la povertà  che rende ricchi



DOMENICA 27 febbraio 2011

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perchè o odierà  l’uno e amerà  l’altro, oppure si affezionerà  all’uno e disprezzerà  l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, nè per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non sèminano e non mietono, nè raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perchè vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà  molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perchè il domani si preoccuperà  di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
(dal Vangelo di Matteo 6,24-34)

Sono stati girati tanti film sulla vita di San Francesco, uno dei testimoni della fede cristiana che più ha ispirato le generazioni di credenti e anche oltre. Il cinema ne ha rappresentato la storia in molti modi, rispecchiando anche il clima culturale dell’epoca nel quale il film è stato girato.
Il primo film che personalmente ho visto su San Francesco è quello di Franco Zeffirelli, del 1972. E’ un film molto criticato, anche dagli stessi francescani che ne vedono i grossi limiti nell’esattezza storica degli eventi raccontati.
Non entro in merito a questo, ma posso affermare che quel film, che vidi per la prima volta da adolescente (molti anni dopo che era uscito, visto che era molto usato nelle attività  parrocchiali) mi colpì davvero molto, e mi fece diventare assai simpatica questa figura, così da incuriosirmi nell’approfondire la storia reale.
Zeffirelli fa una scelta precisa nel raccontare la storia, e sceglie di raccontare il periodo che va dalla giovinezza sfrenata di Francesco, passando poi per la conversione e la scelta della povertà , fino alla presentazione a Roma davanti al papa (Innocenzo III) della sua prima fraternità . Il film si ferma qui, e non racconta tutto il periodo successivo fino alla morte.
La scena che mi ha sempre fatto riflettere è proprio quella finale, quando Francesco, con il piccolo gruppo dei primi frati si presenta a Roma, nella grande basilica vaticana, davanti al papa. Il film è girato nel clima culturale dei primi anni settanta, quando è forte ancora la contestazione del ’68 che percorre tutti gli ambienti della società , compresa la Chiesa. Il Francesco di Zeffirelli si presenta povero e scalzo in questa sontuosissima Chiesa romana piena di nobili, preti, vescovi e cardinali che indossano vesti ricchissime d’oro e pietre preziose. Il papa Innocenzo (interpretato da un bravissimo Alec Guinness) è su un’altissima pedana che sovrasta tutto e tutti, e con alle spalle un maestoso mosaico di Cristo benedicente (la scena fu girata nella Basilica di Monreale).
Francesco con i sui poveri amici si prostra davanti al papa e ai ricchi dignitari, e inizia a leggere un testo latino, precedentemente preparato da esperti di diplomazia vaticana. La lettura è stentata e dolorosa e la voce di Francesco pian piano si spegne. Ed ecco che il Santo rialza la testa, abbandona il testo latino, e con un sorriso disarmante e luminoso inizia a pronunciare a memoria proprio le parole del Vangelo di questa domenica, il Vangelo che parla del totale abbandono alla fiducia in Dio e al rifiuto di affannarsi per le ricchezze.
Il papa, visibilmente scosso da queste parole, scende gli interminabili gradini del trono che lo separa da Francesco e, nello stupore di tutti, arriva a baciare i piedi sporchi del Santo di Assisi. Poi, mentre Francesco e gli amici escono dalla Chiesa felici e con in mano l’approvazione del papa, quest’ultimo che aveva per un momento assaporata la libertà  di spirito di Francesco, viene di nuovo letteralmente “risucchiato” dalle insegne del potere e della ricchezza.

E’ una scena davvero molto bella, ovviamente da comprendere nel clima di forte critica al potere e alle ricchezze della Chiesa che c’era negli anni della contestazione post ’68.
Se ci pensiamo bene questa contestazione alla Chiesa, vista come troppo ricca e troppo potente, e quindi in contraddizione al Vangelo, non è mai finita. Anche oggi specialmente tra i giovani, è forte la critica alla Chiesa che sembra non incarnare realmente il Vangelo della povertà . Ciò è ancora più forte dopo aver letto il Vangelo di questa domenica.
Come non serve a nulla la critica a priori sulle ricchezze della Chiesa, così non serve molto non porsi comunque il problema. Me lo pongo prima di tutto io stesso, che di beni in fondo ne ho parecchi, anche senza arrivare ad avere milioni in banca e un palazzo dove vivere. Non posso dire di essere povero, anche se non sono ricchissimo. Ho molte cose e molte di queste forse sono davvero superflue.
Ma la cosa che forse sta più a cuore a Gesù, nelle parole di questo Vangelo, è la preoccupazione per le ricchezze e i beni in genere.

    Gesù non ci vuole poveri e diseredati, ma ci vuole liberi e sereni, con l’unica preoccupazione vera che è quella di vivere il Vangelo, amando Dio e il prossimo. Le parole di Gesù mi costringono a riflettere su me stesso e a domandarmi quando sono libero da preoccupazioni e affanni inutili? Mi affanno delle cose materiali e magari mi affanno e preoccupo meno del fratello che ho accanto, delle persone che mi sono affidate. Sono preoccupato se ho sufficienti soldi in tasca ma mi preoccupo di meno se ho le mani piene di pace e di solidarietà . Penso molto a come arrivare a domani, e così non vivo l’oggi dell’amore, anzi non mi preoccupo se proprio adesso in questo momento sto amando o meno.
    E’ anche vero, e questo è il bel messaggio del film di Zeffirelli, che la scelta della povertà  è provocante ed è più efficace della ricchezza. La storia è piena di guerre e violenze generate dall’ansia di possedere.
    La povertà  scelta e coltivata, è anche indice di libertà  che genera pace e incontro.
    La ricchezza molto spesso impoverisce. La povertà , al contrario, può essere strada per diventare più ricchi di Dio e più ricchi di umanità .


Giovanni don

One comment

Leave a Reply