la speranza in un capello

DOMENICA 17 novembre 2019

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

(dal Vangelo di Luca 21,5-19)

In questi giorni ho telefonato ad una mia amica che non sentivo da tempo. Volevo salutarla e soprattutto avere notizie sulla salute del suo compagno. Da quasi un anno gli è stato diagnosticato un tumore non operabile e va avanti con continue visite di controllo, chemio e radioterapie. La mia amica mi ha dato la notizia che il compagno era stato improvvisamente ricoverato e attendeva l’esito dell’ennesimo controllo. Non sono telefonate facili da fare, però anche stavolta mi ha sorpreso la forza di vita e di fede di questa amica. Tanti progetti fatti per una vita insieme, la casa acquistata insieme da poco, il lavoro che va bene, tutto questo si infrange con l’imprevisto che fa crollare tutto, o almeno inizia a far crollare nell’incertezza logorante per il futuro.

È un po’ quel che viene descritto nella pagina del Vangelo di questa domenica. Gesù con i suoi discepoli e tutti i suoi contemporanei sono davanti a quello che rappresenta il massimo segno della potenza della religione ebraica e della storia del popolo di Israele: il Tempio di Gerusalemme. È un edificio enorme, pensato e costruito per durare nei secoli e per ribadire il futuro eterno delle tradizioni religiose. L’evangelista ci dice che questo Tempio è bello e tutti lo ammirano, ma Gesù lo guarda con occhi diversi e ne annuncia la fragilità e la fine: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. La storia fatta di calamità naturali e di sconvolgimenti storici alla fine inciderà sul grande sacro edificio che cadrà, gettando nello sgomento coloro che confidavano in questo glorioso segno di Dio.

La nostra vita davvero sembra come questo Tempio, quando la pensiamo e la progettiamo come sempre più grande, bella e realizzata. Giustamente noi facciamo i nostri progetti e ci impegniamo a realizzarli a livello di scelte di vita, di lavoro e relazioni. Anche la vita di fede la coltiviamo attraverso i sacramenti e nell’impegno dentro la comunità. Ma come è accaduto al Tempio di Gerusalemme, accade che eventi imprevisti rompano i nostri progetti e frantumino quello che abbiamo realizzato o stiamo realizzando. E anche la nostra fede, la nostra vita di credenti viene messa in discussione e talvolta distrutta dagli eventi della vita che la abbattono come le mura del Tempio. E Dio che fine fa? E tutte le sue promesse? E tutto quel bene e amore da parte di Dio che ci è stato insegnato, che ne rimane?

Gesù profetizzando la distruzione del grande Tempio non vuole essere uno che rovina la vita e che promette solamente dolore e fallimenti, ma vuole risvegliare nei discepoli la vera speranza e vuol comunicare loro che nonostante tutto quello che può accadere nella vita la vera speranza non è negata all’uomo e che Dio non scompare anche se il suo Tempio e tutte le modalità di rappresentarlo vengono azzerate. Le parole di Gesù sono di vera e profonda speranza. I primi cristiani hanno trovato forza in queste promesse anche in mezzo a persecuzioni, anche dopo che il loro capo Gesù era finito in croce. Uno può perdere tutto, non perché Dio glielo toglie, ma perché così succede e perché è così da sempre nella storia. Non è Dio la causa dei mali, ma Dio rimane anche dentro il male e alla fine ci custodisce nel profondo amando anche un solo capello del nostro capo.  Bella l’immagine del capello come parte piccola e insignificante ma che per Dio conta enormemente! Ma come accade questo? Come far si che la fragilità e spesso la perdita delle cose che abbiamo non ci distrugga del tutto e non ci faccia perdere ogni speranza?

Gesù invita prima di tutto a non seguire le facili soluzioni ai problemi, come spesso siamo tentati di fare. A volte c’è chi pensa che la soluzione alle tragedie siano le sostanze (alcol e droghe) o anche chiudersi in se stessi e irrigidirsi in una sorta di mura di egoismo e cattiveria.

Gesù invita alla perseveranza, a tenere la mente e il cuore il più possibile aperti alla sua azione che arriva in maniera altrettanto improvvisa come capitano le situazioni negative. Dio si prende cura della nostra vita anche e soprattutto quando è fragile e disastrata, e arriva a darci quella profonda speranza che ci fa essere più forti e stabili del glorioso Tempio di Gerusalemme.

Nella telefonata con questa mia amica che mi raccontava i problemi e l’evoluzione non positiva della malattia, ho avvertito parole di speranza e di fiducia. Mi raccontava che tutto sommato anche quel poco che forse rimaneva di vita insieme è un dono di Dio e che ringraziava il Signore anche per un piccolo e provvisorio segno di miglioramento. Pensavo di trovare io le parole per consolare lei, ma è stata lei che ha consolato me per i miei piccolissimi problemi. Ho sentito in quelle sue parole di fede e di preghiera quella perseveranza di cui parla il Vangelo.

Io di capelli in testa praticamente non ne ho, ma posso dire che le parole di Gesù “nemmeno un capello del vostro capo perirà” sono vere e profondamente consolanti…

Giovanni don

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