vissuto come imposizione disumanizzante.
Ancor prima delle cose da imparare e delle leggi da seguire, è fondamentale l’incontro, l’ascolto e la stima reciproca.
Proprio come è successo quel giorno tra Gesù, il maestro giudeo, e la donna samaritana dai molti mariti…

Giovanni don

  1. Giorgio Crovetto
    marzo 23rd, 2014 at 09:52 | #1

    Le intenzioni espresse mi danno grande speranza.
    Sono con voi nella preghiera 🙏

  2. marzo 24th, 2014 at 07:07 | #2

    Concordo molto con le ultime parole, la religione è prima di tutto incontro, ascolto, stima reciproca, mettere in testa le regole (benché necessarie) può diventare un’imposizione disumanizzante. Purtroppo conosco persone che dopo separate si sono allontanate demoralizzate dalla Chiesa, in cerca di religioni o filosofie alternative con principi comunque positivi, con al centro l’uomo e la carità, ma senza la presenza vivificante di Gesù.

  3. marzo 24th, 2014 at 08:18 | #3

    Quando si incontra il Signore dal quale scaturisce il cammino di conversione si è un po’ tutti come la samaritana….. il figlio prodigo… Ma il Signore non rifiuta nessuno, non condanna ,amorevolmente accoglie,rialza e perdona ,rendendo nuova la persona, che avvolta dall’amore e dalla misericordia inizia a seguerlo con gioia e desidera annunciare a tutti questa meraviglia.Anche noi impegniamoci ad accogliare le persone che il Signore mette nel nostro cammino,senza puntare il dito e giudicare perchè soltanto Dio conosce e riesce a guardare dentro il cuore.

  4. Francesco B
    marzo 24th, 2014 at 16:11 | #4

    Traggo spunto da http://www.lanuovabq.it/it/articoli-le-amnesie-del-cardinale-kasper-8626.htm:

    “il cardinal Kasper pone la domanda: «Un divorziato risposato: 1. se si pente del suo fallimento nel primo matrimonio, 2. se ha chiarito gli obblighi del primo matrimonio, se è definitivamente escluso che torni indietro, 3. se non può abbandonare senza altre colpe gli impegni assunti con il nuovo matrimonio civile, 4. se però si sforza di vivere al meglio delle sue possibilità il secondo matrimonio a partire dalla fede e di educare i propri figli nella fede, 5. se ha desiderio dei sacramenti quale fonte di forza nella sua situazione, dobbiamo o possiamo negargli, dopo un tempo di nuovo orientamento (metanoia), il sacramento della penitenza e della comunione? Questa possibile via non sarebbe una soluzione generale».”

    Giovanni Paolo II:
    “Familiaris Consortio, n. 84: «La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi»”

    «Con ferma fiducia la Chiesa crede che, anche quanti si sono allontanati dal comandamento del Signore ed in tale stato tuttora vivono, potranno ottenere da Dio la grazia della conversione e della salvezza, se avranno perseverato nella preghiera, nella penitenza e nella carità».

    Se una coppia di divorziati risposati, che hanno rapporti coniugali e che non riescono a vivere la piena continenza, non è ammessa ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia, il fatto di non essere ammessa può essere vissuto come penitenza? La non ammissione ai sacramenti può essere proposta dalla Chiesa come una tappa del cammino penitenziale? Come un aspetto della metanoia a cui accenna anche il cardinal Kasper?

  5. Giuseppe
    marzo 25th, 2014 at 15:00 | #5

    “Ancor prima delle cose da imparare e delle leggi da seguire, è fondamentale l’incontro, l’ascolto e la stima reciproca.
    Proprio come è successo quel giorno tra Gesù, il maestro giudeo, e la donna samaritana dai molti mariti…”. Giusto, don Giovanni. Ascoltare le ragioni del nostro fratello, senza stigmatizzarle e condannarle a priori. E, soprattutto, ascoltare le ragioni di chi ci sembra lontano da noi. Gesù ha fatto così con la Samaritana. La ha ascoltata e ha dialogato con lei. Risultato? La donna ha dimenticato la sua anfora, perché si era dissetata dell’Acqua più pura che possa esistere: quella di Nostro Signore. Se anche noi in parte ripetiamo l’esempio di Gesù con i nostri fratelli, possiamo anche noi non solo dissetarci ma far dissetare con questa fonte purissima. Fonte di vita e d’amore: Gesù.

  6. Francesco B
    marzo 28th, 2014 at 15:51 | #6

    Rileggendo:
    Gesù – “Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”

    Non si può dire che abbia “addolcito la pillola”.
    Ma si p dire che ha fatto VERITA’.

    Ed è questo (e non altro) che viene riportato come la cosa che più ha colpito (e quindi convertito) la donna, che più volte racconterà «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».

    La forza della verità: pura, semplice, senza “vergogna” e quindi vera, sincera, liberante, illuminante…

    Ci vuole coraggio, è evidente … ma occorre
    1) volerlo, …
    2) e se poi ci manca il coraggio, chiederlo … e sappiamo a Chi chiederlo 🙂

    Certo è più facile cercare scappatoie, verbali (o stiracchiando il catechismo, anche teologiche) … ma queste portano solo effimeri applausi ma ZERU conversioni.

  7. Nica
    marzo 28th, 2014 at 17:35 | #7

    @Francesco B

    Nei racconti evangelici non si trovano gli aspetti psicologici delle persone, ma le esperienze esistenziali che esse fanno.
    Alla luce di questo criterio c’è un altro modo di leggere questa pagina.
    Gesù fa notare alla donna che ha avuto cinque mariti.
    Cosa può significare questo? La donna è anonima; i personaggi anonimi sono personaggi rappresentativi, quindi la donna rappresenta la Samaria, e cosa sono questi cinque mariti?
    Questa regione era stata popolata da coloni provenienti da altre nazioni i quali avevano portato le loro divinità. Per cui su cinque monti c’erano cinque templi a cinque divinità. Poi, sul monte Garizim, il tempio a Jahvè.
    Quindi adoravano Jahvè, ma insieme agli altri dei.
    E, nella lingua ebraica, “signore” e “marito” hanno lo stesso significato. La donna capisce che quello che ha chiamato Signore adesso è un profeta, e si richiama alla tradizione.
    “«I nostri padri hanno adorato su questo monte, voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare»”. Ha compreso il richiamo di Gesù ed è disposta a tornare al vero Dio.
    Solo che vuole sapere dove. Ci sono tanti santuari, specialmente quello importante del Garizim, dove adorano il Dio di Israele, ma c’è anche quello di Gerusalemme.
    Allora lei è disposta a tornare a Dio, ma vuole sapere dove. Ecco la novità importante che Gesù proclama a questa donna samaritana, la fine del tempio, la fine del culto. “«Credimi o donna»”, le si rivolge chiamandola “donna”, sposa, “«Viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre».
    Gesù guida questa donna, simbolo di noi tutti, alla ricerca dell’essenziale.
    Gesù ci vuole incontrare, ci aspetta presso i falsi pozzi delle nostre vite per far emergere la sorgente di acqua viva, di bene, di amore che Lui ci dona e che noi dobbiamo donare agli altri.

  8. Francesco B
    marzo 31st, 2014 at 07:12 | #8

    @Nica
    Grazie Nica, interessante lettura “simbolica”.
    Anche se io (e non solo io 🙂 credo che tutto ciò che è riportato nel Vangelo sia (anche storicamente) avvenuto.
    Quindi davvero c’ è stato un dialogo con una donna che davvero era … ecc.
    Che poi il Vangelo abbia da dirci anche una lettura simbolica, sono pienamente d’accordo con te.

    Quello che non mi trova d’accordo è sulla tua semplificazione ” Gesù proclama … la fine del culto”.
    Non mi trova d’accordo perché Gesù dice per ben due volte un concetto che evidentemente gli sta a cuore.
    “Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità»”

    Se non si fosse capito bene la prima, Gesù lo ripete “devono adorare in spirito e verità”.
    Dove “in spirito” lo spiega Lui stesso cosa significa “Dio è spirito” ed in Verità …

    Beh tra pochi giorni lo sentiremo 🙂
    Stay tuned!

    Un caro saluto a tutti!
    Ciao
    Francesco.

  9. Nica
    marzo 31st, 2014 at 13:28 | #9

    @Francesco B

    Mah, non sei d’accordo, però citi la frase di Gesù (che io avevo omesso solo per brevità)che ribadisce “un concetto che evidentemente gli sta a cuore”
    …adoratori in spirito e verità… forse diciamo la stessa, magari dando un significato leggermente diverso al termine culto…
    Saluti, sempre sintonizzati sulla sua Parola!

  10. Francesco B
    aprile 1st, 2014 at 10:06 | #10

    @Nica
    Cara Nica, è importante, per capirsi, dare alle parole un significato che sia riconoscibile.
    In effetti spesso usiamo i termini ma non sappiamo bene cosa vi è compreso e cosa è escluso.

    Così mi hai messo la curiosità di vedere cosa si intende per culto (e penso possa essere utili a tutti):

    Riporto quindi solo la prima parte di:
    http://it.cathopedia.org/wiki/Culto

    “Il culto è l’insieme delle pratiche religiose con le quali si coltiva il rapporto con Dio.
    Etimologicamente, il culto è letteralmente la “cura” dovuta a Dio e al suo santuario: il termine deriva direttamente dal latino cultus, che significa “cura”, “coltivazione”, “adorazione”, e che è participio passato di colere, “coltivare”.
    La teologia cristiani hanno perfezionato il concetto latino, che non distingueva tra adorazione e venerazione, affermando la specificità dell’adorazione (in latino adoratio, in greco λατρεια, latreia), che è dovuta solo a Dio, e della venerazione (in latino veneratio, in greco δουλεια, doulia), che si offre ai santi.”

    Ora quindi quando Gesù dice “devono adorare in spirito e verità”.
    Visto che “adorare” è per definizione un culto.
    Comprendi perché non posso essere d’accordo con l’affermazione che:
    ” Gesù proclama … la fine del culto”.

    ANZI:
    A bene vedere, noto ora che Gesù ci mete un DEVONO bello grosso davanti ….
    Come minimo a mio avviso vuol dire che non è opzionale!

    Quindi non è un “fine del culto” ma anzi
    un nuovo inizio, più forte (perché legittimato da Gesù stesso) ed autentico che mai.

    🙂

  11. Nica
    aprile 1st, 2014 at 13:58 | #11

    Grazie Francesco. Ho aperto la pagina suggerita e dopo le prime righe da te riportate, nel paragrafo successivo leggo:

    “”Il Nuovo Testamento è incentrato sulla persona divino-umana di Gesù; in Lui i suoi discepoli esercitano il vero culto gradito a Dio; alla samaritana spiega:
    « Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.
    Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”. Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo. » (Giovanni 4,21-26)

    Gesù pertanto abolisce il culto antico, incentrato sul Tempio di Gerusalemme, perché fa suo il culto di Cristo: questi è entrato nel santuario del cielo non con il sangue, di animali, ma con il proprio sangue (Eb 10,11-14).””

    La fonte, autorevole, da te citata usa il termine abolire…vedi tu come intenderlo.
    Credo che continuiamo a dire la stessa cosa… un nuovo inizio presuppone lasciare indietro qualcosa di vecchio, superare, andare Oltre.

    Nell’incontro tra Gesù e la donna samaritana nasce questo problema: lei desidera sapere DOVE adorare Dio, Gesù invece le spiega che l’importante non è dove adorare Dio, bensì COME adorarlo, che deve essere con il proprio cuore
    “in SPIRITO” e secondo i Suoi comandamenti “in VERITA'”
    Paolo (atti degli Apostoli 17,24) afferma in modo chiaro:
    “Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti da mano d’uomo”

    🙂

  12. Dario
    aprile 1st, 2014 at 15:50 | #12

    E’ difficile, proprio difficile raccapezzarsi.
    Se si analizza frase per frase, viene fuori un significato, se leggi di seguito ne esce un altro.
    E così anche in questo brano.

    Nica legge:

    “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.[…]”

    e ne ricava il significato “Ecco la novità importante che Gesù proclama a questa donna samaritana: la fine del tempio, la fine del culto.”.

    Francesco B. legge quella frase (che Nica aveva omesso per brevità (?)):

    “Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”

    e ne ricava il significato “Quindi non è un “fine del culto” ma anzi un nuovo inizio, più forte (perché legittimato da Gesù stesso) ed autentico che mai.”

    Nica dice che “secondo Gesù” il culto non è l’essenziale, Francesco B. dice che secondo Gesù il culto è essenziale.

    Non mi sembrano proprio sottigliezze o più o meno la stessa cosa.

    Secondo me tutto sta in quel “… viene l’ora…”.

    1) Viene l’ora… adorerete…
    2) Voi adorate… noi adoriamo…
    3) Ma viene l’ora – ed è questa – … i veri adoratori adoreranno…
    4) Il Padre vuole che siano… quelli che lo adorano.
    5) Dio è… quelli che lo adorano… devono adorare…
    6) (Rispose la donna) So che deve venire… quando verrà, ci annuncerà…
    7) (Le dice Gesù) Sono io, che parlo con te.

    Ebbene. Rileggete ed analizzate i tempi dei verbi e riferiteli a chi, in quel momento, è Eterno, sta nell’Eternità, pur se si esprime in quel momento temporale.

    Cambia!!! Cambia completamente il significato!!!

    L’adorazione su quel monte e a Gerusalemme non sarà impedita o rifiutata o inutile o superata o… quello che volete, dopo l’affermazione di Gesù (del tipo una adorazione Vetero ed una Neo Testamentaria): sarà sostituita dall’adorazione escatologica, paradisiaca, nella Gerusalemme Celeste.

    Ma viene l’ora “e questa è l’ora” in cui adorare il Padre in spirito e verità.

    Questa quale?

    QUESTA che è temporale (quella in cui io nel tempo adoro) simultanea a QUESTA che è eterna (quella in cui il Padre Eterno riceve l’adorazione), che è simultanea a QUESTA (quella in cui io nell’eternità adoro).

    Francesco B. mi hai fatto una grande tenerezza: cercare su Wikipedia il significato di culto. Serve, certo, ma per spiegarlo a chi non crede: e allora c’è bisogno del significato delle parole per trasmettere lo stesso concetto, per rassicurarsi che il concetto che parte sia lo stesso di quello che arriva.

    Ma a chi crede, pensi veramente ci sia bisogno del significato della parola per sapere cosa deve fare, cosa significa quello che fa, se è utile, voluto, importante…
    Non gli basta pensare che solo la propria natura gli impedisce di vedere quello che “in quel momento” esiste, è vero, vivo, presente.

    Ueh! “Quando vi riunite nel mio nome io sarò in mezzo a voi” mica è uno scherzo!!!
    Mica è una metafora, mica è una iperbole, E’ VERITA’, è PROPRIO COSI’!

    E se ci credi ti prende la paura come a quelli che andarono al Sepolcro e lo trovarono vuoto; a quelli che lo videro spezzare il pane e così lo riconobbero e quando andarono a raccontarlo in giro gli videro una luce sul volto: una luce (!!!) avevano i capelli rizzati come succederebbe a noi se assistessimo, ora, alla stessa scena; a quelli che lo videro arrivare e gli misero le mani nel costato ferito… e la porta era sbrancata dalla paura di rappresaglia dei Romani.
    Non c’è bisogno del significato della parola, se credi. Basta dar ascolto alle proprie… ginocchia: ti si piegano!!!
    Dal timore, dalla gioia, dalla grandezza, dalla felicità… dalla certezza di appartenere all’eternità.
    GIA’…

  13. Francesco B
    aprile 2nd, 2014 at 11:59 | #13

    Grazie Dario e grazie a tutti per il bel dialogo.

    Aggiungo solo una cosa che mi è capitata mentre andavo in montagna.
    Avete presente quelle stradine strettissime in cui passava solo una macchina e pensi “e cosa faccio se mi viene una macchina in senso contrario”?

    Ebbene, la strada si inerpica ed ad un certo punto, un cartello che indica un sentierino nel bosco con sopra scritto “Santuario Madonna di Lourdes”.
    Non la conoscevo e deve essere modesta perché non si vedeva minimamente.

    Rispetto a quello a quello che riporta il sito (che mi fa piacere sia piaciuto a Nico, … piace tanto anche a me!)
    “Gesù pertanto abolisce il culto antico, incentrato sul Tempio di Gerusalemme”
    Penso non ci siano dubbi alcuno.
    Nessuno pensa che Dio solo nel tempio, in quel preciso tempio di Gerusalemme.

    Infatti abbiamo templi ovunque.
    Perchè crediamo fortemente che “Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti da mano d’uomo”.

    Ma appunto “Quando vi riunite nel mio nome io sarò in mezzo a voi”.

    Pensate a quelle persone che hanno costruito quella chiesetta, certo non con la tecnologia di oggi, magari portando su a mano o a dorso di muli i materiali.
    La dedizione che ci vuole per quell’opera.

    Non quindi l’opera in se, ma il volerla, il desiderare un luogo in cui riunirsi e così facendo avere Gesù, …

    … la fine del culto si avrà quando non vorremo più tutto questo.

  1. No trackbacks yet.

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

*