Vangelo come acqua fresca

Gesù ci provoca con parole forti sugli affetti e la croce. Non cerca polarizzazioni come i social, ma ci invita a un amore radicale. In un mondo arido, siamo chiamati a essere acqua fresca per i fratelli: gesti semplici di dedizione che rendono Dio presente tra noi. Una chiamata all’amore vero che trasforma la nostra esistenza quotidiana.
(DOMENICA 28 giugno 2026 – XIII anno A)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
(dal Vangelo di Matteo 10,37-42)

 

Sto seguendo da qualche giorno la pagina Instagram di un esperto del mondo digitale, il quale analizza i video realizzati dall’intelligenza artificiale. Questo giovane spiega come molti siano creati appositamente per generare visualizzazioni e vendere prodotti. Si punta a suscitare discussioni forti e polarizzate, pro o contro. È così che funziona la comunicazione oggi: colpire su temi sensibili per far parlare il più possibile.

Devo dire che Gesù, pur essendo lontano millenni, sembra fare la stessa cosa all’inizio di questo Vangelo. Non starà esagerando? È davvero possibile sostenere che non sia degno di Gesù chi non lo ama più degli affetti più cari, come genitori, figli e la propria stessa vita?

Sono prete da oltre trent’anni e confesso di fare fatica a pensare di amare Dio più dei miei genitori, delle mie sorelle o dei miei nipoti. Non posso negare di amare la mia vita, poiché proprio questo amore mi tiene in piedi. Gesù provoca davvero! Eppure, allargando lo sguardo oltre queste parole alla sua intera storia, vedo che ha donato tutto, senza tirarsi indietro di fronte al pericolo o alla persecuzione, per amore dell’uomo e di Dio Padre. Chiede ai discepoli di amarlo più di ogni legame perché lui stesso ha fatto questa scelta. Non si tratta solo di sentimenti o emozioni, ma di una scelta da fare.

Allargando lo sguardo alla storia della Chiesa, vedo milioni di uomini e donne che hanno scelto di testimoniare il Vangelo a costo di andare contro la propria famiglia, la posizione sociale o la vita stessa. Se oggi conosco Gesù, è grazie a chi ha rischiato tutto affinché il suo messaggio non venisse dimenticato. Gesù ci sprona a chiederci quanto siamo disposti a perdere perché il mondo sia più degno di Dio che del Male.

Questa provocazione mi porta a riconoscere quanti mi hanno mostrato il volto di Cristo con la loro dedizione: i miei genitori, i familiari che mi hanno educato alla fede con la loro generosità, superando egoismi e tornaconti. Queste non sono storie finte, non sono create dall’intelligenza artificiale, ma storie vere di amore.

Gesù, dopo aver provocato, allarga il cuore con una rivelazione rivoluzionaria: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”. Chi comunica il Vangelo rende Dio raggiungibile. Se accolgo una testimonianza di fede, incontro Dio stesso. Ogni giornata diventa, allora, una ricerca di chi mi fa vedere, anche con un gesto piccolo, che il Vangelo è possibile.

La misura di questo incontro è il bicchiere d’acqua fresca. In queste giornate estive torride, solamente la parola acqua ci dà sollievo. Dio si incontra donando refrigerio a chi ne ha bisogno, ricevendo e offrendo gesti di gentilezza. In un mondo surriscaldato da guerre ed egoismi, doniamoci reciprocamente bicchieri d’acqua fresca di amore, ascolto e perdono. Questo è Dio! E non è artificiale!

Giovanni don