Amore esigente e liberante

ali per charlie (colored)

DOMENICA 2 luglio 2017

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: 
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

(dal Vangelo di Matteo 10,37-42)

Se si ha l’occasione di visitare un monastero di clausura femminile si fa sempre un’esperienza che tocca nel profondo e mette in discussione. Alcuni vedendo da queste donne che rinunciano ad uno stile di vita libero, rinunciano ai legami con il mondo e con famiglie di origine e gli amici, per vivere per sempre in uno spazio ristretto fatto dalla chiesa, dagli ambienti del monastero e dall’orto, rimangono affascinati positivamente. Per altri tutto questo magari è al contrario percepito come segno di una insana fuga dal mondo che non ha molto senso e mostra un lato negativo della religione.

Anche a me la visita ad un monastero di clausura diventa sempre una profonda provocazione per la mia fede e la mia vita.

A Verona sono tre i monasteri di clausura femminili, e uno in particolare è per me più significativo. Si tratta del Monastero delle Suore Oblate Sacerdotali che si trova in via Pestrino, nella zona sud della città.

La sua data di fondazione è relativamente recente, il 2 luglio 1967, data per me molto significativa perché corrisponde alla mia data di nascita. Le suore monache del Pestrino (così come sono chiamate) sono state fondate quando era vescovo a Verona mons. Giuseppe Carraro, che accolse la volontà di un piccolo gruppo di suore di un altro monastero di fondarne uno nuovo in città con la specifica vocazione di pregare per le vocazioni sacerdotali, già in profonda crisi alla fine degli anni sessanta.

Quando faccio visita a queste monache, e parlo con qualcuna di loro anziana o giovane, mi vengono proprio in mente le parole del Vangelo di questa domenica: amare Gesù più della famiglia, più dei propri figli e più di ogni altra cosa che si può possedere e costruire nella vita, amare Gesù anche più della propria stessa vita, più della libertà, perché pronti anche a perderle come Gesù ha fatto, salendo sulla croce.

Tutto questo non è forse troppo? Io non mi sento capace di rinunce così drastiche e definitive: la libertà, i legami famigliari, le mie cose… Non sono così certo se al momento opportuno sarò capace di dare la vita in testimonianza della mia fede.

La visita alle monache però non mi fa mai sentire giudicato, e ogni volta esco non con un senso di colpa (non sei capace di dare la tua vita, non sei degno di Gesù, la tua è una falsa fede…) ma con un incentivo e un incoraggiamento interiore forte che mi fa dire che “è possibile, si può fare, il Vangelo non è impossibile!”

Se ci penso bene, Gesù non propone ai suoi amici una vita disumana, e non li sprona all’odio della famiglia, degli amici, del mondo e della loro stessa vita, ma li sprona a trovare in Lui e nei suoi insegnamenti un punto di riferimento, una energia potente che li porta a vivere la vita e le relazioni in un modo nuovo.

Gesù provoca i suoi discepoli a purificare il loro amore umano, non lo vuole distruggere! Gesù sa che gli uomini di allora come quelli di oggi, sono sempre a rischio di “rovinare” la loro vita quando l’egoismo rende chiusi in se stessi e toglie respiro all’amore.

Quando al centro della mia vita ci sono solo io e quello che io voglio e solamente tutto quello che dà’ felicità solo a me, allora anche i legami famigliari si deteriorano, anche i rapporti con gli altri diventano poco sani e infelici, anche il mio rapporto con le cose del mondo diventa sbagliato e schiavizzante. Amare più Gesù di tutto il resto mi porta ad amare veramente proprio tutto quello che ho e le persone che ho accanto. E così anche il più piccolo gesto di amore, come quello di dare un bicchiere d’acqua, diventa occasione di amore e mi fa scoprire la bellezza della vita.

Ecco perché fare visita a delle monache che hanno uno stile di vita completamente diverso dal mio e che io non sarei in grado di vivere (consapevole del mio amore per la libertà e il viaggiare…) diventa una consolazione profonda e mi fa sentire il Vangelo possibile anche per me, là dove io vivo. Se loro riescono in nome del Vangelo a rinunciare a tante cose che io non sarei capace di rinunciare e se questo le rende comunque donne felici e realizzate, allora anche io se metto Gesù al primo posto non sarò deluso. Anche io se mi fido del Vangelo e di quello che mi insegna, anche se spesso esigente, molto esigente nell’amore, la mia vita anche a 50 anni può trovare nuovo slancio e forza, verso Dio ma anche verso gli altri.

Giovanni don

 

 

 

 

  1. Clotilde
    luglio 2nd, 2017 at 14:59 | #1

    Dopo tanto tempo che non scrivo torno a dirti GRAZIE ANCHE per la scottante attualità della vignetta.
    Il Signore accolga l’anima di questa creatura a cui gli uomini negano la speranza delle cure sperimentali che loro stessi cercano di mettere a punto.
    In che mondo viviamo?
    SIGNORE SALVACI!!

  2. Giuseppe
    luglio 4th, 2017 at 11:26 | #2

    “Anche io se mi fido del Vangelo e di quello che mi insegna, anche se spesso esigente, molto esigente nell’amore, la mia vita anche a 50 anni può trovare nuovo slancio e forza, verso Dio ma anche verso gli altri”. Giusto, don Giovanni. Il Vangelo è di un’attualità incredibile. La parola di oggi è terribile se venisse presa alla lettera. Ma invece è di una dolcezza sconvolgente se correttamente capita. Un invito netto e chiaro ad Amare. Mettendo Dio al centro ed amandoLo, “automaticamente” ameremo ancora di più le sue creature. E non solo quelle legate a noi da vincoli di parentela e di amicizia. Ma tutte, nessuna esclusa.

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