il canto delle beatitudini…

LUNEDI’ 1 novembre 2010
TUTTI i SANTI

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perchè di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perchè saranno consolati.
Beati i miti,
perchè avranno in eredità  la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perchè saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perchè troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perchè vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perchè saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perchè di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli».
(dal Vangelo di Matteo 5,1-12)

Mi piace ogni tanto, come succede in questa festa dei Santi, tornare su questo monte insieme ai discepoli per ascoltare Gesù e le sue parole.
Le ho sentite un sacco di volte, e proprio per questo voglio riascoltare questo che sento come un canto che dalle orecchie scende direttamente al cuore.
“Beati…. Beati… Beati…”
Con queste nove beatitudini, Gesù inizia un lungo discorso, riportato da Matteo nei capitoli successivi, ricco di insegnamenti forti e bellissimi, che sono il cuore dell’insegnamento del Maestro.
La tradizione ha identificato un luogo reale e concreto riguardo questo monte, e se si va in pellegrinaggio in Palestina, lo si visita sempre, come tappa fondamentale alla ricerca dei luoghi del Vangelo.
Ma a me non importa che sia un luogo fisico. Quel che mi interessa è sapere che dal monte delle beatitudini vedo la realtà  della mia vita e della vita del mondo in modo diverso, con lo sguardo “alto” di Gesù.
Il panorama è davvero vasto e si perde all’infinito, proprio come in quelle giornate limpide dopo una pioggia in montagna, dove riesco a scorgere anche i dettagli più lontani e le distanze sembrano accorciarsi…
Quante volte pensiamo la fede come qualcosa che ci limita, ci ingabbia in regole rigide, e ci immette in una assurda gara di chi è più bravo e di chi sarà  premiato e chi condannato. La santità  stessa la concepiamo come punto di arrivo per chi è stato nella vita più in gamba e tenace nell’obbedire. I santi (che oggi la Chiesa ci invita a ricordare tutti insieme), ci appaiono come una schiera di “primi della classe”, amati e premiati dal professore, e che fanno sentire noi “gli ultimi”, che non potranno mai essere come loro.
Essere santi ci sembra solo sinonimo di rigore morale assoluto, conversione totale senza ritorno o dubbio e assoluta certezza su Dio e gli insegnamenti della Chiesa.
Il canto della montagna di Gesù, ci insegna che la beatitudine è prima di tutto dono di Dio, e non nostro traguardo. E’ Lui che dona il regno, è Lui che consola e dona misericordia, è Lui che ci chiama figli…
A noi rimane solo di fidarci di questo, e di non pensare che povertà , fatica, dubbio, insuccesso… possano toglierci questo dono. Anzi, il messaggio delle beatitudini ci dice che è proprio nelle situazioni umane più difficili che Dio ci viene incontro.
Un sacerdote mi ha suggerito questa lettura molto interessante della santità : la santità  non è un premio finale di “buona condotta”, data solo a quei pochi che la Chiesa ufficialmente proclama. La santità  è un “incentivo” iniziale che è dato a tutti. A tutti fin da subito è data la presenza e la forza di Dio. A tutti Dio da’ fiducia, proprio come Gesù ci ha insegnato con la sua storia, quando ha chiamato a sè i discepoli senza prima testarli o chiedendo raccomandazioni. Si è fidato subito di loro, e loro hanno avuto poi tutta la vita per vivere il dono dell’amicizia ricevuta.
Coloro che stanno sugli altari, e che oggi ricordiamo, hanno avuto la capacità  di accorgersi e di fidarsi del dono di santità  che anch’io ho già  ricevuto. Hanno saputo spendere bene nella loro vita, fatta di alti e bassi, di errori e continue conversioni dl cuore, il dono di Grazia che viene da Dio, cioè il suo potente amore.

    Non vorrei mai scendere da questo monte delle beatitudini, perchè da qui Dio mi sembra davvero più vicino e assai meno minaccioso di come viene a volte dipinto da chi non lo conosce realmente.
    Da qui sento lontani giudizi e pregiudizi e l’unica vera preoccupazione non è “essere più bravo” di chi mi sta accanto, ma la mia preoccupazione è far si che la potenza liberante del “beati…beati…” giunga al cuore di tutti, a cominciare proprio da chi mi è vicino.


Giovanni don

7 comments

  1. Quando leggevo le beatitudini mi veniva tristezza perchè vedevo quello che non sono, ma poi mi hanno fatto capire che le Beatitudini ci rivelano Chi è Dio!! ed in me è sgorgata la gioia!!!

  2. Caro don, leggo il tuo commento e … lacrimuccia! 🙂
    E rileggo questo testo, che sempre mi passa davanti agli occhi un po’ in sordina, perchè non lo capisco.
    E… oggi (attraverso la tua ri-sonanza) l’ho “sentito”!
    Ho sentito il suono pieno di amore e di armonia dei quei “Beati, beati, beati…”
    Beati voi, che accogliete la mia Parola.
    Beati voi, perchè io sono il vostro Signore.
    Beati voi, perchè vi lasciate amare, consolare, guidare, correggere.
    Beati voi, perchè non vi scandalizzate della soffrenza, della malattia e della morte.
    Beati voi, perchè ogni giorno siete con me.

    GRAZIE!!!! 😀

  3. la ringrazio per l’opportunità datami nel leggere i suoi commenti e che mi aiutano a riflettere ulteriiormente sul mio cammino di fede
    alleluia!!!!!
    le sue vignette mi fanno tanto sorridere…….

  4. Carissimo don Giovanni Berti,Vi partecipo volentieri una beve composizione (in-versi?) sul commento alle beatitudini:
    L’ascesa al monte è dura
    ma l’eco dei beati, beati…
    sostiene il passo ed il respiro
    come incanto di sirene
    come canto d’amore
    che alimenta fiducia nel cuore
    come germe di grazia originale
    come primo dono del Creatore.

  5. Anche le beatitudini, rilette con l’aiuto del metodo storico-critico, si rivestono di nuovi significati! Il video qui sotto ne dà una rapida spiegazione:

    http://www.youtube.com/watch?v=kAkchIXHK0A

    E’ interessante notare che la beatitudine è una (tempo verbale al presente), e tradotta così non ha senso (chi sono i poveri di spirito??), tutte le altre (verbo al futuro) sono conseguenze della prima…

    E’ poi importante capire che la beatitudine è frutto di una scelta umana, nostra: felici sono i “poveri PER lo spirito”, cioè chi sceglie di fare condivisione nella vita per scelta volontaria. Poichè questa scelta è ingrado di “guarire” l’umanità , ne consegue la felicità per tutte quelle categorie di persone che ora sono vittime di un sistema ingiusto che le opprime…

    Poi il fatto che siano 8 (=vita capace di superare la morte), composte da 72 parole (rivolte a tutte le genti), ecc…

  6. Le Beatitudini sono un capolavoro, spesso purtroppo incompreso perchè sembrano un invito a entrare in condizioni che sono causa di sofferenza (povertà , pianto…)
    Inoltre il testo originale è ricco di simbologia e di richiami biblici, indispensabili per una corretta interpretazione.
    Così si scopre che Gesù mai ha ha detto che i poveri sono beati, ma che la felicità è frutto delle nostre scelte di condivisione motivate dalla volontà (chi si fa “povero” PER lo spirito)!
    Le altre beatitudini, col verbo al futuro, sono tutte conseguenze della prima, e rappresentano quella società nuova che Gesù ci ha proposto di realizzare in questa vita (il Regno dei Cieli o Regno di Dio, che non c’entra niente col Paradiso…)!

    Per approfondimenti, video:
    http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=4030 (completa)
    http://www.youtube.com/watch?v=kAkchIXHK0A (breve)
    http://livestre.am/pug (estesa)

    Testo della conferenza proposta dall’associazione “Beati i costruttori di Pace” di Padova tenuta dal biblista Alberto Maggi:
    http://www.studibiblici.it/conferenze/Le%20Beatitudini.pdf

  7. Mah! In italiano leggo “poveri in spirito” e non “poveri di spirito”.
    In questo brano del Vangelo le beatitudini sono nove.
    Per la prima e l’ottava il verbo essere è al presente e l’effetto coincide “…perchè di essi è il regno dei cieli.”. Forse i “poveri in spirito” e i “perseguitati per la giustizia” sono già beati, e perchè, ancora forse, i primi sono spesso gli stessi dei secondi. Per le altre sette il verbo è al futuro, forse perchè si deve percorrere e confermare l’azione beatificante (essere nel pianto, essere miti, ecc.).
    Dalla prima all’ottava il riferimento è impersonale e è ad una azione beatificante, la nona si riferisce direttamente alle persone.
    Nella prima e nell’ultima con riferimento impersonale (la prima e l’ottava) il tempo è al presente, nelle altre sei comprese tra queste il verbo è al futuro. Nella nona che si riferisce alle persone il verbo è di nuovo al futuro.
    Tutto ciò potrebbe avere un significato se la stessa situazione fosse confermata nel testo originale, ma la traduzione deve essere fatta …con fame e sete di giustizia.

Leave a Reply