nuovo annuncio per cristiani impolverati

DOMENICA 15 luglio 2018

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

(dal Vangelo di Marco 6,7-13)

Qual è la missione della Chiesa oggi qui da noi? Annunciare il Vangelo… certo, ma cosa vuol dire questo? Ormai tutti sanno che Gesù Cristo è venuto al mondo, è morto in croce ed è risorto. È vero che è sempre maggiore la presenza nei nostri territori di lunga tradizione cristiana di persone di altre culture e religioni ed è altrettanto vero che cresce anche il numero di italiani che non hanno la minima conoscenza dei fondamenti della religione cristiana. Ma nonostante questo ancora ben radicata è la cultura religiosa che si rifà al cristianesimo e alla sua storia. A ricordarcelo ci sono gli innumerevoli capolavori dell’arte (edifici di culto, quadri, sculture, musica) che mantengono vivo il riferimento a Gesù e al Vangelo.
Allora ha senso parlare ancora oggi di “annuncio del Vangelo”? La missione che Gesù affida ai suoi discepoli, così come è raccontata dal Vangelo di Marco, ha qualche cosa da dire a noi, oppure è solamente rivolta a coloro che portano l’annuncio di Gesù là dove non è ancora arrivato?

Io penso che ogni passo del Vangelo, e anche questo, ha qualcosa da dirci sempre in ogni occasione e situazione. La missione dei Dodici, nel modo con la quale Gesù la affida loro, è davvero una provocazione per la mia e nostra missione di annuncio del Vangelo anche nei nostri ambienti cristiani e nei nostri territori di lunga tradizione religiosa, dove il cristianesimo non solo non è una novità ma è addirittura vissuto come una cosa vecchia e ormai così arrugginita da rischiare di non sentirne più il bisogno. E sono tanti i segnali che proprio a causa di questo “decadimento” della novità del Vangelo ci sia davvero bisogno di una nuova missione di annuncio e un rinnovamento. I nostri vescovi da tempo parlano di nuova evangelizzazione, ed un’espressione usata ultimamente in diversi convegni della Chiesa italiana è quella che parla di “secondo annuncio”. Per “secondo” si intende l’annuncio della fede anche là dove già ci sono ancora piccoli segni (o ruderi) di vita cristiana, là dove ci si richiama a Cristo e alle tradizioni anche se non con piena consapevolezza, anche là dove magari c’è una sincera ricerca di Gesù ma in modo vago e non pienamente consapevole.

Lo stile proposto da Gesù ai suoi dodici amici è quello della semplicità e dell’accoglienza. Il Maestro manda i suoi apostoli senza tante sicurezze e precauzioni, perché Gesù sa che il messaggio affidato loro è un messaggio di pace che crea legami e accoglienza. Anzi la verifica della sincerità della loro missione viene proprio dal fatto che sicuramente verranno accolti e non mancherà loro quello di cui hanno bisogno. L’amore stimola l’amore, l’accoglienza genera accoglienza, la pace genera pace. Ed è proprio per questo che se capita che non ci sia accoglienza e ascolto, allora “scuotere la polvere dai calzari” significa non avere niente a che fare con chi non sa accogliere e ascoltare e andare oltre. E se non c’è accoglienza e ascolto forse ci si deve anche domandare se davvero abbiamo annunciato con sincerità il Vangelo!

E’ su questo aspetto che le istruzioni date da Gesù ai suoi hanno molto da insegnare a noi cristiani di lunga data. Forse l’arrugginimento della vita di fede ci ha portato ad essere cristiani di tradizione ma non di vita, e il Vangelo rimane sepolto e inattivo. C’è nuovamente bisogno di annunciare il vangelo dell’umanità che ascolta e accoglie, che crea legami di solidarietà, che si prende cura del prossimo nelle sue necessità. C’è bisogno di una nuova missione di umanità evangelica che riattivi le tradizioni cristiane, togliendo loro la polvere da museo che le copre e che le tiri giù dai chiodi a cui le abbiamo appese alle pareti, come si fa con un trofeo morto sopra il caminetto che ricorda un passato ma non vita attuale da vivere.

Raccogliamo la sfida della nuova evangelizzazione e dell’annuncio di Cristo, evitando che Cristo stesso passando nelle nostre strade, nelle nostre città e comunità cristiane, alla fine non si senta accolto e sia lui per primo a scuotere la polvere da sotto i suoi piedi sentendoci come dei pagani…

Giovanni don

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