la vera ricchezza

Anna Marchesini (colored)
DOMENICA 31 luglio 2016

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
(dal Vangelo di Luca 12,13-21)

Mentre sono qui a provare ad immaginare la faccia del ricco, che mentre se la sta ridendo per tutti i beni accumulati e per i progetti di vita spensierata, viene preso improvvisamente dalla morte, leggo sulle news della morte di Anna Marchesini.
Anna Marchesini è stata per me e per la mia generazione una delle più grandi fonti di risate. Dagli anni 80 in poi, fino a quando la malattia non l’ha frenata, ha inventato un sacco di personaggi dai risvolti comici incredibili. Insieme ad altri due attori suoi amici, Solenghi e Lopez, ha dato vita al Famoso Trio comico che ha nella parodia dei Promessi Sposi del 1990 uno dei capolavori della comicità italiana.
La sua era una comicità intelligente e frutto di un grande lavoro di recitazione e di sceneggiatura mai banale, e ha ispirato tanti comici venuti dopo di lei. Negli ultimi tempi sono stato colpito dalla sua forza d’animo nell’affrontare una malattia, l’artrite reumatoide, che pian piano ma inesorabilmente, la deturpava e la limitava nel parlare e nel muoversi. Eppure non aveva mai perso la voglia di comunicare allegria insieme a riflessione. Mi ricordo in una delle ultime interviste, dove addirittura scherzava della morte, ribadendo che comunque era innamorata della vita, proprio ora che era impoverita sempre più di salute e di futuro.
E ritorno al ricco della parabola di Gesù nel Vangelo, che sembra basare tutta la sua felicità sui beni accumulati e ben difesi nei granai, beni e ricchezze che tiene solo ed esclusivamente per se. Non ha nome questo uomo della parabola, come non ha nome un altro ricco in un’altra parabola di Gesù (quella sempre nel Vangelo di Luca 16,19-31), identificato solo dalle cose che possiede nelle tasche e non nel cuore.
Gesù racconta la parabola del ricco e dei suoi progetti di accumulo, di fronte alla richiesta di un uomo della folla (anche lui non nominato per nome…), che interpella Gesù per una questione di eredità che lo divide dal suo fratello. Il nome di questi personaggi è la loro ricchezza perché in questa si identificano completamente.
“Anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”, sentenzia Gesù, e con una “perla” spirituale non quotabile in borsa e che nessuna banca può contenere, siamo chiamati a verificare la nostra vita, le nostre attese, i nostri progetti e il nostro stile di vita.
Quanto sorriso vero abbiamo accumulato? Quanto sorriso e felicità abbiamo fatto crescere in chi ci sta vicino? Quanto le nostre mani hanno donato invece di trattenere?
Questo è quello che siamo chiamati a verificare come cristiani.
Siamo in un mondo e specialmente in un continente europeo che sembra così preoccupato di mantenere le proprie ricchezze economiche da dimenticare le ricchezze spirituali che sono spesso sacrificate in nome del denaro. Guardiamo le quotazioni della borsa e l’indice dell’inflazione, testiamo le banche con il crash-test e osserviamo l’andamento dello spread… ma dimentichiamo che la nostra vita non dipende da quello, o almeno non primariamente da quello.
I beni materiali che amministriamo sono importanti, ed è fondamentale curare l’aspetto economico sia della propria vita personale che di quella comunitaria e nazionale. Ma è altrettanto vero che non è tutta lì la nostra vita e non troviamo lì tutta la felicità che ci fa guardare al futuro.
Nella parabola Dio con un tono potremmo dire ironico e sarcastico dice al ricco “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”
Ecco, la domanda è anche rivolta a me, a noi.
Di tutto quello che abbiamo e che temiamo continuamente di perdere, di chi sarà? Di chi è?
Quel “ti sarà richiesta la tua vita” non riguarda solo la morte ma anche il bilancio che possiamo fare in questo momento del nostro vivere. Se guardo la mia vita adesso che cosa vedo? Solo accumulo ansioso e solitario, oppure generosità fraterna?
Anna Marchesini non mi ha dato nulla dal punto di vita economico, e dopo aver guardato e riguardato quello che faceva in tv o teatro non mi ha riempito le tasche, ma posso dire che mi ha regalato momenti di serenità e gioia che sono di una preziosità unica.
Se non sono “cecato” del tutto, il Vangelo mi aiuta a vedere nel sorriso del fratello che aiuto, una ricchezza che nessuno mi porterà via e che non ha bisogno di granai o banche per essere difeso.

Giovanni don

  1. Giuseppe
    agosto 2nd, 2016 at 09:18 | #1

    "Se non sono “cecato” del tutto, il Vangelo mi aiuta a vedere nel sorriso del fratello che aiuto, una ricchezza che nessuno mi porterà via e che non ha bisogno di granai o banche per essere difeso"

    Giusto, don Giovanni. Il mio parroco domenica ha detto una frase emblematica: "avete mai visto una bara col portabagagli? No. Quindi, non ci possiamo portare nulla di materiale con noi". Se si legge questo passo del Vangelo distrattamente potremmo concludere: "ok, chi è ricco non entrerà mai nel Regno dei Cieli". Non è così. Il Signore non condanna la ricchezza in quanto tale. Condanna la "posizione in classifica" che la ricchezza assume nella nostra vita. Se la mettiamo al primo posto, prima di Dio e dei nostri fratelli, ovvio che la condanna. I mezzi materiali si chiamano così proprio perché sono mezzi. Cioè vanno adoperati per fare il bene nostro e dei nostri fratelli, bisogna servirsene e non esserne servi. Insomma, bisogna sfruttare i beni per fare il Bene, quello con la "B" maiuscola. Che il Signore ci aiuti affinché possiamo capirlo. 
    P.S: bello il tuo ricordo della grande Anna Marchesini 🙂

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