Distanti anche se vicini

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DOMENICA 23 ottobre 2016

Giornata Missionaria Mondiale

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato»

(dal vangelo di Luca 18,9-14)

La guerra oggi usa mezzi sempre più sofisticati. Rimane crudele e ingiusta come sempre, ma il modo di condurla raffina i metodi con risultati però sempre uguali: morte, distruzione, odio, miseria… e nuove guerre. E divisione tra i popoli sempre  più profonda.

Uno dei mezzi moderni più usati oggi sono i droni. Sono mezzi altamente sofisticati comandati a distanza, anche a migliaia di chilometri, che arrivano sugli obiettivi da colpire. E così la distanza tra coloro che si combattono, già enorme per l’odio che separa anche tra due uomini che si affrontano con i coltelli, diventa ancora più ampia e incolmabile.

Quanta distanza ci può essere tra persone anche vicine! Il vangelo di questa domenica ci racconta di una distanza apparentemente incolmabile non in un luogo di guerra, dove è scontata, ma proprio nel luogo dove non dovrebbe esserci: il Tempio, luogo della preghiera.

La parabola, con una efficacissima inquadratura iniziale “a campo lungo”, inquadra due uomini che salgono al Tempio a pregare. Stessa condizione iniziale, stesso luogo, stessa intenzione.

Ma poi l’inquadratura si fa più stretta e arriva al primo piano. La descrizione dei personaggi e il racconto di quello che accade, evidenziano una distanza enorme tra i due, e alla fine anche con Dio.

La scena ci presenta un fariseo che in primo piano rispetto all’ascoltatore (ma a quanto pare non rispetto a Dio), con la sua preghiera vuota di fede, fatta più di “io” che di “Dio”, elenca una serie di adempimenti religiosi, e poi un pubblicano in fondo, con la sua preghiera povera di “io” ma piena di “Dio”.

Se il pubblicano rimane lontano è per umiltà, cioè perché si riconosce per quello che è, cioè un essere umano in debito davanti a Dio e agli altri uomini, mentre il fariseo ribadisce la sua distanza con quel giudizio deciso e convinto “non sono come gli altri uomini…”

Sono così vicini ma così distanti questi due. Un abisso di giudizio e incomunicabilità che allontana anche Dio. Il luogo di preghiera diventa una palestra di guerra, di trincee scavate e di armi spianate.

Dio però, con la sua misericordia che si è fatta carne (non è rimasta una parola rituale), sceglie il pubblicano, perché è lontano ed allontanato.

In questa giornata in cui la Chiesa celebra la Giornata Missionaria Mondiale, Gesù si presenta come il primo missionario dell’amore di Dio.

La missione della Chiesa è proprio mettersi in gioco fisicamente, con la vita, per i più lontani. Ha come scopo quello di accorciare le distanze tra i popoli, tra i ricchi e i poveri, tra le nazioni che sono nel benessere e quelle (la maggioranza) che sono nella povertà. Ed è con questa vicinanza vera e concreta che la Chiesa annuncia Gesù Cristo con parole e gesti, con misericordia concreta.

Nel messaggio che papa Francesco ha dato per questa Giornata Missionaria 2016 scrive:

“La misericordia trova la sua manifestazione più alta e compiuta nel Verbo incarnato. Egli rivela il volto del Padre ricco di misericordia, parla di essa e la spiega con l’uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifica. Accogliendo e seguendo Gesù mediante il Vangelo e i Sacramenti, con l’azione dello Spirito Santo noi possiamo diventare misericordiosi come il nostro Padre celeste, imparando ad amare come Lui ci ama e facendo della nostra vita un dono gratuito, una segno della sua bontà.”

E’ così che vogliamo essere missionari del Vangelo. Non siamo come dei droni di guerra impersonali e distanti, che magari portano aiuti ai poveri ma tenendoli a debita distanza. La missione secondo il Vangelo significa mettere la nostra faccia, le nostre mani e la nostra vita per essere in concreto il volto, le mani e la vita di Dio per gli ultimi. Se con Gesù uomo, Dio ha annullato le distanze tra il cielo e la terra, così anche noi siamo chiamati a fare la stessa cosa, proprio con lo stile di Gesù.

Giovanni don

 

  1. Eloisa
    ottobre 26th, 2016 at 14:49 | #1

    Sembra assurdo che qualcuno ringrazi Dio per quello che è e per non essere come qualcun altro.
    Le parabole di Gesù però sono provocatorie, quindi si deve darne una lettura più estesa.
    In effetti sono ancora molti quelli che ritengono di essere superiori, migliori di altri. E se ne tengono alla larga o li guardano dall’alto in basso.
    In questi tempi l’esemplificazione più chiara della presunta supremazia di noi occidentali su altri popoli “inferiori” è data dai modi con cui vengono considerati i migranti. Non si tratta solo di difficoltà di convivenza, come certi dicono. Si tratta spesso di ripugnanza nei confronti di chi appare diverso per il colore della pelle ed altro ancora. E si accampano i pretesti più diversi per non accoglierli, per tenerli distanti.
    Quanti ipocriti anche fra i cristiani!
    Fino a quando?….

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