Reale o virtuale?

DOMENICA 7 aprile 2019

Quinta di Quaresima

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. 

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. 

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». 

(dal Vangelo di Giovanni 8,1-11)

Virtuale… reale… cos’è virtuale e cosa è reale?

E’ un dibattito sempre più acceso e più che mai attuale oggi, nell’era del digitale e di internet, nell’uso sempre più diffuso dei sempre più numerosi mezzi di comunicazione.

Solitamente pensiamo che è virtuale tutto quello che è legato ad internet, alla comunicazione attraverso mezzi come lo smartphone e il computer, mentre pensiamo sia reale quello che fa parte del contatto diretto tra persone dal vivo, una difronte l’altra. Ma forse non è proprio così…

Possiamo essere molto virtuali nel reale e molto reali anche nel virtuale.

Nel Vangelo di Giovanni troviamo questo episodio molto problematico anche per i primi cristiani. Gli studiosi ci dicono che ci son voluti quasi mille anni perché questo racconto venisse letto e meditato dai cristiani. Era una sorte di pagina “censurata” proprio perché il comportamento di Gesù rischiava di essere negativo se preso sul serio anche dai cristiani: Gesù perdona una adultera conclamata e manda a casa con le coda tra le gambe i suoi accusatori. Gesù vuole insegnarci che l’adulterio si può perdonare? Il rispetto delle regole e la giustizia dove vanno a finire? Questo lontano racconto evangelico rischiava davvero di compromettere i rapporti reali dei cristiani dentro la famiglia e la società. Se entriamo nel racconto dell’evangelista vediamo che l’accusa alla donna è solo una scusa virtuale che nasconde le intenzioni reali dei farisei e scribi, cioè di coloro che avrebbero dovuto conoscere bene la legge di Dio e le Scritture. Chiamano Gesù “Maestro” con un rispetto virtuale, cioè finto, di facciata, perché in realtà lo vogliono mettere in difficoltà. E se le pietre pronte ad essere scagliate contro la donna sono vere, pietre altrettanto mortali sono pronte dietro le loro lingue, pronte per essere scagliate contro Gesù. La loro fedeltà manifestata alla legge di Dio è altrettanto virtuale, perché in realtà non sono capaci di affrontare la realtà di Gesù Messia che è li per rivelare la reale volontà di Dio.

Virtuale e reale anche qui si scontrano, in un episodio nel quale non c’è internet e nemmeno le chat con cui dialogare a distanza. Eppure la realtà di Gesù è opposta alla virtualità dei suoi accusatori. Ed è proprio Gesù che con una sentenza diventata un detto comune nella nostra cultura (“chi è senza peccato scagli la prima pietra…”) a costringere i suoi accusatori a uscire da una fede virtuale, da un comportamento non vero, per guardarsi dentro e anche attorno. La cosa che mi colpisce è che basta questa semplice frase a far cadere la facciata virtuale e ipocrita di tutti, e la piazza si svuota attorno alla donna, fino ad ora rimasta nel racconto quasi ai margini e insignificante. La parola di Gesù è davvero potente. La sua parola è vera e reale anche oggi, capace di scavare dentro e incidere dopo 2000 anni nella realtà di chi l’ascolta senza barriere.

Non è una parola virtuale se la ascoltiamo fino in fondo, ma ed è capace di trasformare la realtà dentro le persone e tra le persone. Anche quando si rivolge alla donna Gesù è vero fino in fondo, ed è capace con una tenerezza infinita a farla diventare protagonista della sua stessa storia. Da donna usata come scusa per accusare Gesù, da donna vista in modo virtuale attraverso i suoi errori, Gesù la rende viva e reale, al centro con la sua storia di salvezza, al centro di Dio. Per Gesù quella donna è reale, quindi da amare fino in fondo.
Quale è il vero problema del rapporto tra reale e virtuale oggi? Secondo me è che spesso non guardiamo all’altro nella sua complessità e realtà, e anche noi non ci mettiamo in gioco fino in fondo. Questo accade in internet ma accade anche e soprattutto dal vivo. Quante volte non siamo veri, ma ci nascondiamo dietro apparenze, dietro quello che vogliamo gli altri vedano di noi per non essere giudicati. Quante volte non permettiamo agli altri di essere sinceri, e così si nascondono in apparenze per farci piacere e non sentirsi giudicati? E quante volte anche con Dio non siamo veri, ma gli riserviamo solo qualche momento di apparenza e qualche occasione celebrativa?  Eppure è vivo desiderio di Dio il farsi conoscere davvero, di non essere una immagine virtuale di qualche momento, ma una presenza reale dentro la nostra storia. Per fare questo è addirittura sceso dal cielo e si è fatto di carne perché non dimenticassimo quanto è vero e concreto il suo amore. Quella donna e anche i suoi accusatori lo hanno capito, e il Dio virtuale della Legge, è diventato il Dio reale di Gesù. È successo in quella piazza del Tempio di Gerusalemme. Facciamolo accadere anche nelle piazza della nostra vita, delle nostre comunità cristiane, della nostra società.

Giovanni don

  1. Eloisa
    aprile 7th, 2019 at 00:48 | #1

    Nel tuo commento, don Giovanni, si susseguono molte domande sull’interscambio fra “reale” e “virtuale”. Sono domande che ci interpellano ( dovrebbero) nel profondo. Ai tempi di Gesù gli ebrei osservanti della Legge facevano coincidere i comandamenti dati a Mosè con Dio stesso, per cui l’adultera doveva essere condannata.
    Gesù però dice parole nuove rispetto a quelle sempre seguite dai benpensanti del tempo. Gesù mette sempre in primo piano la persona umana; il peccato viene dopo. Ma Gesù non fu capito allora così come non viene capito ancora oggi da molti cristiani. Sono cristiani che seguono a puntino la Legge, osservano le prescrizioni della Chiesa, pregano spesso, e nel fare tutte queste belle cose sono convinti di “meritare” la salvezza. Giudicano tutti gli altri non virtuosi e magari meritevoli di punizione divina. Altrimenti non ci sarebbe giustizia (retributiva). Vero o no?
    Che differenza c’è tra i farisei e gli scribi di allora e certi(ancora troppi) cristiani di oggi? Nessuna. Dopo più di duemila anni dai tempi di Gesù molti cristiani sono rimasti fermi al palo dell’osservanza rigida di regole e regolette; e tanto basta.
    Ne fanno fede nel Web anche parecchi siti e blog firmati da tradizionalisti ( neppure ignoranti) che scagliano pietre verbali contro chi è lontano dalle loro immobili posizioni.
    Invece Gesù chiede a tutti, primariamente, di guardarsi dentro, nel profondo della coscienza ( la coscienza!), prima di giudicare il prossimo. Tutti abbiamo di che sentirci peccatori, in un modo o nell’altro, non foss’altro perché la fragilità umana ci porta a deviare; e se Dio non avesse misericordia, saremmo tutti da condannare. Non siamo capaci di cercare di immedesimarci nelle complesse situazioni vissute dagli altri, per trovare qualche motivo di comprensione.
    Una cosa è certa: il peccato vero per Gesù è la mancanza d’amore; questa è la rivoluzione portata dal Cristo. E le “leggi” da seguire sono quelle indicate nelle pagine evangeliche delle beatitudini ( Matteo e Luca) e riassunte nel comandamento nuovo: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.”

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