Gesù sceglie gli ultimi

DOMENICA 10 febbraio 2019

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. 
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

(dal Vangelo di Luca 5,1-11)

Lunedì prossimo ricorre il 161esimo anniversario dell’inizio delle apparizioni di Lourdes. Si narra che Maria sia apparsa a cominciare dall’11 febbraio 1858 per ben 18 volte a Bernadette Soubirous una ragazzina di 14 anni, poverissima e analfabeta e anche cagionevole di salute.

A Lourdes mi sono recato solo due volte, e la prima è stata proprio quando avevo più o meno l’età di Bernadette all’inizio delle apparizioni.

Più che dalla questione delle apparizioni in sé stesse, ero stato colpito proprio dalla figura di questa umilissima ragazzina di un poverissimo paese sulle montagne tra Francia e Spagna, che non aveva nessun numero umano per diventare un personaggio così grande con una vocazione così speciale. Bernadette in seguito a quell’esperienza entrò in convento e si fece suora. Questa cosa ricordo bene che mi fece preoccupare. Mi ero fatto l’idea che se a qualcuno capitava un incontro soprannaturale come quello di Bernadette, era poi costretto ad entrare in convento e farsi prete o suora. E così io speravo ardentemente di non avere una esperienza simile, perché non avevo nessuna voglia di farmi prete o frate. E invece…

Ho pensato a Bernadette e a Lourdes e a come è nata la mia vocazione quando ho riletto e meditato questo passo di Vangelo di Luca. Si racconta di un incontro straordinario tra il Maestro Gesù e 4 poveri pescatori della Galilea. Il Vangelo ce li fa conoscere proprio nel momento più basso della loro stessa umile e quasi insignificante vita. Sono usciti a pescare e non hanno preso nulla. Eppure Gesù è li sulla barca di uno di loro, Simone, e non sembra essere lì per caso o solamente per avere un pulpito da dove predicare alle folle sulla riva. Gesù vuole fare della vita di Simone e degli altri qualcosa di straordinario, proprio a partire dal loro limite e dalla loro piccolezza.

Mi ricordo che questo mi aveva molto colpito quando in seminario meditavo questo passo evangelico, mentre non mancava molto alla scelta definitiva dell’ordinazione presbiterale. Sentivo che Gesù era salito sulla barca della mia vita, non solo con il battesimo, ma anche in quegli ultimi anni passati in seminario. Eppure la mia barca della vita, della fede e delle capacità personali, sembrava così vuota e ancora non pronta per la vita da prete.

“Prendi il largo e gettate le reti per la pesca” dice Gesù a Simone e agli altri. Non è una prova, un esame per vedere se sono bravi pescatori, perché la barca vuota lo dimostra ampiamente che non sono né bravi e neppure tanto fortunati. Ma è proprio tutto quel vuoto a dare l’occasione per dimostrare che Lui è grande e non loro, che lui salva e non loro. La piccolezza di Simone e degli altri è la condizione giusta per mostrare la grandezza del dono di Dio, e non l’orgoglio delle conquiste umane. Simone e gli altri, come anche Bernadette e forse anche io, siamo tutti piccoli e deficitari difronte a Dio e al compito che ci viene affidato.

Siamo piccoli ma questo invece di spaventarci e bloccarci può essere l’occasione giusta per sperimentare la grandezza di Dio e quanto ci vuole bene, non per meriti acquisiti, ma perché lui ama e basta!

Leggevo in questi giorni la testimonianza di una anziana disabile, costretta da una vita su una sedia a rotelle, che guardava alla sua disabilità come una occasione grande per affrontare la vita con uno sguardo più positivo e per insegnare al mondo che abbiamo risorse più grandi delle nostre forze, delle ricchezze materiali e del potere sociale. Nella sua riflessione faceva anche riferimento all’atleta paraolimpica Bebe Vio, che proprio per il suo coraggio è diventata un esempio di forza della vita, non perché perfetta e sana, ma perché ha trasformato la sua terribile disabilità in uno spazio di vita e di amore, creando legami e donando speranza agli altri.

“Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”, dice Gesù a Simon Pietro, scegliendo lui e gli altri per una missione grandissima di salvezza: tirare fuori le persone dal mare di non speranza, di dolore, di solitudine, di mancanza di Dio, nel quale rischiano di affogare. Li fa pescatori perché sono stati anche loro pescati a partire dai loro fallimenti e limiti. È proprio la loro condizione di salvati per primi che li rende adatti a collaborare con Gesù alla salvezza di altri.

Come Simone, come Bernadette e come tanti altri uomini e donne limitati e imperfetti, anche noi siamo scelti da Gesù per la sua missione e per i suoi miracoli di amore nel mondo.

Giovanni don

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