seminatori di Dio

Gesù è un seminatore di Dio coraggioso e senza tregua. Anche se molto di quello che dice e che fa va perso tra superficialità, paure e pregiudizi, lui semina. E la sua presenza seminata anche nel difficile terreno della nostra vita è capace di produrre un frutto abbondante e meraviglioso. E anche noi diventiamo come lui: seminatori di Dio

(DOMENICA 16 luglio 2023 – XV anno A)

 

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

(dal Vangelo di Matteo 13,1-9)

 

Monsignor Chiavelli, vecchio parroco del mio paese nativo, Bussolengo, diceva spesso con quel suo modo sintetico e profondo: “l’importante è seminare…”, riferendosi alle tante cose che si fanno in parrocchia ma che spesso non vanno a buon fine e non hanno il risultato sperato. L’importante è seminare con fiducia e generosità, sapendo che se forse una parte andrà sprecata, una parte produrrà un frutto così abbondante da far quasi dimenticare le perdite. È questo il senso ultimo delle parole di Gesù in questa parabola del seminatore, con la quale il Maestro vuole dare una immagine efficace di quello che lui sta facendo e della sua azione in mezzo agli uomini.

Gesù è stato un seminatore di Dio molto generoso e coraggioso, anche se molte delle cose che ha detto e fatto sono andate perse, soffocate dai pregiudizi dei suoi contemporanei, calpestate da chi era troppo chiuso nelle proprie occupazioni a corto raggio, anche se sono state accolte dalle folle all’inizio con un entusiasmo ma di breve durata… Gesù ha seminato sapendo che il seme di Dio era capace di produrre miracoli anche con poco, anche se inizialmente accolto da pochi, anche se seminato su un terreno difficile come quello del Golgota dove è stato crocifisso.

La parabola del seminatore coraggioso e tenace, che fotografa l’azione di Gesù, ben si può adattare anche alla Chiesa di oggi, che sembra operare in un campo difficile, pieno di distrazioni e superficialità, dove sembra davvero che non ci sia più spazio per accogliere il Vangelo davvero. Questa che ascoltiamo è una parabola che vuole ridarci coraggio, sapendo che la stessa sorte difficile è capitata anche al primo dei seminatori di Dio, Cristo Gesù. È una parabola che non vuole farci cedere allo scoraggiamento dei tanti insuccessi, ma che vuole ricordarci che il seme di Dio, le sue parole e insegnamenti sono capaci di fruttare e cambiare ancora oggi il mondo.

L’importante è seminare il bene sempre, senza illudersi che tutto andrà a buon fine, ma senza nemmeno pensare che tutto sarà inutile quando sperimentiamo gli insuccessi e le incomprensioni. Anche noi stessi siamo spesso incapaci di accogliere il bene che riceviamo, e siamo superficiali, incostanti e chiusi. Ma Dio continua a seminare la sua presenza in me, in noi.

Mi colpisce sempre la tenacia dei missionari, che in terre di povertà e ingiustizie profonde, non smettono di operare il bene, non si scoraggiano davanti all’enormità dei problemi e credono nello sviluppo umano, nella possibilità di portare un cambiamento. Sembra una semina inutile e c’è la tentazione di mollare ma non lo fanno, sapendo che Gesù ha seminato di più proprio quando era inchiodato per amore sulla croce e il suo primo frutto fu la resurrezione. Penso a quei genitori che hanno figli con gravi problemi di salute e disabilità, che non smettono di credere nei loro figli e di come inserirli in una società sempre più competitiva e feroce con chi non è al massimo delle capacità. Nonostante raccolgano spesso frutti amari di emarginazione, non smettono di seminare amore per i loro figli, arrivando a far crescere nel terreno sociale e della Chiesa frutti di fraternità e solidarietà, proprio con il loro seme povero ma prezioso della disabilità del figlio.

Penso anche in questi tempi alla tenacia del Papa che cerca di seminare parole di pace in un mondo che semina ordigni e pianta continuamente parole di guerra. Sembra davvero una semina inutile in un terreno difficile, ma la fede fa vedere oltre, e mostra Gesù che non ha mai mollato.

“Il seminatore uscì a seminare…”, senza controllare il terreno e senza calcolare nulla.

Usciamo anche noi a seminare Dio come fa fatto Gesù. Usciamo dalle nostre paure e chiusure, credendo nella forza del seme, nella ricchezza che sta dentro il Vangelo seminato in noi.

Giovanni don

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