Dio solo ma non solitario

DOMENICA 16 giugno 2019

Santissima Trinità

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: 

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

(dal Vangelo di Giovanni 16,12-15)

“Chi è Dio? Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra. Dio è uno solo? Dio è uno solo, ma in tre Persone, uguali e distinte, che sono la Santissima Trinità.”

Ecco cosa diceva di Dio il Catechismo di San Pio X redatto tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX e che ha formato generazioni di cristiani fino al Concilio Vaticano secondo. Con il Concilio degli anni 60 la Chiesa non ha voluto cambiare la dottrina della Trinità ma ha cercato di trasmetterla con un linguaggio diverso e più attuale pur ribadendo la difficoltà nello spiegare.

Al numero 237 del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 infatti leggiamo: “La Trinità è un mistero della fede in senso stretto, uno dei «misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati. Indubbiamente Dio ha lasciato tracce del suo essere trinitario nell’opera della creazione e nella sua rivelazione lungo il corso dell’Antico Testamento. Ma l’intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione, come pure alla fede d’Israele, prima dell’incarnazione del Figlio di Dio e dell’invio dello Spirito Santo”.

Dio “uno e trino” è un mistero che davvero sembra inaccessibile alla sola ragione e quindi in un certo senso mi provoca a pensare: “ma ne ho bisogno?”, “a cosa mi serve sapere e capire che Dio è un solo Dio in tre persone….?” E perché non 4 o 5?”

La liturgia di questa domenica per parlare di Trinità ci ripropone questo passaggio del dialogo tra Gesù e i suoi discepoli-amici nell’ultima cena. Qui, ancor più che in altre occasioni siamo invitati, per comprendere il messaggio e cercare la risposta sulla Trinità, a non fermarci alle singole parole in cerca di formule esatte o ragionamenti perfetti, ma a leggere tra le righe di questo dialogo…

Gesù è li con i suoi discepoli, ha speso tutta la sua vita per radunarli e amarli, trasmettendo tutto quello che di Dio conosce. “Ho molte cose ancora da dirvi…”, e non si vuole tirare indietro nel comunicare, ma sa che i suoi discepoli nella loro umanità non sono perfetti e hanno bisogno di tempo per affrontare i loro errori, le divisioni, le fragilità dentro e fuori di loro. Ecco allora che il Maestro, che sta per salire sulla croce per amore, annuncia l’entrata in scena dello Spirito di Verità che comunicherà loro quel che devono sapere del Padre. Gesù parla del Padre a cui il Figlio Gesù fa riferimento… Tra le righe di queste parole si vede un grande amore di Gesù per i suoi e una relazione profonda, circolare e perfetta tra il Padre, Gesù Figlio e lo Spirito. È proprio questa perfetta unità che Gesù vuol far intuire ai suoi discepoli-amici, non tanto con la testa ma soprattutto con il cuore. E di questa perfetta unità d’amore in Dio Gesù dà la spiegazione non tanto con le parole ma soprattutto con la vita, amando i suoi, insegnando loro ad essere uniti in quell’amore che è il vertice di tutti gli insegnamenti.

Come dice il Catechismo la Trinità non si comprende con la ragione e basta, come se fosse un dato definibile una volta per tutte, ma con l’esperienza dell’amore, con l’esperienza della comunione e dell’unità, nell’esperienza della vera relazione.

Come è misterioso l’amore che unisce le persone e non si può certo spiegare con le leggi della matematica o le indagini biologiche o psicologiche, così anche l’identità profonda di Dio è un mistero. Mistero non significa che non si può conoscere, ma significa che non si è mai finito di conoscere e sperimentare.

Dio è uno solo, ma non è un solitario. Proprio perché Amore, Dio non può che avere al suo interno un vero amore di relazione, di intimità, di fiducia, di accoglienza, di ascolto, di generazione di vita… Dio Amore è l’essere perfettissimo nella relazione.

Sto ancora rischiando di dare una definizione astratta che alla fine convince poco e lascia freddi. Ecco allora che proprio Gesù invita a capire Dio vivendo concretamente e ogni giorno nell’amore, nell’intimità, nella fiducia, nell’accoglienza, nell’ascolto, nel generare vita tra di noi. Dio Trinità non lo posso capire se non inizio a viverlo…

Giovanni don

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