una preghiera povera di parole ma ricca di Dio

DOMENICA 25 luglio 2010

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
(Dal Vangelo di Luca 11,1-13)

Questa domenica in parrocchia, abbiamo rinnovato ancora una volta l’invito ai ragazzi e animatori che partecipano al grest estivo di venire tutti insieme alla messa delle 11.15.
Anche le scorse due domeniche abbiamo fatto lo stesso invito. La partecipazione è stata un po’ scarsa, bisogna ammetterlo: una ventina di ragazzi in tutto su più di 190 che ogni giorno giocano e corrono nei nostri ambienti parrocchiali.
Questa volta, d’accordo con gli altri responsabili, abbiamo aggiunto uno stimolo in più a partecipare: chi verrà alla messa con la maglietta del grest, riceverà al termine un ghiacciolo. Chissà se funzionerà e avremo così più ragazzi…
Mi viene un po’ da sorridere al pensare a questa forma di “motivazione” non molto spirituale sulla quale puntare ad una maggiore partecipazione alla messa. Ovviamente stiamo parlando di ragazzi che, come ben sappiamo, sono generalmente “allergici” alle lunghe preghiere e soprattutto alla “temutissima” messa domenicale.
Il brano del Vangelo di questa domenica inizia con una richiesta specifica fatta a Gesù (“insegnaci a pregare”). I discepoli vedendo Gesù che prega, gli domandano come pregare allo stesso modo. Chissà quale tipo di risposta si aspettavano. Forse una serie di tecniche di meditazione particolarmente efficaci, oppure una lista di preghiere più o meno lunghe da recitare in diverse circostanze…
Gesù si limita ad insegnare loro questa breve preghiera (qui nel suo Vangelo, Luca riposta una versione ancora più corta rispetto al racconto che fa Matteo).
Non insegna tecniche di meditazione, e nemmeno una liturgia complicata e lunga con la quale avvicinarsi a Dio, ma va’ all’essenziale.
Potrebbe quasi bastare la parola iniziale della preghiera insegnata, che da senso a tutto il resto: “Padre”.
Gesù non insegna preghiere, ma insegna l’atteggiamento profondo della preghiera, che è la fiducia in Dio.
Senza questo senso profondo di fiducia, anche le preghiere più lunghe non servono, anzi diventano inutili.

    Non è importante come e che cosa si prega, ma il perché! E il perché è proprio questa crescita della presenza di Dio nel cuore di chi prega.
    Lo scopo finale del pregare è questo senso profondo di “dipendenza da Dio”, senza il quale non possiamo fare niente, senza il quale, anche le nostre grandi capacità, ricchezze e potere, le sentiamo come niente e polvere.
    Spero davvero che il ghiacciolo promesso ai ragazzi che domenica verranno a messa sia solo un pretesto iniziale. La mia speranza (e il mio impegno del celebrare messa) è che poi escano dalla chiesa con un po’ di desiderio in più di conoscere Dio come Padre. Non penso ad un cambiamento totale e definitivo, ma solo un passettino in più nel cuore…
    Se avverrà così, vorrà dire che quella promessa di ghiacciolo avrà fatto il suo compito e ne sarà valsa la pena.

Giovanni don

Riporto qui sotto quella famosa preghiera di Charles De Foucauld, che davvero riesprime con parole diverse lo spirito della preghiera di Gesù.
Parole diverse, ma identico l’abbandono al Padre che le motiva.

“Padre mio, io mi abbandono a Te,
fa’ di me ciò che ti piace.
Qualsiasi cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature:
non desidero nient’altro, mio Dio!
Rimetto l’anima mia nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.
È per me un’esigenza di amore,
il donarmi a Te,
l’affidarmi alle tue mani, senza misura,
con infinita fiducia:
perché Tu sei mio Padre!
Amen”

  1. luizia
    luglio 24th, 2010 at 14:07 | #1

    Io non so se funzionerà il ghiacciolo per i ragazzi che vengono a messa, forse – azzardo – funzionerebbe di più farli sentire indispensabili alla messa stessa, facendoli suonare, cantare, accogliere le persone, disporre fiori, leggere, tutte cose che di solito sono nelle parrocchie già appannaggio di gente adulta e un po’ gelosa dei propri incarichi, che stabilisce tutto prima. La preparazione però allora diverebbe impegnativa, gli stessi adulti dovrebbero mettersi a disposizione per curare questi aspetti insieme con i ragazzi, lavoro lungo, non facile, squisitamente pedagogico. Ad ogni modoi sono chiesta spesso come fare per aiutare i ragazzi a pregare, dove cioè scatta la scintilla che partendo dal senso del sacro, dal germe della trascendenza passato dai genitori o dagli adulti di riferimento arriva a far sì che ognuno si abbandoni alla contemplazione, alla lode, alla richiesta, nei vari modi che via via saprà trovare. Non so deve sta la risposta, ma forse nell’abitudine al silenzio e all’ascolto, così difficili per un bambino oggi. Indagare con loro l’importanza della Parola lavorando sulla memoria, con liturgie brevi, semplici ma ricche. Conoscere la vita di Gesù, le parabole, il suo stile… Si ama ciò che si conosce, in fondo…

  2. Dario
    luglio 25th, 2010 at 08:43 | #2

    Forse è il sentirsi inseguiti nei loro desideri che li può far sentire più smarriti che cercati; forse è il farli suonare, cantare, disporre fiori, leggere per attirarli che può far loro pensare che si canti, si suoni, si disponga fiori, si legga per attirare qualcuno.
    Chissà se una liturgia celebrata per la sola Gloria di Dio potrebbe motivarli a partecipare, potrebbe farli sentire attratti senza trucchi.
    Chissà se l’assemblea si girasse, tutta, verso Nostro Signore, e non si guardasse più al suo interno a cercare Chi è La, nel Tabernacolo; se la Presenza Reale di Cristo Vivo fosse facilmente individuabile nella nostra chiesa, se il Vivo Corpo di Cristo fosse presente la domenica nell’altare maggiore, e non prelevato dalla cappella feriale, quasi come fosse la “riserva della squadra”; se il culto Eucaristico fosse meno “formale e vuoto” come ci chiese Benedetto XVI l’11 giugno 2009 in San Giovanni in Laterano, che non ci sentiremmo tutti più “orientati” e “rivolti al Signore” e con noi anche i nostri ragazzi che aggiungo al nostro disorientamento anche quello della loro età in evoluzione.
    Chissà!
    Ma se nemmeno con il “La Messa è finita. Andate in pace, il gelato è servito” non si riesce ad attirarli, allora forse non resta che provare tutti a guardare Dio chiedendoGli di distogliere lo sguardo dei giovani da noi e guardare tutti solo Lui.
    Grazie, Dario

  3. Clotilde
    luglio 26th, 2010 at 16:14 | #3

    Anche se da anni non sono più impegnata nelle attività parrocchiali con i ragazzi a causa di un problema neuromotorio, non posso fare a meno di pensare che per avvicinarli al rapporto con Dio Padre nella preghiera l’elemento fondamentale sia quello che, da acuti osservatori quali sono, ci vedono vivere concretamente.
    Se il nostro pregare NON CI CAMBIA LA VITA, non riusciremo a convincerli a seguire il nostro esempio: a che gli servirebbe?
    Se, al contrario, vedono l’amore reciproco che cresce tra di noi, nei loro confronti e verso tutti, è più probabile (non oso dire che sia “certo”) che possano arrivare a vedere “Chi” ce lo fa fare e che senso abbia.
    In altre parole, e probabilmente semplificando anche troppo: se non dimostriamo di sentirci davvero fratelli e sorelle, che senso avrebbe dire ai ragazzi (o a chiunque altro) che Dio è il Padre che ci ama e ci guida sulla via del bene e che dobbiamo fidarci di Lui e fare la sua volontà? L’ipocrisia non li convincerebbe di certo!
    Il gelato o il farli sentire coinvolti può anche essere d’aiuto…

  4. marian
    luglio 27th, 2010 at 06:20 | #4

    Ciao, come è andata?
    Buona vita!

  5. brunason
    luglio 27th, 2010 at 08:30 | #5

    Se, se, se….
    Gelato o canti non possonon fare nulla di più di un debole incentivo.
    La testimonianza (a oltranza) in Chiesa e fuori…. Ahimè, neppure questo è “abbastanza”. Perchè siamo tutti molto poveri, ammettiamolo, e facilmente scandalizziamo i “piccoli”, piuttosto che attirarli verso Cristo. E perchè, di fatto, non ci guardano neppure, non sono minimammente interessati a Colui che noi, indegnamente, cerchiamo di testimoniare.
    Tu puoi essere anche una “voce che grida nel deserto”, ma se non c’è nessuno che vuole ascoltare nè la voce, nè la Parola….
    I ragazzi sono dis-tratti, assordati dal frastuono del mondo. E la Parola è “un mormorio di vento leggero” che non può (e non deve) divenire rombo di vento o fuoco…
    La soluzione?
    Non c’è. Gelato, canti, fiori: palliativi.
    La soluzione?
    Pregare il Padre della messe che mandi operai alla messe e …. e la messe agli operai volenterosi! 🙂

  6. Dario
    luglio 27th, 2010 at 23:02 | #6

    Una soluzione?
    Intanto il gelato è un premio palliativo, il canto è partecipazione alla Liturgia, che può anch’essa diventare “premio palliativo” se l’impegno nel canto è per fare bella figura con amici, genitori, parenti, ecc. e non per rendere Gloria a Dio.
    Una soluzione?
    Ma chi siamo noi per attirare qualcuno verso Cristo, più di quanto possa fare Cristo stesso.
    Una soluzione?
    Come fanno ad essere interessati a Lui se noi, anche nella liturgia, siamo più interessati a noi che a Lui.
    La soluzione?
    Come si fa a non causare frastuono se la Parola viene proclamata per essere sentita e non vissuta, se alla Parola sentita non segue degnamente la celebrazione della Memoria del Sacrificio e della PRESENZA DEL RISORTO.
    La soluzione?
    Come si fa a pregare il Padre della messe, se si riduce la celebrazione della Sacra Liturgia alla sola Memoria, o memoriale, non credendo che E’ LI’ LA PRESENZA REALE DI CRISTO, ed è lì proprio in quella Liturgia che si sta celebrando.
    La soluzione?
    Come si fa a non pensare che Cristo è DIVINITA’ ed ETERNITA’ e quindi quella liturgia che stai celebrando, proprio quella, è simultanea alla Liturgia DIVINA, che simultaneamente si sta celebrando nella Gerusalemme Celeste.
    La soluzione?
    Come si fa a non pensare che, se osi modificare la liturgia terrena con la tua improvvisazione del momento (chitarrate, applausi, saluti chiassosi, cerchi, balli) stai… ferendo l’eternità, dove la liturgia non è noiosamente uguale, è… eternamente ripetuta.
    La soluzione?
    Come fanno a guardarci se siamo noi ad essere… smarriti, smarriti anche in chiesa, dove entri e NON … SAI … PIU’ … DOVE … GUARDARE!!!
    Dove il massimo della devozione è salutare il celebrante quando vado all’ambone per le prime letture o quando ne torno.
    Non è vero che sono disinteressati, che sono distratti o dis-tratti.
    E’ vero invece che sono molto attenti e interessati e ci osservano molto bene:
    siamo noi disinteressati e distratti e viviamo il Mistero Eucaristico in modo formale, vuoto, oserei aggiungere (come oggi sento dire) in modo “totemico”!?! Sì! Abbiamo trasformato IL CORPO REALE DI CRISTO DELL’EUCARISTIA in un totem.
    E i ragazzi, intelligenti, perspicaci, attenti, critici ed… esperti, se ne sono accorti…! e non ci cascano…
    Grazie, Dario

  7. brunason
    luglio 31st, 2010 at 09:30 | #7

    @Dario
    Un consiglio s-passionato per Dario, con molta semplicità, sperando che lo accetti.
    Leggerezza… Levità…. Lo Spirito , più che spirito critico, è Spirito d’Amore, leggero, come il mormorio di vento leggero nel quale Dio si manifesta a Elia…
    Dario, take it easier…
    B.

  8. Dario
    luglio 31st, 2010 at 18:03 | #8

    Grazie a brunason!
    Dario.

  9. agosto 16th, 2010 at 15:37 | #9

    Che dire?
    Bellissima…preghiera!
    Vorrei essere tanto spietata da raccontarti la mia verità… ma dopo tutto…
    Credo che la debolezza dell’ essere umano sia nel non voler vedere l’ infinito.
    Con questa definizione…non sono spietata…e arrivo comunque al nocciolo della questione.
    Comunque, visto che sei tanto ispirato…tu cosa ci faresti con una bacchetta magica? No, ti spiego, perchè anche dai desideri si vede l’ indole dell’uomo!
    Io…con una bacchetta magica allargherei i miei orizzonti…e di conseguenza anche quelli degli altri!!!!!!!!!!!!

  10. paolo
    agosto 17th, 2010 at 07:25 | #10

    Torno da un’esperienza di tre giorni a Sant’Antimo con il mio gruppo scout; lì i canonici pregano in latino, e non è facile seguire la Messa e le altre preghiere. Mentre ascolti e cerchi di concentrarti, ti viene da chiederti che senso abbia una preghiera che non capisci, come possa attirare un gruppo di giovani – che già fanno fatica ad accettare la presenza di Dio nella loro vita.
    Poi esci e ascolti la testimonianza dei frati che vivono là, e che sono visibilmente contenti della loro vita, che a noi può sembrare durissima. Ecco, forse è questo la soluzione; come possiamo essere testimoni del messaggio di Cristo se non testimoniando la gioia che Lui ci ha lasciato? Se le nostre preghiere e le nostre Messe non dicono al mondo quanto ci rende felici la nostra fede, possono essere preghiere utili a noi, ma sterili perchè non diffondono il Suo messaggio di amore

  11. molly
    agosto 18th, 2010 at 12:50 | #11

    In questo vangelo ho l’impressione che Gesù voglia fissare la ns attenzione sull’importanza che ha x ogni essere umano la preghiera. La preghiera costante,continua, spontanea che nasce dal profondo del cuore come un’esigenza x rimanere in continuo contatto con Lui.Si può pregare in vacanza mentre si nuota in piscina o al mare,si può pregare mentre si passeggia tra i viottoli di montagna xchè il solo osservare la natura che ci circonda e riconoscerla come opera e dono del ns Creatore x ognuno di noi e ringraziarlo e lodarlo è già preghiera spontanea. La preghiera spontanea ci avvicina a Gesù e ce lo fa sentire ns Amico e ci spinge inconsapevolmente a cercare anche altre forme di preghiera costruite e ad arricchirle con la partecipazione a messe, comunità….Attraverso la preghiera impariamo ad amare Lui e ad abbandonarci totalmente tra le sue braccia misericordiose e più la preghiera è insistente, più è continua, più è martellante e piena di fiducia, più l’unione si rafforza e l’amore cresce. Penso proprio che, x i ns giovani, dobbiamo pregare molto con una preghiera costante e implorante affinchè il ns Padre Celeste tocchi i loro cuori, la loro mente e dia loro uno stile di vita”SANTO” in cui riscoprano i valori morali, religiosi, familiari che sono alla base di una vita sana in cui possa attecchire lo Spirito di Dio x elargire loro i doni uno dei quali è proprio la “preghiera”.

  12. Dario
    agosto 19th, 2010 at 17:29 | #12

    La verità non è spietata, è carità!
    L’infinito, o meglio, l’Eterno è davanti a noi, nel Tabernacolo, Vivo e Vero, ed ogni volta nella Consacrazione (con-sacra-azione) si ripresenta nel presente, nella storia, nel tempo, della durata temporale!
    Il problema non è la bacchetta magica a cui arrivare per risolvere i problemi irrisolvibili, (nel cristianesimo di magico non c’è niente), ma partire dalla Croce, bacchette incrociate allo scopo di certificare la Rivelazione al costo di quel Sacrificio. E’ quando si passa dalla Croce allo stecchetto del ghiacciolo, che si deve proseguire con la bacchetta magica per dare un senso, avere una soluzione.

    Messa in latino. Certo che è difficile seguire la messa non capendo cosa si dice! Ma se si sapesse “cosa” si fa, cosa “succede”, cosa significa “quel momento” della liturgia, o in italiano o in latino le cose potrebbero cambiare poco.
    Ma ci vorrebbe un liturgista per ogni parrocchia o gruppo scout: un po’ difficile. Una possibilità ci sarebbe per aprirsi a queste conoscenze! Sul sito di Radio Maria c’è, intorno al 20-25 di ogni mese, una trasmissione del teologo don Nicola Bux che spiega il significato della liturgia e delle sue parti. Quelle già andate in onda si possono riascoltare.
    Grazie, Dario

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