senza cuore la messa è finita


DOMENICA 26 giugno 2011
Solennità de Corpo e Sangue del Signore
CORPUS DOMINI

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
(dal Vangelo di Giovanni 6,51-58)

L’Eucarestia non è principalmente una cosa da spiegare ma prima di tutto è una esperienza da vivere. Non sto ovviamente rigettando in due secondi tutta la riflessione teologica che nei secoli la Chiesa ha prodotto sulla Messa, ma credo che anche nelle intenzioni di Gesù e in quello che i suoi primi apostoli e amici hanno raccolto ci sia un insegnamento di vita concreta per non ridurre l’Eucarestia solamente ad una serie di pensieri astratti.
Dico questo perché avendo concretamente a che fare con i ragazzi e adolescenti della parrocchia, mi accorgo che non serve a nulla trovare una buona spiegazione sull’importanza della Messa per convincerli a superare l’istintivo senso di noia e rifiuto che questa parola fa scaturire loro. Me se sono accorto specialmente in questi giorni di campo estivo in montagna con un bel gruppo di 50 ragazzi di seconda media e i loro animatori adolescenti. Bastava un velato richiamo alla Messa che subito dalle loro facce si capiva che non ne volevano sapere, e che al massimo avrebbero “sopportato” la cosa, purché durasse poco.
Ho quindi lasciato libera la celebrazione alla Messa quotidiana, così che chi fosse venuto potesse fare una scelta libera. Non mi va proprio che la Messa sia avvertita come un obbligo e un sacrificio… Non credo che fossero questi i sentimenti principali che Gesù voleva nei suoi amici.
Le parole dei Giudei riportate dall’evangelista Giovanni, ben fotografano la fatica di capire il significato vero e concreto delle parole di Gesù anche oggi. La realtà dell’Eucarestia ci rimanda ad un incontro personale con Gesù che si propone come “pane”, un cibo che sazia il cuore e la vita interiore e fa sperimentare nella limitatezza dell’esperienza umana l’eternità di Dio. Ma come fare per capire questo…?
Credo che davvero la Messa si comprenda se la si inserisce in tutta una vita evangelica. Se in questa settimana di campo estivo non ho obbligato nessuno dei ragazzi a venire a messa, ho cercato però con gli altri educatori di far fare loro una esperienza di comunione profonda e vera, fatta di collaborazione, di amicizia, di perdono reciproco. Credo davvero che senza il prima e il dopo secondo i principi del Vangelo, la Messa si trasforma in un atto incomprensibile fatto di gesti strani e alla fine noiosamente ripetitivi, che nessuna spiegazione teologica può far brillare.
Se celebrare la presenza viva di Gesù nel pane e nel vino significa entrare in comunione con Lui e tra di noi, allora anche prima e dopo la Messa ci deve esser un contesto di vita in comunione tra noi e con Dio. Se le parole di Gesù che troviamo nel Vangelo non hanno mai posto nella vita quotidiana, in quello che facciamo in casa, al lavoro, con gli amici e ovunque siamo, allora nemmeno le celebriamo all’interno della Messa ci possono interessare, e diventano poco significative.
I Giudei non capivano le parole di Gesù e le avvertivano come senza senso, perché non erano suoi amici e non avevano una fiducia quotidiana con lui. Lo stesso dobbiamo chiederlo a noi stessi, in modo da superare il vivere la Messa come semplice dovere esterno a noi, ma che non tocca il cuore.
Solo quando la partecipazione alla Messa sarà avvertita come necessità profonda del nostro esser cristiani, andremo in cerca delle spiegazioni, perché avremo il desiderio di vivere sempre meglio questa esperienza.
Le messe celebrate durante questo campo (a parte quella finale con tutti i ragazzi e genitori) sono state partecipate da un piccolo gruppetto. Forse erano povere di presenza, ma sono certo che erano più vive e convinte, perché i pochi ragazzi e animatori che hanno partecipato hanno sentito che era una esperienza bella per loro, bella proprio perché non imposta. Spero davvero che sia nato anche in loro il desiderio di approfondire l’esperienza fatta.
La domenica quando celebro l’Eucarestia, cerco sempre di scacciare la tentazione di essere contento solo se c’è “molta gente”. Cerco invece di non spegnere mai in me la domanda “perché siamo qui?” e “cosa posso fare perché sia una vera esperienza di comunione?”

Giovanni don

  1. Nuccia
    giugno 26th, 2011 at 18:35 | #1

    Vivere è mangiare. Vivere e mangiare. C’è qualcosa di cui non possiamo fare a meno. E’ il cibo quotidiano. Ma non si vive di solo pane. Cerchiamo in continuazione qualcosa che dia senso alla nostra vita, alla nostra morte. Tu solo hai parole di vita eterna. Una Parola che riempia la nostra umanità, la arricchisca di passione, di senso, di valore, di sacro.
    Dio viene verso me.
    Io posso andare verso Dio.
    Devo assorbire, assimilare il suo modo di vivere, il suo modo di amare gli altri. Diventare una sola carne. Fondersi in ogni gesto, in ogni respiro, in ogni pensiero, in ogni desiderio…questa è una grande storia d’amore!!!
    Questa sì che è vita!!!
    Grazie don.

  2. Dario
    giugno 27th, 2011 at 01:52 | #2

    Un abbraccio fraterno in Cristo!
    Caro don Giovanni, appena ho potuto leggerti con calma mi è venuto su, dal cuore: Ecce homo!
    Ma anch’io sono un uomo e non posso tirarmi indietro: non l’ho fatto con altri, non lo posso fare con te.
    Ti vedo, anche se per me sei uno schermo di computer sul quale appare ogni domenica una tua vignetta e la tua omelia, divisa in due parti: quella, diciamo, più di pastorale evangelica, e quella, diciamo, più di pastorale sociale.
    Davanti al “CORPUS DOMINI” la tua omelia diventa unica, intera! Davanti all’Ostia che tu consacri ti fai delle domande! Davanti al CORPO DI CRISTO che tieni nelle mani le tue domande sono senza risposte!
    Lo sai bene che noi lo volgiamo sapere da te «perché siamo qui?» ma tu ti stai pure chiedendo «cosa posso fare perché sia una vera esperienza di comunione?» e allora ti devi sforzare! E lo sforzo non sta nella risposta alla domanda «perché siamo qui?»: lo sforzo sta nel «non spegnere mai in» te «la domanda» del perché sei lì, perché il rischio che corri è che se non ti sforzi, ti puoi trovare lì senza sapere veramente il perché!
    Ti vedo, mentre ti accorgi «che non serve a nulla trovare una buona spiegazione sull’importanza della Messa per convincerli a superare l’istintivo senso di noia e rifiuto che questa parola fa scaturire loro.» Ti vedo quando noti che basta «un velato richiamo alla Messa che subito dalle loro facce si capiva che non ne volevano sapere, e che al massimo avrebbero “sopportato” la cosa, purché durasse poco.»
    Ti vedo quando non ti «va proprio che la Messa sia avvertita come un obbligo e un sacrificio…».
    Ti vedo, che ci posso fare!
    E ti vedo anche quando… (Signore, allontana da me ogni forma di superbia! Perdona il modo diretto con cui sto scrivendo, accogli la carità del perché lo sto facendo!) determini ciò che ti affligge.
    Sì! Ti vedo quando “capovolgi” i termini della questione, ed in questo capovolgimento ti smarrisci, perché proprio quando ti sembra di avere in pugno la situazione, proprio in quel momento ti sfugge di nuovo di mano!
    1) Cominciamo dal titolo: “Senza Cuore La Messa È Finita”.
    E’ il contrario! E’ il contrario, caro don Giovanni! Non è la Messa che finisce senza il Cuore! E’ il cuore che finisce senza Messa.
    2) Il termine esatto è EucarIstia e non EucarEstia: è vero, si può dire anche così, e così è spesso chiamata anche da persone colte e preparate, ma… come la chiama il Santo Padre? Controlla (solo dalle fonti ufficiali, però) e vedrai!
    3) E’ il contrario! L’Eucaristia è principalmente una “cosa” da spiegare e dopo una esperienza da vivere! Altrimenti non puoi evitare che ognuno spieghi la “cosa” con la propria esperienza e devi subire che, se ogni esperienza è vera, ogni spiegazione sia vera. Non ti meravigliare allora quando ognuno poi se la canta e se la suona come più gli pare e tu non riesci a «trovare una buona spiegazione sull’importanza della Messa».
    4) E’ il contrario! E’ l’Eucaristia l’insegnamento di Gesù per non ridurre la vita concreta ad una serie di pensieri astratti!
    5) E’ il contrario! Noi non siamo oggi come i Giudei citati da Giovanni: quelli non capivano prima della Rivelazione, noi non capiamo dopo la Rivelazione!
    6) E’ il contrario! La realtà dell’Eucaristia non rimanda a niente, E’ REALE e basta! Non è l’incontro con Gesù che rende reale l’Eucaristia, è l’Eucaristia che rende reale l’incontro con Gesù.
    7) E’ il contrario! Si può comprendere tutta una vita evangelica se la si inserisce nella Messa!
    8) E’ il contrario! Non si celebra la “presenza” viva di Gesù nel pane e nel vino per entrare in comunione con Lui: si celebra la “comunione” con Lui PRESENTE NEL PANE E NEL VINO!
    9) E’ il contrario! Se le parole di Gesù all’interno della Messa non ci interessano e sono poco significative, allora non hanno posto nella vita quotidiana, in quello che facciamo a casa, al lavoro, con gli amici!
    10) E’ il contrario! Non è l’amicizia con Gesù che ci fa superare il vivere la Messa come semplice dovere esterno; è vivere la Messa come esigenza interna, che tocca il cuore (questo sì) che ci fa amici di Gesù!
    11) E’ il contrario! Solo quando avremo le spiegazioni giuste ed esaurienti, la partecipazione alla Messa sarà avvertita come necessità profonda del nostro essere cristiani!
    E finalmente sei arrivato alla prima decisione importante: non è la “molta gente” che rende utile, valida ed importante la celebrazione! E’ la celebrazione che rende valida, utile ed importante la gente! Quindi: o la chiesa è piena o è vuota la Celebrazione è valida, utile ed importante perché è sempre la liturgia terrena simultanea alla liturgia che in quel momento si sta celebrando nella Gerusalemme Celeste! Quindi? Non è la comunione che rende valida, utile ed importante l’Eucaristia, ma è l’Eucaristia a rendere valida, utile ed importante la comunione.
    (E così hai spazzato via, con la tua esperienza liturgica e con la tua sensibilità pastorale, quella convinzione secondo la quale la cappella feriale serve per quando ci sono poche persone, così, nella cappella più piccola le persone sembrano di più, e dando di più l’idea della comunione, darebbero di più il senso all’Eucaristia). Quindi, quando torni dal campo, non usare più la cappella feriale per le celebrazioni feriali, ma usa sempre l’altare che usi di domenica: con la chiesa piena o con quattro gatti!
    Spiegare la transustanziazione è difficile (e le discussioni a cui hai assistito qui lo dimostrano) ma tu ti chiedi: posso fare qualcosa?
    Ti vedo, te l’ho detto: Sì che puoi fare qualcosa!
    Sposta il Tabernacolo dalla Cappella dell’Adorazione (che è anche Cappella Feriale) e portalo dietro l’Altare, nel Presbiterio: così lo fai vedere che l’Eucaristia e VERO CORPO DI CRISTO e non pane che sazia il cuore e la vita interiore. Così si capisce che il Tabernacolo è CUSTODIA e non RISERVA del CORPO DI CRISTO.
    Togliti di mezzo! Sì, sposta la Sede dal centro, perché non sei tu il centro, ma è Cristo che usa il tuo corpo per parlare: in Persona Christi non significa che tu sei Cristo, significa che Cristo parla attraverso di te.
    Quando proclami il Vangelo fai percepire che il “sacro della Parola” non è il “supporto cartaceo”; il sacro è la “Parola che Cristo ha pronunciato” che si ri-rende udibile attraverso la tua voce che legge il testo scritto.
    Quando arrivi all’altare alla celebrazione, prima di inchinarti a baciare la “mensa” genuflettiti al Tabernacolo!
    Quando pronunci la parole della Consacrazione del pane e del vino, fallo in modo da rendere chiaro ciò che sta avvenendo: NON E’ IL RACCONTO di quello che successe duemila e passa anni fa; E’ L’IRRUZIONE DELL’ETERNITA’ IN QUEL PRECISO MOMENTO!!! Registrati, non è sacrilegio o profanazione, registrati e riascoltati! La vedi l’Eternità arrivare? Se quando ti ascolti non la vedi, fai in modo da farla vedere. Il tono di voce non modifica il succedere del Mistero, quello succede comunque. Il tono di voce modifica la visione del Mistero che succede.
    Elimina tutte le invenzioni che hai aggiunto al Messale Romano ed alle sue Rubriche nella tua liturgia (le rubriche sono quelle scritte di colore rosso – ruber da latino rosso – che si leggono nel Messale, nota per chi non lo sapesse): vedrai che quei gesti strani non saranno più incomprensibili! Sono noiosamente ripetitivi se cerchi di modificarli con le inventive del momento, perché alla fine l’inventiva si esaurisce e resti con la ripetitività che la fine dell’inventiva rende noiosa!
    Non dilungarti in didascalie esplicative durante la celebrazione, distraggono dal sacro e rendono la liturgia inutilmente lunga.
    Spiegalo in altri momenti, per esempio il significato del Sanctus prima della Consacrazione! Spiegalo in altri momenti che siamo noi che dobbiamo Benedire Gesù (Benedetto Chi viene nel nome del Signore) perché Cristo venga nel Pane e nel Vino: se noi non lo benediciamo, Cristo NON VIENE!
    Prima della Messa, spiega a chi ti accompagnerà per la comunione che la patena non serve per proteggere il comunicando ma le particole: perciò dopo le comunioni non va roteato per aria (o addirittura messo sotto l’ascella, se l’aiutante deve comunicarsi) ma va consegnato orizzontale all’altare per la raccolta delle particole nel calice dove, aggiungendo l’acqua, le potrai bere per evitare il rischio della profanazione del Corpo presente anche nelle particole.
    Vorrei continuare ma mi fermo e ti dico.
    La Messa annoia, è rifiutata e sopportata perché l’hai resa troppo “umana”.
    E’ il tuo rapporto con CRISTO EUCARISTIA che fa diventare la Messa concreta e non astratta.
    E’ la tua testimonianza di Fede, non la tua organizzazione, ad essere fulcro della comprensione.

    Ti ho espresso il mio pensiero perché ti vedo, ti vedo la sera prima di addormentarti a pensare: “cosa posso fare domenica prossima per attirare i ragazzi e non solo loro…”
    Beh, una cosa la puoi fare: cancella tutto quello che ho scritto e leggiti il libro di don Nicola Bux: Come andare a Messa e non perdere la fede! Oppure, e sarebbe ancora meglio, invitalo ad un incontro alla tua Parrocchia: vedrai, sarà un incontro che farà di nuovo “brillare” le tue liturgie.
    Dopo di che, potrai affrontare la lettura di “Teologia della Liturgia” di Benedetto XVI.
    Un abbraccio fraterno in Cristo.
    Dario

  3. giugno 27th, 2011 at 09:10 | #3

    Come ti capisco caro Don …
    La situazione è davvero, … come dire … paradossale.
    Ieri era “CORPUS DOMINI”.
    Un tempo si facevano processioni molto partecipate … e non è credibile pensare che le facessero perché “obbligati”.

    Certo molti erano alla processione solo per “tradizione”, ma quanti sino sono avvicinati ed anno quindi approfondito questo loro “essere li per tradizione” trasformandolo in un “sono qui perché ti Amo, mio Amato Gesù”?

    Ebbene la chiesa era veramente poco piena, … il mio Don si è persino sentito in dovere di dire due parole di “scuse” dicendo che molti erano partiti per le ferie … ma i conti non tornano visto che in oratorio ci sono 500 ragazzi per l’estate ragazzi.
    Dove erano la domenica mattina? Dove erano i genitori?

    Forse qualcosa non funziona.
    Non ho la risposta, …. ma è evidente che qualcosa non funziona.
    Se si organizza una Estate ragazzi, o come hai fatto tu, un campo estivo, e poi prevale solo la voglia di giocare… in cosa saremmo di diversi da una delle tante e varie agenzie di divertimento stile villaggio vacanze?
    Forse perché usiamo molto i “volontari” animatori e quindi la gente ci sceglie perché siamo più economici?
    ….

    Sto esagerando, e mi scuso.

    Ma la questione di fondo resta.

    Non sarebbe forse bene trovare un nuovo equilibrio?
    La messa certo non può essere imposta e nemmeno avrebbe molto senso se vissuta come una cosa che deve durare poco.

    Ma … facciamo memoria di noi stessi. Io non volevo andare a scuola da piccolo. Che noia i compiti!
    Eppure i miei genitori sono stati dei buoni genitori proprio perché mi hanno sempre fatto andare a scuola. E mi hanno sempre chiesto se avessi fatto i compiti.
    Sapevano che era una cosa importante e non se ne sono “fregati”.
    Anzi, proprio la loro insistenza mi ha fatto capire (prima che lo capissi da me) che era una cosa importante.

    Ecco, se anche noi crediamo che la nostra fede sia una cosa importante, di cui nutrirci e nutrire i nostri figli, forse è il caso di comportarsi come buoni genitori.
    (Mi viene in mente l’immagine dei genitori che imboccano il bebè anche se lui gira la faccia da un’altra parte 🙂

    Certo i giovani in oratorio non sono figli nostri e quindi occorre cercare un equilibrio nuovo, io non ho la risposta …
    Ma un figlio obbedisce ad un genitore perché sa che gli vuol bene e lo fa per il suo bene.
    Ed su questo punto si lavora e ci sono sempre ampi margini di miglioramento …
    Ma anche un genitore sa mandare un figlio a scuola anche se ti dice che non c’ha voglia e ti guarda con un espressione che è tutto fuorché entusiasmo.

    Per cui è utile porsi la tua domanda:
    “cosa posso fare perché sia una vera esperienza di comunione?”

    Ma la risposta potrebbe non risiedere solo nel curare in modo particolare la celebrazione, in modo da far percepire “il Sacro” e far scaturire l’esigenza di nutrirsi di Esso.

    Ma occorre anche curare il “prima”, ovvero lavorare per poter trovare un equilibrio che possa condurre l’intera comunità a venire e vedere quanto e buono il Signore.

    … e non solo venire e giocare.

    Francesco.

  4. Daniele82
    giugno 27th, 2011 at 10:35 | #4

    Quasi sempre dimentichiamo che “io sono” Gesù, “tu sei” Gesù, “lui\lei è” Gesù, “noi siamo” Gesù, “voi siete” Gesù, “loro sono” Gesù. Perché? Vogliamo essere diversi che pretendiamo però l’uguaglianza? C’è sempre qualcosa che non va, purtroppo!
    Effettivamente tutti i preti, le suore, i vescovi si vestono quasi uguali, anche i testimoni di Geova si vestono uguali, dal punto di vista della moda.
    E dal punto di vista morale, tutti abbiamo bisogno di amore, ma abbiamo pensieri diversi, modi di ragionare diversi… e finiamo di essere anche contraddittori finendoci a dire: “Tu non mi capisci! Io non ti capisco”.

    E un’altra cosa: ho la sensazione che i film horror stanno per diventare reali, in cui gli esseri umani diventeranno carnivori, mangieranno gli esseri umani, e proveremo paura e schifezza, però non proviamo paura e schifezza nel mangiare la carne e bere il sangue di Gesù, vero? Non siamo dracula, ma filosoficamente dracula, eh?

    Buona giornata!

  5. Dario
    giugno 27th, 2011 at 13:47 | #5

    … caro don Giovanni, è ora che la prendi una decisione seria, visto che siamo arrivati al dunque: o credi a Giovanni o credi a Daniele82 (che mi sembra il cugino di Daniele)! Non c’è più scampo per te!!! Deciditi e facci sapere!!!
    Dario

  6. giugno 27th, 2011 at 14:52 | #6

    Da come ho letto questo blog, il Don non risponde mai ai commenti.
    Ma penso che li legga tutti … e li mediti nel suo cuore.
    Magari accompagnandoci in preghiera.
    🙂

    Voglio quindi condividere con tutti le parole del Papa, tratte dalla sua omelia di domenica:

    … Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche».

    Infatti, chi ha compreso davvero che cos’è l’Eucaristia, non può non cambiare anche i suoi comportamenti sociali. E così, alla fine, cambia la società. «Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna».

  7. Dario
    giugno 27th, 2011 at 16:07 | #7

    … e PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra il Corpus Domini, la festa dell’Eucaristia, il Sacramento del Corpo e Sangue del Signore, che Egli ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa.

    L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa: un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo. Come afferma l’apostolo Paolo: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17). Senza l’Eucaristia la Chiesa semplicemente non esisterebbe.

    E’ l’Eucaristia, infatti, che fa di una comunità umana un mistero di comunione, capace di portare Dio al mondo e il mondo a Dio. Lo Spirito Santo, che trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, trasforma anche quanti lo ricevono con fede in membra del corpo di Cristo, così che la Chiesa è realmente sacramento di unità degli uomini con Dio e tra di loro.

    In una cultura sempre più individualistica, quale è quella in cui siamo immersi nelle società occidentali, e che tende a diffondersi in tutto il mondo, l’Eucaristia costituisce una sorta di “antidoto”, che opera nelle menti e nei cuori dei credenti e continuamente semina in essi la logica della comunione, del servizio, della condivisione, insomma, la logica del Vangelo.

    I primi cristiani, a Gerusalemme, erano un segno evidente di questo nuovo stile di vita, perché vivevano in fraternità e mettevano in comune i loro beni, affinché nessuno fosse indigente (cfr At 2,42-47).

    Da che cosa derivava tutto questo?

    Dall’Eucaristia, cioè da Cristo risorto, realmente presente in mezzo ai suoi discepoli e operante con la forza dello Spirito Santo. E anche nelle generazioni seguenti, attraverso i secoli, la Chiesa, malgrado i limiti e gli errori umani, ha continuato ad essere nel mondo una forza di comunione.

    Pensiamo specialmente ai periodi più difficili, di prova: che cosa ha significato, ad esempio, per i Paesi sottoposti a regimi totalitari, la possibilità di ritrovarsi alla Messa Domenicale! Come dicevano gli antichi martiri di Abitene: “Sine Dominico non possumus” – senza il “Dominicum”, cioè senza l’Eucaristia domenicale non possiamo vivere. Ma il vuoto prodotto dalla falsa libertà può essere altrettanto pericoloso, e allora la comunione con il Corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà, per ritrovare il gusto della verità e del bene comune.

    Cari amici, invochiamo la Vergine Maria, che il mio Predecessore, il beato Giovanni Paolo II ha definito “Donna eucaristica” (Ecclesia de Eucharistia, 53-58). Alla sua scuola, anche la nostra vita diventi pienamente “eucaristica”, aperta a Dio e agli altri, capace di trasformare il male in bene con la forza dell’amore, protesa a favorire l’unità, la comunione, la fraternità.

  8. Dario
    giugno 27th, 2011 at 16:20 | #8

    @Francesco
    Al Don non serve rispondere ai commenti, parla nelle sue omelie.
    E ieri, non una parola sulla Transustanziazione, non una sullo Spirito Santo che trasforma il Pane ed il vino in Corpo e Sangue, non una sulla Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia, non una citazione Biblica, non una citazione Teologica, non una citazione Magisteriale.
    L’Ordinazione Sacerdotale impone che le omelie esprimano il pensiero della Dottrina, e non opinioni personali: queste possono essere espresse in tutte le altre sedi, come questo blog, per esempio.
    Dario

  9. Nuccia
    giugno 27th, 2011 at 16:26 | #9

    Eucarestia o eucaristia?
    Charitas o caritas (Amore o potere)?
    Prima l’obbligo e poi il cuore?
    Prima il mistero e poi la vita reale?
    Prima capire e poi vivere? O vivendo si cerca di capire?
    Si ama per attrazione e non per costrizione!!
    Io non ricordo da che parte stava il tabernacolo nella chiesa della mia infanzia.
    Io non ricordo quante genuflessioni facesse il sacerdote davanti all’altare.
    Io non ricordo il tono di voce dei sacerdoti durante la consacrazione. Ognuno ha il suo, penso.
    Io ricordo quando perdonandomi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
    mi dicevano che Dio è Amore.
    Io ricordo se quello che dicevano corrispondeva a quello che vivevano.
    Io ricordo le parole scritte da Paolo ai cristiani di Corinto:”Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’ Amore sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna”.
    Io ricordo i miei genitori, come lavoravano, come pregavano, come vivevano.
    Ricordo l’oratorio, i giochi, gli amici, i campi che hanno rallegrato la mia giovinezza.
    Ricordo le processioni con gli abiti bianchi della prima comunione e i cestini
    con i petali di rosa, ma non sono quelle che mi hanno fatto crescere nella fede e nell’amore.
    Quando la Messa annoia è perchè non è abbastanza umana!!! non il contrario!!!
    Gesù è stato campione di umanità!
    Solamente l’accoglienza della vita che viene da Dio è Vita come capacità di convivenza, amore, donazione, responsabilità verso il mondo: se non mangiate la mia carne…non avrete la Vita. L’Eucarestia non è solo un rito religioso, ma è infusione di energia, forse la più essenziale, per rendere vera l’esistenza di ogni uomo e di ogni donna.
    Oggi molti dicono di essere cristiani, alcuni vanno a messa e ricevono l’Eucarestia, ma non cambia nulla nella loro vita.
    La Vita eterna che ci ha promesso Gesù viene conquistata da una vita temporale della quale noi siamo i protagonisti.
    Oggi i giovani e le loro famiglie vivono contesti molto diversi confronto solo a vent’anni fa.
    Occorrono altri modi e altre forme d’insegnamento.
    I valori della fede non sono tramontati.
    G.Bateson diceva “l’innovazione senza conservazione conduce alla follia e la conservazione senza innovazione conduce alla morte”.

  10. giugno 28th, 2011 at 13:40 | #10

    Devo ammettere che non mi piacciono queste “polemiche”.

    Prendo a prestito le parole di conclusione dell’articolo “Scola arcivescovo a Milano, un messaggio a tutta la Chiesa” di Andrea Tornielli su La BussolaQuotidiana
    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-scola-arcivescovo-a-milanoun-messaggio-a-tutta-la-chiesa-2293.htm

    Le usa in un altro contesto ma penso che possano servire per non scannarci tra noi.
    Ma che ognuno possa contribuire a questo Blog, portando la propria esperienza, le proprie conoscenze, le proprie sensibilità, in modo da aiutarsi nel cammino di fede, anche (ma non solo) con una AMOREVOLE correzione fraterna.

    “… in una società secolarizzata come quella in cui viviamo, la contrapposizione tra istituzione e carismi, pur senza mai dimenticare l’insopprimibile esigenza dell’unità attorno al vescovo, dell’obbedienza al magistero del Papa, della necessità per ogni realtà ecclesiale di integrarsi con le altre. C’è bisogno dell’apporto di tutti per proporre l’incontro con Gesù, la bellezza e la ragionevolezza della fede cristiana nel mondo di oggi.”

    Francesco

  11. giugno 29th, 2011 at 15:08 | #11

    Voglio condividere con voi alcuni brani della lettera di saluto del nuovo Arcivescovo di Milano:

    Il testo integrale lo trovate (come spesso accade) sull’ottima Bussola Quotidiana:

    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-il-primo-saluto-di-scola-a-milano-2298.htm

    In particolare sul tema del senso profondo dell’obbedienza (che era uscito qualche tempo da su questo blog) il Vescovo scrive:
    “L’obbedienza è l’appiglio sicuro per la serena certezza …”

    Ma per spiegarla meglio forse occorre riportare il contesto:

    “Voi comprenderete quanto la notizia, che mi è stata comunicata qualche giorno fa, trovi il mio cuore ancora oggi in un certo travaglio. Lasciare Venezia dopo quasi dieci anni domanda sacrificio. D’altro canto la Chiesa di Milano è la mia Chiesa madre. In essa sono nato e sono stato simultaneamente svezzato alla vita e alla fede.

    L’obbedienza è l’appiglio sicuro per la serena certezza di questo passo a cui sono chiamato. Attraverso il Papa Benedetto XVI l’obbedienza mia e Vostra è a Cristo Gesù. Per Lui e solo per Lui io sono mandato a Voi. E comunicare la bellezza, la verità e la bontà di Gesù Risorto è l’unico scopo dell’esistenza della Chiesa e del ministero dei suoi pastori. Infatti, la ragion d’essere della Chiesa, popolo di Dio in cammino, è lasciar risplendere sul suo volto Gesù Cristo, Luce delle genti. Quel Volto crocifisso che, secondo la profonda espressione di San Carlo, «faceva trasparire l’immensa luminosità della divina bontà, l’abbagliante splendore della giustizia, l’indicibile bellezza della misericordia, l’amore ardentissimo per gli uomini tutti» (Omelia del 16 marzo 1584). Gesù Risorto accompagna veramente il cristiano nella vita di ogni giorno e il Crocifisso è oggettivamente speranza affidabile per ogni uomo e ogni donna.”

    Rivolge poi un augurio ai Don (come è il nostro Don) ed agli animatori che si occupano di oratori:

    “Un augurio particolare voglio rivolgere alle migliaia e migliaia di persone che sono impegnate negli oratori feriali, nei campi-scuola, nelle vacanze guidate, e in special modo ai giovani che si preparano alla Giornata mondiale della Gioventù di Madrid.”

    Ed infine un grazie ai vari Don:

    “Non voglio concludere queste righe senza esprimere fin da ora la mia gratitudine a tutti i sacerdoti, primi collaboratori del Vescovo, di cui ben conosco l’ambrosiana, diuturna dedizione ecclesiale e la capillare disponibilità verso gli uomini e le donne del vasto territorio diocesano.

    Ecco, volevo condividerlo con voi.
    Per me è un buon esempio di AMOREVOLE guida all’AMORE di Gesù.
    Sicuramente dovrà affrontare molte sfide, … ma con lui c’è Lui.

    Francesco

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