Teletrasporto: smarrito sul pianeta del lutto

    Stavolta non una riflessione sul vangelo della domenica, ma una riflessione sul lutto che ha colpito me e la nostra comunità : la morte di un caro amico prete

Cristo, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini.
Apparso in forma umana,
umiliò se stesso facendosi obbediente
fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perchè nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
(dalla lettera di San Paolo ai Filippesi 2,6-11)

Data terrestre 8 e 32 minuti del 12 dicembre 2012
Ricevo un sms da un amico seminarista che mi chiede “Hai sentito di d.Fabiano? Sai qualcosa di preciso?…”
Nella mia testa iniziano a girare mille pensieri e sento un disagio profondo, come quando sei su un aereo che sta per decollare e ti viene un po’ di paura e vorresti fermare tutto, ma ovviamente non puoi.
Cerco e trovo subito il numero di Fabiano (tra amici il “don” scompare) e chiamo.
Mi risponde una voce femminile.
In un istante il disagio aumenta del doppio.
Alla voce femminile rispondo dicendo chi sono, e chiedo di Fabiano.
La voce dal tono “sgradevolmente” commosso mi dice: “E’ successa una cosa terribile….”
Fabiano è morto.
Teletrasporto!
In un attimo mi ritrovo su un altro pianeta
Fabiano se ne è andato, ma anche io. Lui se ne è andato… ma anche io mi ritrovo altrove.
Non sono più nel mio solito mondo.
Tutto attorno a me, ad iniziare dalla macchina dove mi trovo ferma davanti alla chiesa, assume un’altra luce e mi sento davvero strano. Il tempo cambia improvvisamente anche sull’orologio. Non sento dolore ma smarrimento…
Metto in moto la macchina e inizio la strada verso Erbezzo, dove abita la famiglia di Fabiano e dove lui è morto nel sonno per un imprevedibile arresto cardiaco a 35 anni.
La morte è davvero una esperienza forte e definitiva, non solo per chi la affronta per se stesso, ma anche per chi ne è toccato da vicino.
La morte di Fabiano mi ha dato la netta sensazione di cambiare mondo e di ritrovarmi in un luogo, che all’apparenza sembra quello solito, ma non lo è. Non è più il mondo che abitavo prima insieme a questo caro amico. Questo nuovo mondo dove mi sono trovato improvvisamente è privo di Fabiano.
Molti mi hanno chiesto come sto, conoscendo il legame forte che avevo con lui, come prete e come amico, e anch’io ho chiesto a me stesso in questi due giorni come sto. Se devo trovare una immagine per descrivere le sensazioni ed emozioni così forti, la trovo proprio in questa immagine fantascientifica del teletrasporto.
La frase “Fabiano è morto”, e la consapevolezza immediata che era una cosa reale, mi hanno catapultato lontano dalla normalità  che stavo vivendo fino a pochi istanti prima.
Avevo visto Fabiano due giorni prima nel suo ufficio in parrocchia per quel nostro solito mix di organizzazione pastorale e chiacchiere tra amici. Mi aveva comunicato in modo solennemente scherzoso il cambio del gestore di telefonia mobile, e così abbiamo iniziato a parlare di come fare per comunicarlo a tutti i suoi vecchi contatti telefonici. Secondo lui io ero il super esperto di informatica e di cellulari. E io volentieri lo consigliavo e aiutavo anche in questo. Verso la fine del nostro ultimo incontro abbiamo fatto un paio di ipotesi su come fare per la preghiera dei giovani in vista del Natale. E uscendo ci siamo dati appuntamento per il giovedì…
Poi tutto è cambiato e io non sono più in quel mondo che ha “quel giovedì”… e non ci posso più tornare.
In questi due giorni, dal momento che l’annuncio della morte mi ha teletrasportato sul pianeta del lutto, tutto mi sembra profondamente diverso. E quando incrocio con lo sguardo qualcosa che riguarda Fabiano e me (un appuntamento segnato sull’agenda, i luoghi dove siamo stati, le foto…) mi sembra davvero di non trovarmi a casa.
I primi momenti non ho fatto una lacrima, ma cercavo solo di guardarmi attorno, cercando di capire dove mi trovavo e se posso abituarmi a questo nuovo pianeta. Ma poi, come spesso accade anche a chi come me (e anche Fabiano) ama viaggiare, sale dentro la nostalgia di casa e la voglia di tornare il più presto possibile alla normalità  e alla sicurezza di prima.
Ma purtroppo non è possibile.
Il teletrasporto della morte non prevede il ritorno.
Attorno a me vedo altri teletrasportati dallo stesso lutto: la sua famiglia, gli altri amici preti, i giovani e tanti amici comuni a me e lui.
Siamo tutti cacciati via d’improvviso dal nostro tranquillo mondo, fatto di gioie vissute con Fabiano e fatto di problemi che affrontavamo insieme con lui. Questa comunanza e condivisione di esilio improvviso è la prima consolazione che mi sostiene e sostiene tutti. Succede proprio come quando si va turisti in uno stato straniero e sconosciuto, dove magari non conosciamo nemmeno la lingua: trovare qualche altro turista della nostra stessa nazione che parla la nostra lingua, crea subito un moto di unione e sostegno reciproco, e ci si sente meno persi.
Siamo alle soglie del Natale, un Natale quest’anno assai diverso per me e per molti…
Ho pensato a Gesù, che ha scelto di cambiare pianeta per amore. Dal “mondo di Dio” è sceso nel “mondo degli uomini”.
Sento in questo un gran senso di condivisione e comunione. Anche Lui si è trovato, con la nascita, a vivere in un mondo senza Dio Padre, senza l’eternità  dell’amore e la pace. Gesù ha pian piano imparato a vivere in questo nostro mondo così diverso e duro. E ha subito incontrato quella parte di umanità  che come lui sentiva il peso della solitudine e il bisogno di trovare casa nel cuore di qualcuno.
Penso che sarà  con questo sguardo che guarderò al bambin Gesù nella culla di Betlemme. So che lui mi capisce bene nel mio lutto e soprattutto nel mio smarrimento.
Vorrei tanto ritornare nel mio mondo dov’ero prima, abitato dall’amico Fabiano, e la nostalgia a tratti è così forte e improvvisa che si trasforma in lacrime tristi che mi spengono il sorriso.
Mi consola la parola del Vangelo che mi racconta di questo viaggio di Gesù, con la differenza non piccola che poi alla fine Gesù è riuscito a tornare nel suo mondo e ritrovare così tutto quello che aveva prima di scendere tra di noi. La fede quindi mi riapre la speranza vera e profonda che è possibile superare lo smarrimento e la solitudine, che sono forti in momenti come questo.
E anche Fabiano, che l’infarto ha teletrasportato via dal suo mondo e dal mio, ora si ritrova con Gesù nel vero mondo, dove non solo c’è l’eternità , ma non c’è più lo smarrimento, la nostalgia, e la sensazione di solitudine che invece caratterizzano tutti noi ora.
Sto cercando ancora di abituarmi al luogo dove la morte di Fabiano mi ha portato.
Dietro la sensazione di sentirmi perso e dietro le lacrime, sento però una pace profonda e il desiderio di aumentare la comunicazione con Dio. Attraverso di Lui, coloro che sono nel Suo mondo, posso sentirli ancora vivi e vicini, anche se non nel modo solito della relazione umana.
La fede e la preghiera, sono il teletrasporto spirituale di ritorno, che mi fa sentire ancora vera e forte l’amicizia con Fabiano.

Giovanni don
15 dicembre 2012

7 comments

  1. Ho trovato una frase nella “Citazione di spiritualità del giorno” della Libreria del Santo… avevo voglia di inserirla solo come citazione che mi ha colpito prima, indipendentemente, e senza leggere il tuo scritto di oggi… poi l’ho letto… e leggendo pensavo che non fosse il caso… ora… qui…
    Poi hoi finito di leggere e mi è venuta voglia di… abbracciarti… forte… forte fino a sentire con le mie costole le tue, e tu le mie…
    Vorrei seguirti nel tuo smarrimento per guidarti dove Marcello Bordoni, prima, e Giacomo Biffi, ora, mi hanno condotto con i loro due libri (“Il Tempo, Valore Filosofico e Mistero Teologico” di Bordoni e “Alla destra del Padre” di Biffi) ma non posso da qui e con questo mezzo.
    E allora… te la scrivo la citazione che ho trovato, proprio stamattina, poco prima di leggerti. Te la scrivo perchè ti vorrei aiutare a cambiare prospettiva.
    Eccola! E’ di Ignazio Silone:
    “Non potevo stare tra gente che diceva di attendere la vita eterna, il ritorno di Cristo in gloria, il mondo nuovo… con la stessa indifferenza con cui si aspetta il tram.”

  2. Grazie, don Giovanni, per il coraggio che hai mostrato nel condividere per iscritto quello che vivi dentro. Ho vissuto esperienze simili con molta più difficoltà nel riuscire a parlarne.
    Conosco un po’ te attraverso il sito e non conoscevo, ovviamente, don Fabiano.
    Leggendo quanto hai scritto non ho potuto trattenere qualche lacrima: tra i teletrasportati ci sono anch’io, se vuoi sentimi vicina!

  3. Mi unisco al lutto caro Don.

    Condivido una preghiera per “dialogare” con un mondo che non è di questo mondo.

    (LA)
    « Requiem aeternam dona eis, Domine; In memoria aeterna erit iustus ab auditione mala non timebit. Absolve Domine animas omnium fidelium defunctorum ab omno vinculo delictorum et gratia tua illis succurente mereantur evadere iudicium ultionis, et lucis aeternae beatitudine perfrui. »

    (IT)
    « Dona loro eterno riposo, o Signore. Il giusto sarà sempre ricordato, non temerà annunzio di sventura. Assolvi, Signore, le anime di tutti i fedeli defunti da tutti i vincoli dei loro peccati, possano meritare di evitare il giudizio finale per la tua grazia, e godano beati della luce eterna. »

  4. “La fede e la preghiera, sono il teletrasporto spirituale di ritorno, che mi fa sentire ancora vera e forte l’amicizia con Fabiano”. Null’altro da aggiungere a queste parole, attraverso la Fede e la preghiera possiamo DAVVERO essere sempre in contatto con i nostri cari nel Cielo. Ed è un fattore che certamente ci allieva e ci conforta. Sentite Condoglianze a te, don Giovanni e alla famiglia e ai parrocchiani di don Fabiano!!!!!!!! Che possa Riposare in Pace!!!!!!!

  5. Fra qualche giorno è Natale. Le famiglie si riuniscono attorno a grandi tavolate. E per chi ha dovuto salutare per sempre una persona cara, un coniuge, un figlio, un amico, un genitore il mondo non è più quello di prima, ci si sente fuori luogo dappertutto, attanagliati dalla nostalgia, dalla mancanza,dalla solitudine…
    La preghiera ci può aiutare a ritrovarci e a ritrovare in Dio quella persona che ci manca così tanto. L’assenza è acuta e imponente Presenza.
    Perchè in quel vuoto che ci squarcia, che ci fa stare sospesi c’è la forza di gravità che non ci fa cadere, ma misteriosamente ci tiene ancora in vita, ancora in equilibrio.
    A me che ho già vissuto dolorosi strappi, agli amici che conosco nel loro inconsolabile dolore, alle tante persone di cui non conosco il volto, ma sento di conoscere nello smarrimento del lutto che abita il loro cuore, auguro BUON NATALE, vero, autentico, segno di rinascita,di nuova vita, di lieta novella,
    di salvezza divina.
    UN GRANDE ABBRACCIO

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