voglio diventare re

DOMENICA 24 novembre 2019

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

(dal Vangelo di Luca 23,35-43)

“Ma io sarò un grande re, sarò lo scoop del secolo… più forte ruggirò… correre in libertà fare sempre ciò che mi va! Voglio diventar presto re!”
Sono le parole del canto del cucciolo di leone Simba, figlio del re della savana, nel film di animazione “il Re leone” della Disney.

“Fare ciò che mi va”, questo è un vero re e non possiamo che dare ragione a Simba. Il re ha il potere e la possibilità di fare tutto quello che vuole o almeno molto di più di ogni altro suddito. Oggi le monarchie, specialmente in Europa, non sono così assolute come una volta o come in altri paesi del mondo, ma certamente conservano molti di quei segni di gloria e potere che le pone in alto e ricordano il loro ruolo storico. Troni, simboli dorati, mantelli, corone, palazzi e castelli con cerimoniali di omaggio e regole ben precise, tutto questo richiama la figura del sovrano. Forse oggi si riducono spesso a puri atti simbolici privi di effettivo potere, ma in tempi passati erano segni di un effettivo potere che il sovrano poteva gestire sia in bene che in male verso il suo popolo. E se vogliamo eliminare un re anche dal punto di vista simbolico basta che gli togliamo il trono e la corona e lo spogliamo di tutto quell’oro e lusso che lo rivestono e non permettergli più di fare quello che gli va, come sogna il piccolo futuro re leone.

Per questo suona quasi ironica la scelta della liturgia che nella festa in cui celebriamo Cristo Re dell’universo, ci fa leggere questo passo del Vangelo di Luca. Gesù è sulla croce, nudo, con attorno non sudditi e nemmeno amici, ma i suoi nemici e carnefici che gli rivolgono parole di insulto e scherno. Sembra più la scena nella destituzione di un re piuttosto che la sua proclamazione. Mi vengono in mente tante scene nella storia nelle quali proprio per ribadire la caduta dal potere e da ogni considerazione i sovrani venivano spogliati in pubblico e uccisi in modo brutale privandoli di ogni dignità.

Gesù non è per niente un re ora, o almeno non lo è secondo la logica umana, o meglio, una certa logica umana. Gesù non scende dalla croce, non può fare nulla di quello che vorrebbe, è in totale balia di chi lo vuole eliminare. Per capire che è un re bisogna allora avvicinarsi oltre le grida e gli insulti e ascoltare la voce flebile del malfattore che gli sta accanto. L’evangelista Luca ci fa ascoltare il dialogo tra Gesù e questo sconosciuto crocifisso con lui, e da queste parole anche noi possiamo comprendere che Gesù è davvero Re e lo è pienamente e definitivamente proprio sulla croce. Gesù è re dell’amore, di un regno dove il potere non è quello delle armi, del denaro e del consenso strappato a ogni costo. Gesù è il re del Regno di Dio che lui ha pian piano costruito amando gli ultimi, facendosi amici i peccatori, costruendo palazzi di umanità e accoglienza. Gesù è re di un regno che vuole conquistare tutto il mondo non con le armi e la violenza ma con la fraternità. La croce è il trono sul quale Gesù è diventato libero anche se inchiodato. È libero perché sceglie di starci senza scendere, e condividendo la sorte di ogni uomo a cominciare proprio dagli ultimi.

Se ne accorge proprio uno che è nella sua stessa condizione, questo malfattore che non ha alcun titolo e potere, ma ha il cuore aperto a comprendere che nell’uomo della croce si manifesta un vero re.

“Ricordati di me quando sarai nel tuo regno”, è l’atto di sottomissione del cuore che è più vera di quella di facciata che sperimentano spesso tutti i sovrani che comprano con regalie e privilegi “l’amore” dei propri sudditi. Gesù re assoluto dell’amore compie l’ultimo atto del suo regnare sulla terra regalando il paradiso a quest’uomo. Possiamo dire che quel malfattore è proclamato re a sua volta come Gesù, perché ne condivide il trono e l’amore.

Penso allora a tanti che sono su letti e sedie a rotelle, inchiodati da malattie che li rendono sempre più simili a Gesù sulla croce. Penso a tanti che donano la propria libertà di tempo ed economica per aiutare il prossimo senza cercare il proprio tornaconto ma il bene del prossimo. Tutti questi sono sudditi veri e soldati del Regno di Dio di cui Cristo è sovrano sulla croce. Tutti questi diventano re con e come Gesù.

La cosa straordinaria del regno di Cristo re è che è un regno dove tutti possono ambire al trono e alla corona, basta fare come lui. Voglio quindi anch’io diventare un re, ma non facendo quello che mi va, ma quello che vuole l’amore, salendo sulla mia croce, che diventa il mio trono, come quello di Gesù.

Giovanni don

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