Il punto di vista di Dio

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DOMENICA 30 ottobre 2016

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»

(dal Vangelo di Luca 19,1-10)

Il film “L’attimo fuggente” (“Dead Poets Society” del 1989, di Peter Weir) ci racconta di un insegnante dai metodi molto originali e controversi, John Keating (interpretato da Robin Williams) che ne 1959 inizia a insegnare letteratura in un collego maschile. In una delle scene più famose del film, il professore improvvisamente sale sulla cattedra, e invita successivamente gli studenti a fare a turno la stessa cosa. Accompagna questo dicendo “faccio questo per ricordarmi di guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso da quassù…

E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva anche se vi può sembrare sciocco o assurdo ci dovete provare…… guardatevi attorno, ribellatevi… osate cambiare, cercate nuove strade”

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scena dal film “L’attimo fuggente” di Peter Weir

Zaccheo, nel racconto del Vangelo, fa un po’ come questo professore e sale sull’albero di sicomoro per vedere la scena di Gesù che arriva. E’ una prospettiva diversa dal solito quella che sceglie, abituato per l’altezza fisica (“…era piccolo di statura”) e per il lavoro che fa (“…capo dei pubblicani e ricco”) a stare in basso sia dal punto di vista concreto che nella considerazione davanti al popolo, che odiava i pubblicani (e i loro capi) e li considerava maledetti da Dio e impuri.

Zaccheo in modo timido cerca di cambiare le cose e di non stare forzatamente in disparte. Il racconto non ci dice direttamente il motivo per il quale questo piccolo uomo compie quel gesto, ma forse lo si può ricavare da una consuetudine di Gesù, tanto odiata dai suoi avversari, che era quella di stare spesso in mezzo a peccatori, pubblicani e prostitute, senza paura di risultare anche lui stesso impuro davanti a Dio. Zaccheo forse si rifà a questo, e decide di salire e vedere la scena da un punto di vista diverso, superiore.

Anche Gesù sceglie un punto di vista diverso per guardare agli uomini e anche lo stesso Zaccheo. Non dall’alto ma dal basso (“Gesù alzò lo sguardo”). E anche qui si manifesta un rovesciamento di prospettive abituali.

Se ripensiamo la storia di Gesù con lo spunto dato dalle parole del professor Keating del film, possiamo dire che Dio stesso ha voluto scegliere di guardare l’uomo non dalla prospettiva dei cieli incontaminati e perfetti, ma proprio scendendo dall’angolazione dell’uomo. Questo è sembrato sciocco e assurdo ai religiosi del tempo, e per questo hanno condannato Gesù come bestemmiatore. Ma è proprio con questo che Dio ha cambiato le cose e ha aperto nuove strade.

Gesù nel racconto finisce a tavola con Zaccheo, il piccolo impuro peccatore! E questo cambia la vita di quest’ultimo aprendola alla carità. Gesù e Zaccheo e i poveri alla fine sono sullo stesso piano, e il mondo in questo modo cambia davvero.

In questi giorni ha fatto molto rumore quello che è avvenuto a Goro, un piccolo paese di Ferrara, i cui abitanti hanno eretto barricate per fermare l’arrivo di alcuni profughi assegnati dal prefetto ad una struttura del luogo. E anche se si è subito scoperto che i profughi erano tutte donne di cui una incinta, la protesta e il blocco non si sono fermati.

La cosa fa pensare e non può essere liquidata come un evento piccolo e che non si ripete. E’ tutto un clima che, a mio avviso, si sta “deteriorando” nei confronti del dramma della migrazione dei popoli per povertà, guerre e ingiustizie. Accogliere non è facile e non è mai indolore, richiede sicuramente sempre più organizzazione e collaborazione tra città e tra stati. Ma la soluzione delle “porte chiuse”, dei “muri” e “barricate” non è logica e tantomeno cristiana. La società ai tempi di Gesù era piena di barriere e muri, sia dal punto di vista fisico che strettamente religioso. Gesù ha voluto abbattere tutte queste barriere che erano soprattutto dentro le persone. Gesù ci ha dato il “punto di vista di Dio” che vede in tutti, a cominciare proprio da questo Zaccheo, un “figlio di Abramo”, cioè uno come gli altri, anche lui degno di essere amato e accolto prima di tutto. Alzare barriere culturali e religiose è davvero contro quello che ci insegna il Vangelo, e come cristiani non possiamo non sentirci interpellati.

Tra meno di due mesi la tradizione ci porta a celebrare il Natale, “Dio che si fa uomo”. Facciamo dunque in modo (non solo con le parole ma con i fatti) che queste celebrazioni non siano così svuotate del loro significato da farci dimenticare che Dio con Gesù nato a Betlemme, dall’alto dei cieli è sceso come ospite e pellegrino in mezzo a noi, per farsi accogliere in ogni uomo e donna della terra.

Dio ha osato cambiare le regole e ha cercato nuove strade per amare ogni uomo. E non è un “attimo fuggente” ma la  storia dell’umanità.

Giovanni don

  1. franco gobbo
    ottobre 30th, 2016 at 09:29 | #1

    I poveri e gli emarginati che non vogliamo vedere ne conoscere, il Signore ce li porta a casa, ce li mette alle nostre porte per vedere se abbiamo ancora il coraggio di far finta di niente come se non esistessero. E’ così che poi saremo giudicati. Bellissime riflessioni e grazie per saper scuotere le nostre coscienze ben arrocate.

  2. ottobre 30th, 2016 at 11:22 | #2

    Questa riflessione mi ha fatto pensare la strategia di me e dei miei alunni per guardarci e incontrarci : ieri io mi chinavo alla loro altezza di bambini , oggi ,che sono adulti, si chinano alla mia altezza.Quanto ci si ama si trova il modo per togliere le distanze.Gesù ci ha dato il punto di vista di Dio , accogliamolo per trovare nuove strade per amare anche chi è distante da noi .

  3. Giuseppe
    novembre 3rd, 2016 at 16:01 | #3

    “Alzare barriere culturali e religiose è davvero contro quello che ci insegna il Vangelo, e come cristiani non possiamo non sentirci interpellati”

    Giusto, don Giovanni. Purtroppo l’episodio di Goro è solo l’ultimo di una serie di eventi dove la paura dell'”altro” ha prevalso sull’Amore di Dio. Perché se siamo – come dici tu – interpellati dall’Amore di Dio e guardiamo il mondo dall’angolazione giusta per “captare” questo Amore (come fece Zaccheo) – l’accoglienza per chi é in difficoltà deve essere al primo posto. Che il Signore illumini i nostri cuori.

  1. ottobre 29th, 2016 at 21:53 | #1
  2. ottobre 29th, 2016 at 22:23 | #2

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