La forza del seme

DOMENICA 18 marzo 2018

Quinta di quaresima

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

(dal Vangelo di Giovanni 12,20-33)

All’incontro in preparazione alla Cresima oggi ho iniziato facendo vedere ai ragazzi le foto di tre personaggi famosi in qualche modo legati tra loro e anche al cammino di fede. Ho mostrato la foto di Stephen Hawking, lo scienziato malato di SLA sulla sua sedia a rotelle, la foto di Aldo Moro ritratto durante la sua prigionia ad opera delle Brigate Rosse e la foto di Martin Luther King che parla in pubblico. I ragazzi ovviamente hanno subito riconosciuto lo scienziato, morto qualche giorno fa a 76 anni, e del quale ovviamente hanno parlato molto i media e sicuramente a scuola. Qualcuno ha vagamente riconosciuto il pastore afroamericano che si è battuto per i diritti dei neri negli Stati Uniti negli anni ’60 e di cui ricorre nei prossimi giorni il mezzo secolo dall’assassinio ad opera di un suprematista bianco. Nessuno purtroppo ha riconosciuto il grande statista italiano, a 40 anni dal rapimento e uccisione da parte dei terroristi italiani.

Ho chiesto ai ragazzi cosa questi personaggi avessero in comune e in cosa potessero essere di esempio per loro in vista della loro Confermazione…

Il brano di Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima che ci prepara alle celebrazioni pasquali, inizia con alcuni greci, quindi stranieri e lontani dal popolo ebreo, che vogliono vedere Gesù. Si rivolgono a Filippo e Andrea, che dai loro nomi di origine greca forse sono i più disponibili a fare da mediazione, e attraverso di loro la richiesta arriva a Gesù. In questi greci possiamo benissimo vedere anche noi stessi e tutti coloro che in qualche modo si interrogano su Gesù, sulla fede e su Dio. Sono uomini e donne in ricerca ai quali Gesù da una risposta a prima vista strana e non in sintonia con la domanda. Ovviamente l’evangelista Giovanni ci fa comprendere la ricerca di vedere Gesù non si esaurisce con uno sguardo lontano e superficiale. Vedere Gesù significa entrare in contatto con tutta la sua persona e il senso profondo della sua esistenza. Se fosse una semplice ricerca superficiale, allora a noi oggi sarebbe davvero impossibile “vedere” Gesù. Quindi le sue parole sono una risposta anche a noi oggi, lontani da quel contesto, sia temporalmente che culturalmente.

Gesù dà una risposta spiazzante, e come proposta di incontro mette davanti un piccolo seme e un patibolo di morte. È così che possiamo “vedere” Gesù e soprattutto comprenderlo e viverlo, facendolo passare dalla superfice dei nostri occhi al profondo del nostro cuore e della nostra vita.

Gesù è come un piccolo seme, pieno di vita, carico di futuro, che deve per questo “sparire” nella terra, morire a sé stesso come seme, per far emergere la pianta che racchiude dentro. Questo è Gesù fin dal suo apparire piccolo bambino di Betlemme. Questo è il Figlio di Dio racchiuso nel limite dell’uomo Gesù di Nazareth, vulnerabile e mortale. Questo è Dio che con i gesti delle mani, lo sguardo amorevole, la parola di Gesù arriva a toccare la vita e i cuori di chi è più lontano, entrando nel profondo della terra umana. Se il seme non muore non serve a nulla. Ma Gesù ha mostrato proprio che entrando profondamente nella esperienza umana alla fine è uscito il frutto della resurrezione.

Vedere Gesù è guardarlo sulla croce, nell’atto supremo del dono di vita per amore, rinunciando a tutto pur di amare. La potenza di Dio è nell’amore, e sulla croce questo amore diventa concreto e non rimane solo parole. È un amore che attira vita, e diventa strada da percorrere per ogni vita umana. È amore totale, un amore possibile a tutti gli uomini, di ogni lingua, credo, cultura e tempo.

Il seme seminato e la croce diventano la via per vedere Gesù, per vederlo nella nostra vita, nei miei piccoli e quotidiani gesti di amore. Posso vedere Gesù in tutti coloro che con amore danno la vita per il prossimo, si impegnano a migliorare il mondo, superando anche gli ostacoli e con profonda speranza nelle più piccole potenzialità della vita umana.

Hawking si dichiarava profondamente ateo, ma da 50 anni sulla sedia a rotelle e quasi totalmente immobile, ha dimostrato una forza e un amore per la conoscenza che ha ispirato generazioni di scienziati e ricercatori. Il seme della conoscenza che sembrava impossibilitato di portar frutto dalla sua profonda disabilità, è invece fruttato. Aldo Moro, grande statista cattolico, ancora oggi ci testimonia che è possibile vivere la fede anche nella grande responsabilità del governare, e che nessuna violenza può alla fine spegnere il dovere di fare del bene per tutti. Questo vale anche per Martin Luther King, che non era cattolico, ma ha saputo trasformare la sua fede nel Vangelo in speranza di un mondo diverso. Non si è fermato davanti alle discriminazioni e ha sognato (“I have a dream”) un mondo diverso che pian piano si è realizzato.

La forza del piccolo seme dell’amore e il dono della vita sono il grande insegnamento di Gesù, che vale per tutti gli uomini, credenti e non credenti. A tutti Dio dona questa forza e indica la strada. Sta a noi crederci, seminare, morire, dare la vita, non smettere di sperare.

Giovanni don

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