Chiesa per tutti, esclusi compresi!

divorziati chiesa sinodo (colored)

DOMENICA 12 ottobre 2014

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
(dal Vangelo di Matteo 22,1-14)

La comunione eucaristica può essere data o no a coloro che sono divorziati e risposati?
Attorno a questa domanda sembra ruotare l’aspettativa di tutti nei confronti del Sinodo sulla famiglia che in questi giorni si sta svolgendo in Vaticano, con la presidenza di papa Francesco.
Sicuramente è riduttivo pensare che sia solo una questione di dare o meno una concessione sacramentale, cambiando una regola, il significato di questa riunione dei vescovi di Roma. Già il fatto che la Chiesa si interroghi e cerchi, spesso con fatica e qualche tensione, di rispondere a questa questione che coinvolge sempre più coppie di sposi cristiani e famiglie, è un gran risultato e un bel segno di speranza.
In ballo non c’è solo la possibilità per tanti cristiani di accodarsi o meno alla fila della comunione, ma il significato stesso dell’esperienza di Chiesa e della celebrazione eucaristica. Accolti o esclusi? Su questa domanda si gioca l’identità della Chiesa e la sua missione.
Il brano del Vangelo domenicale, che si legge proprio in questi giorni del Sinodo, a mio parere ci può dare qualche spunto di riflessione come singoli cristiani e come comunità.
Gesù sta ancora una volta parlando ai capi religiosi del suo tempo, che progressivamente lo stanno rifiutando come Messia e sono sempre più lontani da quello che Gesù dice di se, del Padre e del Regno di Dio. Gesù con le sue parole smaschera l’ipocrisia di coloro che si consideravano credenti e fedeli a Dio, ma che in realtà sono nemici di Dio e avversari della sua volontà.
Gesù usa l’immagine bella e ricca del banchetto nuziale per rappresentare l’esperienza del Regno dei cieli, cioè l’esperienza del mondo che Dio ha in mente di realizzare in terra tra gli uomini (parla di Regno DEI cieli e non NEI cieli!).
A questo Regno sono invitati coloro che in realtà lo rifiutano perché hanno altri interessi, i propri dal punto di vista economico e di potere. Infatti, pur insistendo amorevolmente, il Re si sente rifiutato nel suo invito addirittura con la violenza (“altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero”… e ricorda ancora una volta i profeti non ascoltati e uccisi, tra i quali alla fine lo stesso Gesù…).
Ecco allora che il Regno di Dio viene ulteriormente aperto a tutti, rivelando così la sua vera dimensione: ogni uomo e donna in ogni angolo e periferia della terra e dell’esperienza umana.
Quei “crocicchi” di cui parla la parabola, ai quali sono inviati i servi dal Re, sono proprio gli estremi confini della terra, là dove si trovano gli uomini, cattivi e buoni (proprio come dice la stessa parabola).
La differenza tra chi è dentro o fuori dalla festa è unicamente data da chi accetta o da chi rifiuta l’invito alla festa che non vuole essere esclusiva ma estremamente inclusiva. La linea di demarcazione è una decisione del singolo di far parte o meno di questo Regno dei Cieli che è qui in terra.
Nostro compito come Chiesa dovrebbe, secondo me, essere più di inclusione che di esclusione, facendo il più possibile perché tutti si sentano parte della festa e accolgano l’invito del Signore a fare parte e operare nel suo Regno.
Se in passato, noi preti soprattutto, abbiamo operato con zelo ad elencare le caratteristiche di chi può e di chi non può far parte della Comunità dei fratelli e sorelle di Cristo, ora forse abbiamo un compito più difficile che è quello di aprire le porte e fare il più possibile perché chi si sente lontano ed escluso si senta invece invitato a far parte della Chiesa, sempre!
Credo sia questo il non facile compito che si sono dati i nostri Vescovi con il papa, cioè scacciare quell’idea, a volte purtroppo troppo radicata, che la Chiesa è per pochi santi ed eletti, ma che in realtà è per tutti, divorziati-risposati compresi. La Chiesa, come insegna questo Vangelo, nasce proprio dai crocicchi delle strade, dalle tante periferie del mondo.

Giovanni don

  1. ottobre 12th, 2014 at 06:53 | #1

    Tutto molto bello e che fa riflettere. A mio avviso manca un altro tassello ……quello cacciato perché non vestiva l’abito della festa Domenico

  2. Lino del biondi
    ottobre 12th, 2014 at 12:55 | #2

    Mi sembra davvero che si fa sempre più luce in questa nostra meravigliosa Chiesa di Dio..Grazie don Berti per questo illuminante commento al vangelo di oggi. Mi chiedo sempre cosa vuol dire quell’unico invitato trovato senza abito nuziale. E se gli invitati venivano un pò dappertutto, dai crocicchi delle vie, come potevano essere tutti pronti con un abito nuziale ? Qual’è il senso delle tue parole Signore ?

  3. Lino del biondi
    ottobre 12th, 2014 at 12:58 | #3

    Se c’è una risposta sarei felice di essere messo al corrente. Grazie

  4. Rita
    ottobre 13th, 2014 at 04:20 | #4

    Il mio parroco ci ha spiegato che quando il re invitava i poveri al banchetto gli forniva anche l’abito da festa. Per noi significa la veste battesimale. Il rifiuto di indossarla significa non accogliere la salvezza che Dio vuole donarci gratuitamente.

  5. Rita
    ottobre 13th, 2014 at 04:25 | #5

    L’essere legato mani e piedi al buio è la condizione in cui ci troviamo quando rifiutiamo la luce e dalla quale poter sempre uscire perché anche lì Dio non ci abbandona se lo accogliamo. Siamo sempre liberi di dirgli anche di no

  6. Francesco B
    ottobre 13th, 2014 at 12:33 | #6

    Provo a esporre una tesi difficile da sostenere perché va contro la corrente della cultura dominante:

    «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). Gesù nei suoi insegnamenti indica sempre “la via stretta”, al punto che spesso suscita lo stupore dei suoi stessi discepoli.

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-appunti-per-il-sinodo-il-metodo-della-via-stretta-10339.htm

    Quindi quando leggo:
    “Nostro compito come Chiesa dovrebbe, secondo me, essere più di inclusione che di esclusione…”
    Sindrome da bassa audiance?

    A mio avviso noi Chiesa dovremmo testimoniare Gesù, ed i suoi insegnamenti.
    🙂

    … ve l’ho detto che andavo controcorrente!

    Un caro saluto a tutti.
    Francesco B

  7. Francesco B
    ottobre 13th, 2014 at 14:41 | #7

    Erano i suoi … quelli che aveva invitato “per primi”, … ma si erano allontanati da lui ed allora
    “Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.”

    Pezzo difficile da capire … ma nella mia esperienza sono proprio i pezzi più difficili da capire quelli che più mi hanno arricchito ed hanno contribuito alla mia conversione.

  8. Nica
    ottobre 13th, 2014 at 15:36 | #8

    C’erano cattivi e buoni… Gesù nomina prima i cattivi e poi i buoni (?!?)… Di che cosa è allora simbolo quell’abito?
    La questione dell’abito nuziale ha a che fare, quindi, con l’essenza di chi(non) lo porta. Indica il meglio di noi stessi.
    Quell’invitato non è in sintonia con la festa a cui partecipa, il suo disinteresse esteriore lascia trapelare la sua lontananza affettiva, poco o nulla gli importa del privilegio d’essere stato invitato, della bontà e generosità di questo re…
    Gli abiti possono nascondere le nostre imperfezioni fisiche, oppure mettere in luce e far risaltare anche le nostre più vere e profonde intenzioni…

    La veste battesimale rappresenta la somiglianza con Dio, l’essere portatori ed espressione di divinità.

    “” La linea di demarcazione è una decisione del singolo di far parte o meno di questo Regno dei Cieli che è qui in terra.””

    Come quell’invitato si è sbagliato su Dio, anche noi possiamo sbagliarci non accogliendo con carità (Amore) Dio, il nostro prossimo, noi stessi, la vita, la natura, tutto…

  9. ottobre 13th, 2014 at 15:54 | #9

    Nel Padre nostro, Gesù ci ha insegnato a chiedere la venuta del suo regno che vuol dire lasciare entrare nella propria vita il Signore per trasformarla in storia di salvezza.E’ un dono per ogni uomo. Ogni uomo è figlio di Dio e per ogni figlio Gesù ha versato il suo sangue e Dio Padre è sempre in attesa e pronto ad andare incontro al figlio prodigo che vuole ritornare a casa. Gesù ci chiede soltanto di indossare l’abito nuziale cioè rivestirsi delle virtù teologali:fede, speranza e carità.Il REGNO di DIO si accoglie credendo, sperando e amando.

  10. Giuseppe
    ottobre 14th, 2014 at 08:11 | #10

    “Credo sia questo il non facile compito che si sono dati i nostri Vescovi con il papa, cioè scacciare quell’idea, a volte purtroppo troppo radicata, che la Chiesa è per pochi santi ed eletti, ma che in realtà è per tutti, divorziati-risposati compresi. La Chiesa, come insegna questo Vangelo, nasce proprio dai crocicchi delle strade, dalle tante periferie del mondo”. Vero, don Giovanni. Fare Chiesa partendo dalle periferie del mondo. Ma anche noi nel nostro piccolo possiamo collaborare. E possiamo partire dalle periferie che ci sono più vicine. Le periferie del nostro quartiere, le periferie del nostro luogo di lavoro, le periferie della nostra parrocchia, le periferie della nostra famiglia. Bastano tante piccole gocce per formare un oceano. Non dimentichiamolo. E, soprattutto, che il Signore non ce lo faccia dimenticare.

  11. Francesco B
    ottobre 17th, 2014 at 09:34 | #11

    @Giuseppe
    La Chiesa deve essere casa accogliente per tutti, affinché nessuno si senta rifiutato.
    Tuttavia, non so voi, ma io auspico una maggiore chiarezza, evitando confusione, tentennamenti ed eufemismi nel linguaggio: ad esempio, sulla legge della gradualità, affinché non diventi gradualità della legge.

  12. Nica
    ottobre 18th, 2014 at 16:59 | #12

    @Francesco B

    Che il nostro cuore sia chiaro e misericordioso.

    E la Chiesa tutta, sarà chiara e misericordiosa.

  13. Tobia
    ottobre 26th, 2014 at 23:05 | #13

    Accogliere non vuol dire necessariamente concedere l’Eucaristia a chi è, ahimè, in adulterio (i passi evangelici su questo punto sono inequivocabili e concordanti). Anche perchè dal punto di vista spirituale ciò potrebbe aggravare la condizione del divorziato-convivente (cfr. 1Cor 11, 27). Le comunità parrocchiali devono accogliere le coppie risposate in mezzo alle altre, coinvolgerle nelle attività, predisporre per loro dei percorsi formativi dedicati con la certezza che a loro non è preclusa la salvezza di Cristo (cfr. l’Istruzione della C.D.F. sulla pastorale dei divorziati risposati del 1999), invitarli a sperimentare la vicinanza di Cristo nella preghiera, nella Parola di Dio, nella fratellanza, nella penitenza e nella gioia. La Chiesa ha una bella tradizione che forse potremmo iniziare a far nostra. Non è quella oikonomia di cui tanto si straparla ma è quella del pane benedetto che il pope distribuisce dopo la fine dell’Eucaristia a coloro che si sono ritenuti non degni del Corpo di Cristo. E’ una stupenda consuetudine che attesta dell’immenso rispetto e amore verso il Corpo ed il Sangue di Gesù uniti al senso di una umiltà profonda e, nello stesso tempo, da il segno di una grande e provvida accoglienza di una Chiesa madre e non matrigna. Ciao

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