Vangelo antipaura

DOMENICA 23 settembre 2018

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». 
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

(dal Vangelo di Marco 9,30-37)

“… è importante avere un’idea vera di Dio. Non dobbiamo pensare che Egli sia un padrone cattivo, duro e severo che vuole punirci. Se dentro di noi c’è questa immagine sbagliata di Dio, allora la nostra vita non potrà essere feconda, perché vivremo nella paura e questa non ci condurrà a nulla di costruttivo, anzi, la paura ci paralizza, ci autodistrugge…”

Sono le parole di Papa Francesco durante l’Angelus di domenica 19 novembre 2017, Prima giornata mondiale dei poveri.

La paura paralizza anche i discepoli in questo brano del Vangelo, e forse nelle loro paure riconosciamo le nostre, quelle che alla fine rischiano di autodistruggere la nostra vita, la nostra fede, la comunità cristiana e sociale nelle quali viviamo.

Gesù come buon Maestro che insegna ai discepoli chi è Dio, chi è lui e chi sono loro, lungo la strada parla di rifiuto e morte per sé stesso. Nel suo annuncio della Passione parla anche di resurrezione dopo il terzo giorno, ma sembra che la parola “risorgere” scompaia e non giunga agli orecchi impauriti dei suoi discepoli. La paura rende sordi alle cose importanti e vere e distorce la comprensione. Hanno paura di chiedere, ed è proprio questa paura che li dirotterà su discorsi “più rassicuranti” ma che alla fine sono i più pericolosi per la vita, la fede, il loro rapporto con Gesù e anche tra di loro: parlano di potere e grandezza umana.

Gesù conosce il cuore dei suoi amici e quando li interroga su cosa stessero parlando lungo la strada, ecco ancora la paura che blocca la loro voce, e la comunicazione con Gesù e tra loro sembra irrimediabilmente compromessa. Si sono accorti che la distanza tra loro e Gesù si è fatta ampia, non in termini spaziali ma di sintonia d’animo. Tacciono perché hanno paura del giudizio del loro Maestro e non vedono più l’Amico che è sempre lì per loro non per giudicarli e castigarli ma per amarli.

Gesù a questo punto compie un gesto che a noi sembrerebbe solo di simpatica tenerezza quando prende in braccio il bambino (che letteralmente sarebbe “piccolo servo”, una specie di garzone che era lì per servirli), ma che in realtà è una “sberla” al cuore dei suoi impauriti amici, per svegliarli. Le parole che accompagnano il gesto sono decisive: al centro non c’è il giudice, ma il bambino, un piccolo inserviente con il quale Gesù identifica sé stesso e nello stesso tempo anche Dio.

Chi è Gesù? È un semplice bambino che serve, proprio colui che in quel momento sembrerebbe il più secondario e inutile nella scena. Il più grande è proprio il più piccolo.

Il piccolo è la via per raggiungere Dio stesso, che posso conoscere nella fragilità del bambino e nella piccolezza del servizio quotidiano. Ecco come scacciare la paura e impedire che essa faccia scegliere le strade facili ma distruttive della grandezza e del potere umano. Ecco come ritrovare il vero equilibrio nelle nostre relazioni personali, ecclesiali e sociali. Del bambino non possiamo avere paura, non può farci paura, ma solo ispirare sentimenti di tenerezza, amicizia, amore. Gesù è così, Dio è così, e così siamo chiamati a guardarci gli uni gli altri. Non serve gonfiarsi e allargare i gomiti per sembrare più grandi dell’altro. Non serve alzare la voce e battere i pugni usando violenza per imporre il nostro pensiero e la nostra ragione. Non serve discutere chi è più grande, chi ha più potere, chi merita più onore, perché tutto questo alla fine non farà che farci governare dalle paure incrociate, diventando nemici gli uni degli altri e persino arrivando a considerare Dio stesso un nemico da tenere buono e lontano.

Gesù dimostra la sua vera grandezza con la piccolezza, il suo potere con il servizio, il suo giudizio con l’amore. Gesù non ha paura dei suoi discepoli e nemmeno della crescente opposizione che sente attorno. Non ha bisogno di usare i suoi “poteri” per farsi grande. Sulla croce dimostrerà tutta la sua grandezza e potere con l’amore dato fino alla fine.

Ha proprio ragione papa Francesco quando parla delle paure che distorcono il volto di Dio e il volto dei fratelli. Prendiamo anche noi in braccio il bambino che sta dentro di noi, dentro il nostro fratello, e dentro Dio stesso. Combattiamo le paure aiutandoci a superarle reciprocamente e scopriremo il vero volto bambino di Dio-Amore.

Giovanni don

  1. settembre 22nd, 2018 at 07:42 | #1

    Spesso in questo ultimo periodo mi assale la paura di fidarmi dell’altro e ciò mi impedisce di dilatare il cuore e di vivere in pienezza l’amore e la comunione dell’ALTRO e degli altri. Gesù aiutami a prendere,come mi suggerisce don Giovanni,il bambino che sta dentro di me, dentro il mio fratello e dentro Dio stesso .

  1. No trackbacks yet.

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

*