La fede nel piccolo seme

DOMENICA 17 giugno 2018

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

(dal Vangelo di Marco 4,26-35)

Dov’è Dio quando c’è una nuova guerra che esplode creando nuovi lutti, distruzioni ed esodi di persone? Dov’è la sua Provvidenza quando una carestia o una calamità naturale colpisce qualche popolo magari già povero? Dove si vede la sua potenza quando i potenti del mondo tramano ingiustizie per gli uomini, quando le leggi della finanza finiscono per diventare l’unica legge che rende schiavo il mondo? Dove si nasconde la bontà di Dio quando nella mia piccola vita mi sento in balia dei miei errori e delle sofferenze che mi condizionano e mi tolgono libertà e felicità?

Gesù parla di Regno di Dio che viene inaugurato dalla sua presenza, ma ad oggi questi discorsi sembrano davvero riguardare un altro mondo, forse quello dopo la morte, ma non certo quello che veramente mi interessa, quello nel quale sono ora e con me tutti gli altri uomini e donne.

Eppure Gesù insiste nel dire che quando lui nomina il regno di Dio, non sta parlando di un altro mondo o del paradiso, ma dell’oggi, del nostro mondo nel quale viviamo. È questo il senso della sua presenza concreta e temporale in un momento ben preciso della storia e in un luogo ben definito. Gesù vuole far capire che il regno di Dio, cioè la presenza viva e concreta di Dio che salva e ama, è proprio ora. Ma dove, come?

Così è il regno di Dio: come un seme gettato nel terreno, come un piccolo seme che alla fine produce una pianta, e che per quanto piccolo possa apparire, dentro ha tutta la potenza di vita per crescere e dare vita a sua volta.

Dio è davvero presente nella storia umana, anche nelle situazioni più contorte e impossibili. Dio come un piccolo seme è presente e agisce, e costruisce quel regno di amore, pace, solidarietà, fratellanza che Gesù ha iniziato con le sue mani e le sue parole.

Gesù usa l’immagine del seme di senapa, che è microscopico rispetto ad altri pur piccoli semi, eppure dentro ha tutta la potenza di diventare una pianta grande, anche se non sarà mai come un cedro del libano, e a guardarlo non è altro che grosso ortaggio da campo, niente di più. Ma c’è!

Ecco dunque l’invito di questo vangelo: cercare questi piccoli semi-segni del regno di Dio. Ovunque vediamo anche il più piccolo gesto in direzione dell’insegnamento di Gesù, ecco li possiamo dire di aver trovato un pezzetto di quel regno che davvero cambia il mondo. Occorre aver pazienza, come quella del contadino che semina e aspetta il tempo necessario, senza forzature, il tempo del raccolto. Così anche noi sappiamo che quel che di buono, anche microscopico, abbiamo seminato non andrà perduto e realizza pian piano il regno di Dio. Penso che questo passo del vangelo dia ossigeno alla speranza a chi opera il bene, sia nelle comunità parrocchiali, quando si è sempre in pochi rispetto alle necessità, sia anche a chi opera in qualche associazione o gruppo di volontariato, come anche a chi cerca di vivere il proprio lavoro in modo onesto e giusto. La speranza è quella che il bene, anche quando non è appariscente, anche quando sembra più piccolo e “perdente” nei confronti delle potenze negative, alla fine non va perduto e costruisce il regno di Dio, collabora con Dio stesso.

Queste parole di Gesù hanno bisogno da parte nostra di fede: fede in Dio che opera, e fede in noi stessi e in quel piccolo seme di Vangelo che è seminato in noi. È la fede nelle piccole cose, nei piccoli gesti di amore, nei piccoli semi di Vangelo seminati da Dio, il quale per primo ha davvero fede nel suo seme di amore e in soprattutto in noi per cambiare il mondo.

Giovanni don

  1. Luciano Verdone
    giugno 16th, 2018 at 20:22 | #1

    Mi piace questa spiegazione perché nucleare ed essenziale. Evitando introduzioni ed inquadrature di varia natura (che la gente mal sopporta e predispongono ad un ascolto rassegnato e passivo) essa sviluppa, in modo diretto, il nucleo centrale della parabola: il binomio fra la vitalità intrinseca di un seme e la vitalità (positiva o negativa) delle nostre manifestazioni (parola, comportamenti). Basta un solo pensiero, ben posseduto, e sviluppato a spirale, per catturare l’attenzione.
    Luciano Verdone, diacono, docente di Filosofia.

  2. Marziana
    giugno 17th, 2018 at 07:08 | #2

    Ahimè Signore, c’è sempre di mezzo la nostra LIBERTA’, quel meraviglioso DONO che tu ci hai dato! Ci apriamo a qualsiasi effimeramente proposta e non “spalanchiamo il ns cuore ad accogliere l’unica vera proposta d’AMORE”, la Tua! Perdonaci ed aiutaci a vederci chiaro!

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