tutto crolla… ma non Dio


DOMENICA 14 novembre 2010

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
(dal Vangelo di Luca 21,5-19)

Mi ricordo la sensazione di angoscia che ho provato l’11 settembre 2001, e anche i giorni successivi dopo lo spaventoso attacco terroristico agli Stati Uniti, vedendo i grattacieli bruciare e poi crollare fino a terra.
Era davvero impressionante per me (e non solo per me ovviamente) vedere edifici enormi, fatti di acciaio e alti più di 100 piani, ridursi ad un cumulo di macerie in pochi secondi. Le torri gemelle erano state costruite per durare secoli e ogni giorno migliaia di persone, oltre che lavorarvi dentro, venivano a visitarle, godendo dalla cima il panorama di una delle città più potenti al mondo, New York.
Il crollo delle torri ha davvero segnato una generazione. A mio avviso ha rafforzato dentro quella sensazione di precarietà e insicurezza che sempre, come uomini contemporanei, ci portiamo dentro. Se anche un edificio così solido e ben progettato, in una città di nazione così militarmente sicura e forte, può venire giù come un castello di carte, allora veramente questa sensazione di precarietà aumenta.
Quando Gesù profetizza la distruzione dell’enorme stupendo Tempio di Gerusalemme, sicuramente in pochi ci credono, ma proprio mentre cresce l’ammirazione per la bellezza di questa simbolo religioso, Gesù ne decreta la fine. Il Tempio di Gerusalemme, per gli ebrei di allora, era il segno della presenza di Dio, il luogo dal quale Dio protegge il popolo di Israele. Non può sparire!
Ma la profezia di Gesù non si ferma al Tempio, ma parla anche di altre distruzioni e di un crescere di precarietà e sconvolgimenti terreni e cosmici. Non solo il Tempio e le nazioni vengono sconvolte, ma persino quelli che sembrano essere gli “edifici” più solidi che sono la famiglia e l’amicizia (“sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici…”).
Tutto sembra così precario e non-eterno. Penso che in questo senso le parole di Gesù si avvicinano veramente al nostro profondo stato d’animo nel mondo che viviamo, un mondo che appare “malato” e in continuo pericolo di perdere quel bene che cerca di conquistare, quella pace e serena convivenza che tutti aspiriamo.
Anche quello che sta succedendo nella Chiesa in questo periodo mi richiama le parole del Vangelo.
Si parla da un po’ di tempo di “crollo” della credibilità della Chiesa. Gli scandali della pedofilia stanno davvero sgretolando le pietre della credibilità. E a questo si affianca la sempre maggior freddezza di tanti nei confronti di quello che insegna la Chiesa e nei confronti dei suoi riti e tradizioni. Non è più la religione di massa come era una volta e le chiese sono sempre più vuote. Uscendo poi dall’Italia e dal tranquillo convivere religioso occidentale, basta andare in zone più “calde” del pianeta e veniamo a sapere che le persecuzioni contro i cristiani non sono solo cose da libri di storia romana, ma sono ancora attuali. Ci sono ancora luoghi dove esser cristiani e andare alla messa è a proprio rischio e pericolo di vita. Le notizie dell’Iraq di questi giorni ce lo ricordano.

    “Avrete occasione di dare testimonianza”. Questa è la risposta di Gesù davanti alla profezia del crollo del Tempio, della persecuzione e del tradimenti perfino della propria famiglia e degli amici.
    Il cristiano non vive su un altro pianeta, nella pace e tranquillità della vita. Il cristiano non è un alieno che non si immerge nella precarietà del mondo. Non viviamo in un mondo sano, senza problemi. Ogni giorno sperimentiamo la precarietà anche delle nostre stesse scelte e capacità.
    Ma è proprio qui quella che Gesù chiama “occasione di testimonianza”. Non siamo noi a reggere il mondo. Non è bravura nostra se il Vangelo vince. Non siamo noi a “contenere” Dio nei templi delle nostre organizzazioni e piani pastorali. Tutto è destinato ad avere un termine, ma non Dio. Questo siamo chiamati a raccontare con la nostra vita.
    La Chiesa così come la conosciamo, con le sue chiese, cattedrali, organizzazioni e strutture, è segnata dal limite umano e quindi piena di precarietà. Questo non ci deve spaventare, ma al contrario ci deve far ri-centrare la nostra speranza in Dio e nel Vangelo di Gesù. Questi sono eterni, non noi.
    Le prime comunità cristiane (per le quali scrive il suo vangelo Luca…) erano segnante da una continua precarietà, e le persecuzioni, anche interne alla famiglia, erano costanti. A loro l’evangelista ricorda le parole piene di speranza di Gesù: “io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere… e nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”.
    Anche per noi è questa Parola di Gesù.
    Anche noi cristiani di oggi è rivolta questa Parola, a noi che siamo tentati di lasciarci andare al pessimismo e all’autodifesa difronte al mondo che cambia e che ci mette in discussione.
    Il mondo pieno di contraddizioni e precario è l’occasione della testimonianza.
    In fondo è quello che ha fatto lo stesso Gesù. Sceso in terra come uomo, ha lasciato che il tempio del suo corpo venisse distrutto e sepolto. La croce, simbolo di morte e del male che vince, è diventata, con la resurrezione, l’occasione di testimoniare della forza di Dio.

Giovanni don

  1. brunason
    novembre 13th, 2010 at 07:37 | #1

    “Tutto sembra così precario e non-eterno…. Questo non ci deve spaventare, ma al contrario ci deve far ri-centrare la nostra speranza in Dio e nel Vangelo di Gesù. Questi sono eterni, non noi … Non siamo noi a reggere il mondo. Non è bravura nostra se il Vangelo vince”.

    Eh si. Non voglio dimenticarlo. Anche se il mondo appare malato, anche se noi siamo poco credibili, il Vangelo vince. Al di là di noi.

    Un Vangelo scomodo, ma sempre Vangelo: una Buona Notizia.

    Grazie infinite.

  2. Vincenzo
    novembre 13th, 2010 at 19:14 | #2

    La vignetta mi ricorda una barzelletta di quando, durante la Trasfigurazione, Pietro voleva costriure tre tende. Gesù lo fa riflettere: una per Gesù, una per Mosè, una per Elia … e per te Pietro. – oh!, io ho il Vaticano

  3. Marcello
    novembre 14th, 2010 at 18:02 | #3

    @Marcello

    Marcello :
    “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”
    Il cristiano deve essere perseverante nella preghiera anche nei momenti più bui e difficili della vita quando cioè il potere delle tenebre incombe su di noi. E’ proprio in quell’ ora che il Signore misura la nostra fede.

  4. roberto
    novembre 15th, 2010 at 13:46 | #4

    Credo che i problemi legati alla cultura dilagante nel nostro bel mondo occidentale e secolarizzato siano riconducibili essenzialmente all’incapacità di leggere il messaggio evangelico; il tutto è diventato opinione, argomento di conversazione, fortemente impregnato di religiosità naturale e supponenza che ci fa ritenere quelli su cui si reggono le fondamenta della chiesa. Quando non siamo indifferenti o diffidenti rischiamo di fare del colonialismo religioso che porta odio, discriminazione e sofferenza. Il Signore ci dice invece che siamo dei servi inutili, che nulla possiamo sulle nostre forze, che possiamo testimoniare con l’esempio e con l’amore. Lontano dalla Sua parola sarei in grado solo di snaturarne la portata e di amplificare il mio ego.

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