Cosa è più utile: servire il padrone o il servo? Questa domanda cambiò San Francesco 800 anni fa. Il suo sogno a Spoleto si lega al Vangelo per ricordarci la nostra vera vocazione. Spesso potere e ricchezza ci rendono schiavi, spingendoci a depredare il mondo per diventarne padroni, scordando che del mondo siamo solo custodi. San Francesco ci invita a servire l’unico vero Signore, per trovare nel seguire il sogno del Vangelo la perfetta letizia.
(DOMENICA 4 ottobre 2026 – XXVII anno B)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti»
(dal Vangelo di Matteo 21,33-43)
C’è un episodio fondamentale nella storia di San Francesco, di cui proprio quest’anno, in questa domenica, ricorrono gli ottocento anni dalla morte. È un fatto che descrive benissimo la sua conversione interiore: il sogno di Spoleto.
In quel momento Francesco, inseguendo il desiderio di diventare un cavaliere vincente, ricco e nobile, si sta recando in Puglia per combattere. A Spoleto, durante il sonno, sente una voce che gli pone una domanda precisa: «Francesco, cosa è più utile per la tua vita: servire il padrone o il servo?». Naturalmente lui risponde: «Mi è più utile servire il padrone». E la voce riprende: «Allora perché stai servendo il servo?».

Francesco viene scosso nel profondo da questa domanda. La stessa voce gli ordina di tornare ad Assisi, dove gli verrà indicato cosa fare. È una vera e propria conversione di vita. Francesco non rincorre più le sue ambizioni di ricchezza e potere, ma accoglie il sogno di Dio che gli sta parlando al cuore.
Comprende che la sua esistenza non era dedicata a ciò che conta davvero, a Colui che rende grande la storia e il mondo: Dio e il Vangelo. Capisce di essersi messo a disposizione del servo, che a sua volta rende schiavi (la ricchezza, il potere, la gloria). Il nostro servizio va offerto al vero padrone, che è Dio. Un padrone che, come ci racconta il Vangelo, si è fatto servo per l’umanità in Gesù, ribaltando ogni logica.
Tutto questo ci riporta al brano di oggi, la parabola dei contadini omicidi. Ci troviamo ancora nella lunga polemica tra Gesù e i capi religiosi del suo tempo. Guide che, secondo Gesù, non sono al servizio di Dio, ma di sé stessi e del proprio potere, arrivando persino a rifiutare il Messia. Più volte Gesù li smaschera nella loro ipocrisia.
Con questo racconto, di fatto, Gesù riassume il cammino del popolo d’Israele e soprattutto dei suoi capi. Molte volte essi hanno preteso di diventare padroni della propria storia escludendo Dio. La parabola ricorda come il Signore abbia inviato continuamente profeti e messaggeri per riportarli al servizio della Parola. Eppure, la loro pretesa di comandare e controllare li ha spinti a uccidere gli stessi inviati di Dio.
La vigna del Signore è il mondo che Dio ha coltivato, nel quale ha riversato tutto il suo amore e la sua cura con la Parola, la bellezza del creato e le leggi scritte nel cuore dell’uomo. Questa vigna rischia di andare perduta perché i contadini, invece di custodirla, vogliono diventarne padroni e depredarla.
Nel racconto Gesù profetizza la sua fine. Nel passaggio in cui il padrone manda il proprio figlio e i contadini lo cacciano e lo uccidono, Gesù vede già la sua sorte: ciò che avverrà quando sarà condotto fuori da Gerusalemme e crocifisso.
Tuttavia, Gesù indica anche le conseguenze. I contadini omicidi perderanno la vigna, che verrà affidata ad altri capaci di prendersene davvero cura. Questo nuovo popolo siamo noi cristiani. E siamo chiamati a non ripetere lo stesso errore, cioè volerci impadronire della volontà e della presenza di Dio per diventare i nuovi padroni. Siamo chiamati a metterci al servizio dell’unico Signore, che in Gesù si è fatto servo.
San Francesco ha compreso tutto questo. Ha dovuto attraversare un grande travaglio per capire che stava inseguendo l’illusione sbagliata. Le ambizioni che lo rendevano schiavo assomigliano molto ai sogni coltivati ancora oggi, quando il potere, la ricchezza e la fama si impadroniscono di noi, portandoci a distruggere la vigna del Signore, il mondo che ci è stato affidato.
La testimonianza di Francesco, viva dopo ottocento anni, ci mostra come la sua vita possa ispirare la nostra in questo mondo fatto di persone che vogliono diventare padroni, che si combattono a vicenda distruggendo il Creato e le creature. San Francesco ci invita alla bellezza, che lui chiamava la perfetta letizia: essere servi dell’unico padrone, che è Dio, e dell’unica legge, che è il Vangelo.
Giovanni don
