insalata di riso

Di fronte agli errori di chi ci sta vicino, la reazione istintiva è spesso la divisione o il giudizio. Gesù ci insegna invece l’arte della correzione fraterna: un cammino paziente per non perdere nessuno. Il vero obiettivo non è dimostrare di aver ragione, ma salvare i legami e recuperare sempre il fratello.
(DOMENICA 6 settembre 2026 – XXIII anno A)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
(Dal Vangelo di Matteo 18,15-20)

 

Qualche estate fa, calda come in questi giorni, ho voluto preparare una bella ciotola di insalata di riso. Non sono un gran cuoco, ma sapevo bene quali ingredienti scegliere e quali evitare, come i piselli, che proprio non mi piacciono. Avevo cotto e raffreddato il riso, mettendolo nella terrina, e avevo aggiunto ad uno ad uno gli ingredienti: tonno, formaggio, verdurine. Solo all’ultimo momento ho pensato di aggiungere del sale, che non avevo messo nell’acqua di cottura. Prendo la saliera, faccio per versare e il tappo salta, facendo cadere una manciata di sale al centro del riso.

Che fare? Ero davvero dispiaciuto e la tentazione, dettata dal nervoso, era quella di aprire la pattumiera e buttare via tutto. Non l’ho fatto perché, pensandoci con calma, bastava evitare di mescolare la zona troppo salata con il resto per recuperare buona parte dell’insalata, accettando che qualche boccone sarebbe stato un po’ più saporito. Con le giuste mosse quel pasto si poteva salvare. Ma, soprattutto, lo volevo salvare io.

Per comprendere bene il messaggio del Vangelo di questa domenica manca un ingrediente indispensabile. Gesù sta spiegando ai discepoli come vivere nella comunità e come fare in modo che la Chiesa sia davvero secondo il cuore di Dio. Nel brano si parla della correzione fraterna, ovvero cosa fare quando qualcuno sbaglia in modo palese, recando un danno a se stesso e agli altri. Possono essere comportamenti che rompono l’unità, cattiverie, litigi, o insegnamenti contrari alla via di Gesù. Il Signore indica i passaggi fondamentali affinché la correzione riporti all’unità: prima si parla personalmente, poi si coinvolge qualcuno di saggio per facilitare la mediazione, e solo alla fine, se la persona non vuole proprio cambiare, la si lascia andare. Gesù usa una frase che fa capire bene dove vuole arrivare: «se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano».

E cosa faceva Gesù con i pagani e i pubblicani? Li andava a cercare, per farli sentire sempre amati e mostrare loro che la porta era ancora aperta.

La correzione fraterna indicata da Gesù, che la Chiesa vive come via per riconquistare chi si allontana e riavvicinare chi sbaglia, vale in fondo per ogni realtà umana: la famiglia, il gruppo di amici, la società e persino i popoli. Quanto sarebbe bello se, di fronte all’errore di qualcuno, non scattasse solo la voglia di vendicarsi o di dividersi. Sarebbe meraviglioso mettere in atto ogni strategia per recuperare la relazione e aiutarsi a crescere, superando gli errori e accettando di convivere con qualche spigolo e qualche ferita aperta. La società perfetta, con una totale unità di pensieri e azioni, non esiste sulla terra, ma forse solo in Paradiso.

Dicevo all’inizio che manca un ingrediente in questo brano. Non manca certo all’insegnamento di Gesù, ma alla porzione di testo scelta per la Messa di questa domenica. Si tratta della frase immediatamente precedente, in cui Gesù afferma: «Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno di questi piccoli».

Ecco la motivazione alla base di ogni correzione fraterna e il motivo per cui farla in questo modo. Nessuno deve andare perduto, nemmeno chi, secondo noi, sbaglia di più. Dio è un Padre che desidera unità e non dispersione, accoglienza reciproca e non conflitto. Questa riga fondamentale del Vangelo mi spinge a guardarmi dentro: quando sto per affrontare una persona che ha sbagliato o mi ha fatto un torto, cosa cerco davvero? Voglio recuperare la relazione o cerco solo di affermare me stesso, annientando l’altro? Voglio perdere il fratello o fare di tutto per recuperarlo?

Proprio come la mia insalata di riso, che sembrava perduta, ma in realtà non lo era.

Giovanni don