il buon pastore sognatore

DOMENICA 22 aprile 2018

Quarta di Pasqua

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

(dal Vangelo di Giovanni 10,11-18)

“Una Chiesa che non sogna non è Chiesa, è solo apparato. Non può recare lieti annunci chi non viene dal futuro. Solo chi sogna può evangelizzare” Così scriveva, nel suo libro “Sui sentieri di Isaia”, don Tonino Bello, vescovo di Molfetta. Questo grande uomo, cristiano, prete e vescovo pugliese si è spento proprio 25 anni fa, e in questi giorni gli è stato reso omaggio nella sua terra da papa Francesco.

Mons. Bello, per tutti rimasto semplicemente don Tonino, è stato davvero un buon pastore, così come Gesù presenta sé stesso in questa pagina del Vangelo di Giovanni, e ancora oggi le sue parole e il suo stile guidano il vasto e variegato gregge della Chiesa italiana.

Gesù così si definisce, un pastore buono (o anche “bello” come suggerisce la traduzione), che ha come unico scopo quello di radunare il gregge, vincendo ogni dispersione delle pecore, continuamente attaccate da lupi. Gesù non è venuto per dividere e abbandonare le persone al loro singolo destino, ma è venuto per raccogliere, dare una direzione, far sentire al sicuro e proteggere a costo della propria vita.

Gesù in questo modo è modello della Chiesa e di coloro che nella Chiesa hanno il compito di guidare.

Gesù-pastore che conosce le pecore, che raduna, che guida verso Dio, che protegge le pecore deboli, che si carica sulle spalle quelle ferite, che ha come sogno un unico gregge tra i tanti nei quali sono divise le pecore del mondo, è modello di ogni singolo cristiano e della Comunità dei credenti, che nel mondo ha questa missione difficile ma assolutamente necessaria. Come Chiesa siamo chiamati a sognare un mondo unito, dove le differenze non sono ostacoli ma diventano ricchezza di una armonia possibile tra gli uomini. Come Chiesa siamo chiamati a far di tutto, anche a costo di rimetterci di persona, perché non prevalgano le logiche del denaro e del potere, del guadagnare, dello sfruttare. Come Chiesa, siamo chiamati a prenderci carico sulle spalle di chi è più debole, povero, dubbioso, arrabbiato, triste, senza giudizi che dividono, ma con il desiderio di unire, far sentire amati e annunciare che Dio è Padre, che Dio è amore.

Gesù Buon Pastore è un sognatore ad occhi aperti, perché vede la resurrezione oltre le minacce di morte che continuamente riceve. Gesù sognatore di futuro, vede oltre l’iniziale debolezza dei suoi discepoli e sa che saranno validi testimoni. Gesù ci insegna quindi a sognare come singoli cristiani e come comunità, e ci fa credere che possiamo essere come lui, dei buoni pastori, nonostante le nostre fatiche e anche le nostre divisioni, che si possono superare!

Don Tonino Bello, che moriva poco più di un mese prima che io diventassi prete e chiamato ad essere pastore, davvero mi ispira a credere e sognare come lui, per far si che il piccolo pezzetto di Chiesa che mi è affidato, sia parte del grande gregge di Dio.

Giovanni don

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