una chiesa senza porte

domenica 12 ottobre 2008

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In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già  uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città .
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là  sarà  pianto e stridore di denti”.
Perchè molti sono chiamati, ma pochi eletti».
(dal Vangelo di Matteo 22,1-14)

In questi primi giorni da parroco sto facendo una esperienza che in se stessa è piccola e assolutamente banale ma che mi sta facendo molto riflettere. Nelle precedenti parrocchie dove sono stato c’era sempre un volontario o volontaria che al mattino apriva le porte della chiesa, ma dove sono ora questa incombenza quotidiana tocca a uno di noi 3 preti che abitiamo in canonica. Il primo che si sveglia, scende, apre la chiesa e poi prepara per la prima Messa. Qualche volta, se la radiosveglia è più potente del mio sonno, capita a me di scendere e di aprire le porte della chiesa per permettere a chi vuole di entrare e partecipare alle celebrazioni o semplicemente per pregare.
Aprire le porte della chiesa-edificio è materialmente molto semplice, ma mi accorgo continuamente che aprire le porte della Chiesa fatta dalle persone non è altrettanto facile. Alla sera le porte della chiesa-edificio vengono richiuse, ma la stessa cosa non deve accadere con la Chiesa di persone. Come prete sento che è proprio mio compito far si che le porte della Chiesa di persone non si chiudano mai e che non scatti nessun lucchetto, in modo che tutti si sentano invitati ad entrare, e che nessuno sia “chiuso fuori”.
Ho pensato a queste cose meditando la parabola di Gesù che racconta di una sala preparata per delle nozze e racconta anche degli inviti insistenti fatti dal re. Non è l’organizzatore della festa a rifiutare qualcuno, ma sono gli invitati a rifiutare l’invito. Quindi se qualcuno rimane fuori non è certo perchè trova porte chiuse, ma è perchè lui stesso rifiuta di entrare.
Questa è la Chiesa di persone che Gesù ha in mente. Un continuo invito che trova barriere solo nella scelta libera di non fare parte delle nozze.
Nella parabola del Vangelo Gesù aggiunge anche un particolare che sempre mi ha colpito: “Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali”!

    Cattivi e buoni!
    Tutti sono invitati ad entrare nella comunità  di Gesù. Spetta solo al padrone della festa decidere chi sta fuori e chi dentro, non ai servi, non a me o a nessun altro nella comunità  cristiana. Compito del servo è invitare ad entrare e partecipare…
    Credo proprio che costruire una comunità  di cristiani sia costruire una casa che non ha porte (o come cantava Gino Paoli “una stanza che non ha pareti” in modo che ci sial il cielo in una stanza).
    Costruire una comunità  cristiana è fare di tutto perchè chiunque si senta continuamente invitato e benvoluto.
    La Chiesa è una principalmente come una festa di nozze, quindi un luogo fatto di persone che coltiva la gioia e non coltiva la tristezza o l’ansia di dover obbedire a tutte le regole e dove si fa a gara di chi è più bravo e obbediente.
    Sento che il mio compito è tenere aperte le porte della Chiesa e semmai riaprirle quando si richiudessero per colpa mia o di qualcun altro. E devo farlo non solo al mattino ma in ogni ora del giorno, quando qualcuno (cattivo o buono) bussa e magari si sente escluso.


Giovanni don

7 comments

  1. siamo sempre “corazzati”…col terrore che qualcuno ci rubi il primo posto…mi piace un’immagine di una scena del film di American Beauty di una ragazza che dalla sua finestra vede il ragazzo che la guarda dalla finestra della casa di fronte. Lei, si mette a nudo, resta senza veli davanti all’amato di cui si fida e lui non smette nemmeno per un secondo di fissarla negli occhi come se non avesse bisogno di vedere altro, come se non le avesse chiesto di spogliarsi ma di entrare nella sua vita….se l’abito nuziale è la debolezza il mio vestito sarà gradevole agli occhi di Dio? lo spero tanto!

  2. Leggendo mi è tornato alla mente che noi cristiani dobbiamo essere il sale dellaTerra. Meno male che esistono parroci come te! Abbiamo tanto bisogno di ritrovare pastori che ci mostrino il vero volto di Dio.
    Grazie, don Giovanni.

  3. la lettura di oggi mi fa pensare all’inferno di Dante pieno perfino di cardinali papi e vari cristiani.Noi anche aderendo ai precetti,ma senza far parte veramente della Chiesa col cuore possiamo correre il rischio di finire all’inferno . Dobbiamo ricordarci che possiamo rischiare una brutta fine pur illudendoci di essere buoni cristiani che adempiono ai precetti come gli ebrei di una volta facevano per i 613 precetti. Cosa è quest’abito per la cerimonia nuziale?
    spesso in un colloquio di lavoro o sul posto di lavoro ti dicon di vestirti bene con la cravatta e così via eppure magari non sei del tutto adeguato a livello di preparazione a quel lavoro e speri di potere essere assunto lo stesso che sia un fatto di immagine esterna di prima buona impressione. Cosa invece fa la differenza con Dio? Lui sa come siamo dentro dovremmo cercare di capirlo un buona volta molti pensano di prendere in giro Dio eppure spesso siamo come quei due ladroni che ebbero il privilegio di essere crocifissi con lui ebbene potevano entrare tutti e due in paradiso ma uno dei due ha deciso di non pentirsi,non aveva voglia di cambiare nemmeno di fronte alla morte forse è questo l’abito la voglia di cambiare

  4. Bellissima la parabola della festa di nozze! Dio Padre mi invita alle nozze di suo Figlio e la sposa sono io…vorrei correre subito…non ho impegni migliori… ma penso…come mi posso vestire?
    Giovanni ci dice che Dio è Amore…mi vestirò d’Amore…mi vestirò di Spirito Santo! Cosa può esserci di meglio della veste “Carità ” in casa di Dio?

  5. Don Giovanni, lei mi sembra un uomo con un piede nel mondo e uno in cielo, come dovrebbe essere ogni sacerdote. La radiosveglia può suonare quanto vuole, se non c’è nella testa l’urgenza di aprite quella porta agli altri…Anche se siamo adulti, spesso siamo come bambini che vanno per la vita senza guida, e quanto ne abbiamo bisogno, invece! Lasci la porta aperta, anche metaforicamente, perchè chi ha bisogno senta l’invito ad entrare. E magari La incontri, e trovi quella guida che può cambiare una vita.
    Se Dio vuole.

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