una pianta sterile d’amore

DOMENICA 7 marzo 2010
Terza domenica di Quaresima

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tà glialo dunque! Perchè deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finchè gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà  frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
(Dal Vangelo di Luca 13,1-9)

Perchè il terremoto in Haiti? Un paese nella miseria già  prima del sisma e che ora è gettato ancor più nel baratro della povertà …
Perchè questo nuovo cataclisma in Sudamerica? Non bastava l’emergenza di Haiti? E perchè ora anche il Cile?
Perchè questa malattia improvvisa che mette ancor più in difficoltà  la mia famiglia e toglie serenità ? Cosa ho fatto di male? Mi merito questo?
Perchè la chiusura dell’azienda dove lavoro e il licenziamento che getta nello sconforto e toglie futuro a me e ai miei cari che dipendono da me?

… sono infinite le domande che si scatenano di fronte al male e alle tragedie collettive e personali.
Dio è responsabile?
Se non posso accusarlo di esser il diretto colpevole di quello che mi fa soffrire, ammetto che mi viene da accusarlo comunque di essere un po’ assente o “colpevolmente distratto” davanti ai drammi umani.
E se non me la posso prender con Dio (troppo in Alto e difficilmente affrontabile!), magari me la prendo con gli uomini e cerco il colpevole o i colpevoli attorno a me. Capita spesso anche di pensare “in fondo se l’è cercata..” quando qualcuno è colpito da qualche male che possiamo ricondurre a qualche comportamento personale sbagliato.
Gesù è interrogato sul male e sulle tragedie del suo tempo. E la sua logica di pensiero, espressa dalle parole del Vangelo di questa domenica, supera la cronaca di 2000 anni fa e arriva a dire qualcosa a noi, immersi nei fatti personali.
Gesù a coloro che gli chiedono il perchè delle tragedie (un fatto di persecuzione religiosa finita nel sangue e una tragedia dovuta al crollo di un edificio), risponde non con la ricerca di colpevoli ma con un invito alla conversione. Non serve a nulla vedere se il colpevole è Dio, Pilato o coloro che sono morti. L’importante è domandarsi quale appello c’è dentro ad un fatto che ci coinvolge.
L’affrontare i fatti della vita con l’unico scopo di trovare colpevoli e condannare è un modo sterile di vivere.
Il giudicare e la ricerca di colpevoli da condannare sono ben rappresentati dal fico sterile.
Una pianta che sta li e non da’ i frutti che dovrebbe produrre è davvero inutile e da tagliare.
Questa pianta sterile rappresenta bene noi, quando siamo incapaci di portare i frutti di solidarietà  e di aiuto concreto che possiamo dare. Siamo creati per questo, per amare e aiutarci gli uni gli altri, specialmente nei momenti difficili e drammatici dell’esistenza.

    Questo fico incapace di dare frutti ci è messo davanti per svegliarci e invitarci alla conversione. E’ la conversione della mente, del modo di pensare noi stessi e le nostre capacità  e risorse che Dio ci ha messo dentro.
    Sarebbe davvero un peccato rimanere solo nel campo della denuncia quando le cose vanno male, anche se è doveroso denunciare i mali e le ingiustizie. Ma siamo fatti anche per agire con lo spirito di carità  che è la linfa della nostra pianta interiore.
    Se anche mi rimane il dubbio e la domanda irrisolta del perchè Dio permette certe tragedie e il male, una cosa mi insegna il Vangelo: la condivisione. Gesù non ci spiega perchè succedono le tragedie e non ci spiega perchè a volte colpiscono le persone più innocenti, ma Lui stesso, con la sua vita, ci mostra la via per affrontare i drammi.
    La croce è quindi una proposta di condivisione. E’ l’albero che produce un frutto di carità  inesauribile.
    Guardando la croce dove l’uomo Gesù è appeso, scopro che la mia vita non è mai sterile se la lascio innaffiare e curare dal Vangelo.


Giovanni don

3 comments

  1. Una bambina di undici anni, alla CBS Americana, il 13 settembre 2001, in un ‘talk show’ sul disastro delle torri gemelli così rispose al conducente che aveva posto la domanda ‘perchè Dio ha permesso questo?’:

    “Io credo che Dio sia profondamente rattristato da questo, proprio come lo siamo noi, ma per anni abbiamo chiesto a Dio di uscire dalle nostre scuole, di andarsene dagli uffici e dalle nostre vite.
    E, da gentiluomo che Egli è, tranquillamente e tristemente si è messo da parte.
    Come possiamo aspettarci che Dio ci benedica e ci protegga se gli chiediamo sempre di lasciarci stare e non vogliamo niente che ce lo ricorda?

  2. Complimenti don Giovanni !! L’omelia è davvero azzeccata, tocca veramente i tasti giusti. Gesù ci chiede ci cambiare mentalità , e di dare con la vita e la solidarietà le risposte a quelle domande a quei perchè, che in questa vita non sappiamo darci !
    Grazie per come spezzi la parola per noi, per la tua umanità , per come parli della tua amicizia con Dio, con Gesù, il tuo vivere la fede qui e ora, nel nostro 2010.
    Buona continuazione, con stima e amicizia
    Alessandro

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