è sempre prima comunione

DOMENICA 29 aprile 2018

Quinta di Pasqua

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

(dal Vangelo di Giovanni 15,1-8)

Nella nostra comunità parrocchiale questa domenica i bambini della classe quarta elementare vivranno la loro prima comunione. Iniziando le prove della celebrazione ho detto ai bambini che la messa di domenica non è importante solo per loro ma per tutta la parrocchia, per le loro famiglie e anche per me come parroco.

Questa celebrazione  diventa l’occasione per tutti per ricordare e rinnovare il significato profondo di questo rito: la comunione eucaristica, e cioè mangiare quel pane che è Gesù stesso, e che racchiude la sua vita, che fa diventare la nostra come la sua e la sua come la nostra.

La parola “comunione” non rimanda solo al gesto materiale di “mangiare la particola”, ma tutto uno stile di vita e di fede.

Per capire questa parola e il gesto del “fare la comunione” (che per i bambini domenica sarà per la prima volta) è davvero provvidenziale il vangelo che questa domenica viene letto durante la messa.

Gesù per parlare del legame tra lui e i suoi discepoli, tra lui stesso e Dio Padre, e il legame tra Dio e gli uomini, usa l’immagine della vigna e dei tralci. Gesù ovviamente pesca dalla lunga tradizione ebraica della vigna come immagine del popolo di Dio, ma anche per noi oggi, che siamo lontani da quella tradizione, questo esempio è particolarmente efficace per il nostro cammino di fede.

La vigna con il suo tronco di base che si allunga in lunghi e contorti tralci, ai quali sono appesi gli abbondanti frutti dell’uva, ci aiuta a comprendere l’importanza fondamentale del legame vitale che c’è tra noi e Cristo. Cristo è la vite, cioè la base da cui nasce tutto e che estende la sua presenza fino al più periferico dei tralci, al più lontano dei discepoli. La Chiesa, comunità dei credenti, è formata da tante persone, diverse, e a volte molto distanti tra loro per stile di vita, per interessi, per età, per successi di vita, per capacità… Eppure tutti alla fine hanno in Cristo l’unica origine, il legame profondo vitale che va coltivato e favorito. Ogni tralcio della vite può portare molto frutto, così come ogni persona della comunità cristiana può portare il suo frutto di testimonianza e portare il bene di Cristo nel mondo. Come richiama l’immagine della vigna, è importante ricordare che il legame con l’origine, Cristo, è fondamentale, altrimenti la linfa vitale che genera il frutto si interrompe e tutto si secca.

Ecco cosa significa la parola “comunione” prima di tutto: rimanere uniti a Cristo sapendo che in questa unione alla fine ritroviamo Dio stesso, che ha creato la nostra vita, e vuole che porti tutto il frutto di bene che può portare. La comunione con Gesù è possibile nell’ascolto della sua parola, nel mettere in pratica i suoi insegnamenti, non tagliando quel legame iniziato con il battesimo. Senza vangelo, senza vita vissuta per amore si taglia il legame con Cristo, e alla fine la nostra vita cristiana si secca e diventa una inutile facciata.

Coltiviamo dunque la comunione con il Signore Gesù, non tagliando il legame con la sua comunità, quella Chiesa che lui ha iniziato a generare dal suo tronco con i primi discepoli. Noi oggi, cristiani sparsi in tutto il mondo, siamo come i tralci più remoti di quella vigna iniziata con Gesù di Nazareth e i suoi primi amici. Nel corso dei secoli, grazie alla testimonianza, alla tenacia e alla generosità di tanti testimoni di fede, quel legame non si è interrotto, e la comunione con Cristo non si è spazzata. Certamente si sono creati molti rami secchi e molte volte la linfa vitale del Vangelo si è inaridita e i frutti di bene sono venuti a mancare nella storia della Chiesa. Ma nonostante questo ancora oggi la vigna di Dio, cioè la Comunità dei battezzati, è ancora viva e vitale anche in noi. E la Chiesa, vigna di Dio, vive anche attraverso la vita di questi bambini che celebrano la prima comunione questa domenica.
Quando penso al termine “prima” non voglio solo pensare ad un ordine cronologico, ma a un significato di valore. Con Cristo abbiamo la prima comunione, cioè il principale legame che può far si che la vita, in qualsiasi situazione si trovi, porti un frutto abbondante di bene e di amore che rende gloria a Dio, più di qualsiasi edificio, statua o offerta materiale. Quindi tutti noi, anche dopo tanti anni dalla prima volta che abbiamo “mangiato la particola”, siamo chiamati a fare la prima comunione, a coltivare quel legame primario e fondamentale che permette all’amore di Dio di scorrere dentro la nostra vita e renderla fruttuosa per il mondo.

Giovanni don

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