Fede, pronti? via!

DOMENICA 11 agosto 2019

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. 
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! 
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

(dal Vangelo di Luca 12,35-40)

È incredibile che una semplice foto di 4 uomini che attraversano la strada sia diventata uno degli scatti fotografici più famosi al mondo. Mi riferisco alla foto che è diventata la copertina del penultimo disco di una delle più famose rock band del ‘900, i Beatles, e il disco è “Abbey Road”, uscito nel settembre del 1969.

La foto dei quattro musicisti che come una processione tranquilla attraversano le strisce pedonali della strada dove si trova lo Studio di registrazione, è stata scattata giusto 50 anni fa, e ancora oggi molti si recano sul luogo per farsi una foto simile. Non ha nulla di eccezionale a guardarla, ed è stata realizzata in modo molto semplice, con il fotografo McMillan su una scala al centro della strada e i 4 FabFour che per 10 minuti hanno fatto avanti e indietro fino a trovare la posa giusta.

Attraversare la strada è una delle cose più semplici e quotidiane, ma forse in quel gesto dei Beatles tanti hanno visto la perfetta icona di un passaggio da un’epoca ad un’altra, la sintesi finale degli anni 60, uno dei periodi più veloci e turbolenti di cambiamento sociale e culturale, nel quale non si poteva non mettersi in discussione e cambiare…
Anche la Chiesa negli anni 60 ha vissuto un periodo di forte cambiamento e messa in discussione. Alcuni arrivano a dire che forse un po’ del periodo più rivoluzionario di quel decennio, il ’68, sia stato influenzato anche dallo stesso cambiamento della Chiesa con il Concilio Vaticano II. Infatti una delle istituzioni più antiche e solidamente ancorate alla tradizione come era la Chiesa, non temeva il cambiamento e la voglia di rinnovamento. Il Concilio Vaticano Secondo tra il 1962 e il 1965, era la risposta all’accusa di immobilismo e di rigidità che veniva mossa alla Chiesa come se non fosse in grado di rispondere con il Vangelo ai grandi cambiamenti in atto. Non si può restare immobili e rigidi, perché così si tradisce il Vangelo che invece ci vuole pronti e attivi nella storia, non con le mani in mano e in atteggiamento di statica difesa.

Gesù stesso invita i suoi discepoli ad essere pronti come servi che non stanno seduti e oziosi in casa, ma attendono l’arrivo del loro padrone con operosità, sapendo che l’immobilismo uccide. Il discepolo del Vangelo dentro la storia umana si da da fare, e sa che Dio non è assente e irrimediabilmente lontano.

Il discepolo del Vangelo non opera per paura di punizione ma perché è contento del suo lavoro nel mondo con lo stesso stile di Dio dentro la storia.

Gesù più volte dice “beati” ai servi che operano dentro la storia umana con operosità, e che sentono che Dio è loro vicino. È la beatitudine, la felicità di essere come Dio stesso, come Gesù stesso ha fatto per primo. La straordinarietà della parabola di Gesù è che alla fine il padrone a sua volta non rimane oziosamente adagiato nella sua poltrona di comando, ma anche lui opera per il bene dei servi facendosi servo.

Ecco cosa significa essere cristiani nel mondo: non aspettare e non avere paura, ma darsi da fare come Gesù, con Gesù! Essere cristiani è affrontare la propria storia come si affronta una strada, e con fiducia e attenzione si guarda avanti e si passa, rifiutando ogni immobilismo, anche quando è mascherato di troppa prudenza, o quando si presenta come “fedeltà alla tradizione”, o del “si è sempre fatto così”.

Come cristiano non posso avere paura, prudenza si, ma non paura e soprattutto non posso rimanere immobile e con i piedi bloccati da paure e chiusure. Come cristiano devo essere pronto a farmi servo di Dio nel mondo, sapendo che Dio stesso si è fatto servo nel mondo, non avendo paura di attraversare la strada tra cielo e terra pur di cambiare la terra e tenere aperto il passaggio.

Giovanni don

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