vestiti di Vangelo

La parabola delle nozze ci invita a riflettere sul significato dell’abito nuziale richiesto per partecipare alla grande festa del Regno di Dio. Attraverso le figure luminose di San Francesco d’Assisi, di cui abbiamo da poco ricordato gli ottocento anni dalla morte, e del giovane San Carlo Acutis, scopriamo che la fede non è un’abitudine esteriore. È una scelta di vita concreta, un invito a spogliarsi delle nostre sicurezze per rivestirsi ogni giorno della bellezza del Vangelo.
(DOMENICA 11 ottobre 2026 – XXVIII anno A)

 

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
(dal Vangelo di Matteo 22,1-14)

 

Siamo ancora nella scia delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco, ricordata proprio il 4 ottobre. Ripensando alla sua figura, viene subito in mente uno degli episodi più forti e significativi del suo cammino di fede, riportato da tutte le biografie.

Francesco si spoglia dei beni (Giotto, basilica superiore di Assisi)

Siamo nella primavera del 1206. Il padre, Pietro di Bernardone, porta il figlio in piazza ad Assisi e lo accusa pubblicamente di aver sperperato i beni di famiglia per darli ai poveri. Siamo all’inizio di quella svolta radicale che porta Francesco, dopo il sogno di Spoleto, a guardare unicamente al Vangelo. Aveva preso i tessuti preziosi del negozio paterno e li aveva venduti per fare carità. Il padre, non sapendo più come farlo ragionare, lo trascina in giudizio davanti al vescovo e alla cittadinanza.

È proprio lì in piazza che si compie uno dei gesti più sconvolgenti della storia cristiana: il giovane di Assisi non si limita a restituire ciò che aveva preso, ma si toglie di dosso persino i vestiti. Si spoglia completamente, consegna tutto al padre e dice: «Da questo momento non dirò più padre mio Pietro di Bernardone, ma Padre nostro che sei nei cieli». Il vescovo lo copre subito con il suo mantello, ma Francesco se ne va fuori da Assisi con un abito grezzo a forma di Tau. Inaugura così una via che presto sarà seguita da molti altri, pronti a rinunciare ai beni superflui per indossare quel saio che diventerà l’abito dei frati.

Guardando al Vangelo di questa domenica, troviamo un riferimento che ci aiuta a capire la scelta di Francesco e anche la nostra. Nella pagina evangelica ascoltiamo una parabola ambientata durante una festa di nozze, immagine che nel mondo biblico simboleggia l’alleanza e l’unione d’amore tra Dio e il suo popolo. Gesù racconta di invitati illustri, i capi del popolo, che hanno altro a cui pensare e rifiutano di partecipare, di lasciarsi coinvolgere nella gioia di Dio. La festa però non salta, anzi. Il re spalanca le porte a tutti, mandando i servi a chiamare chiunque lungo i crocicchi delle strade, nelle periferie del mondo. La nuova comunità di Dio nasce così: come una grande festa aperta a chiunque accetti l’invito, per celebrare l’amore venuto ad abitare la terra. Il racconto si conclude con un dettaglio fondamentale: un invitato viene trovato senza l’abito nuziale. A un primo sguardo, la reazione del padrone di casa verso quest’ultimo arrivato può sembrare rigida. Tuttavia, siamo nel campo della simbologia: Gesù ci sta dicendo che per partecipare al Regno di Dio non basta esserci per caso, bisogna esserci con il cuore e con la vita concreta. Non si parla del vestito esteriore, ma dell’abito interiore che si traduce in gesti, parole e scelte quotidiane. Sono quelle che potremmo chiamare le buone abitudini della fede.

L’abito giusto per il Regno di Dio non è la forza o il potere, ma la carità, il dono, la mitezza. Qui la figura di San Francesco ci viene incontro luminosa: lui si è tolto le vesti del giovane ricco, è rimasto nudo per rivestirsi unicamente di ciò che rende grande l’uomo. Si è rivestito del Vangelo fatto carne, parole e gesti, scegliendo come sposa per tutta la vita quella che chiamerà “Madonna Povertà”.

Carlo Acutis (3 maggio 1991 – 12 ottobre 2026)

La cosa straordinaria è che in questi giorni celebriamo la memoria di un altro innamorato del Vangelo e legato ad Assisi: Carlo Acutis. Questo giovane, morto quindicenne esattamente vent’anni fa, il 12 ottobre 2006, riposa proprio nella chiesa dove si trovava l’antico Vescovato davanti al quale Francesco si era spogliato. Era un ragazzo normalissimo, immerso in un’epoca lontana da quella di Francesco ma vicinissima alla nostra. Carlo ci ha dimostrato che la santità non è un vestito passato di moda. Ha vissuto il Vangelo nelle occupazioni di tutti i giorni, nelle sue passioni, nello studio, nell’amicizia e nell’uso di internet, usando la comunicazione digitale per raccontare la bellezza della sua fede. Ci ha fatto capire che indossare l’abito del Vangelo è possibile per tutti, anche oggi, e rende la vita incredibilmente libera.

Questo è l’insegnamento del Vangelo e della testimonianza dei santi. Se non accettiamo di indossare questo abito, se la Parola di Dio non diventa il nostro vestito quotidiano, la nostra partecipazione alla vita cristiana si riduce a una facciata vuota. Come l’invitato senza veste nuziale, se non indossiamo il Vangelo finiamo anche noi per tirarci fuori da soli dal matrimonio tra Dio e la storia.

San Francesco e Carlo Acutis, vestiti di Vangelo, diventano per tutti noi uno specchio e uno stimolo. Ci ricordano l’abito che ci è stato donato nel giorno del nostro Battesimo, quando sulle nostre spalle è stata posata la vestina bianca. Facciamo in modo che quel vestito simbolo di fede non resti solo un ricordo chiuso in un cassetto, ma continui a essere l’abito che scegliamo di indossare ogni giorno.

Giovanni don