Gesù sulla via della croce appare debole e sconfitto, eppure rivela la forza dell’amore. Anche noi, impotenti davanti al male e alle guerre, siamo chiamati a scegliere da che parte stare: con i forti o con chi ama. I piccoli gesti di pace sono la via che conduce alla vita e alla risurrezione.
(Le PALME – DOMENICA 29 marzo 2026)
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
(Passione di Gesù secondo il Vangelo di Matteo cap. 26 e 27)
“Barefoot Walk: Mother’s Call for Peace”. Così si chiama l’iniziativa di pace partita da madri israeliane e palestinesi, che ha coinvolto molte altre donne in diverse parti del mondo per dire “basta” alla guerra che sta insanguinando la Palestina e scavando un baratro sempre più profondo di divisione e odio tra i popoli.
Il 26 marzo, per le vie di Roma, a piedi nudi e tenendosi per mano, Reem, israeliana, e Yael, palestinese, hanno gridato il desiderio di pace con un’immagine semplice e potente, segnata dalla fragilità. Due donne scalze, con in mano soltanto un’altra mano: un contrasto forte con le troppe immagini di soldati nei conflitti, uno contro l’altro, equipaggiati e armati, pronti a offendere e uccidere.
Ancora più stridente è il confronto tra queste donne disarmate e i potenti della terra che, nelle stanze di comando, decidono le sorti dei popoli muovendo leve e bottoni per nuovi attacchi e guerre.
Quando ho visto queste donne a piedi nudi per le strade di Roma, ho pensato a Gesù per le strade di Gerusalemme: scalzo e spogliato, con la croce sulle spalle, in cammino verso il Calvario. Sembra uno sconfitto, un uomo senza potere, immagine di fallimento. Condannato dai potenti del suo tempo, religiosi e politici, abbandonato dalla folla e persino dai suoi amici, Gesù appare come uno che ha fallito: la sua missione sembra inutile, il suo progetto del Regno di Dio destinato a non realizzarsi. La sua via appare fragile e inefficace, mentre ciò che sembra contare è la forza, sono le armi.
Nel racconto della Passione, che tutti gli evangelisti ci consegnano, troviamo nel Vangelo di Matteo la figura di Simone di Cirene, coinvolto lungo la salita al Calvario per aiutare Gesù a portare la croce. È “costretto” a farlo: si trova lì per caso e davanti alla forza delle armi non si può dire di no. Come lui, anche i due malfattori si ritrovano sulla scena per una coincidenza legata alla loro condanna.
Il Cireneo non sceglie di portare la croce, ma finisce per unirsi al corteo di Gesù e diventa testimone di carità. Nei secoli sarà ricordato come colui che, anche suo malgrado, si è trovato dalla parte di Dio e della storia della salvezza. E anche i malfattori, senza averlo scelto, condividono la sorte del crocifisso: come tanti che, nella storia del cristianesimo, si ritroveranno a testimoniare la fede anche con la vita.
Da che parte stiamo noi? Quale scelta facciamo? Non possiamo fermare le guerre e ci sentiamo “inchiodati” dalla nostra piccolezza davanti a ciò che accade. Siamo come il Cireneo e i malfattori: coinvolti senza aver scelto, disarmati e impotenti. Eppure una scelta ci resta: decidere da che parte stare, anche quando sembra inutile.
Possiamo unirci al corteo di Gesù, metterci sotto la sua croce, accanto a lui, con quello che siamo, con le nostre fragilità e i nostri limiti. Nel Vangelo ci sono anche quelli che stanno dalla parte dei potenti, di chi ha la forza delle armi, e che insultano Gesù prendendone le distanze. È questa la nostra scelta? Stare dalla parte del più forte o del più debole?
Gesù è debole, a piedi nudi, vestito solo del suo amore, con una croce che pesa quanto l’umanità intera. Lo incontriamo continuamente: nei volti di chi soffre, nelle ingiustizie, nelle guerre che nascono e in quelle che non finiscono mai. Siamo sulla sua strada e possiamo lasciarci coinvolgere.
Riconosciamo di essere scalzi anche noi, senza averne paura. E, come Reem e Yael, prendiamoci per mano, anche se diversi e lontani. Compiamo piccoli gesti quotidiani di pace: sono gli unici che ci mettono sulla stessa strada di Gesù, verso la risurrezione.
