Una merendina per l’Avvento

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DOMENICA 27 novembre 2016

Prima di Avvento

«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 (dal Vangelo di Matteo 24,37-44)

 

Una nota marca di merendine per bambini (non dico il nome per non ricordarla a me stesso e farmi così venire la voglia di mangiarla, che mi ingrassa…) in questi giorni ha lanciato una campagna che vede come protagonisti i bambini di una famiglia che ogni due minuti chiedono ai genitori “ma è Natale?”.

Da quel che si capisce non sono certamente spinti dal desiderio di celebrare quanto prima l’Incarnazione di Nostro Signore, ma hanno di mira dolci e regali. Ed ecco allora la soluzione a questa impaziente attesa: una merendina che per ogni giorno del periodo di Avvento, scandisce con del buon cioccolato e un piccolo gioco, il tempo che separa all’arrivo del giorno in cui dolci e regali saranno di portata ben più grossa: il Natale!

Se fino ad ora solo la parola “Natale” era stata “commercializzata”, ora anche la parola “Avvento”, che sembrava associata solo al tempo della preghiera e della preparazione spirituale, viene accostata a prodotti di consumo, con l’evidente rischio di essere svuotata di significato.

Se in un primo momento questa pubblicità mi ha infastidito, poi ho ripensato che in fondo non è certamente una novità il processo di “svuotamento di significato” delle feste e dei tempi della tradizione cristiana, il Natale per primo. E allora cosa fare? Lanciare crociate moraleggianti contro il consumismo e la secolarizzazione dilaganti? Non serve a nulla, anche perché le battaglie prevedono sempre nemici e contrapposizioni, che sono anche esse lontane dallo spirito vero del Natale e del tempo che lo prepara.

Quello che ci succede attorno, nella cultura e nei fatti della vita, sono stati ben annunciati dallo stesso Cristo fin dall’inizio. Il brano del Vangelo che la Chiesa ci ripropone all’inizio dell’Avvento, ce lo ricorda.

E’ un brano non di immediata comprensione proprio per il linguaggio cosiddetto “apocalittico” (cioè “rivelativo”) che attraverso immagini forti non vuole fare paura, ma mostrare la Signoria di Dio in ogni evento della vita, anche il più sconvolgente.

Gesù invita a stare svegli, e se ci fa questo invito (valido da sempre, dai primi discepoli fino a noi oggi), significa che è assai facile addormentarsi anche se si hanno gli occhi aperti e si è attivi nella vita. Possiamo essere in piena attività, padroni di noi stessi e convinti di fare quello che vogliamo liberamente, ma in realtà siamo addormentati e non consapevoli di quello che è veramente importante.

Questo vale per la relazione con Dio come anche per la relazione con le persone che abbiamo vicino.

Se ci penso bene, mi capita spesso di accorgermi che sono così preso dalle mie cose e dagli impegni che non faccio caso a come si sente chi mi sta davanti, cosa pensa veramente, i suoi problemi e le sue domande silenziose. Posso essere così sveglio e attivo nel mio lavoro e affari, che non faccio più caso agli sguardi, ai piccoli gesti e segnali che l’altro mi manda. E come non mi accorgo del fratello così tanto meno mi accorgo di Dio che viene accanto a me. Anzi Dio mi fa visita proprio nel fratello che mi tende la mano in cerca di aiuto e amore, ma io sono così attivo e occupato da aver addormentato il cuore e lo spirito.

“Tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”, mi dice Gesù.

Il tempo di Avvento è quindi una buona palestra di attenzione al prossimo e al Prossimo (con la “p” maiuscola che è Dio) che alla fine si ritrovano tutti nell’uomo Gesù che celebro come bambino a Natale.

Questo è il significato umano e religioso da non perdere in queste quattro settimane di Avvento. E il modo migliore per fare questo è dedicare tempo all’ascolto di Dio (preghiera e lettura/meditazione del Vangelo) e dedicare tempo anche all’ascolto del prossimo che di Dio è l’immagine più bella. E se condividere una merendina facendo due chiacchiere con calma aiuta a fare questo, allora ben venga anche quella proposta dalla pubblicità.

Giovanni don

 

 

  1. Giuseppe
    novembre 29th, 2016 at 14:26 | #1

    “Anzi Dio mi fa visita proprio nel fratello che mi tende la mano in cerca di aiuto e amore, ma io sono così attivo e occupato da aver addormentato il cuore e lo spirito”
    Giusto, don Giovanni. Mi ha colpito molto la tua immagine di Avvento come “palestra per svegliarci”. Questo tempo – come lo è la Quaresima per la Pasqua – è un tempo santo che dobbiamo ottimizzare al meglio. Per allenarci, proprio come in palestra, all’evento del Natale. Che il Signore ci illumini affinché questo proponimento venga per la maggior parte (difficile che lo sia sempre, me ne rendo conto) rispettato.

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