DOMENICA 30 giugno 2019

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. 
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». 
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

(dal Vangelo di Luca 9,51-62)

Ho diversi amici che mi hanno raccontato di aver fatto il Cammino di Santiago di Compostela, quel percorso che attraverso Francia e Spagna porta al grande santuario che custodisce la tomba dell’Apostolo Giacomo. Questo cammino iniziato nel medioevo, fa parte di tanti altri percorsi che si trovano in Italia e nel mondo, e che vengono percorsi come esperienza fisica e spirituale insieme. Tutti coloro che mi raccontano nel loro cammino di Santiago, mi raccontano di un’esperienza davvero profonda fatta di difficoltà ma anche di grande bellezza umana e spirituale. Fino ad ora non ho sentito nessuno che è tornato scontento della scelta fatta e questo devo dire che mi invoglia ancora di più a farlo anche io, vincendo la mia pigrizia e paura di non farcela. Mi ero ripromesso di fare il cammino allo scadere dei 25 anni di ordinazione presbiterale come mio zio prete che proprio nell’anno del suo 25esimo, nel 1990, aveva fatto un mese di pellegrinaggio in solitaria verso Santiago. Mi ricordo che aveva scelto di fare il cammino e chiedere alloggio senza mai dire che era prete, per non avere alcun altro privilegio se non quello di tutti gli altri pellegrini che fanno il medesimo percorso.

Nel Vangelo troviamo spesso Gesù per strada, anzi tutta la sua storia è un cammino, iniziato dall’eternità di Dio Padre e poi nelle strade degli uomini concreti. Il cammino di Gesù non si è interrotto sul monte delle esecuzioni, detto Golgota, appena fuori le mura di Gerusalemme, ma è andato oltre la pietra della tomba, con la resurrezione.

Nel suo cammino perpetuo sulle strade dell’umanità, Gesù trascina dietro a sé il gruppo dei discepoli, e continuamente ne attrae altri, proprio come raccontato dal Vangelo di questa domenica.

Quali sono le fatiche maggiori che Gesù incontra nel suo cammino? Non certo le strade e le privazioni materiali, ma proprio i compagni di viaggio. Sono i discepoli con i quali e per i quali cammina, a procurargli le maggiori fatiche. Continuamente si deve fermare perché il loro passo spirituale è molto più lento e quando sembrano andare avanti, si ritrovano a tornare indietro e a sbagliare le loro strade.

Gesù però, come ci ricorda bene l’evangelista Luca, ha preso la decisione ferma di andare a Gerusalemme, anche se questo significa portare fino in fondo lo scontro con le autorità religiose e la croce è sempre più evidente alla fine del percorso. Gesù guarda Gerusalemme davanti a sé in una sfida tra una concezione di Dio chiusa, escludente, senza misericordia, e la sua rivelazione di Dio come Padre misericordioso, di una fratellanza che supera muri e barriere e giudizi. Gli apostoli che vorrebbero il fuoco dal cielo che consumi i nemici (vedi l’episodio dei samaritani citato qui dall’evangelista) dimostrano di riuscire a fatica a stare al passo del cammino del Maestro, ma lui lo stesso prosegue e li coinvolge. Le esigenze del cammino di Gesù sono la povertà dei mezzi, la non sicurezza sociale, la necessità di tagliare i ponti con il passato, e tutto questo non è facile e rallenta il passo del gruppo dei discepoli. Io pure ammetto che la mia pigrizia nel camminare fisico è molto spesso immagine della mia pigrizia spirituale quando si tratta di camminare in maniera decisa al fianco di Gesù, al passo del Vangelo.

Ma per fortuna che come vedo tanti che mi stimolano nel loro cammino materiale e mi fanno venire la voglia di fare un giorno anche il Cammino di Santiago di Compostela, così ci sono tanti che con la loro testimonianza di fede quotidiana, mi fanno vedere la bellezza del cammino cristiano. La mia pigrizia spirituale è messa in crisi dal cammino di tanti che nella loro vita quotidiana mi mostrano che camminare con Gesù, anche se difficile, alla fine porta a nuovi orizzonti e riempie la vita. Posso anche io mettermi sulla strada di Gerusalemme con Gesù, e sperimentare che anche senza tante sicurezze umane, anche tagliando con tanti vizi, abitudini e modi di fare del passato, non solo non mi impoverisco ma posso camminare più svelto nella vita e trovare un senso a quello che sono.

In attesa di fare materialmente il cammino di Santiago di Compostela, non voglio attendere a mettermi spiritualmente in strada con Gesù, la dove sono e vivo, rimanendo sempre in passo indietro a Gesù che davanti, con pazienza continua a guidarmi.

Giovanni don

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