Una porta da tenere aperta

Gesù porta (colored)

DOMENICA 7 maggio 2017

Quarta di Pasqua

In quel tempo, Gesù disse: 
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

(dal Vangelo di Giovanni 10,1-10)

Mi ha colpito molto la storia di un amico frate di nome Antonio, che qualche giorno fa è stato ad una trasmissione di TV2000 a raccontare la sua storia di conversione di vita e di fede.

fra Vito Antonio Salinaro

fra Vito Antonio Salinaro

Conoscevo qualche dettaglio della sua esperienza ma è stato bello sentirlo parlare davanti alle telecamere con un sorriso pieno e allegro, incorniciato da una capigliatura riccia folta che era in piena sintonia con la serenità del resto del volto e soprattutto del cuore. Antonio ha raccontato la sua difficile esperienza personale a partire dalla crescita senza il padre, fuggito dopo che sua madre era rimasta giovanissima incinta. Cresciuto alla ricerca continua di una serenità interiore che non riusciva a trovare, si è trovato con il tempo immerso nella dipendenza dalle sostanze stupefacenti che pian piano gli rubavano gioia, dignità e voglia di vivere. Non ha nascosto nel suo racconto il fatto che si sentiva davvero ad un passo dal nulla più assoluto, con le porte della felicità sempre più sbarrate e inaccessibili. Ciò che gli ha cambiato la vita è stato un incontro, quello avvenuto attraverso la porta del confessionale. È stato l’incontro con il sorriso e l’amorevolezza di un giovane prete a fargli ritrovare quella dignità personale che pensava di non avere più. Antonio racconta che per la prima volta dopo tanti anni e nonostante tutti i suoi errori, si sentiva amato, e amato da Dio in persona. Da lì è iniziato un cammino di ritorno alla vita, alla fede e a Dio. E ora si ritrova frate e parroco di una grande parrocchia in Puglia, dove sente di doversi occupare proprio di coloro che per i problemi della vita hanno smesso di sognare in grande e si chiudono in se stessi. Gli è stata aperta una porta di gioia, ora deve lui stesso tenere aperta questa porta per altri.

Gesù paragona se stesso ad una porta, quella del recinto delle pecore. È la porta che si apre e chiude per far entrare, uscire e stare al sicuro le pecore. È una porta di vita e non un muro di separazione di morte. Non è un buco stretto scavato dal ladro per rubare e fare del male, ma è la porta bella che dona sicurezza a chi la vede, sapendola mai sbarrata e invalicabile per chi ne ha bisogno.

Mi viene proprio da dire che frate Antonio, nel momento della sua vita in cui ha sentito tutte le porte chiuse, compresa quella di Dio, ha provato a bussare e qualcuno dall’altra parte, il prete che l’ha accolto, gli ha fatto vedere che la porta non è mai chiusa per chi bussa e per chi vuole ricominciare a vivere e sognare in modo positivo.

Gesù si era presentato così ai suoi contemporanei, come la porta aperta di Dio specialmente per gli ultimi, gli esclusi, i peccatori e i lontani. Anche se molti “custodi della fede” del suo tempo (farisei, scribi e dottori della Legge) insieme alle autorità politiche hanno fatto di tutto per chiudere quella porta mettendo sulla croce Gesù, alla fine la resurrezione ha reso questa porta eternamente aperta.

“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato…”. Questa promessa di Gesù è valida ancora oggi per me e per ognuno di noi che come frate Antonio potrebbe nei momenti più difficili, arrivare a pensare che la vita è fatta solamente di porte chiuse e inaccessibili. Gesù è una porta aperta per me, e anche attraverso di me vuole rimanere aperta a chiunque mi avvicina e vuole entrare in Dio.

Giovanni don

  1. Giuseppe
    maggio 9th, 2017 at 08:44 | #1

    “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato…”. Questa promessa di Gesù è valida ancora oggi per me e per ognuno di noi che come frate Antonio potrebbe nei momenti più difficili, arrivare a pensare che la vita è fatta solamente di porte chiuse e inaccessibili. Gesù è una porta aperta per me, e anche attraverso di me vuole rimanere aperta a chiunque mi avvicina e vuole entrare in Dio”
    Giusto, don Giovanni. La porta per la felicità non è mai chiusa. Questo perché la porta è Gesù stesso e Nostro Signore è sempre aperto verso noi stessi, in qualunque momento, 7 giorni su 7, h24 come si suol dire. Un “ufficio” veramente sempre a nostra disposizione. Ricordiamocene sempre, non solo nei momenti di sconforto. P.S: grazie per la bella storia di Frate Antonio

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